martedì 3 febbraio 2015

Nessuno è così cretino in Grecia di voler uscire dall'euro. Solo in Italia ve ne sono a sufficienza di analfabeti in economia. Ogni tanto esce qualche professorone che conoscono solo a Pescara a dichiarare che si può. O qualche economista USA mai riconosciuto neanche da Reagan. Tutto questo basta a Salvini per continuare a dire sciocchezze in televisione tutti i giorni.

La Grecia propone obbligazioni legate alla crescita e uno swap dei titoli ellenici. La proposta è al vaglio delle capitali europee. Intanto Obama si schiera con Atene. E la Germania sembra sempre più isolata
ALESSANDRO D'AMATO
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Tecnicamente si chiama swap. Yanis Varoufakis ha lanciato ieri in un’intervista al Financial Times il suo piano salvare la Grecia dai creditori internazionali. Un piano che consiste nello scambio tra gli attuali titoli di credito e dei nuovi bond legati alla crescita. Le obbligazioni offerte in scambio sarebbero di due tipi. Il primo — il più importante, perché sul piatto di chi ha in mano la maggioranza del credito, vale ad ire gli Stati europei — indicizzerebbe il nuovo debito al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Quindi, più Atene torna a crescere, più salirebbero gli importi pagati ai creditori internazionali. Qui la proposta fa riferimento ai salvataggi concessi dall’Europa, inclusi i finanziamenti italiani. La seconda tranche dello «swap» riguarderebbe il capitolo dei titoli nel portafoglio della Banca centrale europea: oggi valgono 26 miliardi circa dei 322 miliardi del totale dell’esposizione ellenica. In questo caso Varoufakis ha parlato,a sostituzione del vecchio debito, di «obbligazioni perpetue». Non una cancellazione dei 315 miliardi di euro di debito estero, quindi, ma una procrastinazione del rientro legata al prodotto interno lordo.

IL PIANO DI VAROUFAKIS PER SALVARE LA GRECIA
«Quello che dirò ai nostri partner è che stiamo mettendo insieme una combinazione di avanzo primario di bilancio e programmi di riforma», ha detto Varoufakis al Financial Times, «o i debitori ci aiutano dandoci qualche spazio fiscale per farlo, o continueremo a soffocare e a morire». Le obbligazioni indicizzate alla crescita economica potrebbero sostituire i prestiti europei di salvataggio della Grecia, secondo il piano. Il governo, spiega oggi il Corriere, punta su avanzi primari di bilancio (conti in attivo, prima delle spese per interessi) tra l’1 e l’,5% del Pil, su un’«agenda per le riforme» e sulla lotta all’evasione fiscale. Il ministro fa poi affidamento sulla Bce per sostenere il sistema finanziario greco nei prossimi quattro mesi, con iniezioni di liquidità. E potrebbe chiedere a Francoforte 1,9 miliardi di euro: sarebbero i profitti guadagnati dalla Bce con l’acquisto di bond greci dopo il salvataggio del 2010.
varoufakis grecia
Il debito di Atene (Corriere della Sera, 3 febbraio 2015)

Atene prevede anche di indirizzare al potenziamento della lotta all’evasione fiscale gli avanzi di bilancio, anche se questo significa che il suo partito, Syriza, avrà molti problemi a soddisfare le promesse elettorali fatte al popolo greco. A chi gli chiedeva se avesse in animo di proporre una conversazione del debito, Varoufakis ha risposto che il suo piano è più equilibrato, e ha cercato di rassicurare gli investitori: «Saremo in grado di ridiscutere il debito senza arrecare danno agli investitori privati». Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha detto a Reuters lunedì mattina che Berlino non avrebbe accettato alcuna modifica unilaterale da parte della Grecia. Il ministro delle finanze e il nuovo primo ministro greco Alexis Tsipras sono in tour tra le capitali europee per una offensiva diplomatica allo scopo di trovare un accordo con la Trojka. Oggi Tsipras e Varoufakis vedranno rispettivamente Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan. Racconta il Corriere:
Primo: l’incontro tra Padoan e Varoufakis è stato chiesto da quest’ultimo, la scorsa settimana, nell’ambito di un giro che lo stesso Varoufakis sta compiendo in questi giorni nelle principali capitali europee. Secondo: l’Italia è molto interessata a capire la posizione del governo guidato dal leader del partito di una riunione del consiglio europeo per il 12 febbraio e poi si riuniranno l’Eurogruppo il 16 e l’Ecofin il 17. Sono queste le sedi dove risolvere la questione e non gli incontri bilaterali che sono importanti ma non possono dar luogo ad alleanze tra alcuni Paesi contro altri, perché ciò non aiuterebbe la costruzione di nuovi accordi. Fissata questa impostazione, Padoan è pronto a entrare nel merito dei problemi, anche perché l’Italia è il terzo creditore di Atene, dietro Germania e Francia, con un totale di 35,4 miliardi, 10 dei quali relativi al prestito bilaterale del 2010-2011, poi inglobato nel quadro degli aiuti concessi dalla Ue con l’Efsf, il fondo salva-Stati.In tutto, tra finanziamenti Ue, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, la Grecia ha debiti per circa 240 miliardi di euro. Questi finanziamenti sono stati ottenuti in cambio di un programma che prevede un avanzo di bilancio e una serie di misure che ora il primo ministro Tsipras rimette in discussione perché , spiega, ha causato una riduzione del prodotto interno lordo del 25% e un aumento dello stesso debito. Ora nessuno in Europa è disposto a cancellare il debito della Grecia e significativamente ieri il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ha detto: «Non è necessario tenere un vertice sul debito, tanto più che molti sono contro questa soluzione,che necessita l’approvazione di almeno 19 Paesi». Ma è altrettanto vero, ha aggiunto, che strangolare il proprio debitore non è interesse del creditore.Sta qui lo spazio per un eventuale accordo Atene-Bruxelles.

LA GRECIA, LA RUSSIA E L’AMERICA
Ieri Tsipras ha negato di cercare aiuto dalla Russia, che sarebbe felice di trovare in Atene una sponda per risolvere i suoi problemi (eufemismo) con l’Unione Europea: «In questo momento non ci sono altri problemi sul tavolo». Ma il rischio che il governo Tsipras si muova, specialmente in caso di fallimento delle trattative con Bruxelles, è concreto. Per questo gli Stati Uniti ieri hanno visto scendere in campo direttamente Barack Obama:
Il presidente ha sostenuto che ci sono limiti alla pressione che si può esercitare su Atene. Ha detto che servirà «un compromesso da tutti i lati», che«non si può continuare a spremere Paesi che sono nel pieno di una depressione», che«prima o poi, il sistema politico e la società non possono sostenerlo». Ha poi aggiunto di essere «preoccupato per la (poca) crescita in Europa», argomento che in genere viene usato per criticare le politiche di aggiustamento di bilancio e di riforme strutturali volute da Berlino. Merkel sarà a Washington lunedì, durante un viaggio che la porterà anche in Canada. La cancelliera è presidente di turno del G7 e sta toccando tutte le capitali del Gruppo per parlare di terrorismo, Stato Islamico, Ucraina e Russia.
Ma quello che le preme è la Grecia:
A rendere la questione greca una seccatura non è solo la posizione presa da Obama: è anche il fatto che la linea morbida di Tsipras nei confronti della Russia di Vladimir Putin rende più complicata la sua leadership sui rapporti con Mosca.Dunque, si muove con prudenza. Non solo perché, come sempre, aspetta che gli eventi facciano il loro corso. In questo caso, sembra che non voglia esporsi a un confronto con Tsipras perché convinta che il vento nelle vele del primo ministro greco calerà presto e che le sue posizioni radicali finiranno per arrestarsi nella sabbia. Nessun bisogno,dunque, di fare la faccia cattiva.Tra l’altro, pare che la cancelliera sia irritata con chi sostiene che la Germania sarebbe sulla strada dell’isolamento politico ,dopo la decisione della Banca centrale europea di immettere grandi dosi di liquidità nell’Eurozona, scelta non gradita ai tedeschi e la vittoria di Syriza. Merkel pensa che non sia così e che sarà la realtà stessa a dimostrarlo.

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