sabato 25 aprile 2015

Articolo da non perdere.

Quanto sono esperti gli esperti?


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Di solito agli “esperti” si attribuisce una capacità divinatoria superiore a quella degli innumerevoli maghi Otelma. Cioè si dà per scontato che, avendo dimostrato ottima conoscenza in una scienza o una tecnologia allo stato in cui si trova oggi, o avendo inventato qualcosa di geniale, l’esperto sia anche in grado di dirci come evolverà il suo settore di competenza in futuro.
Ma quanto c’azzeccano, questi esperti? In tema di sviluppo tecnologico, e di energia in particolare, si direbbe molto poco: anche quando fanno previsioni a brevissimo termine. Sia quando si mostrano scettici; sia, ancor di più, quando manifestano entusiasmo.
Facciamo qualche esempio. 
Energia elettrica. Nel 1879 il Select Committee on Lighting by the Electricity, appartenente alla Camera dei Comuni di Londra, tenne una udienza durante la quale un esperto dichiarò: “there is not the slightest chance that electricity couldbe competing, in a general way, with gas (per l’illuminazione ndr).” Tre anni dopo, a New York, Edison inaugurò il primo servizio commerciale di illuminazione mediante corrente elettrica. Corrente continua, generata nella celeberrima powerstation di Pearl Street. 
Lo stesso Edison, dall’alto della sua genialità, ebbe a scrivere nel 1889: “My personal desire would be to prohibit entirely the use of alternating currents . . . I can therefore see no justification for the introduction of a system which has no element of permanency and every element of danger to life and property . . . I have always consistently opposed high-tension and alternating systems . . . because of their general unreliability and unsuitability for any general system of distribution.” 
Negli stessi anni, soggetti che rispondevano al nome di Nikola Tesla, George Westinghouse e Sebastian Ferranti (carneadi: chi erano costoro?) sostenevano il contrario, costruendo le prime reti a corrente alternata. Naturalmente, le centralidi generazione, e le reti di trasporto e distribuzione di energia elettrica producono, trasportano e distribuiscono, ormai universalmente, corrente alternata. 
Automobili. Nel 1900 Henry Ford aveva come concorrenti delle sue automobili a motore a scoppio le macchine elettriche e quelle a vapore. Edison (of course) sosteneva quelle elettriche. Che dominavano un mercato nascente. Furono costruite, fra New York e Filadelfia, sei stazioni per ricaricare le batterie, rendendo possibile viaggiare tra le due città con una macchina a motore elettrico alimentato da batterie. Due anni dopo, a Boston c’erano 36 stazioni per ricaricare le batterie delle automobili. 
Ciononostante, Ford continuava a conquistare fette di mercato. Edison si intestardì fino al 1909, quando mise in commercio una batteria alcalina ad alta densità. Fu impiegata nelle miniere, e nei sottomarini. Ma non sulle automobili. Le automobili avrebbero viaggiato mediante un motore a combustione interna.
Aeroplani. “A bit crude”, anche per i propri tempi. Cioè, un tantino … artigianale. Così lo Smithsonian definisce il motore del Wright Flyer, il primo aereo a decollare con un motore a bordo: 17 dicembre 1903. Pilota Orville Wright. Un volo“impossible” e “chimerical”, secondo l’Ammiraglio Melville, che appena due anniprima scriveva: “… there probably could be found no better example of the speculative tendency carrying man to the verge of chimerical than in his attempts to imitate the birds …”. 
Un caso isolato? No. Un anno dopo il volo, Octave Chanute, esperto costruttore di aliantiscriveva che: “…aeroplanes will eventually be fast, they will be used in sport, but they are not to be thought as commercial carriers…”.
Perfino Orville Wright, il primo uomo a far decollare un aereo ebbe a dichiarare: “Nessun aeroplano volerà mai fra New York e Parigi (senza scalo ndr)”.
Questa manifesta incapacità di vedere oltre il proprio orizzonte mentale, sorta di timidezza intellettuale, durò fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu poi sostituita dall’opposta tendenza, cioè quella che venne definita come la “fede eccessiva nel potenziale pratico delle nuove tecnologie”. 
Energia nucleare, fissione. L’esempio più clamoroso è probabilmente quello fornito dalle speranze riposte nell’energia nucleare come fonte per produrre energia in grandissime quantità e a basso prezzo. Negli anni ’40 s’era inebriati dai successi ottenuti con la fissione dell’atomo. Perciò affermazioni quali “il consumo, non la produzione (di energia ndr) sarà il problema” possono rientrare, sia pure a fatica,nel novero degli entusiasmi giovanili. 
Ma quel che venne dopo, decisamente no. Un Nobel, Seaborg, nel 1971, predisseche dall’energia nucleare sarebbero derivate elettricità, fertilizzanti, desalinizzatori per irrigare deserti e renderli disponibili alle coltivazioni, idrogeno per essere usato quale propellente di automobili, e mille altri impieghi. 
Fra cui navi da trasporto e passeggeri, ed aerei, a propulsione nucleare. L’energia nucleare sarebbe inoltre stata impiegata per produrre minerali, cambiare il corso dei fiumi, aprire (riscaldandole), nuove baie alle navi in Alaska e Siberia. E perfino per mandare uomini su Marte a bordo di missili a propellente nucleare. 
Hans Bethe, altro Nobel per la fisica, scrisse nel 1967 che “lo sviluppo vigoroso dell’energia nucleare non è questione di scelta, ma di necessità”. Furono finanziati a livello governativo progetti per i reattori “breeder”, cioè auto-fertilizzanti: in grado, cioè, di produrre energia e, contemporaneamente, materiale fissile in quantità superiore a quello consumato.
Quanti ad oggi ne sono stati costruiti? Neppure uno. L’unico americano, un piccolo reattore sperimentale, fu spento nel 1994. Dopo molti miliardi di dollari spesi inutilmente. 
Energia nucleare, fusione. Agli anni settanta risale anche la fede riposta nella fusione nucleare. Il traguardo fissato nel 1972 fu di produrre energia elettrica per fusione nucleare nel 2000. Dopo più di quarant’anni e venti e passa miliardi di dollari spesi, le più ottimistiche previsioni collocano il traguardo intorno al 2070 – 2080Le più pessimistiche, parlano di due-trecento anni. 
Nell’ottica di ridurre le emissioni per contrastare il riscaldamento globale vengono proposte delle nuove tecnologie, in particolare la CCS, carbon capture and storage, e nuove forme di energia, come il solare termico e le auto elettriche. 
Alla luce di quanto detto sopra, v’è da sperare nella loro efficacia? Quanto costerà metterle in campo, e quando saranno disponibili? Ammesso che si affermino, sono tecnologie che richiederanno decenni per imporsi su larga scala.
E quindi per tornare al quesito iniziale: quanto sono esperti gli esperti, quando parlano di futuro? In genere, non molto. Un sano scetticismo è caldamente consigliato. 
Mario Giardini

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