«Sulla raccolta differenziata la città rischia il caos»
VOGHERA. «Che il Comune non dica che è colpa dei cittadini se non funziona la raccolta differenziata porta a porta perché l’insuccesso sarà esclusivamente a carico dell’amministrazione e di Asm»....
VOGHERA. «Che il Comune non dica che è colpa dei cittadini se non funziona la raccolta differenziata porta a porta perché l’insuccesso sarà esclusivamente a carico dell’amministrazione e di Asm». Serafino Centenaro, esponente del Movimento 5 Stelle di Voghera, ribadisce che l’insuccesso del porta a porta non deve essere attribuito ai vogheresi. Già Antonio Marfi in consiglio comunale aveva fortemente criticato l’amministrazione definendo il bilancio previsionale «costruito sulle poltrone che si devono assegnare», adesso l’attacco di M5S arriva su un tema caldo come la raccolta porta a porta che partirà a settembre nel centro storico. Per 6mila persone, tanti sono i cittadini interessati, il cambiamento sarà epocale. «Stiamo correndo il rischio che Voghera si svegli e all’improvviso scopra che non c’è più il cassonetto», sottolinea Centenaro che si riferisce al direttore generale di Asm Stefano Bina. «Manca da parte di Asm informazione – commenta -, avrebbero dovuto parlare con i cittadini più volte, manca tutta la parte informativa con incontri e manifesti». A giugno il Comune e Asm aveva invitato i cittadini del centro interessati a quattro riunioni fatte al centro Dagradi per chiarire gli aspetti nuovi del porta a porta per la prima fase sperimentale. «Questa fase sperimentale quanto dura e soprattutto quando parte il porta a porta?», si interroga Centenaro. In questo momento a Voghera la raccolta differenziata è al 27%, per legge doveva essere del 65% già a fine 2011. «Occorre la volontà salda del Comune e di Asm di spingere la differenziata. Sono stati fatti piani di informazione per gli studenti? Perché Asm non inserisce fogli illustrativi nelle fatture così che anche chi non ha internet può capire? Quali sono i costi del porta a porta? L’isola ecologica da 30mila euro non risolve il problema». «L’inceneritore
Marco Quaglini
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