domenica 18 novembre 2012

Travaglio da "grande giornalista anglosassone" diventa consigliere particolare di "Peppe l'amicone" così chiamato in occasione delle quattro chiacchiere fatte insieme in un recente passato. Esistono giornalisti liberi e giornalisti schiavi. Chissà Travaglio dove si colloca. Noi sappiamo bene dove collocare i giornalisti della Provincia Pavese insieme alla loro direttrice. Tra quelli liberi ovvio. Perché cosa vi era venuto in mente!


Travaglio e il «decalogo di consigli non richiesti a Grillo»

Travaglio e il «decalogo di consigli non richiesti a Grillo»
Con un editoriale sulle colonne de Il Fatto, Marco Travaglio stila oggi una lista di «consigli non richiesti» al guru del M5S. Dopo la strenua difesa de “l’editto genovese” di Beppe Grillo contro gli attivisti cinquestelluti disposti ad andare in televisione e le critiche ricevute (qui, quella del direttore di Pubblico Luca Telese) , Travaglio sembra andarci più cauto e raccomanda maggiore cautela e diplomazia allo stesso Grillo.
Tra le dieci voci-consiglio, la prima lo invita a sorridere («I musi lunghi e i denti digrignati li lasci ai politici, che del resto ne hanno ben donde».
Al secondo posto arriva il consiglio di rilassarsi e smetterla di urlare. Ma soprattutto, a chiedere in sostanza scusa a Favia e Salsi con «un abbraccio pubblico con annessa spiegazione delle critiche ai loro comportamenti».
Gli insulti a poltici e stampa, sono per Travaglio «sacrosanti». Ma è inutile accanirsi, consiglia il giornalista: «ora la casta è morente e anche i suoi turiferari iscritti all’Albo si sentono poco bene: il dispetto più feroce, d’ora in poi, è ignorarli».
Ma torniamo ai giornalisti (categoria della quale lo stesso Travaglio fa parte, tanto per ricordarlo): «Attaccare quelli che ti criticano è un malvezzo dei politici peggiori, infatti càpita quasi soltanto in Italia. Molto meglio confutare le critiche nel merito».
Siccome esistono giornalisti liberi e giornalisti schiavi, Travaglio consiglia Grillo di non allontanare i primi, ricordando i banali principi di una democrazia: « la libera stampa, quando è libera e rappresenta i cittadini, ha diritto di fare domande e obiezioni, e il candidato e l’eletto hanno il dovere di rispondere.
Va bene la Rete, ma si ricordi di chi non ce l’ha, e soprattutto attenzione al programma. Sbaglia chi dice il M5S non ha un programma. Ma il giudizio è che si tratta di «uno scarno elenco di buone intenzioni, senza spiegazioni sul “come” e sul “con quali soldi”». Oltre a mancare, e questa sembra la colpa più grave vista dalla formazione iperlegalitaria di Travaglio, «voci decisive come la lotta alla criminalità economica, prima causa della crescita zero dell’Italia; lotta alla criminalità organizzata, seconda causa; riforma della giustizia per farla funzionare a costo zero, anzi guadagnandoci». Non c’è da preoccuparsi però. Il “consigliere” assicura che «Tanti magistrati e giuristi potrebbero dare consigli interessanti per rimpolpare il programma».
Arriva il momento dei candidati cinquestelle. Vanno bene questi giovani senza esperienza, ma mica vorremo mandare loro al governo? «Lì ci vuole gente esperta e competente: indicare al più presto i nomi di chi, in caso di vittoria elettorale, sarebbero il premier e i ministri».

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