lunedì 2 febbraio 2015

Il fango continua. Specialisti come Casaleggio e Grillo non se ne trovano in Italia.

Pippo Fava, i Mattarella e la mafia

Da qualche giorno su internet girano gli estratti di uno scritto di Pippo Fava, fondatore de I Siciliani e ucciso dalla mafia, dal titolo “I cento padroni di Palermo”, in cui dipingeva Bernardo Mattarella più o meno come un uomo equivoco, e il figlio Piersanti più o meno come suo pari:
Mattarella (Bernardo, ndr) non disdegnava alcuna alleanza potesse servire al potere del suo partito ed a quello suo personale. Non aveva scrupoli. Se parte dei suoi voti provenivano dai ras delle province mafiose, che ben venissero, erano egualmente voti di cittadini italiani. E se quei grandi elettori chiederanno un favore in cambio, Bernardo Mattarella (come si suole dire) non si faceva negare. Contro di lui dissero e scrissero cose terribili, ma in realtà non riuscirono a provare praticamente niente, se non che la sua potenza, appunto per questa assenza di testimoni contrari, era perfetta.
Lo scritto risale al giugno 1983. Il figlio di Giuseppe (Pippo) Fava si chiama Claudio, ed è uno dei fondatori della Rete prima di passare ai Democratici di Sinistra e a Sinistra, Ecologia e Libertà. Claudio Fava però è anche sceneggiatore della fiction Il Capo dei Capi, dedicata a Totò Riina.
il capo dei capi pippo fava claudio fava
Oggi abbiamo scoperto, grazie al Fatto Quotidiano, che nel 2008 l’attuale capo dello Stato, insieme ai nipoti Maria e Bernardo (figli del fratello Piersanti, ucciso da Cosa nostra il 6 gennaio del 1980, quando era presidente della Regione Siciliana) decise di fare causa alla Rti e alla Taodue, produttori della fiction Mediaset Il Capo dei Capi. Il motivo? Nella mini serie tv di Canale 5, alla figura di Bernardo Mattarella “si attribuiscono allo stesso amicizie o comunque frequentazioni mafiose che non hanno riscontro alcuno, ricorrendo ad artifici anche grossolani”. Come è finita la storia?
“La diffamazione operata ai danni di Bernardo Mattarella – scrive il giudice – scaturisce dalla non veridicità dei fatti narrati, giacché non vi sono elementiper ritenere provato il rapporto di amiciziacon Ciancimino, e non è veritiera la comunanza diinteressi politici giacché è, piuttosto, provata lamilitanza in correnti diverse della Dc e l’assenzadi qualsiasi legame tra i due”. Alla fine i produttori tv sono stati condannati a risarcire con settemila euro a testa Sergio, Maria e Bernardo Mattarella.

Ma la storia non finisce qui. Claudio Fava infatti attualmente è onorevole ed è iscritto al gruppo misto in quota al Partito Socialista Italiano (qui la sua scheda). Accidenti della storia: chi ha votato il Partito Socialista nell’elezione del capo dello Stato? Già, proprio Sergio Mattarella.

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