sabato 9 maggio 2015

Che novità! Ma chi può credere ancora che questo é un partito democratico? Decidono tutto Grillo e Casaleggio. Gli altri sono fantocci.


«Non capite? Comanda Casaleggio»
Online la Wikileaks del M5S

Finiscono online le registrazioni «rubate» degli incontri tra i vertici del Movimento

di Marta Serafini 




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Nuova bufera nel Movimento Cinque Stelle. E il regolamento di conti, ancora una volta, passa dalla rete. Così dopo gli hackeraggi e le votazioni per le espulsioni dei parlamentari votate online, spunta Grillo Leaks.


«Numeri di cellulare e case di vacanze»
A far discutere questa volta è un sito, grillo-leaks.com appunto, su cui sono state pubblicate alcune intercettazioni attribuite ad esponenti di spicco del Movimento Cinque Stelle. E se a ispirare è l’operazione del re degli hacker Julian Assange, ora costretto a vivere nascosto nell’ambasciata ecuadoriana a Londra dopo aver pubblicato documenti governativi riservati e secretati, in questo caso l’operazione è decisamente più fai da te. Il dominio grillo-leaks.com risulta intestato a tal Paolo Casta con sede in via Capecelatro a Milano, nominativo presumibilmente falso cui viene associato un numero di telefono inesistente. Nell’homepage si trovano i volti dei cofondatori Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. A fianco, il figlio di quest’ultimo Davide, considerato braccio destro e mente delle strategie comunicative del Movimento. Sotto, a cascata, le facce dei fedelissimi del direttorio tra cui Roberto Fico, Lugi Di Maio e Alessandro Di Battista. Per ciascuno di loro, una scheda con i numeri di cellulare e alcuni dettagli privati, indirizzi delle case di vacanza compresi. 
Denuncia 5 Stelle alla polizia postale
Intanto, il M5S ha denunciato alla Polizia Postale l’accaduto e ora il sito risulta oscurato: al posto della homepage infatti compare un annuncio scritto in tedesco del service provider che informa che la pagina non è più raggiungibile. La conferma della denuncia, «già sporta», arriva dal capogruppo al Senato Bruno Marton. 
Grillo nel mirino
Il bersaglio numero uno delle conversazione rubate è Beppe Grillo. In un lungo audio lo si sente discutere con dei parlamentari che gli chiedono conto di alcune espulsioni, tra cui quelle di Paola Pinna e Massimo Artini, espulsi nel novembre del 2014: «Stai ben tranquilla», dice Grillo con tono aggressivo rivolgendosi a un’altra deputata. «Per la Pinna abbiamo deciso perché non pubblica i rendiconti». In un’altra registrazione si sente il leader del M5s strigliare i dissidenti perché rilasciano interviste «e vanno in tv a fare delle figure di m…». E ancora, con voce arrabbiata l’ex comico spiega perché la comunicazione vada gestita altrove rispetto al Parlamento. «Voi dovete far capire fuori che siete diversi dai soliti politici, voi dovete smetterla di stare attaccati alla poltrona». Si parla anche degli esperti assunti per gestire i rapporti con la stampa Nicola Biondo e Claudio Messora (poi «epurato» anche lui). Del secondo viene detto che «non aveva il carattere adatto». E volano insulti tra un altro dissidente (poi espulso), il toscano Massimo Artini, già noto alle cronache per una sua telefonata con il presidente del Consiglio diffusa da «Piazzapulita», e il leader del Movimento, furioso con lui per le critiche sulla piattaforma di votazioni online.
Conta di follower al veleno
Ai parlamentari più in rilevo vengono attribuite delle dichiarazioni, con l’annuncio «Coming soon», a lasciar intendere l’imminente pubblicazione di nuove intercettazioni. «Ma come non l’avete capito che comanda Gianroberto Casaleggio», direbbe Roberto Fico, presidente di commissione di Vigilanza Rai. «Passo la settimana parlamentare ad aumentare i miei follower!». E «Il Movimento 5 Stelle è un brand in calo. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per far cambiare il trend!», sarebbe il virgolettato del parlamentare Alessandro Di Battista, tra i più noti e seguiti esponenti pentastellati. «Gli attivisti non contano nulla», direbbe pure il senatore Nicola Morra. Non mancano pure le stoccate e le insinuazioni. Al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio viene affibbiata la definizione di «Cittadino tra i cittadini» ma con tanta voglia di fare gli esami all’Università in privato…». Come dire, insomma, che i veleni a Cinque Stelle non sono finiti, anche se per il momento nelle fila dei fedelissimi tutto tace e nessuno sembra aver intenzione di commentare. Tranne Grillo, che laconico, ha scherzato: «Hanno pubblicato il mio numero di telefono ma non mi sta chiamando nessuno. O c’è indifferenza totale o mi sto iniziando a preoccupare».

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