venerdì 3 marzo 2017

Ma chi è Gotor? Che cosa ha fatto di significativo nella sua vita? Per quale cosa importante rimarrà nella storia? Per niente.

Il lento scivolare di Gotor: da Montezemolo a Bersani, fino a Travaglio

Il Fattone
michele-gotor
La civiltà politica, un tempo orgoglio della sinistra, s’è dissolta come nebbia al sole feroce del grillismo
 
Che tristezza l’intervista che Miguel Gotor ha rilasciato al Fatto di oggi: vedere un professore universitario, uno studioso, un intellettuale che prima ha dato un contributo essenziale a Italia futura di Montezemolo e poi al Pd di Bersani, ridursi a emulo di Travaglio, a tricoteuse inciprignita, a qualunquista da Bar Sport, suscita un sentimento di amarezza e di umana pietà. Perché se davvero siamo arrivati a questo punto, vuol dire che la civiltà politica, un tempo orgoglio della sinistra, s’è dissolta come nebbia al sole feroce del grillismo.
L’intera vicenda politica di Matteo Renzi – il cui governo, tuttavia, ha sempre avuto il sostegno di Gotor e dei suoi compagni – è ridotta a “familismo”, “gioco di potere”, “trasformismo”, “consorteria toscana”, “cricca”. Non c’è la politica, nella biliosa invettiva di Gotor, né tantomeno la sinistra o una qualche idea dell’Italia e del suo futuro: c’è soltanto la rabbiosa soddisfazione di un pezzo di ceto politico nel vedere in difficoltà l’avversario – quel Renzi che ha democraticamente battuto in un congresso democratico proprio quel ceto politico oggi marginale, e che in questi giorni è oggetto di una campagna mediatico-giudiziaria priva di scrupoli quanto di fondamento.
Nello sforzo sfacciato e desolante di accodarsi al grillismo e alla distruzione sistematica delle garanzie, dello stato di diritto e della qualità democratica della politica, il professor Gotor allude – ma naturalmente evita di far nomi e di indicare circostanze – a oscuri “altri interessi” che avrebbero guidato l’azione politica di Renzi, dipingendolo come un socio neppure troppo occulto di Verdini, ma dimenticando che fu proprio il suo segretario Bersani, all’indomani della catastrofica sconfitta del 2013 che ci consegnò la resurrezione del Cavaliere, l’esplosione di Grillo e un Parlamento ingovernabile, a dar vita ad un governo (quello guidato da Enrico Letta) non soltanto con Verdini ma con Berlusconi e tutto il suo partito, allo scopo di fare quelle stesse riforme che, una volta realizzare da Renzi – perché né Bersani né Letta riuscirono a combinare alcunché – sono diventate oggetto di una campagna denigratoria sfociata nel No al referendum e nella caduta di uno dei pochissimi governi di sinistra rimasti in Europa.
Tutta la spazzatura prodotta in questi anni dai mozzaorecchi del Fatto e dall’orda grillina, inclusa la vergognosa diffamazione di Maria Elena Boschi e della sua famiglia, riemerge prepotente nello sfogo di Gotor – che nel lento scivolare da Montezemolo a Bersani a Travaglio sembra chiudere tristemente una carriera che ricordavamo brillante.

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