lunedì 6 febbraio 2017

Rocco e i suoi fratelli.

La propaganda della Casaleggio in azione per salvare la povera Virginia

Il Fattone
Il portavoce del M5S, Rocco Casalino, al termine delle consultazioni con il premier incaricato Pier Luigi Bersani nella sala Aldo Moro di Montecitorio a Roma, 27 marzo 2013.     ANSA / ETTORE FERRARI
Difficile che proseguendo su questa strada, nonostante l’encomiabile sprezzo del ridicolo, la Raggi riesca ad essere salvata da se stessa
 
Il valoroso apparato propagandistico della Casaleggio Associati srl – la nota società di marketing milanese che da qualche mese gestisce il Comune di Roma – è sceso in campo in tutto il suo splendore, sotto la guida illuminata di Rocco del Grande Fratello, per salvare la povera Virginia. Dalla sua sontuosa residenza romana pagata con i soldi dei contribuenti e teatro di una vivace vita sociale, Rocco del Grande Fratello ha allertato tutti i suoi microchip e ha scatenato la grande offensiva mediatica: far piangere Virginia, dopo tutto questo casino, sembrava troppo poco; meglio, molto meglio farla svenire.
“Ecco – leggiamo sul Fatto, lo spassoso house organ della Casaleggio Associati srl – il mancamento è giunto quando i magistrati le hanno infilato sotto gli occhi (sic!) il prestampato. Assicurazione sulla vita. Causale: motivi affettivi. Sottoscrittore: Salvatore Romeo. Beneficiaria: Virginia Raggi. Io? Proprio io? La donna – esile già di suo – si è afflosciata sulla sedia, ridotta a un gomitolo (doppio sic!). Ha perso i sensi. Avvocati intorno, aria, acqua e zucchero e poi caffè”. E i sali?
Il “gomitolo” per fortuna si è ripreso presto e bene, ma il melodramma non è ancora concluso. Sentite un po’: “Virginia a terra – prosegue l’illuminata prosa del Fatto –, al di fuori di ogni metafora, e i suoi legali furiosi a contattare Romeo: ‘Che cazzo hai fatto?’ Le parole sono pietre e Salvatore ha sentito quelle parole, divenute pietre, conficcarsi in petto. Svenuta lei, al pronto soccorso lui”. Poverino! E poverina lei, soprattutto, che non sa mai nulla di nulla e come una diva del muto sviene al centro della scena.
Difficile che proseguendo su questa strada, nonostante l’encomiabile sprezzo del ridicolo, la Raggi riesca ad essere salvata da se stessa. Persino Marco Travaglio, il Direttore di Bronzo, comincia a vacillare. Dopo aver insultato com’è sua abitudine tutti i giornali e telegiornali d’Italia, colpevoli di aver raccontato l’inchiesta romana sulla povera sindaca svenuta, Travaglio è costretto a riconoscere che alla Raggi mancano “la necessaria autorevolezza” e “la padronanza dei dossier della Capitale”, che non sa scegliere “le persone giuste”, che la sua giunta è ben poco efficiente perché “continuamente avvicendata e commissariata”, che il M5s romano “la sostiene come la corda l’impiccato” e infine, udite udite, che “anche la sua tenuta personale, umana, psicologica” è seriamente compromessa (forse Travaglio si riferisce al plateale svenimento, forse ad altri episodi che solo lui conosce).
La conclusione è desolante: in Italia i politici o sono “mascalzoni” (tutti gli altri) oppure sono “coglioni” (i grillini). Travaglio per ora resta con i “coglioni”.

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