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di Giacomo Amadori per Liberoquotidiano.it

“Beppe Grillo è un uomo baciato dalla fortuna. È ricco, ha una bella famiglia e un certo potere. Ma con lui, oltre al destino, sembra generoso pure il catasto. Infatti il leader del Movimento 5 Stelle vive in una splendida villa d’epoca nella Beverly Hills genovese, la collina di Sant’Ilario. Qui dispone di 24 vani, di una piscina interna e di una esterna, di un grande prato all’inglese. Intorno anche vigneti e uliveti. Ma questa lussuosa dimora all’agenzia del territorio è classificata come immobile di categoria «A7», ovvero un «villino» e non una «villa» («A8»). In pratica una di quelle casette a schiera in cui vive la borghesia produttiva di questo Paese. Dove solitamente non è prevista neppure una piccola piscina per evitare l’«upgrade» catastale.

 In fondo un villino, per esempio, non paga l’Ici come prima casa e altri adempimenti fiscali prendono come riferimento la rendita catastale dell’immobile.  Per esempio,  questo è il valore di riferimento per le tasse legate alla compravendita e nei casi di accertamento sintetico da redditometro permette di giustificare un livello di reddito inferiore. Quella del villone di Grillo è pari a 2.974,79 euro. «È pochissimo, pochissimo» sospira l’ingegner Giovanni Galletto, direttore regionale dell’Agenzia del territorio della Liguria. Chi deve valutare il reale valore della casa? «Se c’è un caso particolarissimo, come questo, il comune di Genova dovrebbe chiederci una verifica, dopo di che noi potremmo fare i controlli necessari. Anche perché ci sono gli articoli di legge che ci consentono di intervenire». In effetti nella legge finanziaria del 2004 i commi 335 e 336 permettono ai municipi di segnalare anomalie nell’accatastamento. Certamente sulla villa di Grillo non è mancata la pubblicità in questi anni e in tanti sanno che si trova in una zona dove le case valgono circa 8 mila euro al metro quadro. Ingegner Gallino, ma nessuno di voi al catasto legge i quotidiani? «Noi ci dobbiamo basare sugli articoli di legge, non su quelli di giornale». Però attribuire meno di 3 mila euro di rendita catastale a quella super villa non è un insulto alla povertà? «Sono d’accordo con lei, ma non è colpa nostra» conclude il direttore.

La domanda resta senza risposta: come è possibile che sia stata accatastata come villino una proprietà tanto importante? Un altro dirigente dell’Agenzia ligure del territorio, l’ingegner Luigi Matarrese, dà la sua versione: «Queste categorie catastali sono vecchissime,  gli accertamenti sono stati fatti chissà quando. Una volta le cose andavano in un certo modo, ora, però, sono cambiate e bisogna tenerne conto. Sicuramente Sant’Ilario è una zona di pregio». All’ufficio Urbanistica di Genova non accettano questo scaricabarile e una funzionaria dopo una consultazione con il suo dirigente (l’architetto Ferdinando De Fornari) risponde: «Il Comune non c’entra niente con la categoria dell’abitazione. Dovete rivolgervi al catasto». Sembra il gioco dell’oca. E siamo al punto di partenza.

Il discorso non cambia con l’altra lussuosa proprietà di Grillo, la villa Corallina di Marina di Bibbona (Livorno): 21 vani sulla spiaggia, con piscina, oltre 5.600 metri quadrati di macchia mediterranea e una rimessa di 70 metri. L’estate scorsa questo «villino» veniva affittato a 14 mila euro la settimana, 56 mila al mese. Qui la rendita catastale, rispetto a Genova, è un po’ più alta: 4.229 euro. Il sindaco di Bibbona, Fiorella Marini, argomenta: «Quella era un’ex colonia, Grillo l’ha acquistata 10-12 anni fa e l’ha ristrutturata. Era il suo tecnico che avrebbe dovuto fare l’accatastamento corretto. Non so perché la categoria di quella casa sia “A7”». Quindi promette di informarsi meglio e di richiamare. Purtroppo non lo sentiamo più. Il geometra Massimo D’Andrea, quello che negli anni scorsi ha passato al setaccio l’intero patrimonio immobiliare di Antonio Di Pietro, pone un ultimo interrogativo: «La villa genovese di Grillo è di proprietà della società semplice Bellavista, inattiva dal 25 marzo 1998 e di cui Beppe risulta socio dal febbraio 1997. Verosimilmente Bellavista, che dispone nel suo patrimonio immobiliare di questa casa e di altri di cinque modesti terreni, ha concesso in uso al socio Grillo il proprio asset principale. A che titolo? Risulta il pagamento di un fitto? Oppure è un benefit aziendale? In entrambi i casi la società non dovrebbe risultare inattiva».

Qualunque sia la risposta, è chiaro che in questo momento il mattone e la sua gestione risultano essere il principale business di Grillo, visto che il suo  730 «è a 0 da quattro anni» per colpa della politica. Domenica scorsa Libero ha rivelato che il Masaniello genovese ha da poco messo in affitto il suo appartamento di Lugano (salone, cucina, tre camere da letto, tre bagni) al prezzo di circa 4.200 euro al mese. Ieri la notizia è stata riportata con ampio risalto da tutti i media svizzeri, con tanto di gallery fotografiche. Sulla questione nessun grillino ha obiettato alcunché. Sul blog del leader del Movimento 5 Stelle è apparso solo questo criptico commento: «Risposta al coglione: non vedo cosa c’è di tanto strano se uno affitta un proprio immobile per ricavarci un utile». A seguire altri insulti. Ma che cosa abbia scritto il «c…» di tanto grave non è dato sapere. Sul sito del suo messaggio non c’è più traccia”.

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