martedì 16 agosto 2016

I grillini sono talmente tonti che non riescono a capire l'ironia. Anche perché loro metterebbero questa foto sul serio.

“Ho risolto il problema del traffico a Milano”. Il post (ironico) di Beppe Sala

Social network
sala-traffico
La foto postata dal sindaco di Milano, con relativo accompagnamento scritto, è già considerato un epic win sui social
 
In campagna elettorale c’era chi lo contestava perché considerato troppo “serioso” e incapace di suscitare le emozioni che aveva generato il suo predecessore Giuliano Pisapia. Dopo circa due mesi dalla sua elezioni, Beppe Sala, il sindaco di Milano, sta provando a rendere un po’ meno “algida” la sua figura di personaggio pubblico. E per riuscire in questo obiettivo non c’è mezzo migliore degli ormai decisivi social network?
E allora, probabilmente consigliato da un’ottima squadra di comunicazione, l’ex ad di Expo ha tirato fuori un post che sui Facebook viene già considerato un epic win. Di prima mattina, il 15 agosto, data in cui tradizionalmente Milano si svuota, posta la foto (la puoi vedere in apertura di questo articolo) di una strada deserta del capoluogo lombardo, accompagnata da questa frase:
Neanche due mesi che sono Sindaco e ho già risolto il problema del traffico! 😊 Buon ‪#‎ferragosto‬‪#‎Milano‬
Una trovata comunicativa che ovviamente ha suscitato qualche sterile polemica ma che, a livello generale, è stata accolta positivamente dall’esigente popolo dei social. Cosa sarebbe successo se lo stesso post l’avesse fatto Virginia Raggi a Roma? Probabilmente un finimondo, inutile nascondercelo. Verrebbe da dire che anche questo è il segno che Milano, a differenza della Capitale, è stata ben amministrata negli ultimi anni. Già, perché la buona amministrazione si misura anche nella possibilità (e nella serenità nel farlo) di ironizzare sul proprio operato da parte delle istituzioni cittadine.
http://www.unita.tv/focus/caro-salvini-e-vero-le-donne-hanno-paura-di-te/

Roma, per Raineri contratto senza bando

Le opposizioni annunciano esposti in procura sulla nomina del Capo di Gabinetto della giunta Raggi
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Prima la trattativa sullo stipendio, poi la richiesta di un parere all’avvocatura capitolina. Sono state ore intense quelle che hanno preceduto la stesura e la firma del contratto di Carla Raineri, la magistrata della Corte d’Appello di Milano chiamata all’inizio dell’anno a Roma dal commissario Francesco Paolo Tronca. E da pochi giorni promossa al ruolo di capo di gabinetto dalla sindaca Virginia Raggi.

I legali del Campidoglio hanno studiato a fondo la situazione e poi espresso il loro verdetto: “La norma del Testo unico degli enti locali (Tuel) che sembra maggioramente confacente alla figura del capo di gabinetto parrebbe essere quella scritta nell’articolo 110”. Un parere al condizionale, quasi a voler mettere le mani avanti. Forse per coprirsi in caso di un’improvvisa bufera, perché l’articolo citato dall’avvocatura lascia pochi dubbi: “Gli incarichi a contratto di cui al presente comma — si legge nel Tuel — sono conferiti previa selezione pubblica”. E Carla Raineri non è stata scelta dopo un bando, ma a chiamata diretta. Prima di lei, con la stessa modalità era stato nominato capo di gabinetto l’attuale vicesindaco Daniele Frongia. Tralasciando i motivi che hanno fatto naufragare l’investitura (rischio di incompatibilità per la legge Severino in quanto ex consigliere), il contratto di Frongia era un articolo 90. Più paletti sull’entità dello stipendio, ma nessun bando.
Per arrivare ai 193 mila euro annui chiesti da Raineri e permettere alla magistrata di continuare a guadagnare quanto garantitole dal Csm, sorpassando il tetto salariale di un normale dirigente con un’indennità ad personam, il team di Virginia Raggi ha dovuto invece procedere con un articolo 110. «Un azzardo — secondo uno degli attivisti del M5s romano — che in futuro potrebbe costare caro. Basti pensare a cosa è successo agli ex sindaci giocando con i contratti». Il riferimento è all’inchiesta aperta in procura sulle nomine di Gianni Alemanno e Ignazio Marino: a entrambi il pm Francesco Dall’Olio contesta l’abuso d’ufficio assieme ad altri 58 indagati tra assessori, dirigenti e funzionari per l’assunzione di figure professionali esterne senza concorso e procedura pubblica.

Proprio ai magistrati di piazzale Clodio si rivolgeranno Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia al Campidoglio, e il vicepresidente dell’Assemblea capitolina, Andrea De Priamo: «Presenteremo un esposto, così come abbiamo fatto con Marino, per chiedere di verificare la correttezza delle procedure utilizzate. Il Campidoglio è diventato un superstipendificio a 5 stelle».
Ma i pentastellati si difendono.
Promettono di affidarsi a uno staff dal costo di «5 milioni, con Marino erano 5,3». E tirano dritto. Carla Raineri ha piena fiducia e da ieri una medaglia in più al petto. Si tratta dell’esposto — scritto a quattro mani ai tempi di Tronca assieme all’assessore al Bilancio, Marcello Minenna — che ha convinto la procura ad aprire un fascicolo sul debito storico del Comune e la gestione dell’affare derivati acquistati nel 2002 dalla giunta Veltroni.

Questo è il leader di un partito politico che usa i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per pagare gli avvocati che devono querelare le persone perbene come Rubiconto.

Salvini incita la platea leghista: "Ripuliamo le città dagli immigrati"

Comizio a Ponte di Legno: "Andiamoci a riprendere gli alberghi, mano libera a carabinieri e polizia". E annuncia una manifestazione a Roma
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PONTE DI LEGNO - Sgomberare gli alberghi coi migranti e una grande manifestazione contro il governo a Firenze, il 12 novembre. Eccolo qua il Salvini in versione ferragostana, che - se possibile - sposta la Lega più a destra del solito. La playlist che anticipa l'intervista-comizio a Ponte di Legno è tutta un programma: il tormentone dell'estate "Andiamo a comandare" e Vasco Rossi con "C'è chi dice no", ovvio riferimento al referendum costituzionale.

Salvini sale sul palco con la maglietta della polizia addosso: "Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città". Suona un po' minaccioso, anche perché il segretario della Lega parla di "pulizia etnica controllata e finanziata", quella che - dice lui - stanno subendo gli italiani, oppressi dai "clandestini". I quali, aggiunge, "vanno fatti lavorare per ripagare il prezzo della nostra ospitalità, come fanno in Austria". Chi la pensa diversamente è un "italiano smidollato".

La versione da pugno duro di Salvini continua: "Basta con le buone maniere: lo propongo a tutti gli amministratori della Lega, andiamoci a riprendere un albergo in ogni regione e lo restituiamo agli italiani". E per quanto riguarda gli albergatori, "vadano pure in fallimento".

Le "zecche", i lavavetri, i mendicanti, gli immigrati in fila all'ospedale: sono i mali principale della società: "Prendiamo un bel furgone, li carichiamo lì e li molliamo in mezzo al bosco a 200 chilometri, così ci mettono un po' a tornare". La base leghista che riempie il palazzetto dello sport è in visibilio.

L'intervistatore - anche lui amatissimo dal popolo lumbard, il giornalista e conduttore tv Paolo Del Debbio - alza la palla e Salvini schiaccia: sull'Islam chiede un commento sulla proposta del dirigente musulmano Hamza Piccardo di "legalizzare" la poligamia, il segretario del Carroccio se la prende con Laura Boldrini, bersaglio fisso: "Mette il becco su tutto e su questo non dice nulla?!".

Poi si passa alla politica delle alleanze. "Chi vota sì al referendum non può stare con noi", riferimento all'Ncd. Dopo, "chi si allea con noi firmi col sangue che la legge Fornero la abroghiamo. E magari la ex ministro la mandiamo in esilio". Ancora, flat tax al 15 per cento. Infine, l'Europa: "Ad oggi Forza Italia la governa con Renzi. E quindi, o entro un anno ci si mette al tavolo e si riprendono in mano i trattati e si riscrivono oppure salutiamo tutti e ci riprendiamo in mano le chiavi del nostro paese".

Si passa a Stefano Parisi. Parte qualche fischio dalla platea. Salvini allarga le braccia: "Poco tempo fa abbiamo perso le elezioni a Milano con lui candidato. Vediamo cosa vuole fare. Non mi interessa se parla con Alfano. E poi mi chiedo perché ha passato la campagna elettorale a dire di non essere 'lepenista', come se fosse un insulto". Insomma, è una bocciatura. Anche perché poi Salvini chiede alla platea chi vuole allearsi con Fi alle prossime elezioni, e su due-tremila persone alzano le mani in venti.

Il leader della Lega, nonostante i moniti di Umberto Bossi con il quale resta la divergenza, non desiste sull'idea di allargarsi al sud: "Hanno clima stupendo, mare stupendo, vino stupendo e politici di merda". Finora l'impresa non è riuscita ma "se penso alla Toscana dove abbiamo eletto il primo sindaco, allora tutto è possibile".

Come un anno fa Salvini annuncia una grande manifestazione contro il governo: stavolta "a casa sua", sabato 12 novembre.

Alla fine c'è anche lo spazio libro cuore: Salvini chiama sul palco tutti i ragazzini under 18, "siete il nostro futuro e noi lottiamo per
voi". Uno di loro ha il cappellino alla rovescia. "Ascolti Fedez?". "No". "Bravo!". Ad un altro bambino di otto anni: "Cosa hai capito dalla serata?". Lui: "Che la mia mamma mi vuole bene". Applausi, "siamo il partito dell'amore".
Repubblica racconta che c'è maretta in giunta per la nomina dell'attivista, che avrà lo stipendio triplicato. A Torino invece la Appendino...
NEXT QUOTIDIANO
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di oggi ci racconta della maretta in Giunta Raggi e nel MoVimento 5 Stelle per la nomina di Salvatore Romeo a caposegreteria per la discreta cifra di 120mila euro l’anno, ovvero il triplo dei 40mila che prendeva nel suo vecchio ruolo. Secondo il racconto del quotidiano i due fronti interni della Giunta si sono divisi sulla nomina:
Una battaglia in cui da una parte c’è il suo “cerchio magico”, composto dal vicesindaco Daniele Frongia, dal vice capo di gabinetto Raffaele Marra e dal capo della segreteria politica Salvatore Romeo. Dall’altra, assessori forti come Marcello Minenna (Bilancio e Partecipate), Paola Muraro (Rifiuti), oltre alla giudice anticorruzione, ora capo gabinetto, Carla Raineri, finita nel mirino per il suo stipendio di 193mila euro. A fare saltare equilibri già fragili è stato quello che a Roma hanno ribattezzato «il blitz di ferragosto». La delibera con cui è stato reso noto il compenso della Raineri, mentre veniva mascherato sotto una dicitura vaga («inquadrato come dirigente di terza fascia») quello del 5 stelle Salvatore Romeo. Un blitz – racconta un deputato – che è stato fatto mentre la direttrice dell’Ufficio Risorse umane del Campidoglio era in ferie.
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Virginia Raggi con Daniele Frongia, Enrico Stefàno e Marcello De Vito durante In 1/2 Ora
Laura Benente è arrivata a Roma a marzo 2015 con un distacco da Torino ed era stata confermata nel suo ruolo dal prefetto Francesco Paolo Tronca (lo stesso che a Roma aveva portato la Raineri mettendola a capo di un pool anticorruzione):
Con il 5 stelle Daniele Frongia, oggi vicesindaco, Benente era già entrata in rotta di collisione a settembre, quando lui aveva addirittura chiesto un’azione disciplinare contro di lei. I componenti del “raggio magico” (Frongia-Marra-Romeo) hanno atteso che non ci fosse per fare in modo che la delibera che promuoveva Romeo fosse scritta da Gianluca Viggiano. Con Marra già dai tempi della Guardia di Finanza, suo vice durante l’amministrazione di Gianni Alemanno, è lui che il “quartetto” (se si comprende la Raggi) vuole piazzare al posto della Benente, che la sindaca è pronta a rispedire a Torino. Un altro alemanniano in un ruolo cruciale: quello che gestisce gli oltre 24mila dipendenti di Roma Capitale (cui si aggiungono gli altri 24mila delle municipalizzate).
Un posto ghiotto per tutte le cordate di potere che si muovono attorno al Campidoglio. «Una mossa spudorata, irregolare, illegittima», sono solo alcuni dei giudizi che sono corsi sulle linee telefoniche infuocate che collegano assessori, direttorio e gabinetto della sindaca sulla nomina di Romeo a capo della segreteria politica. «È scorretta al 100 per cento. Ci sono i margini per parlare di abuso d’ufficio, un dipendente come Romeo si mette in aspettativa e nel giro di 24 ore passa da 40mila a 105mila euro. Ma com’è possibile? Ma dove siamo finiti?».
Ieri il M5S Roma è tornato a rispondere alle polemiche per l’ingaggio della Raineri e degli altri ricordando che il computo totale del risparmio rispetto alle due giunte ammonta alla clamorosa cifra di 300mila euro:
salvatore romeo virginia raggi
Niente a che vedere con la Giunta Appendino, che invece ha lo staff meno pagato d’Italia e nello stesso ruolo della Giunta Raggi vanta un capo di gabinetto, Paolo Giordano, che si accontenta di 63mila euro e lo dice chiaro e tondo in questa intervista rilasciata al Corriere della Sera:
Dottor Paolo Giordana, è vero che come capo di gabinetto e portavoce del sindaco Chiara Appendino ha uno stipendio di «soli» 60 mila euro? 
«Sessantatremila e rotti per la verità. Ma che sia basso lo può dire solo chi non vive in questo mondo, dove molti giovani non hanno lavoro».
Non sarà poco in assoluto, ma molti suoi colleghi (a partire da quelli di Roma) guadagnano di più.«Per me, al di là dell’aspetto economico, conta anche lo spirito di servizio nei confronti della collettività. Lavorando per il pubblico considero il mio lavoro una sorta di missione. La soddisfazione personale che non è quantificabile».
Rischia di passare per un idealista.«Sono pragmatico e fin troppo razionale. Se uno crede in certi valori deve tradurli in pratica».
Qualcuno ha notato che lei svolge ruoli che con Fassino erano ricoperti da due figure diverse (il capo di gabinetto retribuito con 60 mila euro, il portavoce 180 mila). E in parte si è preso le funzioni del direttore generale (con stipendio da 250 mila euro) che ora non c’è più.«Se si dimostra che è possibile, sarà dura fare scelte diverse. A Torino stiamo dimostrando che si può coniugare professionalità e sobrietà».
E pensare che Giordano non è un iscritto né un attivista.

Sono anni che continuo a ripetere che i grillini sono pericolosi e qualcuno del PD chiede ancora di instaurare un dialogo con la Nanni. Ma mi faccia il piacere!!!!!


Voi scribacchini del Fatto Quotidiano imparate a fare giornalismo. Fate finta di stare con chi si oppone al potere ma siete dentro il potere con i grillini di Casaleggio.


domenica 14 agosto 2016

Una grandissima vergogna.

STIPENDI A 5 STELLE NELLA ROMA NEO-GRILLINA: OLTRE UN MILIONE L’ANNO PER LO STAFF DELLA GIUNTA

raggiQuasi 200.000 euro. E’ lo stipendio annuo lordo che Carla Romana Raineri percepirà dalle casse del Campidoglio per il suo ruolo di capo di Gabinetto del sindaco onorevole Virginia Raggi. Per la precisione, l’ex presidente della Corte d’Appello di Milano percepirà «euro 193.000 oltre agli oneri riflessi e Irap», come recita la delibera di giunta n. 14 del 5 agosto 2016, pubblicata solo ieri sul sito del Comune di Roma. Più di 16mila euro per ogni mese. Si tratta dell’emolumento più “ricco” degli ultimi 8 anni, come dimostra il confronto con i suoi 4 predecessori: Maurizio Basile prima e Sergio Basile poi, durante la Giunta Alemanno, percepivano rispettivamente 180.000 e 75.000 euro l’anno, mentre Luigi Fucito, braccio destro di Ignazio Marino, si era fermato a 73.000. Di sicuro, quello di Carla Romana Raineri più che autorevole, tanto da essere una delle reduci dell’esperienza in Campidoglio dell’ex Commissario Francesco Paolo Tronca, che la nominò responsabile della segreteria tecnica seppur al ben più modesto compenso di 30.000 euro annui: un bel salto di qualità, anche in relazione all’aumento dei carichi di lavoro e delle responsabilità.

“Io non guadagno tanto, la differenza con il mio stipendio precedente è di 1.000 euro al mese, e con quei soldi devo pagare i viaggi per Milano dove risiede la mia famiglia e l’albergo a Roma”. Dice al Corriere della Sera il capo di gabinetto della sindaca Virginia Raggi, Carla Romana Raineri, commentando le polemiche sul suo stipendio 193mila euro.

“Io sono un magistrato – afferma Raineri -, guadagnavo 170 mila euro, ora sono 21 mila in più, al netto la metà, ovvero circa mille euro al mese con cui pago anche l’alloggio a Roma”. 

“Io lavoro dalle 7 alle 24 tutti i giorni, non vedo la mia famiglia, faccio una vita complicata: se fossi rimasta a Milano, nella mia casa a cento metri dal palazzo di Giustizia, starei meglio”. 

“Non voglio essere usata dal Pd per fare battaglia politica – spiega -, non voglio essere usata per mettere in difficoltà la sindaca. Io non raccolgo margherite, a fare il mio lavoro non ci può essere chiunque. Certo possono risparmiare, vanno alla stazione Termini e prendono una persona qualsiasi”.

Intervistata dal Messaggero Ranieri aggiunge:

“Ma secondo lei a tre anni dalla pensione mi trasferisco a Roma per rimetterci? Così i contributi si abbassano. Se uno vuole prendere un capo di gabinetto che costa meno può prendere mio figlio: guadagna 1.500 euro al mese”. “Vogliamo parlare delle ferie?”. “Quest’anno non ho fatto vacanze, mi prenderò il giusto il giorno di Ferragosto. E vorrebbero pure che ci rimettessi? Siamo matti?”.

“La Raggi ha scelto me e Minenna: lavoravamo entrambi con il commissario Tronca. Io ero il suo braccio armato. Se la Raggi ha preso noi invece che due grillini della prima o dell’ultima ora questo dovrebbe essere salutato come un gesto buono e di rottura con il passato. E invece parla il Pd che dovrebbe dirmi brava”.

“Io sono un magistrato in aspettativa e senza assegni. O mi paga il ministero della Giustizia o il Campidoglio cosa cambia? E le ripeto: ci rimetto”. Ecco perché, aggiunge, “tornerò a breve a fare il magistrato”. “Sì, credo di stare meno tempo del dovuto in Campidoglio, non voglio vivere fuori così tanto da Milano e poi tra tre anni vado in pensione”.

Ma il conto della prima infornata di nomine della giunta di Virginia Raggi in Campidoglio costerà un milione all’anno. Anzi, per essere più precisi, un milione e duecento. Se lo stipendio del capo di Gabinetto, che prenderà quasi duecentomila euro (193 per essere precisi), è quello che colpisce maggiormente, già si stanno scatenando le polemiche anche per gli altri prescelti, quasi tutti di area grillina, che viaggeranno nei casi più fortunati vicino ai 90 mila euro, con la formula del funzionario a cui viene assegnato un compenso da dirigente.

Sempre ieri, è stato reso noto anche il compenso al neo portavoce della Giunta, il giornalista Ansa Teodoro Fulgione, a cui sono stati assegnati 103.255 euro lordi. Facendo un paragone con il passato, il portavoce di Marino, Guido Schwarz, prendeva 79.828 euro, mentre quello di Alemanno, Simone Turbolente, passò in pochi mesi da 87.208 a 118.354 e un contratto a tempo determinato.

Il totale dei vari stipendi dirà se la gestione Raggi sarà più o meno economica delle precedenti.

mader
Fonte: Il Messaggero

Zucconi grandissimo giornalista. Grillini tonti.


Grillini vergognatevi!!!!! Onestà, onestà, onestà.......


Ah,Ah,Ah,Ah...............


Mafia Capitale, anche l'assessore della Raggi telefonava a Salvatore Buzzi

Nei verbali di Mafia Capitale spuntano tra conversazioni tra la Muraro e Buzzi. Non c'è niente di penalmente rilevante. Ma la poltrona dell'assessore traballa sempre di più

Mafia Capitale in salsa grillina. L'inchiesta che ha fatto cadere Ignazio Marino, adesso imbarazza Virginia Raggi. 
Dopo essere finita al centro delle polemiche per i molteplici conflitti di interessi legati ai precedenti incarichi all'Ama e Bioman, l'assessore all'Ambiente Paola Muraro torna a far parlare di sé. Dai faldoni dell'inchiesta è, infatti, emersa una intercettazione telefonica che, pur essendo penalmente non rilevante, rischia di peggiorare ulteriormente la sua posizione. Dall'altro capo della cornetta c'è, infatti, il ras delle cooperative, Salvatore Buzzi, uomo chiave di Mafia Capitale contro cui il Movimento 5 Stelle ha impostata l'intera campagna elettorale.
Come riporta Repubblica, è Buzzi a telefonare alla Muraro che, al tempo, era una consulente della azienda rifiuti. Una telefonata che, come emerge molto bene dalle carte di Mafia Capitale, svela un rapporto diretto tra i due. La coversazione, registrata dai carabinieri del secondo reparto del Ros, risale al tardo pomeriggio del 20 settembre del 2013. Il presidente della cooperativa "29 giugno" vuole sapere di sapere dalla Muraro se una pratica è a posto. "Salvatore Buzzi chiamava Paola Muraro di Ama spa - scrivono i magistrati nell'ordinanza di 88mila pagine sugli intrecci del 'Mondo di Mezzo' - la quale gli riferiva che la richiesta di chiarimenti era stata inviata dal Cns di Bologna, ed entro il giorno dopo, alle 12, sarebbero dovuti arrivare i chiarimenti, dal momento che la busta 'B' sarebbe stata aperta alle ore 13. Buzzi confermava dicendo che avrebbe avvisato subito".
Tre minuti dopo aver chiuso la telefonata con la Muraro, Buzzi invia due messaggi. Uno al collaboratore Raniero Lucci, il secondo a uno dei big della Legacoop Lazio, Salvatore Forlenza. "Il 'chiarimento' dato - spiega Repubblica - serve per poter partecipare a una gara d'appalto da 21,5 milioni, per la raccolta dei rifiuti, indetta da Ama e alla quale partecipò il consorzio bolognese Cns di cui Buzzi era consigliere". A Buzzi, però, interessa sapere anche che, una volta aggiudicato l'appalto, la gestione dei servizi vada alle sigle che gravitano attorno al suo circuito. "Per conoscere i dettagli dell'aggiudicazione e informarsi sullo stato della pratica, ma soprattutto per ribattere in tempo ai chiarimenti chiesti da Ama - si legge ancora - Buzzi chiama direttamente proprio Paola Muraro, che non si sottrae e pare fornire le informazioni richieste".

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...