Il referendum anti politico
Mappe Renzi ha dato un alto significato politico alla consultazione del prossimo autunno sulla riforma istituzionale. E i sondaggi sembrano dargli ragione: una larga maggioranza degli elettori voterebbe per confermare il provvedimento che trasforma poteri e composizione del Senato
E ciò carica di significati diversi da quello originario una consultazione che assumerà effetti determinanti, per la nostra democrazia. Tuttavia, è probabile - anzi, di più - che il premier abbia deciso di agire in questa direzione a ragion veduta. Certo che la prospettiva di superare il bicameralismo paritario disponga di una larga maggioranza. Così da tradurre il consenso alla riforma costituzionale in consenso personale.
I sondaggi svolti, al proposito, offrono indicazioni contrastanti. Ma la rilevazione condotta da Demos, nelle scorse settimane, sembra confermare le previsioni - e le speranze - di Renzi. Una larga maggioranza, intorno al 50%, afferma, infatti, che voterebbe "sì". Oltre il doppio di chi esprime un'intenzione opposta. Mentre gli incerti - dichiarati - sono circa un quarto.
LE TABELLE
Peraltro, il favore cresce fra coloro che si dicono certi di recarsi alle urne. Raggiunge, infatti, il 60%. E appare trasversale. Il "sì" risulta, infatti, maggioritario in tutti gli elettorati di partito. In misura diversa, ovviamente. È oltre il 70% fra gli elettori del Pd e il 60% fra quelli di FI. Ma supera il 50% perfino tra gli elettori del M5S e della Lega.
Questa convergenza ha ragioni diverse. Riassume il consenso alla "semplificazione" istituzionale, da un lato. Mentre, dall'altro, intercetta il clima antipolitico del tempo, che rende attraente la promessa di "neutralizzare" una Camera e di ridurre il numero dei parlamentari. Tuttavia, i rischi "politici" di questa operazione restano difficili da valutare adesso. In primo luogo, la "questione" rimane ancora poco chiara, ai cittadini, visto che la campagna elettorale non è ancora iniziata. In secondo luogo, il clima d'opinione può cambiare, prima dell'autunno. Soprattutto perché fra due mesi si voterà per eleggere i sindaci e le amministrazioni di oltre 130 città. Fra cui Roma, Milano, Torino e Napoli. L'esito della consultazione condizionerà certamente anche la campagna referendaria. Perché si è aperta una lunga campagna elettorale, al cui centro ci sarà sempre e comunque Renzi. Così il vero rischio, per Renzi, è che il significato della consultazione si rovesci. E da costituzionale e antipolitica si trasformi davvero in un referendum sulla sua figura e sulla sua leadership. Una sorta di competizione elettorale bi-partitica e bi-personale. "Pro" o "contro"
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