domenica 25 settembre 2016

"Grillo assassino", così parlava la superstite: "Ha ucciso la mia famiglia e non ha chiesto scusa"

"Grillo assassino", così parlava la superstite: "Ha ucciso la mia famiglia e non ha chiesto scusa"
Una vicenda a lungo tenuta in silenzio, prima che ieri Silvio Berlusconi, ospite a L'aria che tira su La7, rilanciasse contro Beppe Grillo l'accusa di essere un assassino. Un passato oscuro che vede il leader 5 Stelle "evasore fiscale", come ricordato dal Cav, e condannato per un triplice omicidio colposo. La vicenda ha riportato d'attualità l'intervista dell'unico superstite della famiglia morta in quel incidente in cui alla guida della Chevrolet era lo stesso Grillo. Era il 5 febbraio 2013 quando Cristina Giberti, oggi 39 anni, rilasciava, sotto elezioni, il suo racconto a Vanity Fair, ripreso oggi 21 maggio da Il Giornale, rompendo anni di silenzio.
Quel tragico 7 dicembre 81 - Il 7 dicembre 1981 in un incidente auto i suoi genitori e suo fratello di 9 anni perdono la vita. Al volante di quella jeep, a Limone Piemonte (in provincia di Cuneo), c'è Grillo. Tutti salgono sulla Chevrolet di Grillo, tutti tranne Cristina, che insiste per restare a vedere un cartone a casa di un'amica. Ad un certo punto il comico, a causa della presenza di ghiaccio sul manto stradale, sterza e la vettura prima urta su una roccia, si gira, e cade con il muso nel burrone. Grillo riesce a gettarsi dall'auto, lasciando al loro destino la coppia di amici, Renzo Giberti (45 anni) e Rossana Quartapelle (34 anni), e il figlio Francesco di 9 anni, fratello di Cristina, ritrovato dal soccorso alpino solo dopo due giorni e due notti di ricerche.
La condanna di Grillo - Grillo a seguito della vicenda viene prima assolto dalla corte del Tribunale di Cuneo di primo grado, poi nel 1985 condannato in Corte d'Appello per omicidio plurimo e, infine, nel 1988, ritenuto responsabile anche dalla Corte di Cassazione. Secondo l'accusail comico avrebbe sbagliato nel "aver proseguito nella marcia, malgrado l'avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto lo spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare o proseguire da solo". La condanna fu di "un anno e due mesi di reclusione con sospensione della patente di guida per eguale periodo di tempo", pena poi condonata. 

Nessuna scusa - A distanza di trent'anni, aveva detto Cristina a Vanity Fair, "non ho mai avuto occasione di sentirmi raccontare come sono andate le cose direttamente da lui, l’unico che possa davvero farlo. Mi conosceva bene, era amico dei miei, frequentava la nostra casa: come è possibile che in tutti questi anni non abbia mai sentito l’esigenza di vedermi, di chiedermi scusa, almeno di telefonare ai miei genitori adottivi per sapere come stavo?". Dopo quel racconto la donna aveva chiesto ai giornalisti di "non cercarla più". Aggiungendo che chiedeva solo di "incontrare il signor Grillo", in quanto quello "è un gesto che devo a me stessa, ma anche ai miei genitori e a mio fratello, che non possono più parlare: lo faccio io a nome loro. Privatamente, ho ripetutamente provato a contattare Grillo, ho chiamato il suo ufficio stampa, ho chiesto più volte un incontro che mi è stato sempre negato. Ogni giorno penso a come sarebbe la mia vita se i miei genitori e mio fratello fossero ancora con me".


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