domenica 19 giugno 2016

Non è il Giudizio universale, ma si sceglie il sindaco: ecco il vero voto utile

Amministrative
ANSA/ CIRO FUSCO
Il ballottaggio consegna ai cittadini un potere immenso, cioè vivere in una città migliore e non certo fare un favore (o un dispetto) a Renzi o a Salvini, a Berlusconi o alla Casaleggio Associati srl
 
Vista da Roma, dal cuore un poco appassito del circo politico-mediatico, il ballottaggio di oggi è poco meno del Giudizio Universale. E sul banco degli imputati, non c’è neppure bisogno di dirlo, siede Matteo Renzi: su di lui si esprimeranno gli elettori di Milano e di Napoli, di Roma e di Bologna, di Torino e di Trieste. La sconfitta del Pd alle amministrative – sostengono i mistici del Giudizio Universale – è il primo passo per la sconfitta della riforma costituzionale al referendum di ottobre, che a sua volta segnerà la liberazione definitiva dall’Usurpatore di Rignano. La sconfitta del Pd stasera – insistono gli apocalittici – innescherà una reazione a catena dentro e fuori il Partito democratico, ne ridimensionerà pesantemente la leadership, avvicinerà la caduta del governo.
Intendiamoci: il voto di oggi ha una valenza politica nazionale, non foss’altro perché così hanno deciso i media, e la percezione (o la costruzione) della realtà in politica non ha meno significato della realtà stessa, e anzi contribuisce a plasmarla. E siccome al centro del circo politicomediatico troneggia da almeno due anni il presidente del Consiglio, è inevitabile che su di lui si accendano ogni volta i riflettori. A Renzi viene rimproverata un’eccessiva personalizzazione della battaglia politica e dell’azione di governo, ma è molto più vero il contrario: e cioè che ogni dettaglio, ogni passaggio, ogni stormir di fronde viene inesorabilmente ricondotto a Renzi, misurato su Renzi, valutato in base a Renzi.
Fuori dalla grande bolla in cui siamo immersi, tuttavia, c’è un mondo intero. Che vive, lavora e vota senza preoccuparsi di fare un favore o un dispetto al presidente del Consiglio. Che compie le sue scelte –e spesso, come è accaduto anche al primo turno e come accadrà di nuovo oggi, sceglie l’astensione – ed esprime le proprie preferenze sulla base della vita quotidiana, della simpatia per questo o quel candidato, della bontà di un programma, dei risultati raggiunti, della credibilità delle promesse.
In questi ultimi giorni di campagna elettorale sono fiorite le polemiche sull’assenza di Renzi dalle manifestazioni a favore dei candidati del Pd, quasi che il partito volesse prendere le distanze dal suo leader (prima del primo turno, a dimostrazione della volatilità delle analisi politiche nostrane, l’assenza di Renzi era considerata, all’opposto, il segno di un suo profondo disinteresse, al limite del disprezzo, per il partito).
In realtà nessun leader nazionale ha fatto campagna per i ballottaggi: non Beppe Grillo, tenuto a distanza dalle candidate grilline; non Matteo Salvini (al netto delle sempre prolifiche apparizioni televisive), che non soltanto non ha affiancato Stefano Parisi in nessuna manifestazione, ma neppure s’è fatto vedere a Bologna, dove è in corsa la leghista Lucia Borgonzoni; né tantomeno il gruppo dirigente nazionale di Forza Italia.
Il motivo è molto semplice: al ballottaggio si sceglie un sindaco, un programma per la propria città, una squadra che potrà realizzarlo. È questo il vero, l’unico “voto utile”. Il ballottaggio consegna ai cittadini un potere immenso, e i cittadini intendono esercitarlo per trarne un vantaggio personale – cioè vivere in una città migliore – e non certo per fare un favore (o un dispetto) a Renzi o a Salvini, a Berlusconi o alla Casaleggio Associati srl.
Del resto, non è un caso se il primo turno ha consegnato un risultato a pelle di leopardo: l’exploit grillino di Roma e di Torino è controbilanciato dal risultato marginale di Milano, Bologna e Napoli; il buon risultato di Parisi a Milano s’accompagna alla sparizione di Forza Italia a Roma; Salvini ha sì piazzato un candidato al ballottaggio a Bologna, ma a Milano ha la metà dei voti di Berlusconi. Quanto al Pd, la sconfitta netta a Napoli non impedisce a Fassino e a Sala di superare il 40% dei consensi.
I candidati del Pd non meritano dunque di essere votati per rafforzare il governo e la maggioranza, ma perché possono fare un buon lavoro nelle città. L’utilità del voto non sta nell’eco nazionale che inevitabilmente avrà, ma nella scelta migliore per la propria città: e questo chi vota lo sa benissimo. In ogni caso, è bene però aggiungere che la vita continua anche domani. Non c’è nessun Giudizio Universale alle porte: gli apocalittici, i nichilisti, gli arruffapopolo hanno torto anche questa volta. Il movimento che da due anni ha rimesso in moto l’Italia, risvegliando attese e speranze dopo anni di stagnazione e di compromessi, è ancora molto lontano dall’aver esaurito la propria spinta propulsiva: che non nasce dal capriccio di un leader più o meno arrogante, più o meno simpatico, ma dalla ritrovata fiducia degli italiani in se stessi. È questo il vero patrimonio del renzismo.

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