lunedì 20 giugno 2016

La destra sconfitta, non governa nessuna delle prime dieci città del Paese

Amministrative
Matteo Salvini all'interno della libreria Borri Books presenta il suo libro "Secondo Matteo", 31 maggio 2016 a Roma.
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
Il rischio, soprattutto per la Lega di Salvini, è che il travaso di voti verso il Movimento 5 Stelle diventi stabile e non solo occasionale
 
A seggi chiusi e risultati ormai definiti le interpretazioni del voto già si sprecano. Da una parte l’exploit del Movimento 5 Stelle in due città fondamentali e così diverse tra loro come Roma e Torino, dall’altra il Pd che incassa le due pesanti sconfitte ma si consola con la decisiva vittoria di Milano e la sostanziale tenuta di Bologna, dopo aver già conquistato Cagliari al primo turno. Tra i capoluoghi di regione, il centrodestra la spunta solo a Trieste.
Numeri alla mano, il centrodestra, oggi, non amministra alcune delle dieci città più popolose del Paese: di Roma, Torino, Milano e Bologna abbiamo già detto. A Napoli, Palermo, Genova, Firenze, Bari e Catania di sindaci di Forza Italia, Fratelli d’Italia o Lega Nord non c’è neanche l’ombra. Un dato che alcune importanti vittorie e la “quasi” vittoria di Milano non bastano ad attutire.
Dietro questo scenario ci sono varie spiegazioni, molto diversificate a seconda delle realtà locali. Tra le tante interpretazioni c’è anche quella che, come abbiamo visto a Roma e Torino, i voti della destra convergono sul candidato del Movimento 5 Stelle in caso di ballottaggio contro il Pd. Ma non si può dire le stessa cosa se invertiamo i fattori. Un rischio, soprattutto per la Lega di Salvini, che, appoggiando apertamente i candidati pentastellati e agitando esclusivamente la bandierina dell’antipolitica, rischia di veder crescere il travaso di consensi verso Grillo: questa volta sono stati voti occasionali, in futuro potrebbero diventare stabili.

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