lunedì 10 aprile 2017

Pentastellati sull'orlo di una crisi di nervi. In attesa di sapere di che colore sono i calzini che indossa il giudice che ha dato ragione alla Cassimatis assistiamo alla poderosa inca**atura del MoVimento degli onesti che non sono in grado di capire che quello che non ha rispettato le regole del M5S è Beppe Grillo
GIOVANNI DROGO
Marika Cassimatis ha vinto il ricorso contro Beppe Grillo che l’aveva espulsa dal MoVimento 5 Stelle dopo l’esito delle votazioni delle comunarie per la scelta del candidato sindaco del M5S di Genova. Il decreto del Tribunale civile di Genova sospende (qui parliamo del merito dell’ordinanza) quanto stabilito da Grillo il 14 marzo quando aveva chiesto ai suoi di “fidarsi di lui” e aveva indetto una nuova consultazione in seguito alla quale era stato deciso che il candidato del MoVimento a Genova sarebbe stato Luca Pirondini.
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La banda degli onesti non conosce la legge (e nemmeno il regolamento)

Non si sa ancora cosa succederà, ovvero se Grillo farà correre la Cassimatis con il simbolo del MoVimento o se il M5S si ritirerà dalla corsa per la poltrona di sindaco di Genova. Per il momento Marika Cassimatis è a tutti gli effetti il candidato sindaco dei 5 Stelle ma il fatto che questa decisione sia stata presa da un giudice e non dagli attivisti (che in realtà l’avevano già presa visto che la Cassimatis aveva vinto le comunarie) non va giù ai duri e puri del partito di Beppe. In attesa di scoprire quello che succederà a Genova gli attivisti a 5 Stelle si interrogano sul significato profondo della decisione del giudice. A molti – che evidentemente preferiscono ancora fidarsi di Grillo – la cosa non sembra poi così regolare. Perché un giudice si è immischiato nelle votazioni di un’associazione privata? A che titolo? Con che diritto?
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Secondo molti utenti che commentano la notizia della vittoria della Cassimatis sulle varie bacheche del MoVimento e dei giornali il giudice che ha emesso il decreto di sospensiva che annulla la decisione di Grillo di non candidare la Cassimatis è palesemente un “corrotto” e “di sinistra”. Siamo qui dalle parti del complotto delle toghe rosse che è tanto caro a Berlusconi e ai suoi quando si tratta di commentare decisioni sgradite. Non sappiamo se qualcuno a Genova si è già messo all’inseguimento del giudice Roberto Braccialini per scoprire di che colore sono i calzini che indossa ma il clima che si respira è lo stesso. I 5 Stelle non vogliono ammettersi di essersi fidati della persona sbagliata e quindi per forza di cose ci sono oscuri poteri che tramano nell’ombra per impedire al MoVimento di andare al governo sotto la Lanterna.
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Chi paga il giudice? Chi paga la Cassimatis?

È sospetto, per gli attivisti, che il giudice non sia intervenuto per le porcate delle primarie del PD e soprattutto è singolare, sempre secondo loro, la rapidità con cui si è arrivati al decreto di sospensione quando ci sono cittadini che da anni aspettano giustizia per vicende ben più gravi. Anche la Cassimatis ovviamente sarebbe colpevole perché con il suo ricorso ha ulteriormente sovraccaricato il sistema giuridico italiano. Non solo non è un’attivista onesta (ovvero una che dice sì a tutto quello che decide Beppe) ma è anche una cittadina poco coscienziosa perché non ha a cuore il bene comune e la sorte di tanti italiani che soffrono di malagiustizia.
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Naturalmente tutto questo è stato possibile perché la Cassimatis è stata pagata da qualcuno che aveva intenzione di indebolire il M5S e impedire al partito di Grillo di espugnare la roccaforte del Partito Democratico.
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Alcuni elettori pentastellati sono particolarmente sconvolti dall’accaduto e notano inquietanti parallelismi. Così come con la legge sul divorzio i giudici sono entrati “nella camera da letto” delle persone per stabilire chi dei due coniugi avesse ragione e chi torto con il caso Cassimatis la sospensiva entra “a gamba tesa nella camera da letto di tutti gli italiani”. Non vi sentite anche voi violati nel vostro intimo? Questi giudici oltre ad essere dichiaratamente “di sinistra” sono anche degli inguaribili guardoni e manipolatori del processo della democrazia partecipativa in Rete. Non come Grillo.
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Alcuni attivisti sono sconvolti: come fa un giudice ad arrogarsi il diritto di dettare al MoVimento la sua linea politica? Perché il giudice sovverte le regole che il MoVimento si è dato? Difficile, una volta che ci si è fidati di Grillo, capire che il giudice non ha “sovvertito” alcunché anzi ha rilevato che a sovvertire le regole del partito (ad esempio non annunciando le votazioni con il dovuto preavviso) è stato proprio il Capo Politico nonché Garante del M5S. Ma questi sono dettagli. O no?

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