venerdì 26 agosto 2016

Ma secondo voi un grillini che scrive un post come questo è normale?


A beneficio di tutti quegli ignoranti che hanno passatoi due giorni a parlare della stessa sciocchezza. L'Italia è un grande paese ma i fessi urlano più delle persone intelligenti.

La bufala della magnitudo falsata per non pagare i danni ai cittadini

Secondo i complottisti l’Istituto Nazionale di Geofisica avrebbe modificato il dato
ANSA

25/08/2016
«All’estero parlano di magnitudo 6.2 - scrive Massimo su Twitter - per la legge Monti se non supera 6.1 lo Stato non paga i danni». È l’ultima follia dei complottisti in rete: la magnitudo falsata dall’Istituto Nazionale di Geofisica. La bufala gira in diverse forme ma il messaggio è sempre o stesso: la magnitudo del terremoto che ha colpito il Centro Italia è 6.2 ma il dato diffuso dai media è 6.0 perché una legge del governo Monti fissa a 6.1 la soglia oltre la quale lo Stato è tenuto a sostenere il risarcimento danni per i cittadini. Il governo, secondo i complottisti, avrebbe quindi convinto i sismologi italiani a modificare il dato per non sborsare neanche un euro. 

“Falsare la magnitudo per non pagare i cittadini”, la bufala spopola sul web


La bufala, girata già negli scorsi anni addirittura in occasione del terremoto dell’Aquila, si riferisce in questo caso al decreto legge n.59 del 15 maggio 2012, con cui il governo Monti ha riorganizzato la Protezione Civile. L’articolo 2 del decreto, «al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali» esclude «l’intervento statale, anche parziale, per i danni subiti da fabbricati». Ai tempi i giornali di tutto il Paese avevano riassunto così: lo Stato non pagherà più per i danni dei terremoti. Il punto è che il temuto articolo 2 è stato soppresso con la legge n.100 del 12 luglio 2012 (quella che convertiva in norma a tutti gli effetti il decreto legge).  



Ma nella bufala che circola in rete ci sono altre due inesattezze che fanno suonare più di un campanello d’allarme. Secondo i complottisti il risarcimento dei danni dipende dalla magnitudo del terremoto. Peccato che i risarcimenti dei danni si calcolino sulla base dell’intensità dei terremoti e non della loro magnitudo: la prima viene calcolata sulla base della scala Mercalli (quella che misura appunto l’intensità sulla base dei danni), la seconda sulla base della scala Richter. Sono due dati diversi e che non sono in relazione l’uno con l’altro. L’esempio classico che fanno i sismologi per distinguere è semplice: un terremoto di magnitudo 7 in mezzo al deserto (e quindi senza manufatti attorno) sta al grado 0 della scala Mercalli, che misura i danni. 


L’ultimo errore del messaggio-bufala, poi, è davvero grossolano: la «legge di Monti» viene indicata come una risposta del governo al salasso seguito al terremoto dell’Emilia. Ma i conti non tornano: il decreto legge è stato approvato il 15 maggio del 2012, cinque giorni prima del sisma. La coincidenza non era passata inosservata e in tanti avevano parlato di una beffa che si sommava, così, alla tragedia. I fatti, però, anche qui si scostano dalla fantasiosa interpretazione: dopo il terremoto del 20 maggio 2012, Mario Monti firmò un decreto per garantire la copertura al 100% delle spese per la ricostruzione. 

Il complottista impenitente, a questo punto, potrebbe chiedere: ma allora perché all’estero dicono che la magnitudo è 6.2? Semplice, la magnitudo viene calcolata in diversi modi e la rilevazione può cambiare da stazione a stazione. Lo spiega l’Istituto Nazionale di Geofisica sul suo sito, ma sicuramente si tratta di un piano segreto per ingannarci tutti ancora una volta. 

Quante sciocchezze ma quante sciocchezze nella rete. Quante bufale ma quante bufale. Eppure di cretini che credono alle sciocchezze ve ne sono tanti.

Tutte le bufale sul terremoto. È l'ora delle panzane social

Dalla magnitudo truccata alla prevedibilità dei terremoti fino al solito carillon di fotografie fuori contesto e al jackpot del SuperEnalotto: il peggio sui sul web a poche ore dalla tragedia
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BUFALE E TRUFFE popolano puntuali i social network in queste ore di dolore e di emergenza per il terremoto che ha colpito il Centro Italia. Come sempre accade in occasione di fatti simili. D'altronde gli sciacalli non si muovono solo fra le macerie reali ma saltano con agilità anche fra quelle virtuali. Diffondendo notizie inventate di sana pianta, rilanciando bufale, proponendo soluzioni impraticabili, sfruttando l'onda emotiva per rinforzare tesi insostenibili. Sempre facendo leva su quei 268 morti e sulle centinaia di feriti. Alcune sono, se possibile in un contesto tanto delicato, di scarsa pericolosità, come il fraintendimento sull'hotel Mario di Cesenatico, che in molti hanno ritenuto fosse della cantante Fiorella Mannoia. La quale aveva solo copiato e incollato sul suo profilo l'appello (reale) di un albergatore, così come ha fatto in altri casi.
 
Altre posseggono invece una carica esplosiva che vale la pena disinnescare senza indugio. Su tutte, quella del presunto taroccamento della magnitudo del sisma (da 6.2 a 6.0) per evitare che lo Stato debba accollarsi i costi della ricostruzione. La responsabilità sarebbe di una presunta legge voluta dall'allora governo presieduto da Mario Monti che fisserebbe la soglia del rimborso a 6.1 gradi. Nulla di più inventato. La bufala, circolata già in passato, si aggancia a un articolo del decreto-legge n.59 del 15 maggio 2012 poi convertito nella legge n.100 del 12 luglio 2012, quello di riordino della Protezione civile. Quell'articolo, che prevedeva l'assicurazione privata per i rischi derivanti da calamità naturali, fu soppresso al momento della conversione. Nessun limite risulta da nessuna parte del testo (approvato pochi giorni prima del terremoto che colpì l'Emilia-Romagna) e in ogni caso i risarcimenti vengono calcolati sulla base di un'altra scala, la Mercalli-Cancani-Sieberg, che valuta l'intensità del sisma in termini di danni prodotti sul territorio e non in base alla magnitudo della scala Richter. Sono nozioni che s'insegnano in terza elementare.

Un'altra bufala è quella del jackpot del SuperEnalotto da destinare alla ricostruzione. L'hanno lanciata alcuni politici, contribuendo così alla confusione: su tutti Antonio Boccuzzi del Pd e Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Innescando anche numerose petizioni su Change.org e Firmiamo.it e il coinvolgimento di star come Fiorello. Peccato che la Sisal sia una società privata che gestisce il concorso su concessione statale. Al massimo si potrebbe lavorare sulla tassazione collegata (o spingere Sisal a una donazione indipendente) ma certo è impossibile sottrarre quel montepremi maturato nel corso dei mesi in virtù delle puntate dei giocatori, che scommettendo firmano di fatto un contratto con la società in base al quale questa si impegna a redistribuirlo in caso di vittoria.

Di sciacallaggi digitali se ne stanno vedendo molti. Da personaggi di dubbia notorietà che non riescono a contare fino a 10 prima di scrivere ad altri che utilizzano la tragedia come pretesto da servizio fotografico fino, appunto, alle amarissime panzane. Come quella sui rifugiati e sul loro "pocket money" (che alcuni, come a Gioiosa ionica, hanno perfino deciso di donare): non si tratta certo dei 30 euro al giorno (spesso soglia massima), che servono alla totalità delle spese per la loro ospitalità, ma di 2,5. Affitto del locale, costi di gestione, pulizia, vitto: c'è tutto, in quella quota giornaliera da 30 euro versata dallo Stato in base a bandi locali dei comuni su indicazione ministeriale attingendo a fondi in buona parte europei a ciò dedicati e non destinabili altrove.

In queste ore si sono poi registrate bufale sulle reti idriche danneggiate e sull'acqua non potabile, smentite dalle aziende che se ne occupano, su presunti rischi di tsunami elettromagnetici e sugli ormai tristemente noti terremoti artificiali, oltre che su un altro motivo ricorrente delle situazioni post-sisma: la loro prevedibilità e periodicità, visto che secondo molti stregoni "avverrebbero di notte e col caldo". Una tesi che non ha alcun fondamento scientifico né nel primo caso né nel secondo: basta sfogliare il drammatico catalogo dei terremoti degli ultimi mille anni per coglierne l'assoluta casualità. Nullo anche il collegamento con la meteorologia. Si possono al contrario elaborare mappe di rischio, studiare le serie storiche, determinare aree e zone in maggiore pericolo. Ma di modelli attendibili di previsione non c'è purtroppo alcuna possibilità di stilarne. E la comunità scientifica internazionale è spesso tornata sul punto. Quando ce ne sono - e in questo caso non ce ne sono state - neanche le avvisaglie, i cosiddetti "foreshock", fanno fede e non possono che essere collegati con nesso causale solo a posteriori.

Intorno a queste grandi bufale sui social network se ne sviluppano a decine, che ruotano sostanzialmente intorno alla mistificazione di immagini di altri eventi, alla fantasiosa variazione sulla solidarietà giunta dal mondo (è il caso dei 10mila uomini della protezione civile russa in marcia verso il nostro Paese) o a varie tipologie di fondamentalismo. È per esempio accaduto con la foto di un bimbo estratto dalle macerie 22 ore dopo il sisma, in realtà presa dal terremoto di Katmandu del 25 aprile 2015. Oppure altre immagini, come quelle di una chiesa in Emilia risalente al sisma di quattro anni fa. Anche sui social network è fondamentale fare riferimento alle fonti tecniche, che (su Twitter INGVterremoti, CNgeologi, Palazzo_Chigi, CroceRossa) e alzare al massimo l'asticella su ciò che circola sulle nostre bacheche.

Un ottimo articolo di Francesco Oggiano.

Immigrati fuori dagli hotel? Misura scellerata (e inutile)

Francesco Oggiano
di FRANCESCO OGGIANO
Tra tutte le scemenze scritte dopo il terremoto del Centro Italia, la peggiore è quella che ha avuto più risonanza: «Mandiamo i profughinelle tendopoli, così lasciamo gli alberghi agli sfollati». Mi ero ripromesso di non citarla per non alimentarla, ma poi l’ho vista diffondersi viralmente (con velocità inedita), arrivare urlata sulla bocca di esponenti del Parlamento (Salvini, Maroni e Bertolaso) ed essere stampata sulle prime pagine dei quotidiani (Libero, chi altri). Lo sconforto ha ceduto alla preoccupazione e lo snobismo all’interesse. Perciò ho deciso di approfondirla come fosse roba seria. Per dimostrare che seria non è. 

La proposta viene «argomentata» pressapoco così:
In seguito al terremoto ci sono tanti sfollati -> Questi sfollati dovrebbero stare negli alberghi -> Gli alberghi sono pieni perché riempiti dai profughi -> Cacciamo i «profughi».

Per fortuna, le sue premesse sono tutte sballate e, oltre che scellerata umanamente, è  ingiustificata matematicamente.

migrantti

1. GLI SFOLLATI SONO TROPPI, MA NON MOLTI
Gli sfollati sono sempre troppi, ma in questo caso non molti a causa della scarsa densità abitativa dei villaggi: circa 2.500, 40 volte in meno rispetto agli 80 mila de L’Aquila (dati Protezione Civile).

2. POTREBBERO, STARE NEGLI ALBERGHI
Potrebbero stare negli alberghi. Qualora lo volessero. Molti però hanno preferito cercare riparo da parenti che vivono lontani, altri restare in macchina per paura di nuovi crolli, e 2.100 dormire nelle tende allestite nei paesi distrutti dal sisma. Perché? «Preferiscono rimanere vicini alle proprie case», spiegano dalla Protezione Civile. «Sono psicologicamente sotto choc, non possono subire anche il trauma di essere strappati dai propri luoghi abituali. Immaginate se prendessimo sottobraccio una persona che ha appena visto crollare la propria casa e le dicessimo, “Ora tu te ne vai in Molise”. Non dimentichiamo che gran parte della popolazione colpita è in età avanzata, quindi più restia a lasciare i paesi d’origine».

3. LE TENDOPOLI SONO DI PRIMA ACCOGLIENZA, GLI ALBERGHI NO
In caso di terremoto, la tendopoli è una sistemazione di prima accoglienza (annulla il rischio di essere travolti da un crollo), l’albergo no (offre un tetto che però può crollare). Una ricollocazione degli sfollati avrebbe senso soltanto in alberghi lontani almeno 100 chilometri dall’epicentro. Impossibile, qualora si volesse, trovare 2.100 posti letto in un raggio minimo di 100 chilometri nel giro di 12 ore.

4. GLI ALBERGHI NON SONO PIENI
Eppure, qualora gli sfollati volessero andare tutti in hotel a centinaia di chilometri da casa e qualora la Protezione Civile riuscisse a trovare 2.100 posti in albergo, non si capisce perché bisognerebbe cacciare via quelle poche centinaia di richiedenti asilo che  alloggiano in pochi (pochissimi) hotel italiani adibiti a centri di accoglienza (e tutt’altro che lussuosi). In Italia (dati Istat) ci sono 33 mila alberghi, per un totale di 2,2 milioni di posti letto. Ad agosto, mese più movimentato dell’anno, la percentuale di occupazione delle camere non supera il 66% (in Abruzzo è il 76%, nelle Marche il 69%, in Lazio il 62%). In altre parole, una camera su tre è libera. Per i più duri di comprendonio: c’è posto per tutti.

LA RISPOSTA DEGLI IMMIGRATI…
I numeri sono a volte pesanti, lo so, ma disinnescano bene la polemica di chi, per usare le parole di Enrico Mentana, non ha interesse «né degli uni né degli altri. Vuole soltanto contribuire a suo modo, versando bile». La migliore risposta l’hanno data gli uni (i migranti) e gli altri (le vittime). I primi con gesti di solidarietà esemplari: c’è chi ha scavato a mani nude la notte del terremoto, chi ha deciso di donare la piccolissima quota giornaliera che riceve dallo Stato (2,5 euro, non 35 come ancora riportato falsamente da molti) e chi si è armato di pala e rastrello per andare a ripulire le zone disastrate.

… E QUELLA DEI TERREMOTATI
I secondi hanno disinnescato sul nascere ogni polemica con messaggi di solidarietà commoventi diretti proprio a quelli che in questo momento sentono più vicini. Tra tutti, c’è quello di Francesca, ragazza di Amatrice rimasta senza casa: «A nessun amatriciano sentirete dire che bisogna cacciare gli immigrati dagli alberghi per metterci i terremotati. Primo perché per chi ha vissuto un dramma così, la solidarietà è un sentimento molto forte. E uno che scappa dalla guerra lo senti un po’ un tuo simile. Secondo, perché a Amatrice era ospitato un gruppo di richiedenti asilo, a cui tutti si erano affezionati. E perché l’altra notte erano anche loro a scavare, e perché anche qualcuno di loro sta sotto le macerie. Quindi grazie lo stesso, e accoglienza per tutti quelli che ne hanno bisogno, senza “noi” e “loro”». Se non lo capite neanche così, siete proprio sciemi sismici.
Scritto da Francesco Oggiano
Nato in Puglia 30 anni fa, ha frequentato la scuola di giornalismo Iulm-Mediaset di Milano. Giornalista professionista, ha collaborato con varie testate, tra cui Il Sole 24Ore, Affaritaliani e Repubblica.it. Dal 2010 è a VanityFair.it, dove si occupa d’attualità. È irrimediabilmente appassionato alle vicende politiche e in particolare del Movimento 5 Stelle, sul quale ha scritto un libro (Beppe Grillo parlante). Non sa perché, ma sa parlare al contrario.

Preso direttamente da Facebook. Vorrei essere giapponese.


Dilettanti allo sbaraglio. In tempi non sospetti avevo detto che questa era peggio di Raggi.

Torino, per il Po verde il fai-da-te non basta: "L'alga si moltiplica, servono gli esperti"

Torino, per il Po verde il fai-da-te non basta: "L'alga si moltiplica, servono gli esperti"
L'intervento dei volontari non risolve il problema. L'assessora Lapietra: "Andrà pulito anche il fondale", ma mancano i fondi. Rinviata l'apertura della diga Michelotti
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Il “fai da te” e la chiamata ai volontari, benché “qualificati”, non sono bastati a mettere al sicuro il Po dall’infestazione del myriophyllum aquaticum. E ora il Comune sta pensando seriamente di affidarsi agli esperti di una ditta specializzata in bonifiche di questo tipo, per sconfiggere definitivamente la pianta tropicale che rischia di propagarsi lungo tutto il fiume mettendo a rischio l’ecosistema fluviale e la sopravvivenza delle specie autoctone. A una settimana di distanza dall’operazione di pulizia manuale, a cui insieme ai tecnici degli enti pubblici avevano partecipato anche la sindaca Chiara Appendino, due assessori e numerosi consiglieri comunali del M5S, il millefoglio infestante è riapparso. O meglio: quello che non si era riuscito a sradicare, perché nascosto sotto il pelo dell’acqua, è cresciuto e si è mostrato ai tecnici del Comune e dell’Arpa che ieri mattina sono andati a verificare la situazione ai Murazzi.

A questo punto, a differenza di quanto era stato annunciato l’altro ieri dall’assessora alle Vie d’acqua, Maria Lapietra, l’apertura della diga Michelotti, prevista mercoledì prossimo per ripulire il fiume anche dalle altre piante come la lenticchia d’acqua che in questi mesi gli hanno dato una colorazione verde, dovrà essere rimandata. Il millefoglio, la piantina spinosa che di solito viene usata per abbellire gli acquari, rischierebbe infatti di propagarsi a valle. È molto infestante. E basta un piccolo rametto, anche strappato, perché attecchisca altrove. Prima di passare alla potatura e alla pulizia delle altre piante innocue (non solo le “lenticchie” che galleggiano e colorano la superficie di verde, ma anche le brasche di colore marrone) bisognerà dunque eliminare l’infestazione.

«L’intervento di estirpazione manuale è stato efficace nell’eradicare la maggior parte delle piante infestanti e per contenerne la diffusione — ha chiarito ieri l’assessora Lapietra — Adesso, però, in collaborazione con la Regione e l’Arpa, stiamo valutando seriamente di affidare la rifinitura del lavoro di pulizia, che dovrà riguardare anche il fondale, a una ditta specializzata in questo tipo di operazioni. Che non solo garantisca uno sradicamento totale, ma che si occupi anche dello smaltimento dei resti».

In Italia le ditte in grado di intervenire in questi casi si contano sulle dita di una mano. Non sarà un intervento
 immediato, quindi. E poi c’è la questione dei costi. Per la pulizia ordinaria il Comune ha a disposizione un budget risicato: 6mila euro l’anno. Soldi che non basterebbe a coprire le spese. E che comunque non si possono sottrarre agli altri interventi di potatura delle piante acquatiche innocue. Un’altra soluzione, più radicale, potrebbe essere nel dragare il letto del fiume; ma per farlo servirà il nulla osta del Magistrato del Po.

Dedico questo bel post ad un bamboccione di papà razzista e cafone più o meno come il padre.


Zucconi e Gramellini vs Travaglio e Gomez: Due Nobel vs due cronisti di Minori


L'Italia è un grande paese nel quale per un certo periodo, noi persone perbene (e siamo in milioni), abbiamo deciso di non urlare. Da oggi a tutte ile persone perbene io chiedo di urlare, di farsi sentire e di zittire tutti quegli imbecilli che in queste ore continuano a pubblicare post dicendo la cosa più cretina che si possa mai pensare:" Mettiamo i nostri terremotati negli alberghi". Questo è un prete che dovrebbe essere scomunicato da Papa Francesco.


Prendo dalla pagina di Anna Pepe questo splendido post. L'Italia è un grande paese nel quale i razzisti ignoranti urlano più di quei milioni di italiani che fanno di questo paese un grande paese. Sono stufo di sentire le urla di questi ignoranti, frustrati, invidiosi, irrealizzati e razzisti. Droghi iniziamo anche noi a urlare contro ognuno di questi imbecilli.


Anna Pepe ha condiviso la foto di Marco Furfaro.
2 h
Marco Furfaro
13 h
Francesca era nella sua casa di Amatrice la maledetta notte in cui la terra ha tremato così forte da far venir giù tutto. Lei e la sua famiglia. Per fortuna, ce l'hanno fatta. E oggi ci ricorda che l'unico compito che abbiamo è aiutare, non dividere, tutti coloro che hanno bisogno.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...