mercoledì 5 giugno 2013

I grillini faranno più o meno la fine della lega nord.


L'INTERVISTA

La fedelissima del Senatùr: «La Lega Nord è morta»

La bossiana Goisis: «Maroni è un infame, ha distrutto il partito. Ma rinasceremo». Umberto: «Pronto a candidarmi».

di Paola Alagia
La temperatura in casa Lega, dopo il rompete le righe di Umberto Bossi, rimane alta.
L’intenzione del Senatùr di riprendersi il partito ha gettato nello scompiglio il Carroccio a guida Roberto Maroni, già alle prese con la difficile sfida dei ballottaggi del prossimo 9 e 10 giugno.
IL NUOVO CORSO È GIÀ INIZIATO. Una cosa è certa, però: mentre i maroniani si dividono sulla linea da tenere nei confronti di Bossi (se quella di rottura col fondatore o più morbida per non farne un martire), «i bossiani sono tanti e sono uniti». Parola di Paola Goisis, la fedelissima del Senatùr espulsa di recente dal partito. «Padova, Rovigo, Vicenza, Venezia, Belluno sono prontissime», ha detto a Lettera43.it la pasionaria veneta. «Aspettano solo un segnale. Nella stessa Treviso sotto la cenere si nasconde il fuoco. In tutte le citta del Nord è talmente forte il malcontento che un nuovo corso della Lega è già nei fatti».
DOMANDA. Con una formazione politica nuova di zecca?
RISPOSTA. La Lega in questo momento non esiste, è morta. Si tratta, quindi, di farla rinascere.
D. Non c’è il rischio che una scissione riduca ancora di più il peso del partito?
R.
 Non ho parlato di scissione ma di rinascita. Di una ripartenza.
D. Anche spostando l’asse del partito a sinistra?
R. Difficile dirlo adesso. Una cosa è sicura: andremo verso chi è disposto a sposare il nostro progetto di federalismo.
D. Quanti siete?
R.
 Non so darle delle cifre. Siamo comunque tantissimi. Tutti consapevoli che sarà un lavoro lungo per riconquistare la fiducia dei cittadini.
D. L’affondo di Bossi a Maroni non le sembra a scoppio ritardato?
R.
 Tutt’altro.
D. Ammetterà che, a cinque giorni dai ballottaggi, le parole del Senatùr non aiutano certo il partito.
R.
 Bossi ha dimostrato, invece, di essere una persona coerente.
D. In che senso?
R. Ha detto e fatto un passo indietro per salvare la Lega, ingoiando bocconi amari.
D. A maggior ragione, come spiega questo repentino cambio di passo?
R
. Semplice: dopo il tracollo delle elezioni politiche e la débâcle delle amministrative, Bossi ha compreso che il suo sacrificio è stato inutile e che la Lega oggi è completamente ‘spappolata’.
D. Poi, però, ci sono anche i tagli alle spese decisi nell’ultimo federale. Avranno pesato anche questi, non crede?
R.
 Non scherziamo. Umberto l’hanno messo nell’angolo già da tempo, togliendogli la macchina blindata e sostituendo la scorta con due o tre ragazzi che turnano per accompagnarlo. La ragione è solo il bene della Lega.
D. Insomma, i bossiani fanno sul serio?
R.
 Siamo in contatto tutti i giorni. Lavoriamo per un nuovo corso della Lega.
D. A partire dal nuovo giornale La lingua padana?
R. Fa parte del progetto di ripartenza.
D. Secondo alcune voci sarebbe Silvio Berlusconi a finanziarlo. Conferma?
R.
 Non ne so nulla. Anche se fosse, vorrei dire ad Aurora Lussana (direttore de La Padania) che ci sarebbe poco da scandalizzarsi di un giornale finanziato dal Cav e molto di più di un quotidiano che vende pochissimo e sopravvive solo grazie ai fondi pubblici.
D. A sentire Flavio Tosi, quelle di Bossi sarebbero «solo sparate».
R.
 Tosi deve stare solo zitto perché lui incarna il più grande paradosso della Lega.
D. Cosa vuole dire?
R. Riveste il ruolo di segretario nazionale della Lega, ma dice di non credere nella Padania. Un controsenso che non può durare a lungo.
D. Cosa ha in mente?
R. Farò presto la proposta di espellerlo dal partito. Ora inizio la mia raccolta firme.
D. Non sarà che ha ancora il dente avvelenato per la sua di espulsione?
R.
 Non provo amarezza perché quella di oggi non è la Lega. Né tantomeno rabbia per la mia espulsione. Anche la mia non candidatura l’avevo messa in conto nel momento in cui con coraggio, il primo luglio scorso, ho votato contro Maroni.
D. Cosa c’è che non va nella gestione di Bobo?
R.
 Ha portato la Lega alla distruzione. In particolare gli contesto da sempre il metodo: per impadronirsi del potere e delle casse della Lega, infatti, ha demonizzato e umiliato Bossi. E la serata delle ramazze per sbeffeggiarlo ne è stata la prova.
D. Sul piano più strettamente politico, invece?
R
. Se per grande uomo politico si intende una persona opportunista che mira a raggiungere i suoi fini, allora Maroni lo è. Per il resto mi chiedo cosa abbia fatto fino a ora.
D. Non salva nulla, insomma, della gestione maroniana?
R.
 I soldi alle sezioni che aveva promesso non si sono visti. Ma questo è solo un esempio. La verità è che quella di Maroni non è stata politica, ma mera demagogia. Una storia complessa che racconterò presto.
D. In che occasione?
R. In un libro ad hoc sull’infamia della Lega maroniana nei confronti di Bossi. 
Mercoledì, 05 Giugno 2013

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