martedì 20 settembre 2016

Repubblica racconta che Raggi ha incaricato uno dei fedelissimi, Andrea Mazzillo, di individuare fra i colleghi di suo padre, ex presidente di sezione della Corte dei Conti, un magistrato in pensione che abbia voglia di assumersi l'onere dell'assessorato
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Ieri Il Fatto Quotidiano aveva raccontato che la sindaca di Roma Virginia Raggi aveva in mente il nome di un magistrato contabile in pensione come prossimo assessore al bilancio. La sindaca, secondo il quotidiano, aveva intenzione di annunciarlo nel consiglio comunale programmato per martedì e una conferma indiretta arrivava da Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio: “Il nuovo assessore dovremo averlo per forza martedì perché, senza,la delibera sui 18 milioni per Atac, la municipalizzata dei Trasporti, non può andare in Aula”. Giovanna Vitale su Repubblica di oggi spiega però che la storia è più complicata di così:
Dopo aver inanellato una sfilza di no, infatti, Raggi ha ora incaricato uno dei fedelissimi, Andrea Mazzillo, assunto nello staff del Campidoglio, di individuare fra i colleghi di suo padre, ex presidente di sezione della Corte dei Conti, un magistrato in pensione che abbia voglia di assumersi quest’onere. Uno stallo che agita non poco i vertici della burocrazia comunale. Perché se la macchina amministrativa è ferma, se i servizi sono sull’orlo del collasso, se dopo quasi 100 giorni di consiliatura la squadra non è ancora completa, le delibere languono e l’assemblea degli eletti non riesce a riunirsi, la colpa — avvertono i dirigenti — è del “pilota”, non certo dei “tecnici” responsabili degli uffici. I quali perciò, «pur tenuto conto della difficile fase che sta vivendo la squadra di governo dell’Ente», non possono più esimersi dal richiamare la sindaca alle sue responsabilità. Indicando fra i rischi imminenti la paralisi della città.
Andrea Mazzillo è l’ex candidato alle primarie del Partito Democratico poi diventato mandatario della campagna elettorale di Virginia Raggi. Mai smentito un suo presunto intervento con il Vaticano nel quale faceva sapere che la sindaca non sarebbe stata presente a un incontro a San Pietro “se non ci fosse stato anche il suo omologo, il Papa”.
Intanto sempre la Vitale racconta di una lettera inviata da 70 dirigenti comunali alla sindaca nella quale i manager pubblici lamentano la mancanza di indicazioni per far funzionare la macchina amministrativa:
Esclusi da ogni processo decisionale, senza interlocutori da settimane dopo l’addio della capo di gabinetto Carla Raineri, i colletti bianchi del Campidoglio si sono stancati di aspettare. E ricordano alla sindaca «l’impegno prioritario» assunto per iscritto nel suo programma di governo: ovvero il riassetto della macchina amministrativa, «la valorizzazione delle risorse umane», l’introduzione del «metodo della condivisione», per migliorare la «vita lavorativa del personale». Propositi rimasti finora sulla carta. «Al contrario — accusa infatti la Dircom — la riorganizzazione della macrostruttura e l’esigenza di dotare tutte le strutture centrali e municipali della dirigenza necessaria, sembra non essere una priorità dell’agenda di governo; il che contraddice quanto da lei stessa comunicato formalmente». E ciò nonostante si tratti di misure «non più dilazionabili» per il corretto funzionamento dell’amministrazione. Da qui l’invito a Raggi a tener fede alle sue promesse: prenda in mano la situazione, utilizzi «nei ruoli più adeguati» i tanti che da anni «lavorano con serietà, impegno e competenza», anziché puntare — è il sottinteso — solo su collaboratori esterni.

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