domenica 30 luglio 2017

Le critiche dell'assessore fanno infuriare Grillo e Casaleggio. La sindaca gli lancia messaggi in codice via Facebook. Lui torna a criticare il metodo di scelta dei manager sul Sole 24 Ore. E rischia il posto
ALESSANDRO D'AMATO
«A tutti i componenti della mia squadra di consiglieri e di giunta dico infatti di non distrarsi dal lavoro alimentando sterili polemiche. Chi preferisce polemizzare si mette da solo fuori dalla squadra»: nel post dedicato ad ATAC che la sindacaVirginia Raggi ha pubblicato ieri sera non è sfuggito il riferimento ad Andrea Mazzillo, “colpevole” di aver fatto finire il suo malumore per le scelte della giunta addirittura sui giornali.

Andrea Mazzillo, assessore in bilico

Su Repubblica ieri sono infatti comparsi – e non sono stati successivamente smentiti – molti suoi virgolettati in cui si criticava esplicitamente la gestione degli assessori e si andava a colpire anche la Casaleggio: «Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l’assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all’oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti». I bersagli palesi sono Luca Bergamo, Pinuccia Montanari e Massimo Colomban.
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I numeri dell’ATAC (Corriere della Sera, 16 luglio 2017)
Gli spifferi dal Campidoglio raccolti oggi da Giovanna Vitale su Repubblica dicono che la sindaca abbia sottoposto allo stesso Mazzillo un comunicato di due righe che smentiva nel merito l’intervista a Repubblica, ricevendo in cambio un rifiuto. Ma qualcuno vuole la sua testa:
E ora ecco: tocca correre di nuovo ai ripari, prima che l’argine torni a rompersi e il malumore anti-Raggi resuscitato da Mazzillo dilaghi. «Faccia retromarcia oppure è out», è la linea tracciata dai vertici. Rocco Casalino, il capo supremo della comunicazione cinquestelle, assume il comando dell‘operazione-diga: prima ordina la consegna del silenzio, dagli assessori allo staff capitolino nessuno deve azzardarsi a parlare con la stampa; quindi, predispone il lungo post che la sindaca pubblicherà a sera, sul suo profilo Facebook, dopo aver dato a distanza l’ok. […] Il cappio intorno al collo dell’assessore al Bilancio è ormai stretto. Ora dipende solo da lui se allentarlo o (politicamente) morire.
Una via d’uscita ce l’ha: l’intervista chiesta dal Sole 24Ore, formalmente su Atac, in cui Mazzillo potrà fare ammenda. Stamattina i vertici del Movimento la leggeranno con attenzione. Se saranno soddisfatti, potrà cavarsela con un’ammonizione. Altrimenti il destino è segnato.

Il cappio stretto sul collo di Mazzillo

Nel colloquio con Manuela Perrone pubblicato oggi sul quotidiano di Confindustria però Mazzillo reitera le critiche nei confronti di Colomban per averlo tenuto all’oscuro della nomina di Rota:
Mazzillo sostiene di essere stato «tenuto all’oscuro» delle vicende della partecipata, dove è caccia al successore di Rota (in settimana arriverà il nome, trapela dal Campidoglio). Una critica neanche tanto velata all’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, l’imprenditore veneto vicinissimo a Davide Casaleggio, che Mazzillo non cita mai ma con cui la collaborazione non c’è stata. Dopo l’addio di Rota e le sue dichiarazioni al vetriolo, però, il re è nudo: «Non posso più sottovalutare, per la città e per i romani, il fatto che Atac non abbia un piano industriale».
Per Mazzillo, «alla partecipata dei trasporti serve un serio piano di ristrutturazione e di rilancio, cui sono pronto a contribuire, e un management responsabile, che non si dimetta dopo pochi mesi, e che riconosca al comune il suo ruolo: non un semplice spettatore, di cui ci si ricorda quando ci sono debiti e contenziosi da pagare, ma un partner. Per questo occorre condivisione, a livello tecnico e politico: lasciamo ai cittadini, rappresentati dagli eletti di maggioranza e opposizione in assemblea capitolina, la facoltà di scegliere come i servizi devono essere erogati».
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I numeri di ATAC (Il Messaggero, 11 luglio 2017)
E chiede un tavolo con il governo per risolvere i problemi di liquidità della città, pur assicurando di non avere l’intenzione di andarsene. La sensazione è che senza risultati anche per lui presto arriverà il redde rationem.

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