giovedì 20 luglio 2017

“Cosa fai cretinetti, parli da solo?”

Pulitzer
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Travaglio sempre più volgare e sempre meno analitico
 
Nella canicola cittadina e sotto gli ombrelloni si va discutendo di un interrogativo posto in termini abbastanza demenziali: perché Renzi è odiato? Ma siamo in estate, passi pure la grossolanità della questione: d’altronde, non abbiamo passato svariati agosti a chiacchierare di olgettine e lap-dance? Figuriamoci dunque se non possiamo cicalare sui tic di Matteo e dei suoi tratti respingenti e farlo più o meno come se fossimo al bar: tutto bene, ma la discussione politica seria è altra cosa.
Comunque ben vengano le riflessioni di psicanalisti, storici, filosofi, e magari musicologi, botanici, studiosi di epigrafia greca. Renzi ringrazia.
Il dramma però è quando in questa discussione – che, ripetiamo, ha qualche tratto demenziale, troppo pre-politico – interviene Marco Travaglio. È un dramma perché la questione da demenziale diventa se così si può dire pornografica. Volgare. Malata.
Colpa del Nostro, inevitabilmente pronto a trasformare il suo prezioso inchiostro in disgustoso vomito, il suo distillato polemico in pozione venefica. Egli vomita disprezzo non solo e non tanto nei confronti di Renzi quanto verso chi Renzi apprezza, più o meno. Tipico riflesso stalinista.
Per cui a finire picconato ora è Massimo Recalcati (soprannominato “Recalcazzola”: sai che risate), reo di aver dato una sua spiegazione dell’avversione per il segretario del Pd, una spiegazione secondo noi parziale ma non infondata e che in parole povere si riduce all’odio della sinistra passatista verso l’Alieno, l’Usurpatore, il Rottamatore di triti clichè. Giusto? Sbagliato? Si può discutere.
Ma Travaglio non è uno che discute. È uno che insulta. È uno che denigra. E così, partendo con una dottissima citazione di “Amici miei atto secondo” (l’Atto primo doveva essere troppo intellettuale), il Nostro scrive cento righe sul defunto Renzi e sull’amore del “vedovo Recalcazzola” (con relativo sublime accenno alla salivazione) per il morto, quel Renzi che qualche giorno fa in un altro vibrante articolo aveva definito soavemente “Re Merda”, quel Renzi che oggi “sta sulle palle a tutti” – politologia pura!-, l’uomo che “ha rovesciato due o tre governi” (lo confonde con D’Alema, nuovo nume del Fatto), uno che “è arrogante, protervo, sprezzante” eccetera eccetera.
L’analisi, o la contro-analisi, non c’è. Riprenda a riflettere, a discutere, il Nostro, non si rinserri nei camerini di questo Bagaglino giornalistico che è diventato il suo giornale, faccia più analisi politica e dica meno barzellette. Altrimenti la tiritera sul “vedovo”, intrinsecamente volgare e manifestamente offensiva, potrebbe lasciare il posto ad un altro ricordo sempre legato alla commedia all’italiana, al “Vedovo” di Dino Risi, quello nel quale Franca Valeri dice a Alberto Sordi, così come più modestamente noi diciamo a Marco Travaglio: “Cosa fai cretinetti, parli da solo?”.

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