martedì 14 febbraio 2017

Alberto Asor Rosa smentisce di aver firmato un appello per l'assessore e spiega: «Per Roma ci vuole una dittatura illuminata»
ALESSANDRO D'AMATO
Alberto Asor Rosa è uno degli intellettuali indicati come firmatari di un appello pro-Paolo Berdini e alla sua permanenza nella Giunta Raggi. Ma in un’intervista a Laura Serloni di Repubblica oggi spiega che non ha mai aderito a quell’appello (“La mail è stata mandata anche a me ma io non ho risposto”) e spiega che a suo parere l’assessore deve lasciare la giunta Raggi che va rapidamente dismessa:
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«Io non capisco più da molto tempo cosa ci sta a fare un uomo come lui in una giunta come questa. Uno come Berdini non sarebbe neanche mai dovuto entrarci. La giunta Raggi non può essere corretta, va il più rapidamente possibile dismessa».
Berdini ha detto sì al M5S perché ha creduto di poter portare al governo le sue battaglie contro lo sfruttamento del suolo e il metodo “palazzinari”. Un Don Chisciotte? 
«Non può comunque e non avrebbe potuto funzionare. Io non ho condiviso la sua scelta, ma la mia non è una condanna del suo comportamento, semplicemente io non l’avrei mai fatto».
A Repubblica Berdini ha detto: “Mi sono abbandonato, riportando dei pettegolezzi”. Ma si può lavorare con qualcuno che si stima così poco? 
«Lui in quella giunta non doveva entrare. Pensava di poter fare qualcosa di giusto ma è un convincimento radicalmente sbagliato. La sua esperienza lì deve terminare il prima possibile».
paolo berdini dimissioni
Il consiglio di Asor Rosa è che anche la Raggi molli e che si instauri in città una dittatura illuminata:
Governare Roma sembra una missione quasi impossibile. Come si può salvare la città? 
«Roma non si può salvare senza un lavoro di anni, non esiste una soluzione in grado di risolvere rapidamente la situazione».
Niente politica? Di nuovo un commissario prefettizio? 
«Sa cosa le dico? Che arrivo a pensare che ci vorrebbe una dittatura illuminata».

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