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ROMA - Mentre il gruppo di Forza Italia alla Camera sferza il governo sottolineando che "Silvio Berlusconi rispetta i patti, a Matteo Renzi tocca rispettare logica e buon senso nel proporne i contenuti", sulle riforme  non si placano le scintille. Si apre domani, infatti, una settimana rovente sia per il nuovo Senato sia per la legge elettorale. Dal Pd a Forza Italia passando per Movimento 5 Stelle e Nuovo centrodestra, il dissenso interno ai partiti non accenna a smorzarsi. Berlusconi ha assicurato al premier lealtà rispetto al patto del Nazareno, ma una corrente di 39 senatori azzurri (su 59) si è già espressa per chiedere il Senato elettivo: un nodo che continua ad agitare anche i 'ribelli' democratici guidati da Vannino Chiti e che può contare su 19 senatori dem.

Intanto, alla vigilia del secondo incontro Pd-M5S dedicato principalmenteall'Italicum (la conferma del vertice, domani alle 15, arriva dal capogruppo grillino al Senato, Renato Buccarella), è l'eurodeputata Simona Bonafè a replicare al pentastellato Luigi Di Maio, vicepresidente di Montecitorio, in un'intervista a SkyTg24: "Il Paese ci chiede le riforme e ci chiede di farle in fretta. Per cui mi auguro prevalga il senso di responsabilità. Noi abbiamo detto con chiarezza quali sono i punti su cui chiediamo il confronto. Ci dicano con chiarezza su cosa sono d'accordo e su cosa non lo sono. L'incontro - ha concluso - è in agenda, ma se non sappiamo cosa vogliono, non ha senso sedersi intorno a un tavolo". Insostanza, come fanno sapere dal Pd, i democratici giudicano apprezzabile l'apertura di Di Maio ma chiedono che i Cinque Stelle formalizzino prima per iscritto un documento sui dieci punti messi per iscritto dal Pd. Altrimenti, si fa notare, c'è il "rischio concreto" che "l'incontro sia inutile". "Sorpresi ma valutiamo la richiesta" è la sintetica risposta dei grillini.

Di Maio aveva fatto sapere che il Movimento è d'accordo su 8 dei 10 punti stilati dal Pd, già presentati sottoforma di proposte al M5S: "Stiamo mettendo a punto - ha detto al Corriere della Sera - e porteremo una proposta che modifica il Democratellum: sarà una svolta che non potranno rifiutare". Ma il deputato Pd Dario Ginefra gli risponde: "Di Maio dimostri che la sua apertura è sincera e che è, soprattutto, a nome di tutto il Movimento. Auspichiamo, sin dall'inizio della legislatura, un confronto vero e genuino con il Movimento di Grillo che però, in troppe occasioni, si è reso protagonista di sleali e brusche inversioni di marcia. Anche oggi, per certi versi, le parole di Di Maio appaiono come un pasticcino avvelenato".

Vero è che, tra Pd e Forza Italia, sarebbero già 100 (su 300) i parlamentari pronti a frenare dinanzi a un Italicum senza preferenze (il nuovo sistema di voto che a oggi risulta approvato soltanto alla Camera prevede infatti le mini liste bloccate). A loro vanno poi aggiunti i 33 senatori di Ncd: e su Twitter èRoberto Formigoni a lanciare un post.

Sul fronte Senato, poi, è lo stesso gruppo di Forza Italia alla Camera a proporre - nel Mattinale - di comporre la nuova aula di Palazzo Madama con i consiglieri che avranno preso più voti alle elezioni regionali. Di sicuro c'è che in commissione affari Costituzionali si riparte martedì 8 luglio alle 8.30 con un obiettivo: portare in aula il giorno successivo - mercoledì 9 luglio - il disegno di legge sulla riforma del Senato e del Titolo V della Carta costituzionale. Si preannunciano quindi ritmi serrati per il cosiddetto ddl Boschi, che nella seduta di martedì prossimo, che probabilmente occuperà tutta la giornata non essendo stata convocata l'aula, dovrà finalmente affrontare e sciogliere i nodi più spinosi del provvedimento. Se tutto procederà come da copione, e come si augurano il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi e il presidente e relatrice al ddl, Anna Finocchiaro (Pd), la seduta di mercoledì alle 14 dovrebbe essere dedicata solo alla preparazione del testo del provvedimento da presentare in aula alle 16.30.

L'altro relatore, Roberto Calderoli (Lega), però, è apparso meno ottimista rispetto a questo calendario sostenendo che "già la data del 10 mi sembrava utopistica". Calendario a parte, i commissari a partire da martedì dovranno mettere sul tavolo il cuore della riforma. A parte la modifica dell'articolo 68 della Costituzione, che con l'emendamento dei relatori approvato mercoledì scorso ha ripristinato l'immunità per tutti i parlamentari, rimangono da affrontare gli articoli 56, 57 e 58 della Costituzione. Il 56 e il 57 trattano la composizione di Camera e Senato, di cui il governo vorrebbe ridurre il numero. Il 58 invece stabilisce le modalità di elezione dei componenti del Senato.

Su questo punto, dopo l'incontro tra Renzi e Berlusconi di giovedì, sembra confermata la linea del patto del Nazareno con un Senato composto per elezione di secondo grado. Tuttavia, è qui - sul secondo grado - che il confronto si preannuncia lungo e articolato. Come si diceva, sia all'interno di Fi sia nel Pd cresce la fronda dei senatori che vorrebbero una elezione diretta dei componenti del nuovo Senato. Tra le ipotesi al vaglio dei malpancisti, anche una raccolta firme. Da segnalare, però, che tra le modifiche già apportate c'è il nuovo articolo 71 della Carta che innalza da 50mila a 250mila le sottoscrizioni necessarie per  la presentazione delle leggi di iniziativa popolare.