Liberi cittadini contro il regime partitocratico, i privilegi della casta sindacale della triplice, la dittatura grillina e leghista, la casta dei giornalisti
giovedì 27 giugno 2013
De Gregorio patteggia e accusa Berlusconi.
PROCESSO
Compravendita senatori, De Gregorio chiede di patteggiare
Un anno e otto mesi concordato con la procura.
L'ex senatore Sergio De Gregorio ha chiesto di patteggiare la pena nel corso dell'udienza preliminare per la vicenda della compravendita dei senatori.
De Gregorio, assistito dall'avvocato Carlo Fabbozzo, ha concordato con la procura di Napoli un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa.
SECONDA UDIENZA IL 19 LUGLIO.L'udienza è durata circa quattro ore ed è destinata a ripetersi il 19 luglio. In quella occasione, è previsto che il gup Amelia Primavera, si pronunci sulle richieste avanzate dai legali della difesa, i quali ritengono che la competenza territoriale sia del Tribunale di Roma e che sia dichiarato il «non luogo a procedere» in base alla norma costituzionale sull'insindacabilità del voto dei parlamentari. Il riferimento al passaggio dell'ex senatore Sergio De Gregorio allo schieramento di Centrodestra.
IL PD PARLA DI «AMMISSIONE DI COLPA». La richiesta di patteggiamento avanza da De Gregorio ha suscitato l'indignazione dell'esponente del Pd Franco Monaco. «Ma che paese è mai il nostro? Notizie bomba passano ormai come nulla fosse, tanta è l'assuefazione. La richiesta di patteggiamento mette il sigillo sull'ammissione di colpa parte di De Gregorio. È cosa di gravità inaudita, Prodi è caduto per la compravendita di senatori, è cambiato il corso della politica italiana. È la più indegna delle forme di corruzione», ha attaccato Monaco. «Politicamente la confessione di De Gregorio vale 100, 1000 sentenze Ruby. Altro che pacificazione. Berlusconi dovrebbe sparire dalla politica italiana. Il Pd non può non porsi un problema morale prima che politico», ha concluso.
ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI DE GREGORIO SU L'ESPRESSO. L'Espresso in edicola venerdì 28 giugno ha intanto pubblicato anticipazioni sul nuovo libro dell'ex senatore nel quale si fa riferimento a una rogatoria bloccata in Cina da Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset.
De Gregorio, assistito dall'avvocato Carlo Fabbozzo, ha concordato con la procura di Napoli un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa.
SECONDA UDIENZA IL 19 LUGLIO.L'udienza è durata circa quattro ore ed è destinata a ripetersi il 19 luglio. In quella occasione, è previsto che il gup Amelia Primavera, si pronunci sulle richieste avanzate dai legali della difesa, i quali ritengono che la competenza territoriale sia del Tribunale di Roma e che sia dichiarato il «non luogo a procedere» in base alla norma costituzionale sull'insindacabilità del voto dei parlamentari. Il riferimento al passaggio dell'ex senatore Sergio De Gregorio allo schieramento di Centrodestra.
IL PD PARLA DI «AMMISSIONE DI COLPA». La richiesta di patteggiamento avanza da De Gregorio ha suscitato l'indignazione dell'esponente del Pd Franco Monaco. «Ma che paese è mai il nostro? Notizie bomba passano ormai come nulla fosse, tanta è l'assuefazione. La richiesta di patteggiamento mette il sigillo sull'ammissione di colpa parte di De Gregorio. È cosa di gravità inaudita, Prodi è caduto per la compravendita di senatori, è cambiato il corso della politica italiana. È la più indegna delle forme di corruzione», ha attaccato Monaco. «Politicamente la confessione di De Gregorio vale 100, 1000 sentenze Ruby. Altro che pacificazione. Berlusconi dovrebbe sparire dalla politica italiana. Il Pd non può non porsi un problema morale prima che politico», ha concluso.
ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI DE GREGORIO SU L'ESPRESSO. L'Espresso in edicola venerdì 28 giugno ha intanto pubblicato anticipazioni sul nuovo libro dell'ex senatore nel quale si fa riferimento a una rogatoria bloccata in Cina da Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset.
Giovedì, 27 Giugno 2013
Ma caro Civati iol M5S è stato sempre così. E' un partito inutile.
Intervista a Pippo Civati: "Sugli F-35 Di Battista volgare. Se il M5s fa così, non c'è altra maggioranza"
Pubblicato: 27/06/2013 18:39 CEST | Aggiornato: 27/06/2013 20:22 CEST
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“L’atteggiamento di Alessandro Di Battista in aula nel dibattito sugli F-35 è stato molto volgare. Ha mortificato e banalizzato la nostra posizione riducendo il numero dei cosiddetti ‘pontieri’, cioè quelli che nel Pd che si erano schierati a favore di un'astensione o comunque di un avvicinamento alla mozione Sel e 5 stelle. Dopo l’intervento di Di Battista, si sono ritirati o non hanno votato. Se i cinque stelle vanno avanti così non c’è un’altra maggioranza per il futuro e rischiamo di consolidare l’alleanza Pd-Pdl…”.
All’indomani della ‘scazzottata’ parlamentare sugli F-35, Pippo Civati, alfiere nel Pd della battaglia per la sospensione del programma sui cacciabombardieri, si rivede la moviola di quanto accaduto in aula e ne trae un bilancio negativo, soprattutto nel rapporto con il M5s. “Il problema per loro è sempre lo stesso: fare una testimonianza rigorosa che esclude qualsiasi contatto con le altre forze oppure agire anche in alleanza con qualcuno. Purtroppo se continuano così non si riesce a risolvere nulla”. Un peccato, visto che da ottobre si apre una “stagione complessa”, perché verranno al pettine i rinvii decisi dal governo (Iva, Imu, legge elettorale), la sentenza di terzo grado su Mediaset per Silvio Berlusconi, il congresso del Pd. Un intreccio diabolico che secondo Civati dovrebbe incontrare un “Pd cambiato”. E’ la tesi del suo nuovo libro “Io non mi adeguo” (Add editore), in distribuzione da lunedì, anticipato da Huffpost con questa intervista.
(Continua a leggere l'intervista sotto le foto)
1 di 7
Agf
- Avanti
Il libro si compone non a caso di “101 punti per cambiare”. Centouno come i traditori di Romano Prodi, nervo ancora scoperto nel Pd. Mi colpisce l’invito al Pd a cambiare “prima che si affermi il tipo antropologico del governissimo in cui tutto è superlativo”. Insomma, più tempo passa, più il Pd rischia una mutazione genetica in senso larghe intese, a maggior ragione se a settembre anche la Germiana torna alla ricetta GrosseKoalition. C’è questo rischio? E come si ferma questo treno in corsa?
Più che un treno, è un F-35. Al di là delle battute, dobbiamo riconsiderare con molta attenzione molte cose. Dalle riforme costituzionali alla legge elettorale, che va cambiata al più presto. Per il resto, vedo un pacchetto lavoro minimo e a ottobre arrivano gli F35, l'Imu, l'Iva, la riflessione sulla questione fiscale, le riforme costituzionali, insomma una stagione davvero molto complessa. Inoltre siamo anche alleati di Berlusconi che è un alleato abbastanza impegnativo. Sarà importante decidere cosa debba essere il Pd durante il congresso, sperando che sia svolto in un clima più sereno rispetto a quello svolto nei giorni dell'elezione della presidenza della Repubblica.
Più che un treno, è un F-35. Al di là delle battute, dobbiamo riconsiderare con molta attenzione molte cose. Dalle riforme costituzionali alla legge elettorale, che va cambiata al più presto. Per il resto, vedo un pacchetto lavoro minimo e a ottobre arrivano gli F35, l'Imu, l'Iva, la riflessione sulla questione fiscale, le riforme costituzionali, insomma una stagione davvero molto complessa. Inoltre siamo anche alleati di Berlusconi che è un alleato abbastanza impegnativo. Sarà importante decidere cosa debba essere il Pd durante il congresso, sperando che sia svolto in un clima più sereno rispetto a quello svolto nei giorni dell'elezione della presidenza della Repubblica.
Non sembra molto ottimista sulla possibilità di un’altra maggioranza se entrasse in crisi quella Pd-Pdl. Teme che Napolitano, di fronte ad un quadro così sfilacciato, possa preferire il voto anticipato?
Non so come Napolitano potrebbe pensare al voto subito dopo le argomentazioni con cui ci ha portati alle larghe intese due mesi fa. Ha detto che bisognava fare le riforme, non penso che questa necessità sarà superata a ottobre. E dire che ‘non ci sono alternative’ a questa maggioranza è uno slogan di destra. Invece, se il governo dovesse entrare in crisi, bisognerà aprire una riflessione per evitare di tornare al voto con il Porcellum. Anche se devo ammettere che un’altra alleanza con i cinque stelle la vedo complicata. Nel dibattito sugli F-35 hanno perso un’occasione. Hanno mandato in fumo anche l'offerta del sindaco di Roma Marino a entrare in giunta, per fare un altro esempio.
Non so come Napolitano potrebbe pensare al voto subito dopo le argomentazioni con cui ci ha portati alle larghe intese due mesi fa. Ha detto che bisognava fare le riforme, non penso che questa necessità sarà superata a ottobre. E dire che ‘non ci sono alternative’ a questa maggioranza è uno slogan di destra. Invece, se il governo dovesse entrare in crisi, bisognerà aprire una riflessione per evitare di tornare al voto con il Porcellum. Anche se devo ammettere che un’altra alleanza con i cinque stelle la vedo complicata. Nel dibattito sugli F-35 hanno perso un’occasione. Hanno mandato in fumo anche l'offerta del sindaco di Roma Marino a entrare in giunta, per fare un altro esempio.
A ottobre ci sarà la volata finale verso il congresso del Pd, così sembrerebbe. Però so che il suo dubbio è che nel partito si stia allargando il fronte del rinvio. Da Epifani, che non ne ha mai fatto mistero, all’ala governista del Pd che teme fibrillazioni su Palazzo Chigi, fino a Renzi che resta indeciso sulla corsa per la segreteria. Tutti vogliono rimandare il congresso?
Di certo, Epifani non ha trattato la materia con immediatezza. Ed è vero che c’è qualcuno che pensa non sia il caso di farlo troppo presto per evitare rischi al governo. Renzi poi non fa mistero di voler fare il candidato premier e non tanto il segretario. Io penso che bisognerebbe fare il congresso al più presto. Con le regole che ci sono, ma comunque entro l’anno. Quanto a me, sarò candidato anche se decidono che voteranno solo quelli che si chiamano Guglielmo e che sono nati nel ‘56.
Di certo, Epifani non ha trattato la materia con immediatezza. Ed è vero che c’è qualcuno che pensa non sia il caso di farlo troppo presto per evitare rischi al governo. Renzi poi non fa mistero di voler fare il candidato premier e non tanto il segretario. Io penso che bisognerebbe fare il congresso al più presto. Con le regole che ci sono, ma comunque entro l’anno. Quanto a me, sarò candidato anche se decidono che voteranno solo quelli che si chiamano Guglielmo e che sono nati nel ‘56.
Il libro scorre sull’elezione del presidente della Repubblica, quella che c’è stata. Ma accenna anche a quella che sarà, invitando il Pd a cominciare a pensare chi sarà il successore di Napolitano. C’è posto per Prodi?
Io penso che nel Pd il posto per Prodi ci sia sempre. Non per tirarlo per la giacchetta, ma per sottolineare il suo valore simbolico per il partito. Io non ho mai fatto mistero che Prodi è il mio candidato al Quirinale, quindi sì: potrebbe essere anche la prossima volta.
Io penso che nel Pd il posto per Prodi ci sia sempre. Non per tirarlo per la giacchetta, ma per sottolineare il suo valore simbolico per il partito. Io non ho mai fatto mistero che Prodi è il mio candidato al Quirinale, quindi sì: potrebbe essere anche la prossima volta.
Previsioni sulla durata del governo Letta? Lo chiedo perché il Pd rischia di eleggere il nuovo segretario proprio mentre vengono al pettine tutti i nodi più pesanti per l’esecutivo, dalle partite economiche ai guai giudiziari di Berlusconi. Se il segretario fosse Renzi potrebbe materializzarsi una convergenza tra i suoi e i ‘non allineati’ del Pd, lei e l’ala più a sinistra del partito, quella più lontana dalle larghe intese. Previsione giusta?
Non voglio fare calcoli. Ma vedo le contraddizioni di questo governo. E’ un governo in cui è difficile immaginare di fare delle cose, l’abbiamo visto sugli F-35.
Non voglio fare calcoli. Ma vedo le contraddizioni di questo governo. E’ un governo in cui è difficile immaginare di fare delle cose, l’abbiamo visto sugli F-35.
Se con il M5s non va a gonfie vele, con Sel il rapporto va meglio, no? Lei è per il rimescolamento dei vendoliani nel Pd?
Due mesi fa avevamo quasi fatto un partito insieme. Ora l’ostacolo è il governo delle larghe intese. Ma se è vero che è una parentesi, appena chiusa, ci si può riprovare. Io sono per avere tutti dentro, da Vendola a Tabacci. Voglio un Pd dell’alternativa.
Due mesi fa avevamo quasi fatto un partito insieme. Ora l’ostacolo è il governo delle larghe intese. Ma se è vero che è una parentesi, appena chiusa, ci si può riprovare. Io sono per avere tutti dentro, da Vendola a Tabacci. Voglio un Pd dell’alternativa.
Il Pd rischia la scissione?
No, penso che il Pd debba decidersi, però, per evitare che in futuro il problema si ponga. Con i propri elettori, innanzitutto.
No, penso che il Pd debba decidersi, però, per evitare che in futuro il problema si ponga. Con i propri elettori, innanzitutto.
Ma possibile che in questo paese solo la confindustria abbia capito che dobbiamo darci una mossa?
Confindustria: 2013 peggio delle attese, stima Pil -1,9%
Il Centro Studi rivede all'ingiu' le stime sulla crescita. Dal 2007 emorragia di occupati
27 giugno, 19:06
Le previsioni di metà anno il centro studi di Confindustria rivedono "nettamente al ribasso" le stime sul Pil, indicando un calo dell'1,9% per il 2013 (da -1,1%). Per il 2014 viale Astronomia lima le stime di crescita, da +0,6% a +0,5%. "La ripresa è attesa nel IV trimestre di quest'anno" e non più in estate, con "un debole recupero".
IN 700 MILA HANNO PERSO LAVORO - Da fine 2007 ai primi mesi 2013 "le persone che hanno perso l'impiego ammontano a 700mila". Numero che salirà a "817mila per la fine del 2014". Il calo del dato statistico delle "unità di lavoro", con Cig e riduzioni orarie, "sfiorava 1,7 mln nel primo trimestre 2013 e sfiorerà 1,8 milioni nel secondo 2014". Così il CsC Confindustria.
FISCO INSOSTENIBILE, RECORD 44,6% PIL - "La pressione fiscale tocca un picco storico nel 2013, 44,6% del Pil, e rimane insostenibilmente elevata nel 2014, specie quella effettiva (53,4% sottratto il sommerso dal denominatore)". Lo stima il Centro studi di Confindustria nel rapporto di giugno sulle previsioni economiche.
LA CRISI HA TOCCATO IL FONDO, SEGNI DI FINE CADUTA - Abbiamo "toccato il fondo", ma al 6/o anno di crisi, per il CsC Confindustria, ci sono "nell'economia italiana qua e là segni di fine caduta e, più aleatorie, indicazioni di svolta": un "mazzo misto di evidenze sparse" che "lascia solo intravedere l'avvio della risalita" e "non costituisce solide fondamenta per prevederla".
Come è possibile avere un paese civile con personaggi come questo?
Governo, Silvio Berlusconi sbarella. Due schiaffi su Lodo Mondadori e Napoli, e il Pdl è tutto e il suo contrario
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Resistere. A oltranza. Anche se fa male: “Non poteva immaginare che l'invidia e l'odio sarebbero arrivati fino al punto di volermi far fuori sul piano patrimoniale, sul piano dei diritti politici e su quello della libertà personale”. È forse l’unica certezza il grido che Silvio Berlusconi consegna in un’intervista alla Discussione. È provato, il Cavaliere. Al termine di un’altra giornata da incubo. Pessime le notizie da Napoli, dove il Sergio De Gregorio ha chiesto di patteggiare nell’ambito del processo che vede coinvolto l’ex premier sulla corruzione dei senatori. Pessime sul lodo Mondadori, dove il pg ha confermato che l'impianto della sentenza regge.
E' in questo quadro che adesso Silvio Berlusconi ha davvero paura. Perché sente di non avere una via d’uscita. Politica. E tutt’attorno sbanda un partito senza certezze. Ne è una prova l’isteria sulla giustizia. Con l’emendamento presentato da un gruppo di senatori, per inserire la riforma nell’ambito delle riforme costituzionali. Con la raffica sull’economia come se il Pdl fosse un partito di opposizione. Falchi, colombe, falchi contro colombe. Nel corso dell’ennesimo vertice notturno l’ex premier aveva provato placare i suoi, che urlavano la necessità di una rottura. È servito a poco. E lo stesso Berlusconi, calmo di notte, di giorno ha consegnato alla Discussione parole non morbide: “Sosterremo lealmente il governo fin quando rispetta gli accordi: via l'Imu sulla prima casa, no all'aumento dell'Iva, tassazione zero sulle assunzioni dei giovani e dei disoccupati”. Parole che lasciano presagire la preparazione della crisi in autunno. Proprio l’eventualità che il Cavaliere ha negato di fronte a Giorgio Napolitano. Per non parlare delle solite, provocatorie parole contro la Merkel, proprio nel momento in cui il premier è in Europa per il consiglio europeo: “E quando ho invitato il premier Enrico Letta a fare un braccio di ferro con la signora Merkel per correggere le storture più evidenti della politica europea”. Frasi che non tirano giù il governo, ma servono più a preparare la guerra che a costruire la pace.
Ecco, colpo dopo colpo, il fantastico mondo berlusconiano vacilla, o quantomeno sbarella: “Siamo all’anarchia – dice un ex ministro alla Camera mentre beve un caffè – ognuno dice quello che gli pare: Alfano loda un governo che fa pena, Brunetta parla come se stesse all’opposizione. E Berlusconi lascia fare perché non sa che fare”. Già, l’anarchia. Sovrastata da un Cavaliere bipolare non solo sul governo – rompo o non rompo” ma pure sul partito. Che parla con i dirigenti della prima ora e chiede di organizzare incontri modello ’94 con gli imprenditori. Che fa dire alla Santanchè aPorta a Porta che stavolta è fatta: “Abbiamo preso oggi con il presidente Berlusconi la decisione che tra neanche un mese, venti giorni, rinasce Forza Italia”. Peccato che alla lettura delle agenzie la frase venga accolta dallo scetticismo dei più: “Nell’ultimo mese – dice un azzurro di peso – la Santanchè ha tirato su e giù il governo un paio di volte. E ha rifondato Forza Italia non si sa quante”.
L’unica certezza sono i soldi da risparmiare. Chi ha letto il bilancio nel corso della riunione assicura che Berlusconi non ci vuole mettere più un euro: i dipendenti rischiano i tagli, l’ultima manifestazione di piazza del Popolo, per dirne una, gli è costata tre milioni di euro, e quindi una ristrutturazione si impone. Ma chi conosce bene Berlusconi assicura che il marchio Forza Italia è legato alla prospettiva delle elezioni: “Prima si deve capire quando si vota – dice un fondatore di Forza Italia – e poi c’è il marchio”. Anche se un punto fermo nell’anarchia c’è: la voglia di sbarazzarsi della nomenklatura del Pdl. Almeno per ora: “Poi, si sa – prosegue il fondatore – che prevale il conformismo e cambia tutto”. O non cambia niente.
Hai capitogrillo. fa il moralista e poi si prende lo sconto al 70%.
Grillo in vacanza con la Valtur a prezzi scontati
Mercoledì, 26 giugno 2013 - 17:11:00
Spunta anche il nome di Beppe Grillo tra i vip che avrebbero ricevuto "un trattamento di favore" per i soggiorni alla Valtur dalla società guidata a lungo dall'imprenditore trapanese Carmelo Patti e che oggi si trova in amministrazione straordinaria. Lo rivela il settimanale 'Panorama', ricostruendo, nel dettaglio, quando e con quali modalità l'ex comico oggi leader del M5S ha trascorso le vacanze nelle strutture Valtur di Baia di Conte in Sardegna e al Sestriere. Dal 2002 al 2007 - secondo 'Panorama' - Grillo con i suoi familiari e amici (formando un gruppo anche di dieci persone) avrebbe soggiornato nei villaggi Valtur usufruendo di sconti fino al 70 per cento.
In un'occasione, a Sestriere nel 2002, risulta dai documenti consultati da 'Panorama' che Grillo non avrebbe pagato i 12mila euro del conto per un "cambio merci", probabilmente per uno spettacolo agli ospiti del villaggio. Nell'inchiesta sulle "Vacanze a scrocco" alla quale Panorama dedica la copertina vengono raccontati anche numerosi altri casi di politici, vip, giornalisti, sportivi che avrebbero soggiornato gratis o a condizione di estremo favore nelle strutture Valtur.
Precedentemente il settimanale l'Espresso aveva fatto i nomi di Renato Schifani, Osvaldo Napoli, Salvatore Cuffaro, Angelino Alfano e Simona Vicari. In particolare Schifani avrebbe ricevuto un megasconto per un Capodanno trascorso nel 2008 alle Maldive e sarebbe stato ospitato gratuitamente assieme ad altre 24 persone tra cui moglie, figlio e fidanzata, il senatore Cuffaro e la senatrice Vicari nel 2009 a Favignana e a Sharm el Sheik. Fonti vicine all'ex presidente del Senato, interpellate al riguardo, spiegano che non c'è mai stato un rapporto di affari né di carattere politico ma di normale conoscenza con il patron della Valtur. Diverso il caso dell'attuale vicepremier e ministro dell'Interno Angelino Alfano, che avrebbe usufruito di uno sconto in tre occasioni: per un Capodanno alle Mauritius, un soggiorno alle Maldive e uno in Grecia.
In un'occasione, a Sestriere nel 2002, risulta dai documenti consultati da 'Panorama' che Grillo non avrebbe pagato i 12mila euro del conto per un "cambio merci", probabilmente per uno spettacolo agli ospiti del villaggio. Nell'inchiesta sulle "Vacanze a scrocco" alla quale Panorama dedica la copertina vengono raccontati anche numerosi altri casi di politici, vip, giornalisti, sportivi che avrebbero soggiornato gratis o a condizione di estremo favore nelle strutture Valtur.
Precedentemente il settimanale l'Espresso aveva fatto i nomi di Renato Schifani, Osvaldo Napoli, Salvatore Cuffaro, Angelino Alfano e Simona Vicari. In particolare Schifani avrebbe ricevuto un megasconto per un Capodanno trascorso nel 2008 alle Maldive e sarebbe stato ospitato gratuitamente assieme ad altre 24 persone tra cui moglie, figlio e fidanzata, il senatore Cuffaro e la senatrice Vicari nel 2009 a Favignana e a Sharm el Sheik. Fonti vicine all'ex presidente del Senato, interpellate al riguardo, spiegano che non c'è mai stato un rapporto di affari né di carattere politico ma di normale conoscenza con il patron della Valtur. Diverso il caso dell'attuale vicepremier e ministro dell'Interno Angelino Alfano, che avrebbe usufruito di uno sconto in tre occasioni: per un Capodanno alle Mauritius, un soggiorno alle Maldive e uno in Grecia.
Oltre ai politici nell'inchiesta spuntano anche vip e sportivi, come Francesco Totti e Alberto Tomba.Prezzi scontati per le vacanze anche per Francesco Rutelli (quando era sindaco di Roma), Piero Marrazzo (dopo la vittoria alle regionali del Lazio) e la moglie di Giulio Tremonti, Fausta Beltrametti. Emergono tra i beneficiari degli sconti anche Anna La Rosa, Maurizio Crozza, Claudio Baglioni. E tanti altri.
Non è possibile. La gente senza lavoro e loro giocano sulla riforma della giustizia. Una vera vergogna.
Giustizia, Pdl ci riprova. Pd: «Inaccettabile»
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Giustizia, il Pdl ci riprova. La riforma della giustizia torna in campo con un emendamento Pdl presentato, al Senato, al ddl costituzionale che istituisce il Comitato per le riforme: si chiede di intervenire anche sul titolo IV della seconda parte della Costituzione, quello che riguarda la magistratura. È l'emendamento 2.12 a prima firma Donato Bruno a chiedere di sostituire la parte del testo 'degli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione,' con 'degli articoli di cui alla parte seconda della Costituzione'.
Immediata la reazione del Pd: «La presentazione dell'emendamento al ddl costituzionale che allarga il campo di intervento del Comitato per le Riforme è uno strappo inaccettabile. Il ddl costituzionale proposto dal governo traccia un percorso già definito e condiviso che riguarda materie come la forma di governo, il bicameralismo, nonché coerenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali». Per questo Danilo Leva, presidente Forum Giustizia, e Alfredo D'Attorre, responsabile Riforme politiche istituzionali della Segreteria nazionale Pd, affermano che «per il Partito democratico la riforma della giustizia non è un tabù, ma non si può prescindere da quelle che sono le garanzie di indipendenza della magistratura sancite dalla Carta Costituzionale». «La giustizia - concludono - non può essere il terreno su cui scaricare vicende estranee agli obiettivi di riforma e ammodernamento dell'assetto istituzionale».
Nell'intesa tra Pd e Pdl per il sostegno al governo, non c'è la materia della giustizia. Così anche Davide Zoggia, responsabile organizzazione del Pd, dopo la presentazione da parte del Pdl di un emendamento al testo che istituisce il comitato per le riforme con cui si chiede la riforma della magistratura. «Mi pare che le regole d'ingaggio di questo governo siano state chiare - ha detto Zoggia al termine della segreteria del Pd - noi abbiamo un obbligo che è quello di cercare di rispondere alla crisi socio-economica del Paese, alcuni provvedimenti stanno facendo pur in una situazione di difficoltà».
«Lo stesso vale per le riforme costituzionali - ha aggiunto - ci siamo dati 18 mesi di tempo per fare la verifica che le cose siano avviate e possano essere portate a compimento. Nel dispositivo che è stato votato sia durante la fiducia al Governo letta che durante il voto sulla mozione per le riforme i temi sono ben chiari e definiti e la giustizia non c'è», ha aggiunto. Riferendosi nello specifico all'emendamento presentato dal Pdl e alla ipotesi che il Pd possa votarlo, Zoggia ha aggiunto che «i gruppi valuteranno assieme al segretario, ma io ricordo quello che è l'impegno che ci siamo assunti nei confronti della maggioranza e nei confronti del Paese».
«L'attuale sistema previsto dal titolo IV della Costituzione disegna un architrave che garantisce l'autonomia della giurisdizione: è un principio che non va toccato, perchè è garanzia per il cittadino». A rilevarlo è il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, commentando l'emendamento presentato dal Pdl che vorrebbe inserire tra le riforme costituzionali anche la materia riguardante la magistratura.
Immediata la reazione del Pd: «La presentazione dell'emendamento al ddl costituzionale che allarga il campo di intervento del Comitato per le Riforme è uno strappo inaccettabile. Il ddl costituzionale proposto dal governo traccia un percorso già definito e condiviso che riguarda materie come la forma di governo, il bicameralismo, nonché coerenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali». Per questo Danilo Leva, presidente Forum Giustizia, e Alfredo D'Attorre, responsabile Riforme politiche istituzionali della Segreteria nazionale Pd, affermano che «per il Partito democratico la riforma della giustizia non è un tabù, ma non si può prescindere da quelle che sono le garanzie di indipendenza della magistratura sancite dalla Carta Costituzionale». «La giustizia - concludono - non può essere il terreno su cui scaricare vicende estranee agli obiettivi di riforma e ammodernamento dell'assetto istituzionale».
Nell'intesa tra Pd e Pdl per il sostegno al governo, non c'è la materia della giustizia. Così anche Davide Zoggia, responsabile organizzazione del Pd, dopo la presentazione da parte del Pdl di un emendamento al testo che istituisce il comitato per le riforme con cui si chiede la riforma della magistratura. «Mi pare che le regole d'ingaggio di questo governo siano state chiare - ha detto Zoggia al termine della segreteria del Pd - noi abbiamo un obbligo che è quello di cercare di rispondere alla crisi socio-economica del Paese, alcuni provvedimenti stanno facendo pur in una situazione di difficoltà».
«Lo stesso vale per le riforme costituzionali - ha aggiunto - ci siamo dati 18 mesi di tempo per fare la verifica che le cose siano avviate e possano essere portate a compimento. Nel dispositivo che è stato votato sia durante la fiducia al Governo letta che durante il voto sulla mozione per le riforme i temi sono ben chiari e definiti e la giustizia non c'è», ha aggiunto. Riferendosi nello specifico all'emendamento presentato dal Pdl e alla ipotesi che il Pd possa votarlo, Zoggia ha aggiunto che «i gruppi valuteranno assieme al segretario, ma io ricordo quello che è l'impegno che ci siamo assunti nei confronti della maggioranza e nei confronti del Paese».
«L'attuale sistema previsto dal titolo IV della Costituzione disegna un architrave che garantisce l'autonomia della giurisdizione: è un principio che non va toccato, perchè è garanzia per il cittadino». A rilevarlo è il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, commentando l'emendamento presentato dal Pdl che vorrebbe inserire tra le riforme costituzionali anche la materia riguardante la magistratura.
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