sabato 23 agosto 2014

A nessuno può essere consentito di usare il proprio potere istituzionale per agire contro la libertà di stampa. Non mi risulta che Sansonetti sia un colluso con la mafia ed ha diritto a dire quello che pensa senza ricevere intimidazioni. Peggio sono quei giornalisti come quelli della Provincia Pavese che le veline se le fanno passare da avvocati amici e sindacaliste corrotte.

«Gratteri ha usato contro di noi un linguaggio mafioso»

Piero Sansonetti, direttore del Garantista, racconta gli attacchi del magistrato calabrese
Piero Sansonetti
 
Parole chiave: 
Argomenti: 
26
«Gratteri ha usato un linguaggio un po’ mafioso e nessuno dice niente». Piero Sansonetti, direttore de Il Garantista, denuncia da due settimane gli attacchi che Nicola Gratteri - il magistrato calabrese che da anni lotta contro la 'ndrangheta e che sarebbe dovuto diventare ministro di Grazia e Giustizia del governo Renzi - ha rivolto contro la sua testata. Editoriali, denunce di intimidazione, ma la notizia continua a rimanere sotto traccia. «Ci siamo rivolti al ministero, alla Federazione Nazionale della Stampa italiana, ma nessuno ci ha ancora risposto». I fatti sono questi. «L’11 agosto Gratteri ha ricevuto la tessera ad honorem da parte dell’Fnsi per la libertà di stampa, alla presenza del presidente Franco Siddi» spiega Sansonetti. «Fatto di per sé già abbastanza strano per un magistrato che non ha mai troppo amato i giornalisti». Ma il punto non è questo. Sansonetti lo ha scritto in un lungo editoriale: «Ma se a minacciare un giornale, invece di essere un uomo politico è una autorità dello Stato di grande prestigio, un alto magistrato, per esempio un procuratore aggiunto, la cosa è meno grave?». 
Cosa è successo durante la presentazione?
E’ successo che nel corso della cerimonia Gratteri ha lanciato un attacco furibondo contro i giornali calabresi che criticano la magistratura. Non ha fatto nomi, perché sennò ci sarebbero stati gli estremi di una denuncia penale. 
Cosa ha detto?
L’ho riportato anche sul mio giornale. Queste le sue parole: «Bisogna stanare certo giornalismo calabrese che sguazza negli interstizi che lasciate. Dovete essere severi, feroci. In Calabria vi sono giornali e giornalisti che, per partito preso, per motivi ideologici, sono sempre contro qualcuno, scrivono cose non vere, fanno disinformazione. Non li denuncio perché darei loro pubblicità. Ma il punto di partenza per tutelare i giornalisti come Albanese è stanare chi non ha a che fare col giornalismo. Vi sovraespongono, vi fanno ammazzare». Possono dirci di tutto, ma che siamo degli assassini mi sembra eccessivo. 
E perché crede che si rivolgesse proprio a voi?
Perchè siamo gli unici in Calabria ad avere questa posizione. E perché poi l’ho chiamato.
Le ha risposto? 
Certo, mi ha detto: «Io con lei non parlo, dovrei denunciarla, querelarla, per le cose che lei ha scritto su di me. Non lo faccio per non farle pubblicità. Lei deve imparare che non si possono lanciare accuse senza avere le prove».
Il Garantista è spesso critico nei confronti della magistratura. E spesso lei ha polemizzato con Gratteri. In un editoriale del 23 febbraio lei scrisse che «è stato un bene se non è diventato ministro».
Abbiamo una nostra linea, che non cambiamo. Ma non siamo chiusi al dibattito. Anzi. Sul nostro giornale faccio scrivere Antonio Di Pietro, che di certo non può essere definito un garantista. Poi Alberto Cisterna, ex procuratore antimafia, persino Marcello Maddalena, che si potrebbe definire uno che ha spesso avuto posizioni giustizialiste.
Ma perché Gratteri ce l’ha tanto con voi?
Abbiamo spesso polemizzato nel passato. Ultimamente quando abbiamo deciso di difendere la Chiesa calabrese dopo gli attacchi per l'inchino durante la processione in provincia di Reggio Calabria. Abbiamo condannato il gesto, ma non si poteva scaricare tutto su un'istituzione che vive tra la gente. Mentre Gratteri ha detto che la Chiesa deve collaborare con la giustizia: cosa devono diventare delle spie?
Insomma una posizione garantista
Questo è il Garantista e andiamo fieri delle nostre posizioni.
L'ha chiamata qualcuno? Il ministero ha risposto? Fnsi?
Ho ricevuto solo le chiamate di qualche amico, ma va bene così. Avranno altro da fare invece che difendere la libertà di stampa.

Quando penso alle donne italiane mi piace pensare che assomiglino a Federica Pellegrini piuttosto che a Fiorella Mannoia. Le nostre ragazze del nuoto sono intelligenti, dinamiche, tenaci e belle. Tutto quello che manca a Mannoia ed a Mina.

Europei di nuoto, Pellegrini oro nei 200 stile libero

Battuta Hosszu. Terzo titolo continentale consecutivo sui 200.Caramignoli terza nei 1.500.

CAMPIONESSA
È sempre la numero 1. Federica Pellegrini non abdica e si prende il terzo titolo europeo consecutivo nei 200 stile libero con una gara delle sue. Bruciata l'ungherese Katinka Hosszu, argento, bronzo per l'olandese Femke Heemskerk.
Ha fatto la sua fara, Federica. Forzando leggermente i primi due passaggi per restare vicina alle prime, con una Hosszu scatenata. Ma la differenza, come sempre, l'ha fatta nella seconda parte di gara, quando ha piazzato il turbo andando a riprendere l'ungherese.
SORPASSO AI 150. Ai 150 Federica era già prima, e nell'ultima vasca ha ampliato il divario fermando il cronometro poco sopra il minuto e 56: 1'56'01. Un tempo che è lontano dal suo personale stagionale (1'55''69) e dal migliro tempo mondiale dell'anno, l'1'55'04 della svedese Sarah Sjøstrom, assente per scelta dalla gara. Ma sono comunque 68 centesimi in meno di Hosszu (1'56''69), 80 meglio di Heemskerk (1'56''81), molto più che sufficiente per entrare nella storia del nuoto come la prima atleta a conquistare tre titoli europei consecutivi sulla distanza.
Forse non domina più sui tempi come faceva una volta, ma quando entra in vasca lo fa per vincere, da grande agonista qual è.
Per Pellegrini è la terza medaglia a questi Europei dopo il bronzo nella 4x100 e l'oro nella 4x200, dove era stata decisiva con una rimonta impressionante nell'ultima frazione.
«UNA GARA CHE MI ESALTA». «Questa gara mi esalta sempre molto, sono contenta di essermi riconfermata campionessa d'Europa e mi piace averlo fatto in casa del mio idolo, Franziska van Almsick», ha commentato una Pellegrini sorridente. «Anche con la staffetta è stata una gioia incredibile , siamo state perfette. È stato bello, questa volta sono da sola a cantare l'inno ma sempre 200 stile libero».
Sabato, 23 Agosto 2014

Avvertite Di Battista che vada subito a dialogare. Magari insieme alla Mannoia.


Iraq, paura per i turcomanni assediati dai jihadisti. L'Onu: "Rischio di un nuovo massacro"

Iraq, paura per i turcomanni assediati dai jihadisti. L'Onu: "Rischio di un nuovo massacro"
Jihadisti dello Stato Islamico 
Dopo gli yazidi, un'altra minoranza etnica nel mirino dello Stato Islamico. Dopo la strage di sunniti ieri, doppio attentato a Bagdad e Kirkuk: colpita sede dell'intelligence nella capitale e un assembramento di soldati sciiti. Sospese le trattative per il nuovo governo. Il Washington Post: Obama valuta richiesta al Congresso per uso forza contro l'Is

Invia per email
Stampa




BAGDAD 
- Dopo l'assedio agli yazidi sul monte Sinjar, adesso sono gli sciiti turcomanni della città di Amerli (nord dell'Iraq, nei pressi di Kirkuk, che rischiano la carneficina, circondati da settimane dai jihadisti dello stato islamico. Ieri il grande ayatollah Ali al-Sistani, la massima autorità religiosa sciita dell'Iraq, aveva lanciato l'allarme e chiesto alle autorità di "andare in soccorso degli abitanti di questa città".

Oggi la conferma arriva dalle Nazioni Unite. "La situazione degli abitanti è disperata e necessita di un intervento immediato per impedire un possibile massacro", ha dichiarato oggi il rappresentante speciale dell'Onu a Bagdad, Nikolaj Mladenov, invitando il governo iracheno a "fare il possibile per rompere l'assedio e permettere agli abitanti di ricevere aiuti umanitari vitali o di lasciare la città in condizioni degne". Amerli è una città di circa 20mila abitanti, circondata ormai da fine giugno dalle milizie jihadiste dello stato islamico e lamenta scarsità di cibo e altri generi di prima necessità.

E intanto sangue chiama sangue, una volta di più: due attentati hanno colpito Bagdad e Tikrit, facendo almeno 17 morti a meno di 24 ore dalla strage di decine di fedeli sunniti in una moschea della provincia di Diyala. L'attentato ha immediatamente intensificato le tensioni settarie in un momento difficile per il paese, che deve fronteggiare l'avanzata dei jihadisti dello Stato islamico e sta cercando di formare un governo di unità nazionale tra sciiti, sunniti e curdi guidato dallo sciita Nouri al-Maliki.

Undici persone sono morte in un attentato nella capitale contro il quartier generale dell'intelligence del ministero degli Interni. L'attentato è stato compiuto da un kamikaze, che ha fatto esplodere il suo veicolo imbottito di esplosivi. Tra le vittime, sei sono civili e cinque personale di sicurezza. Altre 24 persone sono rimaste ferite. A Tikrit, città natale di Saddam Hussein, un altro attentatore suicida, guidando un veicolo militare, ha attaccato un raggruppamento di militari e miliziani sciiti, uccidendone nove.

Oggi gli Stati Uniti hanno "condannato con forza" l'attacco "abominevole" di ieri contro la moschea sunnita in Iraq. Il segretario di stato John Kerry ha sollecitato tutte le autorità irachene a unirsi contro il fondamentalismo islamico. Miliziani sciiti avevano aperto il fuoco venerdì contro una moschea sunnita a nordest di Bagdad, provocando almeno settanta vittime. Un attacco che rischia di compromettere gli sforzi del governo iracheno per compattarsi con la comunità sunnita nella lotta contro i jihadisti dello stato islamico.


Il parlamento iracheno - ha annunciato oggi il presidente del parlamento Salim al-Jabouri - ha aperto un'inchiesta sull'attacco contro la moschea. Il comitato formato da funzionari della sicurezza e legislatori annuncerà i risultati dell'inchiesta entro due giorni. Al-Jabouri, un sunnita, ha descritto l'attacco di ieri come una carneficina. Ieri i due blocchi sunniti in parlamento, tra cui quello di al-Jabouri, hanno sospeso i colloqui sulla formazione del nuovo governo a guida sciita fino a conclusione delle indagini. Al-Jabouri non ha rilasciato dichiarazioni sul ritiro, spiegando che in conferenza stampa stava parlando in qualità di presidente del Parlamento e non come leader di un blocco politico.

Obama valuta richiesta al Congresso per uso forza. L'amministrazione Obama sta valutando di chiedere l'autorizzazione del Congresso per estendere le operazioni militari Usa contro i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) in Iraq e in Siria. Lo scrive il Washington Post, sottolineando che un mandato del Congresso - analogo a quello concesso contro i Talebani nel 2001 e contro Saddam Hussein nel 2002 - darebbe copertura legale interna per un potenziale ricorso alla forza senza restrizioni contro gli estremisti.

L'ipotesi di un'autorizzazione del genere, sottolinea l'autorevole giornale americano sulla base di fonti bene informate, è peraltro solo "una delle alternative" che l'amministrazione sta concretamente discutendo al suo interno nell'ambito della strategia anti-Isis. Fra le opzioni legali sul tavolo c'è sia quella di ricorrere all'autorità temporanea prevista dalla cosiddetta War Powers Resolution - la quale attribuisce un potere costituzionale transitorio per disporre l'uso della forza in azioni di emergenza volte alla protezione di cittadini statunitensi minacciati nel mondo - sia, appunto, quella della richiesta di un più ampio mandato ad hoc del Congresso: che di fatto significherebbe mani libere contro i jihadisti.

Vai Matteo. A casa sindacati e burocrati.

Renzi: "Bene Draghi, flessibilità per chi fa le riforme"

Il premier intervistato da Tempi e Rtv 38:  "Basta con capitalismo di relazione ormai trito e ritrito". Stoccata ai sindacati: "Si arrabbiano sempre, facciano pure". Alla Ue: "Associazione di burocrati non mi interessa". Sulla scuola: "Il 29 agosto presenteremo una riforma che vi stupirà".
Invia per email
Stampa
ROMA - Le parole di Draghi "sono di buonsenso" perché ha detto che "chi fa le riforme" ha "il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti di flessibilità che ci sono. Noi rispetteremo la regola del 3% ma diciamo che l'Ue non può essere soltanto tagli, vincoli e spread". Matteo Renzi - intervistato dalla tv toscana Rtv 38 - smorza ogni dissapore con il presidente della Bce, con cui era stato protagonista di un botta e risposta estivo.

Una precisazione anche sul rapporto con l'Europa. "Quando sento dire 'l'Europa ci salvera - sottolinea Renzi -...ma siamo noi che diamo i soldi all'Europa, è l'Italia che sta dando soldi all'Europa non il contrario, l'Italia dà all'Europa più soldi di quelli che l'Europa dà all'Italia ma bisogna che li spendiamo meglio". "Noi non stiamo chiedendo a qualcuno di esser aiutati - ha aggiunto -, noi in Europa non chiediamo aiuti, chiediamo rispetto, è una cosa diversa, nessuno di noi va in Europa a chiedere di avere un occhio di riguardo per l'Italia. Facciamo le riforme per essere seri con noi stessi e smettiamo di piangerci addosso".

Anche l'Europa però è chiamata a un cambio di ruolo. "Se devo stare dentro un'organizzazione di burocrati - spiega il premier -, ne ho talmente tanti a casa mia che non ho bisogno dell'Europa. L'Europa dev'essere il posto di risposta politica".

Nuova stoccata anche ai sindacati. "Si sono arrabbiati i sindacati, li lasci fare, tanto si arrabbiano sempre". Mentre sugli 80 euro precisa. C'è chi dice che la misura non ha incentivato i consumi, non è vero. Perchè l'analisi dei consumi segna un'inversione rispetto al passato. Gli 80 euro sono il simbolo di un'idea. Anche autorevoli economisti dicono che bisogna ridurre i salari, io non sono d'accordo, l'Italia non può ridurre il salario del metalmeccanico per far concorrenza al paese vicino o a quello lontano".

Intervista a Tempi. Azione del governo, Europa, scuola, persecuzioni in Medio Oriente e ddl omofobia. Erano stati questii temi toccati dal presidente del Consiglio in un' un'intervista al settimanale cattolico Tempi a Matteo Renzi. E quasi "riparatrice", per la mancata partecipazione del premier al meeting di Rimini di Comunione e liberazione, che comincerà domani e proseguirà fino al 30 agosto.

Togliere "il paese dalle mani dei soliti noti, quelli che vanno in tutti i salotti buoni a concludere gli affari di un capitalismo di relazione ormai trito e ritrito. Questa è la rivoluzione culturale che serve all'Italia: spalancare le finestre e fare entrare aria nuova", spiega Renzi al suo intervistatore, il direttore della rivista Luigi Amicone.

"Ci vuole lo spirito del maratoneta - continua il premier - Chiarezza sull'obiettivo finale e passo dopo passo si va avanti a viso aperto. Alla fine di questo percorso sono certo che l'Italia, grazie alle straordinarie qualità dei suoi cittadini, tornerà ad essere la guida, non il problema, dell'Europa". "Io vedo l'Italia che ci sarà tra dieci anni e sono certo che torneremo ad essere la guida in Europa".

Renzi si dice poi "molto preoccupato per la situazione in Libia" e nel Medio Oriente: "La questione è drammatica in molte zone non lontane da noi. Non si tratta di pensare a come ogni singolo stato possa da solo mettere in campo iniziative. Quel tempo è finito. Queste sono sfide che o l'Europa è in grado di affrontare o l'Europa non è. Dai fenomeni migratori, all'esodo di profughi e rifugiati, alle persecuzioni per motivi religiosi, qui si parrà la nobilitate dell'Europa, il suo essere protagonista nel mondo globale".

Quanto alla scuola "stiamo lavorando, e seriamente, con il ministro Giannini e con la sua squadra. E il 29 agosto vi stupirò: presenteremo una riforma complessiva che, a differenza di altre occasioni, intende andare in direzione dei ragazzi, delle famiglie e del personale docente che è la negletta spina dorsale del nostro sistema educativo. Che non è affatto vero sia un problema, ma un asset strategico del nostro paese, che va valorizzato e messo in sicurezza". "In ogni caso- aggiunge- la sfida educativa è la mia priorità. Tra dieci anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i funzionari degli uffici studi delle banche o i politici di Montecitorio; l'Italia sarà come l'avranno fatta le maestre, i maestri, gli insegnanti".

Del ddl omofobia presentato da deputato Pd Ivan Scalfarotto dice: "Non minaccia la libertà di parola. Ivan è stato duramente contestato anche da parte del suo mondo proprio per questo".

Sul piano economico, lo "Sblocca Italia" è "un provvedimento ambizioso per mobilitare 43 miliardi di risorse già disponibili e che si occuperà anche di efficienza energetica, reti digitali e semplificazioni burocratiche". 

Si vede che assomiglia alla riforma elettorale da lui creata che, come é noto a tutti, é stata proprio una porcata.

Riforma Senato, Calderoli: «Una merda»

Il leghista Calderoli: «L'ho rivoltata, ma fa ancora schifo. Palazzo Madama deve essere elettivo».

POLEMICA
Per la riforma del Senato «siamo passati da una bella merda» arrivata all'inizio «a una merdina, ma sempre di merda si tratta» e dunque «è migliorabile». Non ha usato mezzi termini il leghista Roberto Calderoli, fra i relatori del testo, per parlare della riforma del Senato al BerghemFest.
Secondo Calderoli, «la riforma arrivata era una bella merda», ma ha aggiunto di averla «come relatore di maggioranza rivoltata» migliorandola un po'.
«BENE REFERENDUM PROPOSITIVI».Per il senatore del Carroccio, in particolare, un Senato non eletto «è inaccettabile». Ma nella riforma ci sono anche novità importanti come l'introduzione dei referendum propositivi «alla Svizzera, finalmente».
Detto questo, il relatore leghista non giudica positivamente l'impianto complessivo della riforma del ministro Boschi. E dal palco della festa di Alzano Lombardo, accanto a Umberto Bossi, ha lanciato un avvertimento al governo Renzi in vista dell'approvazione della legge elettorale.
«RENZI BUONO PER VENDERE PADELLE». A quel punto, secondo il vicepresidente del Senato, «l'unica forza politica che potrà dare i voti a Renzi per le riforme è la Lega e a quel punto chiederemo di cambiare l'altro terzo della riforma del Senato, dopo averne cambiati due terzi».
Calderoli ha poi concluso il discorso parlando del presidente del Consiglio come uno che alla fine «va bene a vendere le padelle antiaderenti».
Venerdì, 22 Agosto 2014© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il vero e grande problema dell'Italia.


RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
 Acccetto le condizioni sulla privacy

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...