lunedì 28 luglio 2014

Basta e ancora basta. In ogni guerra non ci sono vincitori e vinti ma solo morti.

L’Onu striglia Israele ed Hamas
Le Nazioni Unite in campo per salvare Gaza
Ma i cittadini israeliani bocciano la tregua


Dalla Redazione
Stavolta interviene l’Onu. La crisi di Gaza è sempre al centro del dibattito internazionale e dentro il Palazzo di Vetro di New York. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al termine di una riunione d’urgenza dei 15 paesi membri, chiede a Israele e Hamas un “cessate il fuoco umanitario immediato e senza condizioni” e di far “applicare pienamente” la tregua per tutta la durata della festa islamica dell’Eid al Fitr, che chiude il Ramadam, “ed oltre”.
L’Onu esorta le parti al “pieno rispetto del diritto umanitario internazionale, in particolare per quanto concerne la “protezione dei civili”, nonché a fare sforzi per “la messa in pratica di un cessate il fuoco duraturo e pienamente rispettato, basato sulla proposta egiziana” di mediazione.
L’Onu evidenzaia poi “la necessità di fornire immediatamente assistenza umanitaria alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, anche aumentando i contributi all’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso e l’occupazione”. Tre giorni dopo il sanguinoso bombardamento su una scuola dell’Onu a Gaza, Palazzo di Vetro ricorda infine che “le strutture civili e umanitarie, comprese quelle delle Nazioni unite, devono essere rispettate e protette e invita tutte le parti ad agire secondo questo principio”.
Ma mentre l’Onu si impegna per far tacere le armi la popolazione di Israele si dice contraria a una tregua con Hamas. Lo rivela un sondaggio – pubblicato sul Jerusalem Post – secondo cui l’86.5% del campione sostiene che Israele non può accettare un cessate il fuoco perché “Hamas continua a tirare missili, non si è arresa, non sono stati trovati tutti i tunnel”.

Un articolo per comprendere che i ladri e gli incapaci nascono al nord come al sud. La peggiocrazia come la definisce Zingales costringe i nostri migliori giovani ad andatesene ormai dal sud e dal nord per l'estero. In Italia rimangono i grillini incapaci e le varie Garibardi o Galibardi. Povera Italia come farà a ritornare ai fasti di decenni indietro.

Brebemi, il lusso di un’autostrada nel deserto padano

Reportage sulla nuova direttissima Milano-Brescia: poche auto, pedaggi salati, niente aree di sosta
Brebemi

Brebemi, fotografia di Giulia Ticozzi

 
Parole chiave: 
L’Italia è uno strano Paese dove ci si mette quasi vent’anni per costruire un’autostrada e quando si inaugura lo si fa sempre troppo in fretta. Senza viabilità secondaria e svincoli ultimati, senza segnaletica, senza piazzole di sosta, senza autogrill e persino senza pompe di benzina.
L’aeroporto di Malpensa e la nuova Fiera di Milano evidentemente insegnano nulla (entrambi "cattedrali" inaugurate senza collegamenti, terminati anni dopo), tanto c’è sempre spazio per una seconda inaugurazione – un nuovo cavalcavia o una nuova uscita -, poi una terza e magari una quarta sotto elezioni...
La nuova autostrada direttissima Milano-Brescia (Brebemi per tutti), inaugurata in pompa magna dal premier Matteo Renzi e dal governatore lombardo Bobo Maroni qualche giorno fa, rientra perfettamente nell’italianissimo cliché. Concepita nel lontano 1996, inaugurata nel 2014. 
Per arrivarci da Milano devi letteralmente trovarla, mettendo in conto di sbagliare strada. È come zigzagare su una cartina magica, non c’è Gps che tenga. 
Brebemi
Per guardare il grafico ingrandito cliccare qui
Il nostro viaggio alla scoperta della Brebemi comincia dal parcheggio di Cascina Gobba (sulla linea verde della metropolitana), dove arrivano e partono le corriere per l’Est Europa e ti capita di incrociare famiglie rom che stendono i panni davanti al gabbiotto della posta.
Da qui si prende la provinciale Cassanese, lo stradone che insieme alla Rivoltana (più a sud) collega Milano all’imbocco della nuova autostrada A35, incrociando un’altra delle grandi arterie (in costruzione) che verranno pronte per Expo 2015, la mitica Tem(Tangenziale est esterna Milano).
In realtà la Cassanese fino a Cassina de’ Pecchi e Gorgonzola è una lunga via crucis di capannoni in disuso, rotonde infinite, negozi sfitti, autosaloni e centri del mobile semi abbandonati, fabbrichette in cassa integrazione e centri commerciali mezzi vuoti.
In Italia c’è una crisi conosciuta e rappresentata fatta di grandi numeri, disoccupazione, credit crunch, ritardi di pagamento, suicidi, licenziamenti, proteste eclatanti, aziende che chiudono e fanno rumore; poi c’è una crisi probabilmente più lancinante ma silenziosa - riassunta nell’estetica degradata di questi vialoni commerciali antropizzati -, fatta di cartelli divelti, parcheggi mal tenuti, aiuole piene di sterpaglie, erba incolta, cancelli arrugginiti, lavatrici abbandonate a bordo strada e vetrine sporche. Siamo alle porte di Milano, cuore della ex Padania felix, ma sembra di attraversare la cintura urbana di Napoli.
Intanto di cartelli "Brebemi" nemmeno l’ombra. Verso Inzago ci perdiamo, classico. La prima indicazione che troviamo sbuca nei pressi di Cassano D’Adda, appena dopo il ponte sul fiume. Nei paraggi passerà la futura connessione con l’A4 (Milano-Venezia) ela Pedemontana che correrà più a nord. Per ora c’è solo un pezzetto di strada che porta giù alla grande rotonda che immette finalmente sulla Brebemi, svincolo di Treviglio. Al casello, sovrastato da un tettuccio verde ondulato, un vocione automatico ti invita a prendere il biglietto augurandoti buon viaggio.
Il viadotto della Brebemi sul fiume Adda (foto Brebemi)

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Sarà pure il secondo giorno di apertura ma sulla strada fresca di asfalto incrociamo pochissime auto e camion. La Brebemi è una specie di deserto dei tartari nonostante sia un venerdì di fine luglio, la vigilia del primo grande esodo vacanziero. 
Per questo si capisce bene l’entusiasmo dei primi pendolari che postano su twitter i tempi di percorrenza record:
Stamattina provato #brebemi! #castrezzato #brescia in 22 minuti, 13 in meno del solito. #grazie #nonmisembravero #sivola 
e i primi dati forniti dalla società concessionaria: 
«A35 – BREBEMI, prime 48 ore: 36.033 utenti, accessi confermati. Terminato l’effetto del dopo Premier Matteo Renzi, gli utenti certificano funzionalità e convenienza della direttissima Brescia – Milano, twitter e facebook demoliscono la propaganda dei competitor (...) Del resto questa nuova via di comunicazione che da Milano Linate porta alla tangenziale di Brescia e viceversa, in poco più di mezz’ora, è motivazione di forte attrattività proprio per un deciso risparmio di oltre il 15%, sulla lunghezza del tracciato e sui tempi di percorrenza grazie alla migliore fluidità del traffico rispetto ai tradizionali  percorsi».
Tra Caravaggio, Bariano, Romano di Lombardia, Calcio e Chiari si fila che è un piacere, placidi e isolati come su una pista ciclabile. Sembra di guidare in piena notte e i fari di quei pochi Tir che incrociamo si notano a grande distanza come se sbucassero da un buio lontanissimo.
Brebemi
Tutto intorno al grande nastro d’asfalto c’è pochissima segnaletica e tantissimo provvisorio, di non concluso: erba alta sulle rotonde, gru in movimento, blocchi di cemento da sistemare, guard rail, svincoli e sottopassi ancora a metà o semi-chiusi. Dopo Treviglio, parallelo all’autostrada, corre invece il cantiere dell’Alta Velocità ferroviaria Milano-Verona (decisamente una bella notizia).
Nelle piazzole di sicurezza incrociamo gente che piscia per strada: non ci sono aree sosta attrezzate. Finora le gare per gli autogrill sono andate deserte perché i grandi operatori non capiscono la redditività di una grande arteria che non promette tutti ’sti transiti lungo i suoi 62 chilometri. Ad esempio vicino all’uscita di Caravaggio abbiamo fatto alcune foto paradossali. Tutto è predisposto: spazio parcheggi, posti riservati a portatori di handicap, segnaletica, aree camper ma niente area ristoro, niente gabinetti, niente pompe di benzina. Aprire l’autostrada in autunno, con tutti i servizi in funzione, cosa cambiava? Boh.
Brebemi
La futura area di sosta di Caravaggio (Giulia Ticozzi / Linkiesta)
In sostanza sulla Brebemi puoi solo viaggiare senza fermarti, almeno per ora. Il pedaggio invece è salatissimo dal primo giorno: il tratto Treviglio-Brescia in auto costa 7,10 euro. L’intero pedaggio Brescia-Milano 10,50 euro. Vuol dire che un pendolare che fa andata-ritorno può arrivare a spendere 21 euro al giorno solo di casello (sic!). Per ripagare l’investimento la società concessionaria è costretta a tenere i prezzi molto alti... 
Questo è il vero paradosso di un’autostrada che corre persino troppo veloce nel deserto padano: dopo vent’anni non capisci più se serva davvero, se sia arrivata fuori tempo massimo, se sia effettivamente un volano per la ripresa economica come dice Renzi (lo speriamo tutti) oppure un lusso che questo paese (in teoria) non potrebbe più permettersi (ma anche in pratica).

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Arrivati a Brescia l’autostrada sbatte sulla vecchia tangenziale, tra nugoli di auto incolonnate e camioncini che ti suonano. Rieccoci nella cara vecchia Padania ingolfata.
Facciamo il giro della rotonda e puntiamo verso Milano. Anche qui nessun cartello o quasi a indicare l’imbocco dell’A35. Uno a uno ripercorriamo al contrario il rosario degli svincoli: Chiari est, Chiari ovest, Calcio, Romano di Lombardia, Bariano, Caravaggio, Treviglio, Liscate. Stessi cantieri aperti, stesso deserto di auto.
All’altezza di Bariano incontriamo un furgoncino parcheggiato in corsia di emergenza. L’autista è appoggiato al guardrail intento a fissare un laghetto di acqua verde attraversato da un grande cavalcavia.
Ci fermiamo a fotografare e ci racconta affabile che anche per lui è la prima volta sulla Brebemi. «Si va veloce, non c’è nessuno...», sorride con inflessione inconfondibilmente bergamasca, distante anni luce dalla bulimia tipica dei padroncini padani, abituati ad imprecare ore e ore su strade perennemente trafficate, intasate, ingolfate.
Solo che quella nevrosi dei tempi d’oro era l’ossessione di un’economia certo disordinata ma che girava a mille. Oggi le corsie vuote della Brebemi sono desolanti tanto quanto il carico del suo furgoncino: «due miseri scaldabagno, devo consegnarli a Varese», indica il pianale, quasi giustificandosi. «Purtroppo è tutto fermo, non si muove niente...».
Brebemi
L’interno semi-vuoto di un furgone parcheggiato a Bariano (Giulia Ticozzi / Linkiesta)
L’economia padana è piatta come le giornate di lavoro del nostro amico bergamasco. «Nella mia azienda siamo rimasti in 120 dopo una prima raffica di licenziamenti due anni fa. A settembre ne lasciano a casa altri 60. Io mi divido i turni con altri due autisti, lavoriamo una settimana a testa...».
Capita di essere così in anticipo sulle (poche) consegne da fare da prendersi il lusso di fermarsi a guardare il laghetto con l’acqua verde sotto il cavalcavia della Brebemi. «Guardate lì», dice toccandosi i capelli castano chiari un po’ impiastrati di gel, «dove si formano i mulinelli prima ho visto dei bei pesci...». Dalla nevrosi alla meditazione c’è tutto il segno di questa lunga crisi padana...
Più avanti all’uscita Liscate la Brebemi finisce. Scegliamo di entrare in Milano da sud con la Rivoltana, per par condicio rispetto all’andata. Fino a Linate è un cantiere unico. Stanno trasformando queste due provinciali (Rivoltana e Cassanese) in stradone a scorrimento veloce, due corsie per ogni direzione di marcia. L’effetto è devastante perchè i cavalcavia, le rotonde e gli scivoli di immissione entrano direttamente nei paesi, sventrando quel poco di paesaggio agricolo sopravvissuto. Intorno a Rodano la campagna urbanizzata si sta mangiando tutto in pochissimi anni: dalla splendida villa Invernizzi ormai soffocata da asfalto e guardrail alle villette anonime con vista piloni di cemento dove i bambini possono giocare direttamente a muretto col pallone.
Cambia così potentemente l’estetica di due stradone fatte decine e decine di volte da non riconoscerle più.
Brebemi
Villa Internizzi, nel comune di Rodano (Milano), lambita dalla Rivoltana (Giulia Ticozzi / Linkiesta)
Brebemi
Un pilone della Rivoltana davanti a una villetta (Giulia Ticozzi / Linkiesta)
Nel frattempo siamo già arrivati a Segrate, sulla sinistra sfila palazzo Mondadori, la giostra panoramica del Luna Park e le prime acque dell’Idroscalo. Cioè Linate, viale Forlanini, Milano città. La fine del viaggio.
Riassumendo: la Brebemi ti porta da Milano a Brescia (e viceversa) davvero in pochissimo tempo; si paga decisamente troppo il pedaggio; s’incontrano così poche auto da dubitare dell’effettiva urgenza di costruirla (ma è naturalmente presto per un vero giudizio); rischi come sempre di imbottigliarti su Cassanese, Rivoltana e viabilità secondaria e non riconosci più interi paesi. Domanda (a risposta aperta, non abbiamo una tesi): sicuri che spendere 2,3 miliardi di euro di questi tempi non sia (stato) un lusso insopportabile?

Solo in Italia si può verificare che il proprietario di un partito scenda da Genova per dire al vice presidente della camera come deve comportarsi. Ma la costituzione non parlava di .......senza vincolo di mandato.....?

RIFORME
Beppe Grillo a Roma per ritoccare la strategia parlamentare e rimettere al suo posto Luigi Di Maio.
Nella Capitale è previsto un incontro coi i gruppi di Camera e Senato per chiarire la linea del M5s dopo una settimana di tira e molla sulla legge elettorale. Un'assemblea che si preannuncia già scritta e a meno di altre sorprese dovrebbe portare alla chiusura della trattativa con il Pd.
E al ridimensionamento del ruolo del delfino scelto per dialogare con il premier ma poi delegittimato dallo stesso Grillo e da Gianroberto Casaleggio, che non hanno gradito la decisione di fissare un nuovo appuntamento con i democratici per continuare a trattare.
ATTACCHI A RENZI E NAPOLITANO. Delle riforme neanche a parlarne, tanto che sul blog lo stesso Grillo domenica 27 luglio ha sferrato un nuovo attacco a Giorgio Napolitano con tanto di toni macabri ('Costituzione in formalina', è la scritta posizionata su una foto di dubbio gusto).
È di regole democratiche che i grillini vogliono parlare accusando il premier e il governo tutto di essere autoritari.
Il senatore cinque stelle Nicola Morra ha ricordato a Matteo Renzi il corteo al Quirinale parlando della paura che deve aver preso, («più di quanto credevamo», ha detto), dal momento che ha usato «arroganza per declassare la nostra protesta pacifica» derubricandola «in passeggiatina».
L'ex capogruppo al Senato Vito Crimi ha pubblicato un post dal titolo Lo smemorato di Collegno, in cui ricorda una dichiarazione del 2005 in cui Napolitano si opponeva alle riforme costituzionali, specie sul Senato.
NICOLA BIONDO IN BILICO. Lunedì 28 luglio però, durante l'assemblea congiunta, non si parlerà solo strategia sul tema delle riforme. Il M5s deve eleggere il nuovo direttivo dei gruppi e anche il tesoriere. Mentre Federico D'Incà dovrebbe subentrare a Riccardo Nuti come presidente giuridico del gruppo a Montecitorio. Infine, secondo quanto viene raccontato, in agenda, ci sarebbe un altro tema che scotta e che ancora non è stato toccato: «Il licenziamento», secondo alcuni, «l'abbandono», secondo altri, di Nicola Biondo, responsabile comunicazione del gruppo alla Camera.
Lunedì, 28 Luglio 2014

Io dico mettiamo in un luogo chiuso gente come Garibardi o Galibardi, Esposito il Bossi minorese, e altri due forse riusciamo a farcela. Se poi aggiungiamo il sen. della Lega Nord Centinaio che si diverte a scrivere interpellanze che comprende solo lui su Rubiconto allora l'Italia potrà farcela. Viva l'Italia che viene prima di Minori e prima di Pavia.

La fiducia delle imprese risale al top dall'agosto 2011

Il clima di fiducia delle imprese è salito a luglio a 90,9 da 88,2 di giugno. Lo comunica Istat, segnalando che l'indice l'aumento è la sintesi di aumenti della fiducia delle imprese dei servizi di mercato, di costruzione, del commercio al dettaglio e della lieve diminuzione della fiducia delle imprese manifatturiere

MILANO - Il settore dei serviiz, delle costruzioni e del commercio al dettaglio trascinano la fiducia delle imprese, che a luglio segna un nuovo rialzo, secondo l'indagine dell'Istat, raggiungendo 90,9 punti dagli 88,2 di giugno. Un livello così alto non si registrato da agosto 2011. L'indice generale riesce così a ribattere alla lieve diminuzione registrata dalle imprese manifatturiere e a lanciare un segnale di fiducia per una ripresa economica che stenta a decollare, come hanno testimoniato le revisioni al ribasso sul Pil sia di Bankitalia che del Fondo monetario internazionale.

L'Istat spiega che l'indice del clima di fiducia delle imprese manifatturiere si riduce a 99,7 da 99,9 di giugno. Migliorano le attese di produzione (da 6 a 8 il saldo), ma peggiorano i giudizi sugli ordini (da -21 a -23); il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino rimane stabile a 0.

Guardando all'analisi del clima di fiducia per raggruppamenti principali di industrie (Rpi) si legge un miglioramento dell'indicatore per i beni di consumo (da 98,0 a 98,2) e un peggioramento per i beni intermedi (da 103,0 a 102,2)  e per i beni strumentali (da 98,2 a 97,3). Nel settore delle costruzioni la fiducia sale a 83,2 da 81,6 di giugno. Migliorano le attese sull'occupazione (da
-22 a -14), ma peggiorano i giudizi sugli ordini oppure sui piani di costruzione (da -44 a -45).

Risultati migliori nel campo delle imprese dei servizi, dove l'indice sale a 92,5 da 88,1 di giugno. Crescono i giudizi e le attese sugli ordini (da -16 a -5 e da -10 a -7, i rispettivi saldi), mentre si contraggono le aspettative sull'andamento dell'economia in generale che passano da -19 a -23. Nel commercio al dettaglio, infine, la fiducia sale a 101,8 da 101,4 di giugno. L'indice si conferma sui valori del mese precedente sia nella grande distribuzione (a 101,0) sia in quella tradizionale (a 102,7).
(28 luglio 2014)

E pensare che al mio paese ci sono quattro ignoranti (proprio di numero) che parlano di parcheggio ai minoresi e pullman a prezzo elevato per i non residenti. Parlano di Minori non in Italia e non in Europa. E dove va Minori nel Regno dei Borboni? Minori è stato sempre il paese del "ragionamento" della "riflessione" delle grandi iniziative (Carnevale incredibile) delle associazioni intelligenti (Scout) degli uomini saggi. Ora grazie ad internet è finita in un letamaio di quattro persone ignoranti come capre. Mentre il paese ha parametri economici negativi e rischia il default. E intanto loro, che non capiscono una mazza di economia, sparano stupidate su stupidate. Come se vivessero fuori dal mondo. Pensare che Minori era, quando ero un ragazzo, il centro del mondo. Kennedy, grandi poeti ed artisti internazionali. Turismo di svedesi, francesi, olandesi, inglesi......... Grazie a questi quattro (di numero) ignoranti come capre siamo tornati al Medio Evo.

Allarme shock di Mentana: “secondo i servizi segreti entro sei mesi l’Italia sarà nel caos” – Video

Enrico Mentana
Roma, 21 luglio 2014 – Allarme shock di Mentana, che in in un servizio del tg di La7 svela presunte indiscrezioni trapelate dai servizi segreti italiani. Per chi se lo fosse perso, riproponiamo qui il video integrale.

domenica 27 luglio 2014

A settembre ci troveremo con 20 mila licenziati ed una azienda che porta le carte in tribunale. Che sindacati abbiamo in Italia. I sindacati più forti del mondo ed i lavoratori peggio pagati.

Alitalia, Lupi ai sindacati: “O con Etihad o il baratro”.

di   - 26/07/2014 - Il ministro invita tutti alla responsabilità: "L'alternativa è tra 1000 o 15.000 esuberi"

Alitalia, Lupi ai sindacati: "O con Etihad o il baratro".
Il Ministro Maurizio Lupi richiama i sindacati alla responsabilità. Lo prima in un’intervista a Repubblica, ricordando che il tempo per salvare Alitalia sta finendo: «L’accordo fra Alitalia ed Etihad va fatto entro la fine della prossima settimana. Visti i 569 milioni di perdite del bilancio 2013 non c’è un minuto in più da perdere». Lupi avverte: «Non c’e’ un piano B. Se salta questa intesa, salta la possibilità di salvezza e di sviluppo e si va verso il baratro. Continuo a credere che l’accordo debba essere fatto e sono convinto che se tutti si assumeranno le proprie responsabilità sarà fatto», scandisce Lupi.
Maurizio Lupi (LaPresse)
Maurizio Lupi (LaPresse)

Il ministro conferma che non è stato posto alcun aut aut, per il momento «Etihad non ha dettato ultimatum perché le condizioni stabilite e gli accordi presi sono chiarissimi, non c’e’ altro da aggiungere». La questione non riguarda ormai solo Alitalia - sottolinea Lupi – ma l’Italia intera, la sua credibilità, la sua capacità di attrarre investimenti dall’estero. E’ importante firmare entro la fine del mese perché poi ci saranno altri passaggi da compiere».
Arrivando poi all’assemblea di NCD Lupi è tornato sull’argomento, continuando a richiamare soci e sindacati alla responsabilità. Soprattutto Lupi ha invitato i sindacati a superare le divisioni sulla rappresentanza nella futura società: «Non c’è un piano B, c’è solo un piano A: l’Alitalia può diventare la prima compagnia al mondo oppure 15mila lavoratori vanno a casa. L’ho anche detto al premier Renzi oggi: o c’è lo sviluppo e la crescita della compagnia, oppure l’azienda non ci sarà più», ha precisato Lupi aggiungendo che «solo un marziano potrebbe riuscire a capire le polemiche sulla rappresentatività sindacale. C’è da chiedersi chi si rappresenterebbe se un’azienda non dovesse esserci più». Infine il ministro ha precisato di essere ancora ottimista sul fatto che la prossima settimana «si chiude. Ormai non ci si può più girare intorno, il tempo è scaduto è il momento della responsabilità».

Roberto Monaldo / LaPresse

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...