domenica 3 gennaio 2016

Con questi problemi la priorità del nostro Salvini è il presepe. Viva l'Italia.

La metà dei laureati sogna di trovare un lavoro all'estero

 CRONACA
  
La metà dei laureati sogna di trovare un lavoro all'estero
Università degli studi Statale di Milano. Fotogramma
Crisi economica, sistema poco meritocratico, sfiducia nelle possibilità lavorative in patria: un neolaureato su due sogna di lasciare l'Italia. A dirlo è uno studio dell'associazione 'Donne e qualità della vita', svolto su 1000 laureandi negli atenei italiani di età compresa fra i 24 e i 28 anni.
Solo il 33 per cento dei laureati pensa, infatti, di poter trovare un posto in Italia, mente il 50 si dice pronto ad andare all'estero. In particolare, secondo la ricerca, i laureati in settori scientifici (57%), tecnologici (56%), architettura (49%). Sfiducia anche nella possibilità di trovare un impiego tra i laureati perfino nel settore archeologico (35%); per non parlare di quello umanistico (59%). Meno pessimisti - si fa per dire - i laureati in lingue e letterature straniere dei quali solo il 43% pensa di espatriare dopo il diploma di laurea, cosi come anche in le discipline artistiche e figurative (17%), in ingegneria (19%).
Molto più positivi i laureati in settori contigui all'ambito turistico alberghiero che pensano ad andare via solo nel 15 per cento dei casi; nel settore agroalimentare (9%), farmaceutico (16%), ambientale (22%) e giurisprudenza (16%).
Perché tanto pessimismo tra i neolaureati? Le condizioni economiche generali sono il primo motivo con il 33 per cento. La poca meritocrazia del sistema italiano è decisiva per il 67%. La voglia di confrontarsi con realtà estere conta nel 43% dei casi. La volontà di arricchire il proprio curriculum con esperienze internazionali per il 37%, la convinzione che all'estero sia più facile trovare un lavoro incide nel 62% dei casi. Non ultima, la volontà di studiare le lingue nel 37% dei casi è un buon motivo per abbandonare il Bel paese.
Non è una coincidenza che i modelli dei giovani laureati non siano né gli attori né i calciatori. Bensì industriali o imprenditori che si sono affermati all'estero. Tra questi, secondo lo studio, spiccano i nomi di Lapo Elkann, poliedrico imprenditore, punto di riferimento per il 23% per le sue capacità imprenditoriali e creative. Piace anche Massimo Toschi, imprenditore vinicolo che ha saputo sfondare e imporre i propri marchi negli Stati Uniti, un modello per il 18% dei ragazzi. Come anche Christian Menegatti, economista di fama internazionale, apprezzato dal 15%.
Parecchio considerato anche Luigi Ferraro, chef calabrese molto quotato da Putin e dagli oligarchi russi e, tra i più considerati nel mondo con il 17% delle preferenze. Non poteva mancare Francesca Amitheatrof, direttore creativo di Tiffany, una fra le donne di origine italiana più stimate a livello mondiale.
Ma non tutto è perduto. Tra quelli - tanti - che vogliono espatriare una buona metà conta prima o poi di tornare in Italia. Insomma, la fuga di cervelli potrebbe essere arrestata se ci fossero meno chiacchiere e maggiori opportunità.
A stretto giro la replica di Lapo Elkann: "Sono estremamente lusingato per gli esiti della ricerca, ma esorto i ragazzi a credere nel loro paese. A non essere pessimisti, ad avere fiducia nel futuro. So che non è facile ma l'Italia e i suoi ragazzi ce la possono fare".

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