martedì 30 maggio 2017

M5s Disastro Raggi: la sindaca perde altri due pezzi e la giunta si disgrega

Dopo il consulente per la ciclabilità se ne va un'altra consigliera municipale. E in Campidoglio è faida Mazzillo-Colomban e Frongia-De Vito

Di Marco Zonetti
M5s Disastro Raggi: la sindaca perde altri due pezzi e la giunta si disgrega
Nella foto la sindaca di Roma Virginia Raggi in una posa sbarazzina

Virginia Raggi: il disastro continua. Se fosse un film, la storia della giunta pentastellata romana non potrebbe avere che questo titolo catastrofico. Invece, sfortunatamente per i romani, è tutto vero. Lo stesso New York Times, commentando l'addio di Totti, ha tracciato un ritratto della Capitale in totale abbandono, e ha dato colpa alla giovane sindaca. Come sono lontani i tempi degli idilli fra m5s e stampa estera... E per giunta, non si sono ancora placati gli echi delle dimissioni del responsabile per la ciclabilità Paolo Bellino, che già taglia la corda un'altra consigliera municipale, questa volta del Dodicesimo. "Anna Maria Gabrielli", scrive Alessandro D'Amato su nextquotidiano.it, "consigliera del MoVimento 5 Stelle al XII Municipio, si è dimessa. La Gabrielli, che era anche presidente della Commissione Affari Sociali del municipio, ha abbandonato così il suo posto nel municipio della minisindaca Silvia Crescimanno, di recente funestato dal caso di Massimo Di Camillo, il presidente dell’assemblea in conflitto d’interesse che è stato salvato prima e poi sfiduciato dalla sua maggioranza perché deteneva quote di una società che opera in convenzione con il Comune di Roma".
E le malelingue dicono che la stessa presidente di Municipio Silvia Crescimanno, compagna di Daniele Dianco, consigliere comunale pentastellato in Campidoglio, sia sull'orlo delle dimissioni. Il m5s del Dodicesimo aveva già perso la consigliera Francesca Grosseto - una delle più votate alle elezioni - che, dal M5s, era passata qualche mese fa a Fratelli d'Italia e che aveva denunciato episodi di mobbing e l'impossibilità di lavorare al meglio nelle file grilline. 
Ulteriore tegola per la Raggi: il processo in cui è imputato Raffaele Marra. La sindaca potra' testimoniare all'udienza. Come riportano le agenzie: "Nonostante l'opposizione della Procura, i giudici della seconda sezione penale del tribunale hanno stabilito che dieci testimoni a scelta, tra quelli indicati in lista, per ciascuno degli imputati potranno essere citati in aula. E gli avvocati Fabrizio Merluzzi e Francesco Scacchi, difensori di Marra, hanno confermato l'intenzione di convocare la sindaca".
E come se non bastasse tutto ciò, Giovanna Vitale su La Repubblica racconta con dovizia di particolari le tappe di una tragedia in corso d'opera. "Massimo Colomban contro Andrea Mazzillo, Marcello De Vito contro Daniele Frongia, pezzi di maggioranza contro Luca Bergamo e Luca Montuori: oltre la cortina fumogena sollevata in Campidoglio, e volta a restituire all'esterno l'immagine di una squadra unita, si fanno strada screzi, dissapori se non veri e propri scontri interni ai 5Stelle capitolini". Dopo le dimissioni di Paolo Berdini, insomma, sono rispuntate le faide interne "a cavallo della decisione, presa da Virginia Raggi la scorsa settimana, di redistribuire le deleghe dentro la sua giunta".
Il 10 maggio l'assessore al Bilancio Mazzillo e l'assessore alle Partecipate Colomban  erano arrivati ai ferri corti per via di una "memoria dell'esecutivo. I loro, due assessorati che - precisa la Vitale - dovrebbero marciare nella stessa direzione e che, invece, si pestano i piedi a vicenda sul piano di riorganizzazione delle aziende comunali".
Colomban sarebbe andato su tutte le furie perché, attraverso la memoria del 10 maggio, Mazzillo ha disposto il trasferimento in AequaRoma, società di riscossione dei tributi locali, alcune competenze di Risorse per Roma, altra partecipata del Campidoglio: nello specifico la parte che riguarda la gestione e riscossione dei canoni del patrimonio comunale.
Peccato che, a febbraio avesse avviato una "due diligence" su Risorse, il cui personale è adesso in preda al panico dopo la decisione di cui sopra dell'assessore Mazzillo che ha fatto imbestialire Colomban.
E ciliegina sulla torta: si riaccende la faida tra Daniele Frongia, assessore allo Sport, e Marcello De Vito, Presidente dell'Assemblea Capitolina. Una faida mai sopita e che risale al presunto "dossier De Vito", quello con cui Frongia e la Raggi avrebbero fatto fuori De Vito per assicurare a lei la candidatura a sindaco. 
Il contenzioso si è riaperto, ci racconta sempre Giovanna Vitale, "da quell'atto di redistribuzione degli incarichi [...]. La promozione di Frongia a raccordo tra giunta e Aula sarebbe stata vissuta con fastidio da De Vito" poiché, "finora, era stato il presidente dell'assemblea capitolina a tenere quei rapporti, cercando di limitare i malumori della maggioranza che si sente poco ascoltata e per nulla coinvolta nelle scelte degli assessori". 
In tutto questo, gran parte della maggioranza pentastellata in Campidoglio soffre la troppa vicinanza della Raggi con il  vicesindaco Luca Bergamo  ("Ascolta solo lui", sostengono i detrattori - tanti - della Raggi in Campidoglio) e la scelta di collaboratori vicini al Centrosinistra, e in particolar modo al Pd, tendenza che appartiene anche all'assessore all'Urbanistica Montuori, anch'egli nel mirino dei consiglieri pentastellati. I quali, per quanto riguarda Luca Bergamo, avrebbero preteso che le "apparizioni" del vicesindaco siano ridotte al lumicino a vantaggio di altri personaggi pentastellati. Perché Bergamo non è del M5s. 
"Raffaele Marra Due: La vendetta", insomma, altro film che, assieme a "Virginia Raggi, il disastro continua", imperversa in tutte le "sale romane" a spese dei cittadini. 

Genova. Se lo conosci lo eviti: la città che resiste a Grillo

M5S
genova
Ai 5Stelle può costare cara la diaspora seguita all’espulsione della candidata Cassimatis scelta dagli iscritti via web e poi sostituita dal fidatissimo (a Casaleggio) Pirondini
 
Ci ha pensato papa Francesco a riaccendere la Lanterna. Ha bucato, nell’ex città rossa e operaia, il “titolare” del Vaticano con quel suo parlare di lavoro così terreno ed esplicito. «Macché reddito per tutti, qui ci vuole lavoro per tutti perché è il lavoro che dà dignità e forza per affrontare ogni giorno nelle sue difficoltà». In modo assolutamente involontario, è stata la visita del Pontefice la scossa per una campagna elettorale che non decolla, lascia mute le mura della città spoglie di ogni manifesto, e vuote le piazze una volta gremite per i comizi. Meno di due settimane al voto dell’11 giugno. E nella città più di peso tra le oltre mille chiamate a rinnovare le amministrazioni locali si parla molto poco dei programmi dei ben nove candidati sindaco e pochi conoscono le quindici liste in corsa. Poca passione. Molta distrazione.

Onestà onestà onestà.....Omertà omertà omertà

L'Espresso in edicola fa le pulci alla situazione economica e alle scelte editoriali della società di comunicazione che si occupa (anche) di Grillo
NEXT QUOTIDIANO
Questa settimana il numero de L’Espresso in edicola si occupa di Fratello Governo e Sorella Lobby, ovvero di tutti i collegamenti con i poteri forti del MoVimento francescano di Beppe Grillo. In un servizio di Luca Piana invece si riepilogano i conti della Casaleggio Associati, l’impresa creata da Gianroberto Casaleggio e ora seguita da Davide, che fa bella mostra di sé nel saio di San Francesco sulla copertina de L’Espresso.
Sono doverose due premesse. La prima è che l’ultimo documento disponibile è relativo al 2015, ormai un po’ datato. La seconda è che Casaleggio, quando gli è stato chiesto, non ha mai rivelato se nei conti dell’azienda affluiscono i soldi della pubblicità che gli inserzionisti effettuano sul blog di Grillo e su altri siti collegati al partito. Messi in chiaro questi punti, per l’azienda il 2015 è stato un anno davvero negativo. Il fatturato è sceso a 1,1 milioni di euro, rispetto agli 1,5 milioni del 2014 e ai due del 2013.
Il bilancio non spiega quale sia la scomposizione dei ricavi dell’azienda, che pubblica anche libri. C’è solo una breve nota, che dà due diverse informazioni. La prima spiega che «la società svolge prevalentemente l’attività di consulenza informatica strategica». La seconda che il 2015 «è stato un anno impegnativo per la società, a causa di alcuni modelli editoriali on line dimostratisi di difficile sostenibilità economica con il modello pubblicitario e dai quali nel 2016 si è deciso di disinvestire».
casaleggio associati conti 1
La copertina de L’Espresso in edicola questa settimana
Su cosa sta disinvestendo la Casaleggio? Sui siti già messi all’indice qualche tempo fa da Buzzfeed come portatori di notizie-bufala e propaganda putiniana. E a questo proposito, in pochi hanno notato che dopo aver pesantemente richiamato Buzzfeed sulla vicenda i contenuti da quei siti non vengono più ripostati, come prima, dalla pagina facebook di Beppe Grillo:
Quali siano questi «modelli editoriali» non si dice, anche se non dovrebbe trattarsi dei siti più conosciuti, TzeTze, La Fucina, La-Cosa, che restano attivi e collegati societariamente con la Casaleggio Associati. La nota prosegue sostenendo che «l’area consulenziale legata alla definizione di strategie di rete originali per i clienti risulta molto apprezzata da parte delle società».
I nomi dei clienti non vengono citati, mentre c’è una piccola novità rispetto al 2014: l’investimento di qualche migliaia di euro per acquistare una quota in una start up californiana che fa algoritmi, chiamata Soshoma. Alla fine, grazie a una drastica riduzione del costo del personale e delle altre spese, la perdita del 2015 è stata limitata a 123 mila euro, in calo rispetto ai 151 mila del 2014.

Cazzola vs Borgonzoni: 'Dica al suo capo Salvini che l'ha presa in quel ... Grande Cazzola che è un economista e non un incapace politicante come Salvini.

lunedì 29 maggio 2017

Bufera su Forello, candidato M5S di Palermo: è socio nella Spa dei tributi a Bagheria

M5S
Salvatore Ugo Forello, scelto on line come candidato sindaco M5S a Palermo, nella foto del suo profilo Facebook. 18 gennaio 2017.  +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++
Ugo Forello candidato M5s a Palermo, dopo la vicenda Addiopizzo, è ancora al centro delle polemiche
 
Ugo Forello, il candidato sindaco M5S di Palermo, sta diventando una spina nel fianco (in termini politici, naturalmente) per i Cinquestelle.
Dopo la vicenda delle firme false a Palermo si era puntato su di lui per le prossime amministrative, ma la campagna elettorale che lo riguarda è a dir poco movimentata.
Prima c’era stata la storia d un file audio di una conversazione tra big grillini in cui sono emerse  pesanti accuse nei confronti di Forello e del suo modo di gestire Addiopizzo, l’associazione da lui presieduta sino all’anno scorso.
Ora un’altra rivelazione: Forello conosciuto principalmente come avvocato, secondo il settimanale 109 sarebbe innanzitutto un imprenditore. Il contenuto dell’articolo, è a firma del giornalista Gianpiero Casagni e mette in luce dei dati che scateneranno la polemica.
Forello infatti risulta dal 2 maggio 2016 “il maggior azionista dell’Inpa spa, la società che si occupa dell’accertamento e la riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità (ICP) e tassa occupazione spazi e aree pubbliche (TOSAP), in decine di Comuni siciliani”. Possedendo un totale di azioni dell’86 per cento “dell’intero capitale da 10 milioni di euro della Inpa spa, una società amministrata da Giulio Martines (fra i firmatari del manifesto del 2005 di Addio Pizzo per il consumo critico) e che ha come scopo principale quello di far rispettare la legalità ai cittadini, quantomeno sotto l’aspetto tributario». Insomma: Forello sarebbe milionario, con oltre otto milioni di azioni.
Intanto va detto che a Bagheria l’amministrazione Cinquestelle ha prima internalizzato il servizio di distribuzione idrica e successivamente ha incaricato proprio la società di Forello a riscuotere le bollette. Non solo risulterebbe un contenzioso con suddetta società risalente agli anni ’90.
Repubblica Palermo racconta anche la posizione di Forello: “Per motivi familiari mio padre ha recentemente trasferito le sue quote a me – dice il grillino – e non c’è alcun conflitto di interesse nella mia candidatura a Palermo”.
Eppure il conflitto di interesse viene sottolineato, eccome. Tra i primi a criticare l’accaduto c’è ilsenatore Francesco Campanella, ex pentastellato, ex di Sinistra Italiana e attualmente nel Gruppo Misto di Palazzo Madama. Campanella definisce Inpa “una Equitalia piccola piccola ma non troppo” e bolla la pratica che “proprio i cinquestelle chiamerebbero, con altri attori in campo, conflitto di interessi”.
E un’altra critica arriva dal Partito democratico. Daniele Vella della direzione regionale PDcommenta: “Credo che la questione emersa vada approfondita perché è quando meno singolare che,come pare, chi ha un contenzioso con il Comune di Bagheria possa essere affidatario per lo stesso ente di un servizio. È inopportuno.
E scoprire che Forello sia proprietario dell’86% di Inpa è certamente curioso”. Anche nelle parole del segretario locale Orazio Amenta, riporate da Repubblica Palermo c’è stupore. Amenta sottolinea come “da tempo il nostro capogruppo Mimmo Di Stefano aveva sollevato la questione dell’inopportunità di affidare il servizio di riscossione a una ditta che aveva un contenzioso milionario con il Comune. Oggi scopriamo che la ditta in questione, la Inpa, è di Forello”.

Il grande statista che denuncia Kyenge e Rubiconto insieme al suo amico Centinaio che sistema i suoi giornalisti in regione Lombardia. proprio come se fosse casa sua. Con i soldi delle tasse che pago io. Mandiamoli in Russia questi incapaci politicanti.

Radio Padania spegne le frequenze. Ecco i giornalisti leghisti assunti in Regione Lombardia 

Cambia pelle l’emittente e va sul web

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Pubblicato il 27/05/2017
Ultima modifica il 28/05/2017 alle ore 16:21
MILANO
Cambia pelle l’emittente della Lega Nord. Dopo vent’anni di trasmissioni Radio Padania Libera spegne le frequenze in Fm, lasciando l’etere per trasformarsi in web radio. I suoi programmi (dieci ore di diretta al giorno) continueranno solo via Internet e grazie alla frequenza digitale in Dab e tramite applicazione per smartphone e tablet.  

Negli studi di via Bellerio ha iniziato nel 1999 la sua scalata anche il segretario Matteo Salvini prima di diventarne direttore. Quattro giornalisti e tre registi è quello che rimane della macchina mediatica voluta da Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli: Tele Padania, chiusa nel 2014, contava tre giornalisti e tre tecnici mentre il quotidiano “La Padania” al momento di fermare le rotative, un anno dopo, aveva una ventina di dipendenti tra giornalisti e tipografi.  
Di questa truppa di giornalisti con il fazzoletto verde in dieci sono approdati alla Regione Lombardia grazie ad un contratto di consulenza o di collaborazione, senza insomma il concorso pubblico. Passione e fede leghista, stipendio da pubblica amministrazione.  

Il primo a passare da via Bellerio a Palazzo Lombardia è stato Roberto Fiorentini. Un passato da direttore di Tele Padania e prima ancora al quotidiano del Carroccio. Nel 2010 pochi mesi prima di diventare direttore di Lombardia Notizie, l’agenzia di informazione della Giunta regionale, è protagonista di un pasticcio brutto. Una troupe tv gira un servizio in un campo nomadi e viene presa a sassate. Fiorentini, in collegamento radiofonico commenta l’accaduto attribuendone la responsabilità a Gad Lerner, colpevole di «aver aizzato, in maniera anche violenta, alcune comunità rom contro la Lega».  

Massimiliano Ferrari è stato fondatore della tv di partito e direttore responsabile del Tg Nord. Espulso nel 2006 si è riavvicinato al movimento con l’elezione del governatore Roberto Maroni. Ed ecco arrivare la consulenza da Eupolis, la controllata per le ricerche e la statistica. E poi la scorsa estate chiamato dall’assessore al reddito di cittadinanza e inclusione sociale Francesca Brianza per la «risoluzione delle problematiche relative alla comunicazione internazionale legata al ruolo pro tempore dell’assessore alla carica di Presidente della Regio Insubrica». Un incarico da 19.200 euro all’anno per una macro-regione che esiste solo sulla carta.  


Tra i nove giornalisti di Lombardia Notizie c’è anche Manuela Maffioli, a lungo portavoce di Ettore Adalberto Albertoni, ex membro del consiglio di amministrazione della Rai e membro laico del Consiglio superiore della Magistratura. Percorso inverso per l’ex redattore della Padania Fabrizio Carcano: due anni e mezzo all’agenzia di notizie regionale prima di trasferirsi a Roma e diventare portavoce del segretario della lega lombarda Paolo Grimoldi. 
Un passato da giornalista di Tele Padania anche per Ilaria Tettamanti: entrata nella tv nel 2001 dove è rimasta per sette anni è ora approdata al gruppo consiliare della Lega per lo «studio ed analisi dei riflessi della fine del monopolio della comunicazione e realizzazione di documenti audiovisivi che sfruttano le potenzialità di internet».  

Paolo Guido Bassi è l’attuale presidente del municipio 4 di Milano, uno delle mini-giunte della metropoli. Passione leghista fin dal 1991, è stato con Salvini nel movimento dei giovani padani. All’indomani dell’elezione di Roberto Maroni a presidente ecco premiata la sua fedeltà con un contratto da giornalista di cinque anni a Lombardia Notizie.  

Stesso conflitto d’interesse di uomo politico con contratto da amministrazione pubblica di Igor Iezzi, un passato al quotidiano leghista prima della cassa integrazione. Vulcanico segretario milanese del Carroccio, consigliere comunale a Palazzo Marino e dall’estate 2015 piazzato nello staff dell’assessore allo sport, l’ex campione di canoa Antonio Rossi, con uno stipendio da circa duemila euro al mese. 

Ecco come ha risposto alle critiche del Corriere della Sera: «Sono entrato nello staff dell’assessore Rossi e allora? Mi occuperò di comunicazione, settore per il quale mi sembra di avere un curriculum del tutto adeguato. Non c’è nessuno scandalo e nessun imbarazzo». 
Un “cursus honorum” tutto incentrato tra i muri di via Bellerio quello di Stefano Bolognini. Prima di fede maronita oggi salviniano di ferro, dopo una parentesi alla Provincia di Milano come assessore alla sicurezza e sfumata l’elezione al parlamentino lombardo è entrato nello staff dell’assessore regionale Simona Bordonali.  

Dal Pirellone è passato anche il fondatore dell’associazione Lombardia-Russia Gianluca Savoini. Leghista della prima ora e appassionato di geopolitica, sale sul carro del segretario dopo essere stato scaricato da Bobo Maroni di cui è stato portavoce. Ex collaboratore della Padania, ex capoufficio stampa del parlamentino lombardo, è il regista della svolta “putinista” di Salvini che lo ha piazzato come vicepresidente nel comitato regionale per le comunicazioni. 
Nella selva di 105 incarichi a tempo determinato «a supporto degli organi di indirizzo politico» del Pirellone si trovano anche leghisti duri e puri come Leo Siegel, un passato nell’Msi, ex conduttore di Radio Padania, più volte eletto per la Lega alle amministrative oltre che mister della nazionale di calcio padana. Per due anni uno stipendio da 36 mila euro per attività «di promozione attraverso il coinvolgimento di famiglie, associazioni e scuole». 

domenica 28 maggio 2017

Orlando non ha mai litigato con nessun partito. E' inclusivo. E intanto la giustizia in Italia va in malora ad eccezione di quei magistrati che tutti i giorni fanno il loro lavoro con serietà e passione. Degli avvocati? Lasciamo perdere. Rarissime eccezioni.

L'ombra della crisi di Governo nello scontro sui voucher. Mdp si sgancia: "Rotto il vincolo di maggioranza"

Riunioni continue, mediazione infruttuosa e il Pd si spacca. L'incidente parlamentare è dietro l'angolo

 27/05/2017 14:22 CEST | Aggiornato 15 ore fa
HP
Presentato, ritirato, poi nottetempo modificato. E infine, tra le polemiche, approvato. È intorno all'emendamento che mira alla reintroduzione dei voucher che il Partito Democratico va in stallo. Il lavoro incessante dei "tecnici" per trovare la quadra sulla nuova formula dei buoni lavoro dà la misura del caos che regna nella maggioranza. L'inizio della discussione era fissata per le 11 di questa mattina, l'ultima riunione tra i dem a Montecitorio si è svolta alle 10: solo un'ora prima. Al netto delle dichiarazioni in pubblico, alla Camera si respira imbarazzo tra le fila Pd. Ma potrebbe nascondere, riportano fonti parlamentari, anche una strategia renziana ben precisa. E che conduce, senza tanti intoppi, alle elezioni anticipate. Soprattutto ora che il nuovo patto del Nazareno sulla legge elettorale è stato siglato. L'epilogo del caos voucher in Commissione sembra confermare le voci: tra Mdp e Governo è rottura, "si è rotto il vincolo di maggioranza".
Con ordine. Aboliti per decreto dal Governo Gentiloni per evitare il referendum della Cgil e poi, d'un tratto, riapparsi tra gli emendamenti alla manovrina in Commissione Bilancio della Camera, i voucher rischiano di diventare l'incidente parlamentare utile per il voto anticipato. Perché tra Pd e Governo per tutta la notte non si riesce a trovare l'accordo sui buoni lavoro, denominati ora "PrestO" (acronimo per prestazioni occasionali) che a molti, non solo nelle opposizioni ma anche nella maggioranza dem, sembrano troppo simili ai voucher aboliti. Nella convulsa nottata le modifiche al testo si susseguono ma non riescono a placare i mal di pancia di una parte del Partito Democratico.
"La tensione c'è. Mi auguro che l'incidente non si cerchi sui voucher. Si tratta di un argomento importante ma non a tal punto da far cadere il governo", dice Cesare Damiano, del Pd. Che ha annunciato di non votare il testo dal momento che, nell'ultima riformulazione, i voucher vengono estesi alle imprese con meno di 5 dipendenti (con contratto a tempo indeterminato). Come lui, tutta l'ala orlandiana del Pd non seguirà le indicazioni della maggioranza del partito, dice sempre Damiano. Per questo la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro ha provato a stoppare sul nascere le polemiche: "I voucher sono stati cancellati con un decreto-legge di questo Governo e non torneranno. Chi sostiene il contrario, non dice la verità".
Ce l'ha in particolare con i bersaniani di Mdp che hanno annunciato di non votare l'emendamento firmato Titti Di Salvo e di uscire dalla maggioranza. "Mi spiace che la Finocchiaro copra un imbroglio. Dice che non ci sono più i voucher. Falso. Li introducono persino per le imprese sotto i cinque dipendenti. Ovvero la maggioranza del tessuto produttivo di questo paese. Cambia solo il nome, la sostanza resta la stessa", attacca Arturo Scotto di Mdp.
Mentre il premier Paolo Gentiloni è a Taormina per il G7, a Roma aleggia lo spettro della crisi di governo. Perché nei corridoi di Montecitorio il sospetto è che sia stato il segretario dem Matteo Renzi ad aver scelto i voucher come terreno fertile per l'incidente parlamentare: la strategia, si vocifera, è costringere Bersani a votare contro e far cadere il Governo per poi additarlo come il nuovo Bertinotti. Fonti di governo fanno però sapere che il ruolo dell'esecutivo è quello di mediatore e non sono precluse modifiche al testo presentato in Parlamento. Da Palazzo Chigi quindi c'è disponibilità a discutere sui sub-emendamenti che verranno presentati. Nel frattempo la Commissione Bilancio, che avrebbe dovuto aprire i lavori sui voucher in mattinata ma li ha fatti slittare al primo pomeriggio, ha approvato l'emendamento senza i voti dell'ala che fa capo ad Andrea Orlando (Susanna Cenni, Carlo Dell'Aringa e Antonio Misiani). Anche Mdp ha abbandonato i lavori: "Questo emendamento incrina in maniera fortissima e forse definitiva il nostro rapporto con questa maggioranza e forse con il governo, è una mina per la legislatura". Per Roberto Speranza "Il Pd si assume la responsabilità di una forzatura ed è evidente che c'è anche la volontà di mettere in difficoltà il governo".
Sui numeri il problema non è tanto alla Camera, dove il Pd è ben saldo La questione politica si porrà al Senato, tra quindici giorni o poco più quando arriverà la manovrina, dove i bersaniani hanno messo in chiaro la loro posizione: "Non votiamo la fiducia al Governo". Perché sui voucher Mdp fa "squadra" con la Cgil in un contesto di campagna elettorale permanente. Anche a costo di prestare il fianco a Renzi che avrebbe così gioco facile nell'attaccare la sinistra "che frena". Ed è in questo senso che si possono leggere le parole del capogruppo Pd alla Camera Rosato: "Mi auguro che al Senato Mdp mostri senso di responsabilità e mantenga fede agli impegni che ha assunto anche davanti ai suoi elettori, dicendo che avrebbe sostenuto con lealtà il governo, dopodiché ognuno si assumerà sua responsabilità". Sui voucher, insomma, la rottura, prima che di merito, è politica. E apre la strada al voto anticipato.

Per la prima e unica volta mi trovo d'accordo con il segretario della CISL che non sapeva di avere uno stipendio di 8 mila euro al mese.

Furlan della Cisl: " Non ci si può dividere su un provvedimento che riguarda lo 0,1% di Lavoratori" "Scelta ideologica"

Sempre bugiardo. I grillini scrivono offese ed insulti in rete vergognosi.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...