domenica 17 luglio 2016

E' straordinario che al Fatto Quotidiano sia sfuggita questa notizia. E come mai il blog della libera informazione grillina non riporta questa informazione? Siete telecomandati e lobotizzati.


“Nulle le espulsioni Cinque stelle”, in Tribunale terremoto sul Movimento 

A Napoli: “Regolamento illegittimo”. Un grosso guaio per Grillo e la Casaleggio. E in caso di cacciata è pronto anche il ricorso di Pizzarotti
ANSA
Roberto Fico e Luigi Di Maio, i due capi del M5S a Napoli. Il Tribunale di Napoli ha sospeso le espulsioni di 23 militanti grillini napoletani, dichiarando giuridicamente nulla il Regolamento M5S che ne è alla base. Un colpo duro a Grillo e Davide Casaleggio

17/07/2016
ROMA
Il Tribunale di Napoli ha sospeso le espulsioni comminate dal M5S a danno di 23 attivisti napoletani del Movimento, ma quel che conta in questa storia è la motivazione dell’ordinanza, che potenzialmente azzera tutte le espulsioni: i giudici di Napoli rilevano che i provvedimenti di esclusione si fondano su un regolamento da considerarsi nullo in quanto non adottato con le modalità prescritte dal codice civile. Traduciamo: il regolamento adottato dal M5S centrale (la Casaleggio associati e Grillo) il 23 dicembre 2014 è da ritenersi nullo, giuridicamente inesistente. La vicenda crea un precedente forte dal punto di vista della giurisprudenza, che i tanti espulsi del Movimento potranno ora impugnare.  

Qualcosa di simile era accaduto anche a Roma, con il ricorso di alcuni espulsi, capitanati da Roberto Motta e difesi, anche in quel caso, dall’avvocato Lorenzo Borrè. E il punto, a Roma come a Napoli, è il medesimo: l’associazione giuridica che sta procedendo alle purghe nel Movimento non è la stessa a cui sono iscritti gli espulsi, e agisce in violazione del codice civile. Il Movimento - ricordiamolo ancora - nasce come “MoVimento cinque stelle” (l’associazione originaria, creata il 4 ottobre 2009, trentamila iscritti, è scritta con la V maiuscola), mentre l’entità che espelle da fine 2014 in poi è “Movimento cinque stelle” con la v minuscola, un’associazione nata il 14 dicembre 2012, con solo quattro iscritti fino al 2015: Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi e Casaleggio. Grillo disse che quella modifica e quel regolamento si rendevano necessari per non correre il rischio di non potersi presentare alle elezioni. Ma sono stati lo strumento-mannaia per cacciar fuori ogni dissenso, e uccidere ogni dinamica assembleare e partecipativa 

Ora il Tribunale sancisce che il regolamento varato il 23 dicembre 2014 è da considerarsi nullo perché si configura come una modifica del non-statuto dell’associazione originaria; ma una modifica, in assenza di altre prescrizioni, richiede - secondo il codice civile - un voto dell’assemblea. Voto che non c’è mai stato, e l’assemblea mai s’è riunita. Morale: una parte significativa del meet up di Napoli, capitanata da Luca Capriello, che era stata spianata da Roberto Fico e Luigi Di Maio (su questo, singolarmente alleati), può essere reintegrata. Fico prova a mostrare un volto conciliante, sostiene che «la sentenza (in realtà un’ordinanza, nda.) fa riferimento esclusivamente alla procedura e non al merito, di fatto il processo sul merito inizierà a settembre. Per ora coloro che hanno fatto ricorso - dice - sono stati riscritti sul portale del movimento. Va da sé che non possono usare il simbolo del M5S perché questo spetta soltanto ai portavoce». Ma il tribunale in realtà si esprime anche sul merito, quando dice: «Nonostante il Movimento 5 stelle nel suo statuto («Non Statuto») non si definisca “partito politico”, e anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire “partito” ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione». E deve dunque garantire il dissenso interno. 

Sono, come si capisce, due passaggi cruciali. Da oggi qualunque espulso cinque stelle - o sospeso: secondo il regolamento, oggi dichiarato nullo, il procedimento di espulsione prevede due mail, la prima di sospensione, la seconda di espulsione - potrà fare ricorso, allegando l’atto del tribunale di Napoli. Roberto Motta, uno dei reintegrati romani, la settimana prossima chiederà un’assemblea generale costituente di tutti gli iscritti. Il nome illustre che è in contatto con Motta, Borrè e i napoletani è dirompente: Federico Pizzarotti il leader degli emarginati (anche se per ora è solo sospeso, tecnicamente); è lui che potrebbe far saltare il banco, vicinissimo ormai a un ricorso molto pericoloso, a questo punto, per il direttorio e il tandem Davide Casaleggio-Di Maio. 

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