domenica 9 novembre 2014

Il coraggio di fare scelte decise quando occorre. Bravo Papa Francesco.


Bergoglio rimuove Burke,
il cardinale conservatore

Resa dei conti in Vaticano dopo il Sinodo. Come «ministro degli Esteri»
è stato scelto l’inglese Paul Richard Gallagher

di M.Antonietta Calabrò



Il cardinale statunitense Raymond Burke  (AP)
Il cardinale statunitense Raymond Burke (AP)

Papa Francesco rinnova i vertici della sua diplomazia e allo stesso tempo ufficializza l’avvicendamento di uno dei capi dicastero vaticani di recente maggiormente al centro delle polemiche. Il cardinale statunitense Raymond Burke è stato rimosso dalla guida del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, che è un dicastero della Curia romana e massimo organo giurisdizionale della Santa Sede. Bergoglio ha nominato Burke patrono all’Ordine dei Cavalieri di Malta, un incarico poco più che di cerimoniale. Una decisione largamente attesa. E Burke stesso disse di aspettarselo in dichiarazioni a margine del recente Sinodo dei vescovi sulla famiglia, in cui egli è stato il campione del cosiddetto campo «conservatore», cioè di quella che ieri il segretario del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, ha definito «una minoranza di blocco» rispetto al «percorso pastorale nuovo» voluto dal Pontefice. 
Promosso l’arcivescovo corso Dominique Mamberti 
Decisione attesa,dunque, quella su Burke ma il cui significato è altrettanto inequivocabile viste anche le recenti dichiarazioni del porporato che ha descritto la Chiesa «come una barca senza timone», anche se poi ha cercato di correggerle sostenendo che non era al Papa che si riferiva. Come prefetto della Segnatura Francesco ha promosso l’arcivescovo corso Dominique Mamberti che per otto anni è stato Segretario per i rapporti con gli Stati, e ora potrebbe ottenere la porpora.
Il nuovo «ministro degli Esteri» vaticano invece è Paul Richard Gallagher, 60 anni, nato a Liverpool nello stesso quartiere dei Beatles (è il primo inglese a ricoprire l’incarico), per un anno e mezzo e fino a ieri nunzio in Australia (ha «selezionato» il successore del cardinale George Pell come arcivescovo di Sydney, Anthony Fisher, nominato a settembre). Gallagher ha fatto esperienza diplomatica nei cinque continenti (e anche al Consiglio d’Europa). Ha lavorato per cinque anni in Segreteria di Stato e dunque conosce da vicino la macchina curiale, viene descritto come preparato e alieno da «cordate», mentre con il suo arrivo cresce il peso degli anglofoni in Vaticano. Sarà il braccio destro del segretario di Stato Pietro Parolin, in un momento in cui la diplomazia della Santa Sede è impegnata su dossier cruciali riguardanti le gravi tensioni internazionali. 

Riceviamo e pubblichiamo.


Riceviamo e pubblichiamo.

Quel muro che cambiò il mondo 

Berlino e l’Europa celebrano l’anniversario della caduta del Muro. Ripercorriamo la storia che portò alla riunificazione della Germania

Quel muro che cambiò il mondo
Arianna Pescini
Un quarto di secolo, e vaghi ricordi delle immagini alla tv da parte di chi scrive. Berlino festeggia i 25 anni della fine di un incubo durato 28, quel Muro della vergogna che isolò gli abitanti dell’Est e sconvolse per sempre la vita di milioni di tedeschi. Oggi nella capitale brillano migliaia di palloni luminosi, disseminati lungo il vecchio percorso del Muro, che si libreranno in aria per ricordare la luce di una nuova libertà, quella assaporata dai ragazzi che il 9 novembre del 1989 erano accalcati alla frontiera, in spasmodica attesa di attraversarla. Nulla sarebbe stato più come prima, e niente, ad ogni modo, avrebbe ridato indietro ai tedeschi orientali 40 anni vissuti sotto i rigidi dettami della DDR.
La frontiera Il controllo pressoché totale della vita di una persona spinse già negli anni Cinquanta migliaia di abitanti della Germania dell’Est ad emigrare verso l’Ovest. La DDR perdeva menti e braccia; il governo decise così di innalzare un muro per tamponare questa emorragia umana. I lavori cominciarono freneticamente nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961. Prima semplice filo spinato, poi, in vari interventi, mura di cemento armato rinforzato profonde fino a due metri e lunghe ben 155 chilometri, spesso doppie, separate da terre di nessuno (le “strisce della morte”). Superarle era quasi impossibile, troppe torrette di controllo con cecchini armati fino ai denti. In molti fallirono l’impresa: il numero delle vittime oscilla intorno alle 200, comprese donne, bambini e soldati dell’Est addetti essi stessi al controllo del Muro. Così descrive la frontiera lo storico russo Viktor Suvorov: «Il muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunker, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine». Con il Muro duecento strade si trasformarono in vicoli ciechi, vennero interrotte 11 linee di metropolitana e 62mila pendolari che ogni giorno andavano a lavorare da una parte all’altra persero il posto.
caduta muro 245x185 Quel muro che cambiò il mondoUn giorno per la Storia Quel 9 novembre la situazione precipitò in fretta. La DDR dava già da tempo segnali di cedimento, e il complesso sistema comunista stava implodendo su se stesso, come sarebbe accaduto di lì a poco all’Urss. La giornata cominciò con un’ordinanza che permetteva da quel momento i viaggi nella Germania dell’Ovest (fino ad allora per i normali cittadini erano concesse “gite” solo negli altri Paesi comunisti europei); e finì con una marea umana che brecciò parte del Muro con il beneplacito dei soldati di guardia, consegnandosi di fatto alla Storia. Rimettere piede nel mondo occidentale, abbandonando quello surreale della DDR per molti fu uno shock, una sensazione mista di gioia, stupore, rabbia e spaesamento. Nell’eterno scontro tra capitalismo e comunismo, tra benessere spesso mal distribuito e logica del “poco a tutti”, ancora quindici anni fa un sondaggio ha rivelato una parte di tedeschi nostalgica della Berlino Est, del suo sistema di welfare e dell’uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Molti di loro sono proprio quelli che esultarono 25 anni fa nel vedere, finalmente non di nascosto, la tv dell’Ovest, i supermercati riforniti di tutto, la Coca Cola originale e l’ultimo modello di Levi’s. Eppure quel Muro caduto significa libertà, diritto a sperare in un futuro migliore, nonostante i paradossi e le diseguaglianze delle democrazie. Oggi ne rimangono ancora dei piccoli tratti, meta sacra di turisti da ogni parte del mondo. Il resto è finito sbriciolato all’asta su Internet, imitato nei negozi di souvenir, o riutilizzato per strade e altre opere pubbliche. Perché la Storia va avanti. L’importante è non dimenticare il suo passato.

Finalmente hanno beccato questo assassino.

Iraq. Si intensificano i raid Usa contro Isis, ferito il califfo Al-Baghdadi?
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Colpita una casa dove si stava svolgendo una riunione dei capi di Isis. Al-Baghdadi potrebbe essere stato ferito  in modo grave, secondo alcuni testimoni, potrebbe addirittura essere morto.
Iraq. Si intensificano i raid Usa contro Isis, ferito il califfo Al-Baghdadi?-Redazione- I raid americani in Iraq, continuano incessantemente. Venerdì scorso gli aerei statunitensi hanno colpito, vicino a Mosul, un gruppo di dirigenti di Isis, tra i quali sarebbe stato presente anche l'autoproclamato califfo dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi, il quale potrebbe essere ferito, anche gravemente, se non addirittura morto.
La notizia è stata diffusa dalla tv araba Al Arabiya nella serata dell’8 novembre, una notizia questa, che se confermata,  rappresenterebbe un durissimo colpo all’organizzazione terroristica che ha conquistato parti della Siria e dell’Iraq e porterebbe d’attualità anche la questione della lotta per la leadership all’interno del gruppo jihadista.
Il Pentagono non ha confermato né smentito la circostanza: "Non possiamo dire se ci fosse anche lui", ha dichiarato il colonnello Patrick Ryder. E dunque resta l’incertezza sulla sorte del leader.
Anche il Comando Centrale statunitense (Centcom) conferma la buona riuscita dei raid contro i capi jihadisti, specificando, però, che non sono ancora disponibili prove documentate con foto o video che provino la morte o il ferimento di al-Baghdadi.
Due testimoni locali, citati da Reuters, avrebbero confermato l’obiettivo del raid alleato: una casa in cui era in corso una riunione di dirigenti di alto rango di Isis, vicino ad al-Qaim. Dopo l’attacco, i testimoni hanno riferito che i jihadisti hanno invaso la struttura ospedaliera locale, per renderla sicura, e hanno lanciato un appello alla popolazione affinché donassero il sangue per curare i feriti. Un particolare che può aprire nuovi scenari di ferocia a quelli già noti, che ricordano i rastrellamenti razzisti.
Le stesse fonti hanno confermato a Reuters – secondo quanto riferisce Al Arabiya – che il capo dell’Isis per la provincia di Anbar e il suo vice sono rimasti uccisi a seguito del bombardamento mirato.
-9 novembre 2014-

Salvini e Grillo ci possono dire come risolvono questo problema?

Ocse: il Pil Europa si è fermato

Italia penultima nel G-20, fa peggio solo la Russia. Eurozona a rischio stagnazione.
Industria
Le stime del Pil in Italia nel 2015 sono si una crescita dello 0,2% secondo l’Ocse.
Tira una brutta aria in Europa secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che ha alzato le stime del Pil dell’Italia nel 2015 a (+0,2% dal +0,1% comunicato lo scorso settembre). Ma questo miglioramento non schoda il Belpaese dalla penultima posizione tra le nazioni del G-20, davanti alla sola Russia, ferma a zero. Sono le proiezioni preliminari diffuse in vista del G-20 che è atteso il 15 e 16 novembre in Australia.
L’EUROPA SI FERMA A RISCHIO CRESCITA MONDIALE«Nonostante alcuni dei Paesi membri stiano cominciando a risalire la china, nel suo insieme la zona euro sta rallentando fino a fermarsi e rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l’inflazione persistentemente lontana dall’obiettivo». Lo scrive l’Ocse nell’Economic outlook in cui denuncia il rischio di uno stop per la crescita mondiale.
Per l’area euro, l’Ocse ha conferma le stime di settembre a +1,1% per il Pil 2015, mentre prevede un +1,7% nel 2016. In Eurolandia la crescita ha rallentato il passo, spiega l’Organizzazione, in quanto «la debolezza di Germania, Francia e Italia ha annullato i miglioramenti nei Paesi periferici e l’inflazione è continuata a calare». Quanto a Usa e Cina, l’Ocse stima un progresso rispettivamente del 3,1% e del 7,1% quest’anno (dal precedente +7,3%) e del 3% e del 6,9% nel 2016.
CATHERINE MANN: «POSSINILE CRESCITA ZERO E INFLAZIONE ZERO»L’unione monetaria, ha spiegato il capo economista Catherine Mann durante la presentazione dell’Outlook, «corre il rischio di trovarsi una crescita zero e un’inflazione zero», cosa per cui l’Ocse è preoccupata, molto preoccupata. «C’è una probabilità di deflazione e di crescita zero del Pil e stagnazione e quando questi rischi esistono deve essere un momento capitale per i politici, per fare un passo avanti sulle loro proposte in materia di riforme», ha detto Mann.
Nelle sue stime di crescita, però, l’Ocse al momento presume che il rischio negativo non si materializzerà, ma al contrario «le misure strutturali approvate saranno implementate e porteranno i loro frutti, lo stimolo monetario continuerà, cosa che permetterà all’eurozona di rivitalizzarsi».

Riceviamo e pubblichiamo.

“Cadano tutti i muri che dividono il mondo”
Il Papa esorta ad “aprire i cuori e costruire ponti”

di . Categoria: Cronaca
papa francesco, muro di berlino
“Venticinque anni fa, la caduta del Muro di Berlino avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Tra questi, un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II”.  È questo un passaggio dell’intervento di Papa Francesco al termine dell’Angelus.
Bergoglio ha ricordato che il 9 novembre 1989, cadeva “il Muro che per tanto tempo ha tagliato in due la città ed è stato simbolo della divisione ideologica dell’Europa e del mondo intero”.
“Con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà – ha aggiunto – si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione”. “Dove c’è un muro – ha affermato – c’è chiusura di cuori: servono ponti non muri. Dove c’è un muro c’è chiusura di cuore: servono ponti, non muri”.

Per Salvini è più importante andare nei campi Rom che sapere dove finivano i soldi rubati dalla lega Nord allo stato italiano.

La Lega rinuncia ai soldi bruciati da Belsito
Il Carroccio non chiede i danni all’ex tesoriere
Lo scandalo fondi in Tanzania non è una priorità


dalla Redazione
Anche se le casse della Lega nord non versano certamente in condizioni floride, la Lega Nord ha deciso che non vuole più i soldi dall’ex tesoriere Francesco Belsito. Eppure lo scandalo sui rimborsi elettorali che lo coinvolse portò il partito a raschiare il fondo. Il Carroccio però non sarà parte civile nel processo come deciso dal segretario Matteo Salvini per “tutta una serie di ragioni”, di natura “ancorché politica”. I processi sui fondi della Lega sono in corso a Milano e a Genova. L’accusa nei confronti dei due presunti riciclatori, Bonet e Scala è di aver riciclato i 5,7 milioni di euro di fondi del Carroccio che Belsito avrebbe usato per investimenti a Cipro e in Tanzania. In precedenza il giudice aveva già mandato a giudizio con citazione diretta Umberto Bossi, i suoi figli e Belsito per l’accusa di appropriazione indebita per le presunte spese personali con i fondi della Lega. Per la presunta truffa sui rimborsi elettorali sono imputati l’ex segretario del Carroccio Bossi, tre ex componenti del comitato di controllo di secondo livello della Lega e Belsito. Si parla di circa 40 milioni di euro. La decisione spetterà per competenza al Tribunale di Genova.

Regioni da chiedere. Tutte.

Regioni. Bilanci irregolari: Corte dei conti certifica, per Renzi idee di tagli

La foto di di Salvatore Sfrecola

Leggi tutti gli articoli di Salvatore Sfrecola
ROMA – Salvatore Sfrecola ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog, Un sogno italiano, con il titolo: “La Corte dei conti certifica gravi irregolarità nei bilanci delle regioni”.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva evocato sprechi e la Corte dei conti ha certificato gravi irregolarità nei bilanci delle Regioni.
 
Devono essere risuonate come una musica gradevolissima alle orecchie del Presidente del Consiglio le conclusioni cui è pervenuta la Corte dei conti nell’esame dei bilanci di molte regioni nei quali sono state individuate irregolarità varie, spesso gravi. Ne hanno scritto su Repubblica Federico Fubini e Roberto Mania, riferendosi a “bilanci truccati… tra dipendenti fantasma e debiti non registrati”.
A pochi giorni dal confronto vivace con i Presidenti delle regioni che, capitanati dal Presidente della Regione Piemonte, Chiamparino, avevano manifestato disappunto per i tagli previsti nel disegno di legge di stabilità (4 miliardi) e minacciato di ricorrere a riduzione di servizi, in particolare nella sanità, la replica di Renzi, “taglino i loro sprechi”, trova oggi conforto nelle indicazioni della Corte dei conti, tratte dalle relazioni con le quali le Sezioni regionali di controllo della magistratura contabile hanno accompagnato le pronunce nei giudizi “di parificazione” dei rendiconti generali delle regioni.
Si tratta di giudizi, tradizionali nella contabilità dello Stato fin dall’unità d’Italia, estesi alle regioni ad autonomia ordinaria a fine 2012, come già era avvenuto nelle regioni ad autonomia speciale. Giudizi che costituiscono un accertamento di conformità dei dati del rendiconto generale della regione alle scritture tenute o controllate dalla Corte dei conti. A questa pronuncia, che ha il valore di una vera e propria sentenza che rende immodificabili i dati del rendiconto oggetto del giudizio, salve le sanatorie apportate in sede di approvazione con legge del rendiconto stesso da parte delle Assemblee legislative regionali, le Sezioni contabili allegano una relazione con la quale danno conto delle osservazioni che hanno potuto effettuare sulla gestione, sulla base di propri accertamenti e del risultato dei controlli interni.
Ce n’è per molti governi regionali, quale più quale meno censurati per fatti di gestione amministrativa e/o contabile. Il bilancio consuntivo, cioè il rendiconto generale, fotografa, infatti, i risultati della gestione delle risorse destinate alle politiche pubbliche, dalla sanità all’assistenza, alla tutela del territorio e mette in risalto il raggiungimento o meno degli obiettivi contenuti nell’indirizzo politico uscito dalle urne, con quali procedure e con quale personale.
E così per una regione, il Piemonte, la dichiarazione di conformità alle scritture della Corte è stata negata per alcune partite di bilancio in relazione a “dubbi sulla corretta iscrizione al bilancio delle anticipazioni”, 2 miliardi di euro previsti dal Tesoro nel 2013 per pagare gli arretrati alle imprese fornitrici della sanità. Infatti li avrebbe utilizzati per altri fini. Sul rendiconto della regione Campania, invece, la Corte non si è pronunciata. Una decisione che non ha precedenti.
In altre occasioni, ad esempio per la regione Liguria, la Corte ha negato la dichiarazione di conformità della posta di bilancio concernente 91 milioni di residui attivi, su 103 milioni di cessioni di immobili il su 17,5 milioni di operazioni in derivati con la banca americana Merrill Lynch. Per non parlare che del dato più significativo. Perché c’è anche il bonus per i direttori delle Aziende sanitarie. Non di poco conto anche i problemi del Veneto. La Corte denuncia “errori” di contabilizzazione dell’indebitamento e “rappresentazioni contabili scorrette”.
Sbaglierebbe chi considerasse taluni di questi rilievi solo formali. I controlli della Corte dei conti, infatti, spiega l’art. 1 del decreto-legge numero 174 del 2012, che ha disciplinato la materia, sono stati previsti “al fine di rafforzare il coordinamento della finanza pubblica, in particolare tra i livelli di governo statale e regionale, e di garantire il rispetto dei vincoli finanziari derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”.
Si tratta di un controllo che, come previsto dalla Costituzione tende a garantire in funzione obiettiva, cioè nell’interesse generale, il buon funzionamento delle istituzioni le cui risorse sono fornite dal cittadino attraverso il sistema fiscale. Pertanto la Corte esamina la tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali e sulle tecniche di quantificazione degli oneri, le coperture che devono assicurare il corretto equilibrio dei bilanci.
In questo contesto le Sezioni di controllo della Corte dei conti esaminano i bilanci preventivi e i rendiconti consuntivi delle regioni e degli enti che compongono il Servizio sanitario nazionale, per la verifica del rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilità interno, dell’osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento dall’articolo 119 della Costituzione. Sempre agli stessi fini le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti verificano altresì che i rendiconti delle regioni tengano conto anche delle partecipazioni in società controllate e alle quali è affidata la gestione di servizi pubblici per la collettività regionale e di servizi strumentali alla regione.
Nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica le relazioni redatte dalle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti sono trasmesse alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell’economia e delle finanze “per le determinazioni di competenza”.
Renzi o i suoi collaboratori le avevano lette e ne hanno tratto la conclusione che si potevano sottrarre 4 miliardi alle regioni.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...