Panama Papers: il premier dell'Islanda lascia, spunta il tesoro dei Le Pen
La Cina censura e Cameron si difende
Le Monde parla di un "sistema offshore sofisticato tra Hongkong, Singapore, isole Vergini britanniche e Panama" mirato a "far uscire denaro dalla Francia attraverso società schermo e fatture false con la volontà di sfuggire al servizio antiriciclaggio francese". Al centro della rete, Frédéric Chatillon, ex leader di un gruppo studentesco di estrema destra e amico di Marine Le Pen dai tempi dell'università, all'inizio degli Anni Novanta. La sua società, Riwal, si occupa della comunicazione elettorale del Front National, in esclusiva per le campagne presidenziale e parlamentare del 2012. Crochet ha stilato il programma economico di Le Pen per le presidenziali 2012. Chatillon, che tra l'altro è spessissimo a Roma, insieme a Crochet, nel 2012 avrebbe realizzato un giro di fatture false e società offshore per far uscire dalla Francia 316mila euro di proprietà di Riwal e reinvestirli nella società di un amico con sede a Singapore. Oltre alle ombre su Marine, lo scandalo incombe ancora più concretamente sul fondatore del Front, Jean-Marie Le Pen, che sempre secondo Le Monde tramite la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nel segreto dei Cairabi negli anni 2000, ha nascosto un vero e proprio "tesoro", intestato al prestanome Gerald Gerin, suo ex maggiordomo: banconote, titoli, lingotti e altri pezzi d'oro. Assieme al filone francese, novità della giornata, vari Paesi stanno facendo i conti con le declinazioni 'nazionali' della vicenda. In Islanda il premier Sigmundur David Gunnlaugsson si è dimesso dopo aver chiesto formalmente al presidente Ólafur Ragnar Grímsson di sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni in caso di crisi governativa, a seguito delle rivelazioni dei "Panama Papers", che lo vedono coinvolto assieme alla moglie. Il capo di stato ha rifiutato e il primo ministro ha rassegnato le dimissioni. Nonostante rimanga tutta da provare un'eventuale colpevolezza nel reato di frode fiscale, oltre 24mila islandesi sono scesi in piazza e hanno firmato una petizione per chiedere le dimissioni di Gunlaugsson, e l'opposizione ha annunciato di voler presentare una mozione di sfiducia entro la fine della settimana.
In Gran Bretagna, il Primo ministro britannico David Cameron - intervistato sul suo patrimonio familiare, dopo che il nome del padre Ian è comparso nello scandalo dei "Panama Papers" - si è oggi difeso affermando di "non avere nessun fondo offshore". "Non posseggo nessuna azione, nessun trust offshore, nessun fondo offshore, niente di tutto questo", ha detto Cameron, durante una trasferta a Birmingham, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva se il suo attuale patrimonio di famiglia si basava ancora su questi fondi offshore. "Ho lo stipendio di Primo ministro e ho dei soldi da parte sui quali percepisco degli interessi. E ho una casa nella quale viviamo ma che al momento è affittata perché noi siamo a Downing Street ed è tutto quello che ho", ha detto Cameron. E se a Mosca il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov è tornato a parlare di un "attacco orchestrato contro il presidente Vladimir Putin", secondo la stampa di Stato cinese dietro i Panama Papers ci sono forze occidentali ostili e i media del Paese hanno ricevuto tout court l'ordine di evitare di riportare il coinvolgimento della famiglia del presidente Xi Jinping e dei vertici del Partito comunista nello scandalo. Mentre emerge che lo studio Mossack Fonseca ha ben otto uffici in Cina: più che in qualunque altro Paese. Orm/Int2
Nessun commento:
Posta un commento