martedì 29 dicembre 2015

Di un politico sappiamo tutto. Dei sindacalisti non sappiamo niente. E hanno il coraggio di portare in piazza i lavoratori a protestare contro il governo. Guadagnano più di Renzi e scendono in piazza per richiedere che vada a casa. Senza essere stati eletti da nessuno.

Sindacati, le buste paga dei segretari generali restano un segreto

I sindacati negoziano i salari di milioni di lavoratori e incassano soldi pubblici. Per questo abbiamo chiesto a CGIL, CISL, UIL e UGL quanto guadagnano i loro segretari generali, federazione per federazione. Ecco quel (poco) che abbiamo ottenuto dopo il primo mese e mezzo di lavoro
(Foto: Getty Images)
(Foto: Getty Images)
Hanno il compito di discutere gli stipendi dei lavoratori, ma a quanto ammontano i loro stipendi, in molti casi non è dato sapere, e in alcuni pare non sia lecito nemmeno chiedere. I Sindacati italiani, fustigati dal premier Renzi a più riprese e recentemente sfidati anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, si chiudono a riccio quando gli si chiede trasparenza.
Un mese fa Wired ha chiesto ai sindacati italiani, in particolare dei quattro principali, CGIL, CISL, UIL e UGL, i dati sulle retribuzioni dei segretari generali nazionali delle federazioni nazionali, federazione per federazione. Una settantina in totale, fra grandi, medie e piccole. Risultati però al momento ne abbiamo ottenuti pochi: solo una federazione su cinque ci ha già inviato senza problemi i suoi dati, mentre qualcun’altro ci ha risposto che se ne sta occupando. Per altri invece non sono affari nostri, sebbene non più tardi di qualche mese fa lo stipendio record da 336 mila euro lordi di Raffaele Bonanni, riempiva le cronache.
Quello che è emerso in questa prima fase è infatti che a seconda del singolo interlocutore (intendendo singolo interlocutore di singolo ufficio stampa) le risposte sono molto diverse fra di loro, anche all’interno della stessa confederazione.
Inoltre, fra coloro che ci hanno al momento risposto fra email e telefonate, solo tre federazioni hanno dichiarato di aver pubblicato online gli stipendi dei loro segretari generali, e sono la FISAC-CGIL, la FP-CGIL, oltre alla FIOM-CGIL di Maurizio Landini.
Certo, non vi è nessun obbligo di legge, ci mancherebbe, così come non c’è l’obbligo per i sindacati di presentare un bilancio consolidato, ma le risposte negative ci sorprendono, dal momento che, ad oggi, nessuna cifra fra quelle che ci sono state comunicate colpisce negativamente.
Forse perché le piccole federazioni non hanno nulla da nascondere. Anzi, per completezza di informazione, Wired pubblica qui anche i nomi di chi ha dichiarato di non percepire alcuno stipendio per la propria attività sindacale, svolgendo altrove la propria professione. Eppure, non a tutti, piace che si chieda quanto guadagna il proprio segretario generale.
Quanto ai potenti infatti, Camusso, Furlan e Barbagallo, tutto tace per il momento.
Chi ci ha mandato i dati. Importo netto in busta paga a gennaio 2015 (esclusi rimborsi spese, ove non indicato diversamente):
Su 70 federazioni, a un mese dal primo giro di email che abbiamo spedito e di telefonate fatte a tappeto, solo 14 ci hanno comunicato a quanto ammonta la busta paga dei loro segretari generali nel gennaio del 2015. Altri ci hanno risposto che si sarebbero informati, altri (FLAEI-CISL e FIT-CISL) ci hanno chiesto richiesta scritta che provvederemo a inviare. Altri ancora ci hanno detto che ci faranno sapere mentre altri, come FISASCAT-CISL, hanno cortesemente declinato l’invito, perché il rischio che noi giornalisti strumentalizzassimo questo dato era troppo elevato.
Abbiamo provato a confrontare questo dato con la retribuzione del segretario generale di FNSI (il sindacato unitario dei giornalisti italiani) ma dall’ufficio stampa non ci hanno saputo dire nulla.
Un altro no, senza ulteriori specifiche, è arrivato anche dalla FILCA-CISL.
Va detto che anche il mondo del giornalismo, dal punto di vista delle sue casse previdenziali, non è certo esente da contraddizioni. Secondo un recente articolo apparso sul sito web dell’FNSI, se da un lato negli ultimi anni i giornali e i freelance italiani sono sempre più stretti nella morsa della crisi, al tempo stesso nei piani alti dell’INPGI (la cassa previdenziale dei giornalisti italiani), dal 2007 a oggi i compensi del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale sarebbero cresciuti addirittura di un terzo. In particolare, secondo quanto riportato, i compensi e le indennità dei collegi sindacali sarebbero aumentati del 15%, passando dai 218 mila euro del 2007 agli oltre 250mila euro del 2014.
Qualcuno ci anche detto che “questo non è giornalismo”, e che l’argomento non è di interesse pubblico. Secondo noi invece, anche se non sussiste obbligo di legge di comunicare questo dato, l’interesse pubblico c’è tutto per due ordini di motivi:
1. Perché sindacati e patronati ricevono soldi pubblici (Quella del finanziamento pubblico è una questione molto discussa negli ultimi anni e se ne trova una descrizione compiuta nella Nota sul finanziamento diretto e indiretto del sindacato, scaricabile dal sito web della Camera dei Deputati curata dal Prof. Giuliano Amato.)
2. Perché l’attività dei sindacati, per esempio nella discussione dei contratti di lavoro, coinvolge indirettamente tutti i lavoratori, non solo i tesserati. Quella che si definisce “rappresentatività dei sindacati”.
In breve, come si legge su un documento scaricabile online dal sito di PF-CGIL Marche, a firma del Segretario Generale Regionale, alcune forme di finanziamento ai sindacati possono essere considerate una sorta di finanziamento pubblico, come i compensi ai patronati: circa 260 milioni dall’INPS e 15 milioni dall’ INAIL. L’INPS inoltre – si legge nel medesimo documento – “garantisce al sindacato un flusso annuo di circa 372 milioni per le quote associative dei pensionati, trattenute direttamente sulle pensioni con il meccanismo della delega di carattere permanente (salvo revoca), nonchè a titolo di ritenute sulle prestazioni. Infine il prelievo, attraverso il meccanismo della trattenuta in busta paga ai dipendenti, assicurato dai contratti di lavoro.
Ci è stato riposto che quello dei patronati più che un finanziamento andrebbe considerato un compenso per il lavoro svolto a favore della collettività, che invece dovrebbe svolgere lo stato, ma – aggiungiamo noi – rimane il fatto che si tratta pur sempre di soldi dei contribuenti.
Sappiamo bene, inoltre, che una cosa sono i patronati, un’altra i sindacati, e a questo proposito c’è chi ci precisa che il denaro di cui la federazione dispone deriva unicamente dagli introiti dei tesseramenti (che come abbiamo avuto modo di mostrare qualche mese fa, sono un’altra cifra poco chiara della macchina sindacale). Ci scrive per esempio la FIM-CISL, e come lei altre piccole federazioni: “Il 100% delle nostre entrate derivano dal tesseramento che i lavoratori decidono di sottoscrivere liberamente destinando al momento dell’iscrizione 1% della loro paga base mensile alla FIM CISL.
Nota bene: molte federazioni ci hanno risposto impegnandosi a mandarci i dati. Non appena li avremo provvederemo ad aggiornare il nostro articolo.

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