Liberi cittadini contro il regime partitocratico, i privilegi della casta sindacale della triplice, la dittatura grillina e leghista, la casta dei giornalisti
sabato 28 dicembre 2013
Un ulteriore contributo in maniera che ognuno possa avere una propria opinione sull'argomento.
Web tax, pressing delle lobby americane per boicottare la legge. Beppe Grillo si scaglia contro Carlo De Benedetti
Gabriella Cerami, L'Huffington Post | Pubblicato: 28/12/2013 16:52 CET | Aggiornato: 28/12/2013 16:52 CET
SEGUI:
Beppe Grillo attacca di nuovo la Web tax. Oggi il leader del Movimento 5 Stelle, dal suo blog, si scaglia anche contro l’editore Carlo De Benedetti, ma intanto si scopre che le pressioni per far slittare l'entrata in vigore della norma sarebbero arrivate da oltreoceano.
Il comico genovese taccia De Benedetti - nominato per l'occasione "giornalista del giorno ad honorem" - di essere “uscito allo scoperto” difendendo “la Web-tax che sarebbe più opportuno chiamare ‘De Benedetti-tax’ in quanto favorisce sfacciatamente e contro il diritto europeo la sua società di pubblicità”.
Andando per ordine, ieri il Consiglio dei ministri ha deciso lo slittamento dal primo gennaio al primo luglio dell’entrata in vigore della norma che prevede l’obbligo, per le società straniere che vogliono fare pubblicità online nel nostro Paese, di dotarsi di partita Iva italiana. Norma che, secondo De Benedetti, consentirebbe all'Italia di diventare invece “un Paese dove il fisco sia (un po' più) equo e la concorrenza senza privilegiati”. Il padre del provvedimento, inserito nella Legge di stabilità e poi trasferito nel decreto Milleproroghe, è il presidente della commissione Francesco Boccia (Pd) che, nei giorni scorso, oltre allo stop del M5S ha trovato il ‘no’ di una parte dei democratici e di Forza Italia.
La vicenda Web tax non si ferma però all’Italia: lo slittamento dell’entrata in vigore della legge potrebbe essere più ampio, con contorni che vanno al di là del nostro Paese. Proprio mentre Grillo scrive il suo post, in ambienti parlamentari si vocifera di “pressioni arrivate da oltreoceano”.
Secondo alcune fonti, le lobby americane, più di tutte, ma anche quelle irlandesi, sarebbero entrate in contatto con i partiti, tra questi con quello di Grillo che da subito ha boicottato la norma, ma anche con il Pd e con il suo segretario Matteo Renzi, “permeabile”, dicono, a queste pressioni.
Tra i democratici c’è chi sul tema vorrebbe interrogare proprio il neosegretario che nei giorni scorsi aveva parlato della Web tax come “un errore” e aveva chiesto “al governo, alla maggioranza parlamentare di eliminarla dalla legge di stabilità e di porre il tema nel semestre europeo, perché questi temi si devono affrontare a livello europeo".
Davanti a un Pd spaccato, ai ‘no’ di Renzi, del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia, nell’ultimo Consiglio europeo Letta ha ottenuto che entro la prossima primavera l’Europa prenda una posizione sull’Iva da far pagare a chi vuol fare pubblicità sui siti italiani e il Consiglio dei ministri di ieri, alla luce delle polemiche, ha preferito rinviare la questione a luglio aspettando il parere dell’Ue.
Pubblichiamo un articolo interessante.
Una madre: "Io, imbrogliata da Vannoni e da quelle iniezioni di cellule staminali"
Per curare la figlia una donna si è indebitata per 40 mila euro per pagare le cure con il laureato in psicologia inventore del metodo Stamina: e adesso denuncia la truffa (di Sarah Martinenghi - Repubblica)
Signora, vedrà, sua figlia camminerà. Abbia fede..". Ora Denise (il nome è di fantasia) ha undici anni, passi non ne ha mossi, ma con i suoi sorrisi sembra voler rassicurare la sua mamma che andrà tutto bene e che alla fine riuscirà a riavere tutti quei soldi spesi invano in cure con le cellule staminali che non le sono servite a nulla. Quarantamila euro dati nel 2009 al laureato in psicologia inventore del metodo Stamina, Davide Vannoni, con la speranza che quelle iniezioni fossero miracolose. Denise ha una paralisi celebrale fin dalla nascita: "Non parla, non può muoversi, non si sa quanto capisce. Ma lei è tanto forte".
E' una storia di grande sofferenza quella che questa madre, una commerciante torinese, accetta di raccontare a Repubblica. E' stata da poco interrogata dai Nas e la sua vicenda servirà al pm Raffaele Guariniello nell'inchiesta sulle staminali: il nome della piccola è infatti inserito negli atti dell'indagine insieme a quello di oltre 60 "vittime".
E' nella primavera del 2009 che la madre di Denise sente parlare per la prima volta del metodo Vannoni: "Una signora sapeva che volevo andare in Thailandia per mia figlia e così mi ha raccontato di queste iniezioni avvertendomi anche che su suo marito non avevano avuto effetti". Comincia la trafila, la speranza: "Per prima cosa ho portato mia figlia dal neuropsichiatra indicato da Vannoni, a pagamento, a Moncalieri. Il suo parere è stato dubbio: non sapeva dirmi se avremmo avuto benefici". La donna torna in via Giolitti. "Mi è stato mostrato il filmato di un ballerino russo, quasi paralizzato che aveva notevoli miglioramenti". Ma alla madre viene anche messo un foglio in mano, che lei ha conservato e mostrato ai carabinieri dei Nas, con i costi della cura: 40 mila euro. "Io non li avevo, e il mio commercialista mi ha consigliato di aprire una onlus. Ho chiesto un prestito in banca, ho messo i barattoli in bar e negozi per raccogliere il denaro. Però sono stata truffata pure dalla persona a cui mi ero affidata, passava a riscuotere il denaro prima di me".
A luglio comincia il ciclo di terapia: "Il 17 faccio un bonifico di 27 mila euro, e il giorno dopo andiamo a Gravedona per il carotaggio osseo. La mia bimba è stata addormentata con l'anestesia totale, ma dopo poche ore dall'intervento è stata dimessa". Passa un mese e arriva la fatidica telefonata: "La prima iniezione è pronta". Denise e la sua mamma partono per Trieste al Burlo Garofolo, da Andolina: "È stato terribile. Abbiamo dovuto tenere mia figlia in tre, le hanno fatto una infusione spinale e una venosa, il tutto senza anestesia e in un luogo che sembrava di passaggio, certo non sterile".
Quel che accade dopo è peggio: "La bimba ha cominciato a vomitare. Ho dovuto portarla al pronto soccorso del Regina Margherita, ma non ho detto delle staminali, non avevo il coraggio". Prima l'acconto e l'iniezione, poi il saldo e la seconda infusione: "Mi hanno detto che dovevo aspettare uno o due mesi per vedere miglioramenti. A ottobre, un altro ciclo. Benefici? Sembrava ammalarsi meno, ma solo ora mi accorgo che ogni passo avanti lei l'ha fatto perché è cresciuta. Ogni progresso è un successo, ma solo per merito suo".
E' una storia di grande sofferenza quella che questa madre, una commerciante torinese, accetta di raccontare a Repubblica. E' stata da poco interrogata dai Nas e la sua vicenda servirà al pm Raffaele Guariniello nell'inchiesta sulle staminali: il nome della piccola è infatti inserito negli atti dell'indagine insieme a quello di oltre 60 "vittime".
E' nella primavera del 2009 che la madre di Denise sente parlare per la prima volta del metodo Vannoni: "Una signora sapeva che volevo andare in Thailandia per mia figlia e così mi ha raccontato di queste iniezioni avvertendomi anche che su suo marito non avevano avuto effetti". Comincia la trafila, la speranza: "Per prima cosa ho portato mia figlia dal neuropsichiatra indicato da Vannoni, a pagamento, a Moncalieri. Il suo parere è stato dubbio: non sapeva dirmi se avremmo avuto benefici". La donna torna in via Giolitti. "Mi è stato mostrato il filmato di un ballerino russo, quasi paralizzato che aveva notevoli miglioramenti". Ma alla madre viene anche messo un foglio in mano, che lei ha conservato e mostrato ai carabinieri dei Nas, con i costi della cura: 40 mila euro. "Io non li avevo, e il mio commercialista mi ha consigliato di aprire una onlus. Ho chiesto un prestito in banca, ho messo i barattoli in bar e negozi per raccogliere il denaro. Però sono stata truffata pure dalla persona a cui mi ero affidata, passava a riscuotere il denaro prima di me".
A luglio comincia il ciclo di terapia: "Il 17 faccio un bonifico di 27 mila euro, e il giorno dopo andiamo a Gravedona per il carotaggio osseo. La mia bimba è stata addormentata con l'anestesia totale, ma dopo poche ore dall'intervento è stata dimessa". Passa un mese e arriva la fatidica telefonata: "La prima iniezione è pronta". Denise e la sua mamma partono per Trieste al Burlo Garofolo, da Andolina: "È stato terribile. Abbiamo dovuto tenere mia figlia in tre, le hanno fatto una infusione spinale e una venosa, il tutto senza anestesia e in un luogo che sembrava di passaggio, certo non sterile".
Quel che accade dopo è peggio: "La bimba ha cominciato a vomitare. Ho dovuto portarla al pronto soccorso del Regina Margherita, ma non ho detto delle staminali, non avevo il coraggio". Prima l'acconto e l'iniezione, poi il saldo e la seconda infusione: "Mi hanno detto che dovevo aspettare uno o due mesi per vedere miglioramenti. A ottobre, un altro ciclo. Benefici? Sembrava ammalarsi meno, ma solo ora mi accorgo che ogni passo avanti lei l'ha fatto perché è cresciuta. Ogni progresso è un successo, ma solo per merito suo".
Grillo sempre più generale Pound e sempre meno democratico. I grillino diversi? No, peggiori.
Il «metodo Grillo» contro l’Unità Pioggia di attacchi e insulti sul blog
Scontato come uno scampolo di fine Natale, ecco Grillo tornare sui suoi passi preferiti, quelli che hanno a che fare con i suoi capricci autarchici, e attaccare l’Unità. Direttamente, questa volta, dopo aver impiombato Maria Novella Oppo, storica firma di questa testata. Ieri si è lasciato andare sul suo blog a una pippona dedicata ai contributi pubblici che aiutano questo quotidiano di sinistra a restare a galla, nel mare della carta stampata. Scatenando un putiferio di insulti al giornale, tra le centinaia di commenti postati sul blog dai suoi fan.
Dice Grillo che siamo terzi nella graduatoria dei succhiasangue, ci racconta come «il volo del calabrone dell’Unità», perché metteremmo alle corde alcune leggi della fisica. Insomma, non dovremmo volare, secondo lui, e invece si vola, solo grazie al denaro pubblico che Grillo stima una indebita interferenza nella legge di gravità.
Non si chiede se abbia un senso questo andar contro le leggi naturali, non si chiede se abbia avuto un senso fin qui garantire l’affaccio in edicola a l’Unità e ad altre degne testate nazionali e locali. A lui non interessa. Ha un solo dio: la legge di mercato, a questa dedica sacrifici e riverenza. Chi può sopravviva, chi ce la fa se lo merita, chi no, sparisca dalla circolazione. Peccato non prosegua nella sua riflessione affondando la sua spietata coerenza nel marshmallow sociale di oggi: converrebbe dire a milioni di giovani senza lavoro e senza risorse di andare a farsi impiccare, questa volta sulla base di un programma politico preciso e non più sulle ali di una deprimente casualità combattuta, a parole, solo per motivi elettorali spaventosamente evidenti. La stessa logica di Berlusconi: un bel ritorno alla natura e alle logiche di sopravvivenza, un tuffo carpiato tenebrosamente romantico nella piscina del premoderno non inquinata dalla «sovvenzione» illuminista. Qui torna, appena può, da anatomo-patologo di fama.
Così, annota come i bilanci de l’Unità siano in rosso e progressivamente mentre le vendite si riducono. E conta i dirigenti (uno: sarà troppo?), gli impiegati (che pure ospitano i poligrafici ma lui non lo sa) e i giornalisti che sono 61. Lo fa disperare questa vita appesa al contributo pubblico, come se la sua arte comica non fosse stata appesa per lunghi anni alle parcelle sborsate dalla Rai con il decisivo contributo delle casse dello Stato e del canone pagato dai cittadini. Ma l’Unità è l’Unità, è un giornale di sinistra, lo è sempre stato e ha un conto da regolare con la sinistra, un conto personale che accolla sulle spalle dei suoi incauti seguaci, prontissimi a rinverdire analisi sfiancate sul fatto che percependo questa testata del denaro pubblico non dovrebbe tirare la volata, rappresentandone le pulsioni e le contraddizioni, alla sinistra, ma tutto e tutti, altrimenti tradisce l’«imparzialità dell’informazione». Veleno puro iniettato dal «metodo Grillo» nelle coscienze piegate di questa Italia a sua volta piegata dalla crisi, dove i pensieri vengono rettificati, le azioni si sognano dirimenti come un rasoio, le logiche ricondotte alla spietatezza, appunto, di una natura esemplarmente interpretata dal mercato. Si presuppone che l’informazione sia comunicazione della Verità e questa Verità, grassa come un vitello d’oro, non può che premiare Grillo, Casaleggio, i loro Cinque Stelle parlamentari, sindaci, consiglieri. Altrimenti non è Verità.
Infatti, l’Unità è terza nella graduatoria della distribuzione dei contributi pubblici all’editoria, ma il torvo dickensiano padrone del Movimento apre le danze proprio con questa testata: perché, annuncia, da qui e sul blog nasce un trecking nel perfido mondo delle testate assistite. Non ha aperto una riflessione sui motivi che lo hanno convinto a negare sempre al suo Movimento la piattaforma web nella sua disponibilità, sganciandolo dal cordone ombelicale con cui lo trattiene nei propri territori, ingrassandone i profitti. Ha preferito glissare su questo, il testimone della Verità, ha deciso che doveva fare come il caimano con il quale divide ferocia, strumentalità, senso del potere: doveva attaccare l’Unità.
In prima battuta lo aveva fatto Berlusconi, che aveva inserito questo giornale nella lista nera dei suoi nemici, perché a Berlusconi l’Unità non ha concesso nulla, per anni, attaccandone i principi ispiratori, la deriva anti-costituzionale e anti-italiana, la cultura premoderna. Tocca a Grillo, stessa strada, stessa osteria.
Dice Grillo che siamo terzi nella graduatoria dei succhiasangue, ci racconta come «il volo del calabrone dell’Unità», perché metteremmo alle corde alcune leggi della fisica. Insomma, non dovremmo volare, secondo lui, e invece si vola, solo grazie al denaro pubblico che Grillo stima una indebita interferenza nella legge di gravità.
Non si chiede se abbia un senso questo andar contro le leggi naturali, non si chiede se abbia avuto un senso fin qui garantire l’affaccio in edicola a l’Unità e ad altre degne testate nazionali e locali. A lui non interessa. Ha un solo dio: la legge di mercato, a questa dedica sacrifici e riverenza. Chi può sopravviva, chi ce la fa se lo merita, chi no, sparisca dalla circolazione. Peccato non prosegua nella sua riflessione affondando la sua spietata coerenza nel marshmallow sociale di oggi: converrebbe dire a milioni di giovani senza lavoro e senza risorse di andare a farsi impiccare, questa volta sulla base di un programma politico preciso e non più sulle ali di una deprimente casualità combattuta, a parole, solo per motivi elettorali spaventosamente evidenti. La stessa logica di Berlusconi: un bel ritorno alla natura e alle logiche di sopravvivenza, un tuffo carpiato tenebrosamente romantico nella piscina del premoderno non inquinata dalla «sovvenzione» illuminista. Qui torna, appena può, da anatomo-patologo di fama.
Così, annota come i bilanci de l’Unità siano in rosso e progressivamente mentre le vendite si riducono. E conta i dirigenti (uno: sarà troppo?), gli impiegati (che pure ospitano i poligrafici ma lui non lo sa) e i giornalisti che sono 61. Lo fa disperare questa vita appesa al contributo pubblico, come se la sua arte comica non fosse stata appesa per lunghi anni alle parcelle sborsate dalla Rai con il decisivo contributo delle casse dello Stato e del canone pagato dai cittadini. Ma l’Unità è l’Unità, è un giornale di sinistra, lo è sempre stato e ha un conto da regolare con la sinistra, un conto personale che accolla sulle spalle dei suoi incauti seguaci, prontissimi a rinverdire analisi sfiancate sul fatto che percependo questa testata del denaro pubblico non dovrebbe tirare la volata, rappresentandone le pulsioni e le contraddizioni, alla sinistra, ma tutto e tutti, altrimenti tradisce l’«imparzialità dell’informazione». Veleno puro iniettato dal «metodo Grillo» nelle coscienze piegate di questa Italia a sua volta piegata dalla crisi, dove i pensieri vengono rettificati, le azioni si sognano dirimenti come un rasoio, le logiche ricondotte alla spietatezza, appunto, di una natura esemplarmente interpretata dal mercato. Si presuppone che l’informazione sia comunicazione della Verità e questa Verità, grassa come un vitello d’oro, non può che premiare Grillo, Casaleggio, i loro Cinque Stelle parlamentari, sindaci, consiglieri. Altrimenti non è Verità.
Infatti, l’Unità è terza nella graduatoria della distribuzione dei contributi pubblici all’editoria, ma il torvo dickensiano padrone del Movimento apre le danze proprio con questa testata: perché, annuncia, da qui e sul blog nasce un trecking nel perfido mondo delle testate assistite. Non ha aperto una riflessione sui motivi che lo hanno convinto a negare sempre al suo Movimento la piattaforma web nella sua disponibilità, sganciandolo dal cordone ombelicale con cui lo trattiene nei propri territori, ingrassandone i profitti. Ha preferito glissare su questo, il testimone della Verità, ha deciso che doveva fare come il caimano con il quale divide ferocia, strumentalità, senso del potere: doveva attaccare l’Unità.
In prima battuta lo aveva fatto Berlusconi, che aveva inserito questo giornale nella lista nera dei suoi nemici, perché a Berlusconi l’Unità non ha concesso nulla, per anni, attaccandone i principi ispiratori, la deriva anti-costituzionale e anti-italiana, la cultura premoderna. Tocca a Grillo, stessa strada, stessa osteria.
Un parere
Grillo e i nemici della "Google Tax" non vogliono alcuna equità fiscale
Segui
RICEVI AVVISI:
L'incontenuta deriva populistico-sfascista ha portato Beppe Grillo - tra i più accesi difensori degli elusori legali delle tasse come Google, mito inossidabile del suo sodale Gianroberto Casaleggio - a indicare sul suo blog il nuovo avversario da abbattere, il presidente PD della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, colpevole d'aver voluto nella legge di Stabilità la norma incongruentemente definita "web tax" da oppositori e detrattori.
Stupisce invece che legali, giornalisti, imprenditori, economisti da anni in prima linea sul fronte dell'innovazione, persone in gamba che danno l'idea di credere in quanto dicono e scrivono, si siano trovati più uniti che mai nel tentativo di impedire che l'Italia diventi un paese dove il fisco sia (un po' più) equo e la concorrenza senza privilegiati. Il loro comune nemico è lo stesso Boccia, l'obiettivo dichiarato difendere Google et similia (aziende globali basate negli USA) dal rischio di pagare le tasse sulla pubblicità fatturata in Italia, che per il solo motore di ricerca nel 2014 varrà intorno a un miliardo di euro, pari alla metà del totale raccolto sulla rete da tutti gli operatori. Di fatto, Google avrà ricavi inferiori a quelli di Mediaset ma superiori a ogni altra azienda mediatica, Rai compresa. Rispetto a tutte loro, Google paga oggi tasse irrisorie, nell'ordine della frazione infinitesima.
I prodi paladini dell'iniquità e dell'antimercato sperano ancora di fermare la "web tax" con un blitz fuori tempo massimo, magari a Bruxelles. Dicono di combattere mossi da tre preoccupazioni: che, una volta trattata fiscalmente come il gruppo che presiedo e come qualsiasi azienda che viva di pubblicità italiana, Google disinvesta nel nostro paese; che l'introduzione di una tassa nazionale avversata da americani e inglesi rallenti la crescita digitale italiana, già men che esaltante; che l'Italia di trovi isolata nel contesto comunitario.
Lo ripeto qui chiaramente: sono timori risibili e ridicoli, soprattutto dopo che l'ultima versione della norma ha limitato l'obbligo di avere una partita IVA a chi, con una stabile organizzazione in Italia, vende spazi e servizi pubblicitari. Nient'altro. Chi non sa cos'è una "stabile organizzazione" può trovare la sua definizione nel Testo Unico del 22/12/1986 e nel DLG del 12/12/2003. Tra l'altro, il legislatore stabilisce che "costituisce una stabile organizzazione dell'impresa (...) il soggetto, residente o non residente, che nel territorio dello Stato abitualmente conclude in nome dell'impresa stessa contratti diversi da quelli di acquisto di beni". La fototessera di Google.
Ho letto con interesse quanto hanno scritto due esperti di media contrarissimi alla "web tax", Riccardo Puglisi e Marco Gambaro: "La via maestra consiste nel coordinamento fiscale tra paesi se l'intenzione è quella di combattere una competizione ritenuta distruttiva di base imponibile, cioè di gettito per gli Stati. L'Italia dovrebbe creare un fronte comune con paesi come la Francia e la Germania per trovare soluzioni coordinate a livello di Unione Europea". Hanno ragione. Ma, contrariamente a loro, sono convinto che la norma Boccia serva ad accelerare l'avvio di un patto fiscale su base continentale, cominciando magari con un asse Francia-Italia. Che è quanto Google e il Dipartimento di Stato vogliono evitare a tutti i costi.
Se lo afferma Renzi è credibile. Se lo dice Grillo amicone di Casaleggio non è molto credibile. In Italia il conflitto d'interessi non vale solo per Berlusconi. C'è anche Casaleggio.
DICHIARAZIONE
Grillo contro web tax: «Faremo ricorso all'Ue»
Il leader del M5s: «È contraria al diritto comunitario».
La web tax «è contraria al diritto comunitario» e dunque il Movimento 5 stelle farà ricorso.
Lo ha annunciato il 28 dicembre dal suo blog Beppe Grillo secondo il quale l'Unione europea «multerà l'Italia e ci costringerà a toglierla».
ALLARME PUBBLICITÀ. Per il leader M5s la tassa, che costringerà le aziende italiane a non comprare più pubblicità da siti visualizzati in Italia se non hanno partita Iva italiana, non risolve il problema reale che intenderebbe invece affrontare. Nell'Unione europea, ha sottolineato Beppe Grillo, la tassazione è diversa nei vari Paesi sia per la tassazione aziendale, sia al livello di cliente finale.
Dunque «è ovvio, e lecito, che clienti e aziende tendono a comprare e operare dove è più conveniente, questo vale per i beni come per i servizi, tra cui i servizi di pubblicità».
DISCUSSIONE A LIVELLO COMUNITARIO. La possibile soluzione però dovrebbe essere quella di omogeneizzare la fiscalità delle varie nazioni: «Deve essere ridiscusso il trattamento fiscale all'interno dello spazio comunitario».
Lo ha annunciato il 28 dicembre dal suo blog Beppe Grillo secondo il quale l'Unione europea «multerà l'Italia e ci costringerà a toglierla».
ALLARME PUBBLICITÀ. Per il leader M5s la tassa, che costringerà le aziende italiane a non comprare più pubblicità da siti visualizzati in Italia se non hanno partita Iva italiana, non risolve il problema reale che intenderebbe invece affrontare. Nell'Unione europea, ha sottolineato Beppe Grillo, la tassazione è diversa nei vari Paesi sia per la tassazione aziendale, sia al livello di cliente finale.
Dunque «è ovvio, e lecito, che clienti e aziende tendono a comprare e operare dove è più conveniente, questo vale per i beni come per i servizi, tra cui i servizi di pubblicità».
DISCUSSIONE A LIVELLO COMUNITARIO. La possibile soluzione però dovrebbe essere quella di omogeneizzare la fiscalità delle varie nazioni: «Deve essere ridiscusso il trattamento fiscale all'interno dello spazio comunitario».
Sabato, 28 Dicembre 2013
Se lo afferma Renzi è credibile. Se lo dice Grillo amicone di Casaleggio non è molto credibile. In Italia il conflitto d'interessi non vale solo per Berlusconi. C'è anche Casaleggio.
DICHIARAZIONE
Grillo contro web tax: «Faremo ricorso all'Ue»
Il leader del M5s: «È contraria al diritto comunitario».
La web tax «è contraria al diritto comunitario» e dunque il Movimento 5 stelle farà ricorso.
Lo ha annunciato il 28 dicembre dal suo blog Beppe Grillo secondo il quale l'Unione europea «multerà l'Italia e ci costringerà a toglierla».
ALLARME PUBBLICITÀ. Per il leader M5s la tassa, che costringerà le aziende italiane a non comprare più pubblicità da siti visualizzati in Italia se non hanno partita Iva italiana, non risolve il problema reale che intenderebbe invece affrontare. Nell'Unione europea, ha sottolineato Beppe Grillo, la tassazione è diversa nei vari Paesi sia per la tassazione aziendale, sia al livello di cliente finale.
Dunque «è ovvio, e lecito, che clienti e aziende tendono a comprare e operare dove è più conveniente, questo vale per i beni come per i servizi, tra cui i servizi di pubblicità».
DISCUSSIONE A LIVELLO COMUNITARIO. La possibile soluzione però dovrebbe essere quella di omogeneizzare la fiscalità delle varie nazioni: «Deve essere ridiscusso il trattamento fiscale all'interno dello spazio comunitario».
Lo ha annunciato il 28 dicembre dal suo blog Beppe Grillo secondo il quale l'Unione europea «multerà l'Italia e ci costringerà a toglierla».
ALLARME PUBBLICITÀ. Per il leader M5s la tassa, che costringerà le aziende italiane a non comprare più pubblicità da siti visualizzati in Italia se non hanno partita Iva italiana, non risolve il problema reale che intenderebbe invece affrontare. Nell'Unione europea, ha sottolineato Beppe Grillo, la tassazione è diversa nei vari Paesi sia per la tassazione aziendale, sia al livello di cliente finale.
Dunque «è ovvio, e lecito, che clienti e aziende tendono a comprare e operare dove è più conveniente, questo vale per i beni come per i servizi, tra cui i servizi di pubblicità».
DISCUSSIONE A LIVELLO COMUNITARIO. La possibile soluzione però dovrebbe essere quella di omogeneizzare la fiscalità delle varie nazioni: «Deve essere ridiscusso il trattamento fiscale all'interno dello spazio comunitario».
Sabato, 28 Dicembre 2013
Questo dovrebbe rappresentare il nuovo? Noi dovremmo prendere lezione di comportamento da persone come queste? Si vede chiaramente che già pensa alle prossime elezioni. Questi sono gli eletti a Pavia. Questi i grandi politici. Orellana e Nanni. Senza la capoccia di Grillo sarebbero stati votati dai parenti stretti.
Il vangelo secondo Casaleggio
Beppe Grillo contro Parlamento 5 Stelle. Il Giornale: “Blog unico Vangelo”
Pubblicato il 28 dicembre 2013 13.59 | Ultimo aggiornamento: 28 dicembre 2013 14.00
di Redazione Blitz
GENOVA – Beppe Grillo fa causa a Parlamento 5 Stelle: per il leader M5s hanno usurpato il logo Movimento 5 Stelle che a Grillo fa riferimento (il marchio è registrato a suo nome). Parlamento 5 Stelle è la piattaforma multimediale che era nata per far convogliare le proposte di legge dei simpatizzanti del Movimento. In attesa che poi gli eletti in Parlamento le presentassero nelle sedi deputate. Ma per Grillo quelli sono dei ladri di logo, motivo per cui ha fatto scrivere una lettera al proprio avvocato.
Fabrizio Boschi sul Giornale scrive:
I promotori del Meet Up non l’hanno presa bene. Chiamano quella di Grillo «una strana idea di democrazia diretta» e si giustificano dicendo di aver preso l’iniziativa proprio perché la piattaforma tecnologica per l’attuazione della democrazia diretta non c’è e che il rapporto tra la base e i parlamentari è inesistente: «Nell’attesa fosse creata la piattaforma ufficiale per votare le proposte di legge, sentivamo la necessità di uno strumento per cominciare a lavorare in questo senso. Con questo scopo è nato il gruppo Parlamento 5 Stelle».Ma a Grillo non va bene. Per lui il solo Vangelo da seguire è quello del suo blog-business dove, per vedere i video-deliri, bisogna per forza passare da 30 secondi di pubblicità. Il partito del blogger genovese è paragonabile insomma a una società di e-commerce (Beppe Grillo.it e Casaleggio Associati) dove ogni click è denaro.
Boschi spiega cosa ha fatto scattare la scintilla, secondo lui:
È stato proprio il fatto di essere un nati da un moto spontaneo a far saltare la mosca al naso alla Grillo&Casaleggio. Troppo liberi e anarchici per essere sottoposti alle regole ferree dei cinque stelle. Troppo rischioso continuare a farsi rappresentare da un sottomovimento che rifiuta di infilare la testa dentro il giogo grillino. Un’altra manciata di militanti da impallinare a colpi di fogli di carta bollata.
Iscriviti a:
Post (Atom)
dipocheparole venerdì 27 ottobre 2017 20:42 82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...
-
Che fine hanno fatto i filobus di Virginia Raggi? Erano nuovi, ecologici e avrebbero fatto bene alla salute dei romani. Così la sind...
-
Alda D’Eusanio e la foto col coltello alla gola: sui social è polemica La conduttrice si fa un selfie su Fb con la lama sul collo. «So...
-
I grillini spiegano il diritto a Pietro Grasso Sulla pagina del presidente del Senato un commento su due lo insulta o non gli ricono...