mercoledì 23 dicembre 2015

Questo è il presidente del Consiglio che si merita l'Italia?

Matteo Salvini  

   

"La Svizzera, dove tutti i cittadini, dai 18 ai 60 anni, sono in servizio militare permanente effettivo". (Min. 20:39)

|  esteri | Pubblicato:22.12.2015 | Origine:30.11.2015 | Fonte dichiarazione

Vota la Panzana dell’anno 2015!
Ospite a Otto e Mezzo, Matteo Salvini elogia il modello svizzero del servizio militare. È un tema che sta a cuore al leader della Lega, che già a luglio sulla sua pagina Facebook aveva annunciato: "La Lega sta preparando una proposta di legge per reintrodurre il SERVIZIO CIVILE e MILITARE obbligatorio per i maggiorenni". 
Ma è vero che in Svizzera tutti i cittadini sono in "servizio militare permanente effettivo" fino ai 60 anni? In breve, no.
Montagne, orologi a cucù e... soldati?
Come spiega il sito dell'esercito svizzero, l’articolo 59 della Costituzione federale stabilisce che "gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare", mentre per le donne il servizio militare è su base volontaria. 
Tra i diciotti e i venticinque anni d'età, le persone soggette all’obbligo di prestare servizio militare sono tenute a presentarsi presso un centro di reclutamento dell’esercito. Coloro che vengono dichiarati inabili al servizio devono pagare una tassa di esenzione dall’obbligo militare che ammonta al 3% del salario annuale.
Se dichiarati abili al servizio, i militari frequentano una scuola reclute che dura dalle 18 alle 21 settimane a seconda della funzione attribuita al momento del reclutamento. In seguito vengono convocati a sei o sette corsi di ripetizione annuali di tre settimane ciascuno fino all’età di 30 anni (si può arrivare fino a 34 anni, se non sono stati completati i giorni di servizio prescritti). Il limite di età cresce a seconda che i militari ricoprano cariche più importanti nell'esercito, ed arriva fino al massimo di 50 anni per gli ufficiali superiori.
In alternativa, esiste la possibilità di assolvere, in un unico periodo di 10 mesi, il totale obbligatorio di giorni di servizio. I militari che usufruiscono di tale possibilità non sono in seguito più convocati per i corsi di ripetizione e restano in riserva fino ai trent'anni.
Gli svizzeri non sembrano voler seguire la tendenza generale in Europa, dove la maggior parte dei Paesi hanno eliminato l'obbligo di leva: negli ultimi venticinque anni tre tentativi di referendum per abolire tale obbligo sono stati respinti con ampie maggioranze, l'ultimo nel 2013.
Il verdetto
Come si vede quella di Salvini è una grossa esagerazione. Gli svizzeri rimangono in riserva o sono tenuti a seguire dei corsi di ripetizione soltanto fino ai trent'anni, e non quasi alla soglia della pensione: "Pinocchio andante".

Queste notizie sui tablet dei leghisti non compaiono mai. Hanno inserito il filtro....Prima gli Italiani......

Kenya, musulmani proteggono i cristiani dai terroristi: “Uccideteci tutti o andate via”
Sventato assalto dei jihadisti di al-Shabab, nei pressi di El Wak, Nord del Kenya, vicino il confine con la Somalia. I miliziani avrebbero voluto fare strage, separando gli "infedeli" presenti su un bus dai musulmani. Questi ultimi però hanno fatto loro scudo a costo della vita.

MONDOULTIME NOTIZIE 22 DICEMBRE 2015 08:01 di Biagio Chiariello

Musulmani che, a costo della loro vita, difendono i cristiani dal gruppo estremista somalo Al Shabaab. Come scrive The Independent, ieri lunedì 21 dicembre, nei pressi del villaggio di El Wak, nei pressi di Mandera, nel nord del Kenya, il gruppo di musulmani ha rifiutato di obbedire agli ordini degli jihadisti che volevano far strage solo degli "infedeli" presenti su un autobus. L’obiettivo dei terroristi era separare i cristiani dai musulmani, per poi far fuoco sui primi. Una volta scesi dal mezzo, però, gli islamici hanno rifiutato di separarsi e di far così riconoscere i cristiani agli assalitori. “I miliziani – ha raccontato un testimone – hanno minacciato di sparare a tutti cristiani e musulmani. E in passato l’hanno già fatto. Ma infine hanno rinunciato. Andandosene hanno lanciato un sinistro avvertimento: torneremo!”. “La gente del posto ha mostrato un senso di patriottismo e di reciproca appartenenza, insistendo sul fatto che al-Shabab li uccidesse insieme o li lasciasse andare” ha detto il Governatore di Mandera, Ali Roba. Nel fuggire, tuttavia, i miliziani hanno sparato sul gruppo, uccidendo un passeggero e ferendone tre. Un’altra raffica di mitra è stata rivolta ad un camion che seguiva il bus, il conducente è rimasto ucciso.

Ad aprile 147 infedeli uccisi all'Università di Garissa

Non è il primo drammatico episodio che avviene nella zona. Il Kenya ha vissuto un'ondata di attacchi e di rappresaglie da parte di al-Shabab, gruppo legata ad al-Qaida, a seguito della decisione di inviare truppe in Somalia per combattere gli estremisti nel 2011. Più volte in passato gli estremisti hanno portato avanti la stessa tecnica di selezione delle vittime sulla base della religione, come è successo ad aprile quando al campus universitario di Garissa furono massacrati 147 studenti "infedeli", in una carneficina che ha ricordato nei modi le brutali violenze compiute dai miliziani dello Stato islamico in Libia, Siria ed Iraq.  Nel settembre del 2013, invece, gli stessi jihadisti si erano resi responsabili della strage al centro commerciale Westgate della capitale, con 67 morti.

continua su: http://www.fanpage.it/kenya-musulmani-proteggono-i-cristiani-dai-terroristi-uccideteci-tutti-o-andate-via/
http://www.fanpage.it/

Salvini "Difendo gli ideali comunisti".

Anche un bambino di tre anni poteva arrivare tranquillamente a questa conclusione.

Per l'Antitrust nessun conflitto interessi per il ministro Boschi

In base a legge Frattini il ministro non ha responsabilità

Per l'Antitrust nessun conflitto interessi per il ministro BoschiRoma, 23 dic. (askanews) - Il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi non incorre in nessun conflitto di interessi in merito alla vicenda legata al salvataggio di Banca Etruria. Lo ha chiarito l'Antitrust rispondendo ad una sollecitazione rivolta dal deputato cinquestelle, Alessandro Di Battista. "In base alla legge Frattini numero 215 del luglio 2004 sui conflitti di interesse - riferiscono fonti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - l'antitrust ha verificato che non sussiste alcuna circostanza in base alla quale il ministro abbia partecipato all'adozione di alcun atto con danno dell'interesse pubblico". L'articolo 3 della legge, infatti, precisa che "sussiste situazione di conflitto di interessi ai sensi della presente legge quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità ai sensi dell'articolo 2, comma 1, ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate, secondo quando previsto dall'articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, con danno per l'interesse pubblico". L'autorità, invece, ha ricevuto specifiche da parte del governo in base alle quali viene confermato che il ministro non ha partecipato alle riunioni del Cdm di approvazione dei provvedimenti. In particolare la Boschi non era presente il 20 gennaio 2015, l'11 novembre 2015 con il decreto salva-banche e neanche il 16 novembre con il decreto legislativo numero 180. L'assenza della Boschi è stata inoltre confermata anche nelle riunioni del 6 e del 13 novembre. int4

L'Italia che combatte tutti i giorni per uscire dalla crisi creata dai governi di destra deve perdere tempo a parlare di conflitto d'interessi della Boschi. Per venti anni abbiamo avuto i veri conflitti d'interesse senza che nessuno parlasse ed ora.......

Antitrust: per ministro Boschi nessun conflitto di interessi

Fonti qualificate dell'Authority rispondono così a una sollecitazione venuta dal deputato M5s Alessandro Di Battista

Il ministro Maria Elena Boschi non ha alcun conflitto di interessi sulla vicenda del salvataggio della Banca Etruria. A sostenerlo è l'Antitrust, riferiscono fonti qualificate dell'Authority, in una risposta al deputato del movimento cinque stelle Alessandro Di Battista, che aveva sollecitato un pronunciamento sulla vicenda. Di Battista aveva sollevato la questione in una lettera inviata all'Antitrust lo scorso 22 dicembre. L'esponente dei cinque stelle chiedeva se esistessero gli estremi di un conflitto di interessi in capo al ministro Boschi e ai suoi familiari per la vicenda del salvataggio della Banca Etruria. L'Autorità, sulla base delle competenze ad essa assegnate dalla legge Frattini, ha esaminato la posizione della Boschi per verificare in primo luogo la presenza del ministro alle riunioni decisive sul salvataggio delle banche, poi se gli atti (o le eventuali omissioni) del ministro abbiano avuto un "incidenza specifica e preferenziale" sul suo patrimonio (e su quello del coniuge o dei parenti fino al secondo grado) e infine se vi sia stato un danno per l'interesse pubblico. Nella risposta a Di Battista, l'Antitrust esclude che il comportamento della Boschi possa rientrare nei due casi previsti dalla legge. Sul primo punto, quello riguardante l'incidenza sul suo patrimonio, l'Antitrust osserva che la Boschi partecipò solo alla riunione del consiglio dei ministri del 10 settembre, quando fu approvato lo schema preliminare del decreto legislativo 180 da inviare alle commissioni parlamentari per il parere previsto dalla legge.
Il ministro non partecipò invece alle riunioni del 6 e 13 novembre nel corso delle quali il governo esaminò e approvò il decreto. E non avendo preso parte alle riunioni, stando alla legge sul conflitto di interessi al ministro non può essere imputato un comportamento volto ad accrescere il proprio patrimonio. Anche sul secondo punto, l'Antitrust "assolve" la Boschi: per parlare di danno pubblico, si osserva nella risposta a Di Battista, bisognerebbe che il ministro avesse compiuto atti idonei "ad alterare il corretto funzionamento del mercato", circostanza che per l'Antitrust è palesemente non rinvenibile in questo caso. Un eventuale danno, sottolineano le fonti dell'Antitrust, potrebbe derivare unicamente dall'inerzia dei commissari speciali chiamati dal decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri a risanare le banche.
Nella risposta al deputato M5s, l'Antitrust dà conto delle presenze del ministro Boschi nelle riunioni del consiglio dei ministri dove sono stati esaminati i provvedimenti legati al sistema bancario. Sulla base dei dati ricevuti da Palazzo Chigi, l'Autorità segnala che Maria Elena Boschi non è stata presente alla riunione del 20 gennaio 2015 che ha dato il via libera al decreto numero 3/2015 sul sistema bancario; è stata invece presente nella riunione del 10 settembre 2015 che ha approvato lo schema preliminare del decreto legislativo numero 180 sulle banche (ma non ha poi partecipato alle riunioni del consiglio dei ministri del 6 e del 13 novembre nel corso delle quali quel decreto legislativo è stato esaminato e poi approvato); e , infine, non ha partecipato alla riunione del consiglio dei ministri del 22 novembre che ha approvato il decreto cosiddetto "salva-banche". Per quanto riguarda invece la dichiarazione sulle attività patrimoniali del ministro Boschi e dei suoi familiari, l'Antitrust segnala che essa fu presentata il 21 maggio 2014 e non riportano il possesso di azioni bancarie della Banca Etruria (ma il questionario impone l'obbligo di dichiarare il possesso di azioni solo sopra i 50 mila euro).

A che serve commentare. E' tutto molto chiaro.

Luigi Di Maio e le balle a 5 Stelle (segnalate da altri)

Poi non dite che siamo noi. Luigi Di Maio ha scritto qualche ora fa su Facebook:
Ci dicevano fosse impossibile salvare i risparmi di decine di migliaia di italiani senza liquidare le banche. Ci dicevano che l’UE fosse contraria, perché sarebbero stati “aiuti di Stato”. Falso!
Ieri in Portogallo lo hanno fatto, hanno salvato una banca con il fondo interbancario, come chiedevamo noi. E l’Europa non ha battuto ciglio.
È la dimostrazione che un’altra strada c’era per salvare i risparmi di centinaia di migliaia di italiani.
Solo che il loro obiettivo era salvare i banchieri non i cittadini.
luigi di maio
Verrebbe voglia di verificare. Ma confutare sempre Di Maio però potrebbe diventare un vizio. Quindi lasciamo fare il lavoro ad altri. Mario Seminerio sul suo blog poco fa ha scritto:
Pare che oggi usi così, ben più di ieri: si dice una scemenza e la si ripete ossessivamente, sino a prendere la cosiddetta opinione pubblica per sfinimento o per distrazione. Come leggere altrimenti la lisergica rivendicazione del giovane talentuoso pentastellato candidato a-non-si-sa-bene-cosa, almeno sin quando l’alta direzione non lo rimetterà a cuccia?
Leggete la perla qui sotto. Secondo il giovine e talentuoso Luigi Di Maio, la banca portoghese Banif sarebbe stata salvata con l’equivalente del fondo interbancario di quel paese. Ma anche no, visto che il fondo portoghese di risoluzione (e non interbancario) ci metterà poco meno di 500 milioni di euro, ed i restanti 1,7 miliardi di finanziamenti proverranno da soldi pubblici, cioè da debito. Benedetto ragazzo, ma informarsi prima di scrivere sciocchezze, è davvero così difficile? Quando smetterai di dar retta a tuo cuggino?
pentafulminati
(A proposito del Portogallo anche qui avevamo parlato di fondo interbancario). Francesco Del Prato su Libernazione invece scrive:
luigi di maio
E si riferisce, al punto 4, a quanto dichiarato da Carmelo Barbagallo nell’audizione in commissione finanze di Bankitalia il 9 dicembre scorso (pagina 8):
fondo interbancario villarosa
Tuttavia, se davvero volessimo accostare le due vicende, dovremmo specificare almeno tre punti. Primo: il Banco Internacional do Funchal ha una grossa partecipazione pubblica e quindi il fallimento avrebbe pesato in ogni caso sui conti dello Stato. Secondo: c’è già stata una tranche di veri e propri aiuti (1,1 miliardi) a gennaio 2013, ma allora le regole erano diverse e questo si poteva fare. Terzo punto (repetita iuvant): le risorse pubbliche di questi giorni (2,25 miliardi) sono arrivate perché non è stato sufficiente il sacrificio di azionisti e obbligazionisti subordinati.
Insomma, l’accostamento con il caso italiano è del tutto fuori luogo. Per di più, le autorità portoghesi non potevano agire diversamente – come si legge nel comunicato di Bruxelles – dato che “i precedenti tentativi di vendere Banif senza ulteriori aiuti di Stato non hanno avuto alcun successo”. Eccole, allora, le differenze vere: nel caso lusitano una parte delle perdite è stata stata coperta con fondi pubblici, quindi mettendo le mani nelle tasche dei contribuenti; in quello italiano è intervenuto soltanto il Fondo di risoluzione alimentato dalle risorse private di altre banche. I cittadini 5 stelle se ne facciano una ragione.

Poi non dite che siamo noi, eh?

La colpa dei nostri guai è addebitabile esclusivamente al popolo italiano che è perfettamente uguale ai rappresentanti politici e sindacali che ha.

Dare la colpa alla Germania non fa di noi un Paese migliore

Renzi cerca il braccio di ferro con i tedeschi sulla questione banche, debito e anche sui migranti. Ma la nostra cattiva coscienza non ci permette né alibi, né ripicche

Foto Thomas Lohnes/Getty

23 Dicembre 2015 - 11:22
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Foodscovery Ottobre-Novembre 2015
«In questi anni ci siamo tutti divertiti a dire la nostra sulla Germania - ha scritto, qualche anno fa, l'economista Giacomo Vaciago - il lunedì ne abbiamo paura; il martedì le attribuiamo le colpe dei nostri errori; il mercoledì le facciamo sapere in che cosa noi siamo migliori; il giovedì le chiediamo di fare di più; il venerdì le rinfacciamo Auschwitz; nel weekend ci riposiamo e poi si ricomincia».
Difficile dare torto a Vaciago. È almeno dal 2008 che la Germania è additata, soprattutto, quale causa primigenia di tutti i nostri mali. C’è da dire che con Letta prima e Renzi poi un po' si era persa, questa tradizione. E un po' ci avevamo sperato, in fondo, che il nostro governo si stesse disintossicando dalla dipendenza dall'alibi esterno e dalle paranoie.
Ci sbagliavamo, purtroppo. Negli ultimi giorni, il presidente del Consiglio sembra infatti voler far di tutto per rinverdire la tradizione germanofoba dei suoi illustri predecessori. L'ha fatto alla Leopolda, affermando in piena bufera banche che i nostri istituti di credito sono più sani e solidi di quelli tedeschi. L'ha fatto dopo che l'Unione Europea ha avviato una procedura d'infrazione nei nostri confronti per la mancata identificazione dei profughi, ricordando come anche la Merkel, nel pieno dell'emergenza siriana aveva detto che prima veniva la solidarietà e poi la burocrazia. Lo ha fatto, infine, in numerose interviste alla stampa estera, spiegando come il voto spagnolo, portoghese e greco siano una risposta alle politiche di austerità adottate dall'Europa su imposizione della Germania.
I guai dei nostri istituti di credito non dipendono dalla Germania o dai controlli della Banca Centrale Europea quanto piuttosto da una gestione, diciamo, “borderline” di fidi, prestiti e obbligazioni subordinate
Spiace dover ricordare spiacevoli verità al premier e a chi, alla sua destra e alla sua sinistra, non vedeva l'ora di poter soffiare sul fuoco contro chi è stato definito da Time personaggio dell'anno e “cancelliera del mondo libero”. Purtroppo, però, qualche puntino sulle i tocca metterlo.
Ricordando, ad esempio, che i guai dei nostri istituti di credito non dipendono dalla Germania o dai controlli della Banca Centrale Europea - cui peraltro abbiamo dato previo assenso - quanto piuttosto da una gestione, diciamo, “borderline” di fidi, prestiti e obbligazioni subordinate, nonché dalla, diciamo, scarsa vigilanza di Bankitalia e Consob. Spostare l'attenzione altrove - «Guarda maestra, loro sono peggio di noi» - non cambia le carte in tavola. Né sposta di un millimetro la gravità del problema. Anche perché, e su questo Renzi ha ragione, il sistema bancario tedesco è stato puntellato e protetto a tempo debito, mentre noi dormivamo il sonno dei giusti.
Passiamo ai profughi. Ricordando, ce ne fosse bisogno, che in questi giorni stiamo esaminando le richieste di asilo di chi è sbarcato in Italia nel 2013, grazie a un sistema di commissioni pensato quando in Italia arrivavano circa 12mila presunti rifugiati all'anno, non 200mila come lo scorso anno. Una situazione un po' diversa, ne converrete, rispetto a quella in cui mezza Siria si riversa in Germania. Abbastanza tuttavia per tracciare l'ennesimo parallelismo, per puntare il dito sull'ennesimo, presunto, trattamento di favore nei confronti dei tedeschi. Dimenticandosi che senza una gestione europea dell'emergenza, qual è stata grazie alla prova di forza della Merkel, a noi e alla Grecia sarebbe toccato gestire l'emergenza in completa solitudine o quasi.
Evocare l'avanzata populista ed euroscettica che altrove ruba voti ai partiti di governo non cancella la realtà
Arriviamo al voto spagnolo, infine. Ricordando, sperando non ce ne fosse bisogno, che i parametri di Maastricht che fissarono i parametri del 3% del deficit su Pil e del 60% del debito su Pil furono decisi e votati a Maastricht, nel 1992. Che di quei parametri ce ne siamo simpaticamente dimenticati per anni. Che la dopo la crisi del nostro spread, figlia del nostro debito monstre e della nostra crescita inesistente, abbiamo pure inserito il pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale. Che i 17 miliardi di clausole di salvaguardia sono lì che pendono sulla nostra testa, inserite in Legge di Stabilità dal governo stesso, a garanzie delle mance generosamente elargite a destra e a manca. E che le promesse di revisione della spesa pubblica - che avrebbero dovuto abbattere debito e deficit - sono tristemente rimaste tali. Evocare l'avanzata populista ed euroscettica che altrove ruba voti ai partiti di governo non cancella queste realtà.Darne la colpa alla Germania, ancora meno.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...