sabato 16 luglio 2016

Grillini un milione di volte peggio dei democristiani.

La giunta M5S ha deciso: licenziata in tronco la direttrice del Comune

Votata la delibera che conferma la decisione del sindaco: per Sandra Maltinti revoca immediata dell'incarico e riconoscimento di sessanta giorni di retribuzione
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LIVORNO. Per la direttrice generale del Comune di Livorno, Sandra Maltinti, arriva il licenziamento. La giunta comunale, con l'atto numero 342 del 15 luglio, ha infatti confermato la decisione presa dal sindaco il 29 giugno scorso, deliberando  la "revoca con effetto immediato, senza concessione del preavviso" dell'incarico che lo stesso Filippo Nogarin aveva conferito alla Maltinti nel settembre del 2014. 

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Nella delibera si parla di "irreparabile lesione del rapporto fiduciario, derivante da quanto avvenuto nel corso della seduta della prima commissione consiliare ", che "rende necessario non prolungare ulteriormente la durata dell'incarico che, riguardando uno dei massimi vertici dell'amministrazione, potrebbe anche determinare rallentamenti all'attività comunale". Per la direttrice, che ha già annunciato azioni legali a sua difesa, viene ora previsto "il riconoscimento dell'importo pari a sesanta giorni di retribuzione", somma "pari a 16.609,53 euro" (come indennità del mancato preavviso).
L'articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica fa i conti in tasca ai grillini della Camera
DARIO FERRI
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi parla delle spese boom in comunicazione del MoVimento 5 Stelle tra Camera e Senato. Soltanto a Montecitorio i grillini hanno speso il 40% in più rispetto all’anno precedente, arrivando alla bella cifra di 1,260 milioni di euro.
Per avere un indizio oggettivo, basta studiare il bilancio della Camera che andrà in aula giovedì prossimo. Il gruppo dei 5 stelle ha speso in comunicazione, l’anno scorso, il 38 per cento in più dell’anno precedente. Più consulenze, quindi, e dipendenti che nel 2015 sono passati da 9 a 12 per un totale di oltre un milione duecentosessantaseimila euro. Come spiegazione dei costi sempre maggiori, nella nota di bilancio si legge: «È stato consolidato e ulteriormente potenziato il progetto affidato alla Web Side Story di organizzazione e strutturazione attraverso i social media».
Formalmente, sopra tutti c’è Beppe Grillo. Nessuno lo ricorda più, ma deputati e senatori – prima di entrare in Parlamento – hanno firmato un codice di comportamento che all’ultimo punto prevedeva che «la costituzione di due gruppi di comunicazione, uno per la Camera e uno per il Senato» fosse «definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri». Declinata nella realtà, questa regola ha significato – negli ultimi tre anni – che a scegliere gli uomini e le donne che che sarebbero entrati in quegli uffici (pagati coi soldi che il Parlamento fornisce ai gruppi parlamentari) è stata la Casaleggio Associati.
di maio di battista fico
Spiega Repubblica che la comunicazione ha sostenuto finora Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista:
In realtà, negli ultimi mesi, Di Maio e Di Battista sono apparsi marciare compatti. E la “comunicazione” ha sostenuto entrambi, contribuendo – piuttosto – a farne dei personaggi televisivi. Se c’è un successo dell’era Casalino – già concorrente del Grande Fratello e già solo per questo considerato il massimo esperto di televisione all’interno del gruppo – è quello di essere riuscito a imporre un “canone” diverso per i parlamentari del Movimento che vanno in tv. Dal divieto assoluto (anche quello previsto nel codice di comportamento di cui sopra) si è passati a un “sì, ma a certe condizioni”. Dettate tutte dal potente apparato a 5 stelle. Primo comandamento, non finire «nel pollaio». Da qui le interviste a due con il conduttore o al massimo – molto raramente e quasi mai per gli esponenti del direttorio – contro l’esponente di un altro partito. Un canone che ha funzionato, rafforzando vertici arrivati lì quasi per caso. Ma ora più che mai, chiamati a dettare la linea.

Gramellini super. Quando le parole vengono usate bene sono un'arma della democrazia.

Caro musulmano i tuoi fratelli adesso siamo noi


16/07/2016
Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico, e la tua rabbia verso la corte saudita che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia quell’eresia dai tempi di Bin Laden. Il piano degli aspiranti califfi è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come gli stragisti del Bataclan e relitti umani come il camionista che ha seminato la morte sulla promenade di Nizza per alimentare la paura e l’odio verso l’Islam, così da portare i razzisti al potere in Occidente e creare le condizioni per innescare una guerra di civiltà. È la trama dei fanatici di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il terrorismo di sinistra insanguinò le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione. Fallì quando l’operaio comunista che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’operaio gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una casa, uno stipendio, un pallido benessere. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu il sindacalista Guido Rossa, che pagò con la vita la rottura dell’omertà in fabbrica.  

Oggi Guido Rossa sei tu. Ti auguro lunga vita, ma è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che sgozzano in nome dell’Islam non vengono dal deserto: sono cresciuti in Occidente e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue moschee, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nella tua religione. Hanno figli che vanno a scuola con i tuoi, mogli che chiacchierano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà religiosa e razziale. 

Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’operaio comunista di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male l’Occidente ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più il camionista di Nizza, ma il bambino che le sue ruote hanno stritolato sul selciato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.  

Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua moschea si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: francese in Francia, italiano in Italia. Senza di te perderemmo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.  

venerdì 15 luglio 2016


venerdì 15 luglio 2016 07:58

Municipio XVI: la consigliera M5S che non riconosce la collega M5S come capogruppo

Come dice Luigi Di Maio, nel MoVimento 5 Stelle non si litiga mai. Come dice Luigi Di Maio, i litigi sono invenzioni dei giornalisti. E così mentre Roberta Lombardi molla lo staff della sindaca Virginia Raggi a causa di un raffreddore (cit.), nel Municipio XV di Roma la consigliera grillina Luisa Petruzzi ha inviato e fatto protocollare una lettera ufficiale al minisindaco Simonelli, alla presidente dell’Aula Cruciani e al direttore generale, per comunicare che «a seguito della nomina» a consigliere, lei farà sì parte del «gruppo politico del M5s in cui sono stata eletta, ma non riconosco Tiziana Mancini come mio capogruppo». Il “non riconosco” scritto in grassetto e addirittura sottolineato, come a voler mettere bene in evidenza una scelta non condivisa.
luisa petruzzi municipio XV
La lettera con cui Luisa Petruzzi specifica di non riconoscere capogruppo la Mancini al Municipio XV
Sui motivi del litigio, spiega Repubblica Roma, incombevano grandi questioni ideali: «Da quel che si capisce, infatti, l’architetta Petruzzi — seconda delle elette con 249 voti — sarebbe stata scavalcata dalla terza in classifica: la Mancini, appunto. Senza una valida spiegazione. Tanto più che la prima, che ha preso appena 18 preferenze più di lei, è stata incoronata presidente del consiglio municipale. Un’ingiustizia alla quale ribellarsi». All we are saying / Give peace a chance!
Dopo aver ricevuto l'applauso di Tredicine, il responsabile di turismo e commercio della Giunta Raggi fa dietrofront. E se la prende con nemici immaginari che strumentalizzano le sue parole. Un classico
NEXT QUOTIDIANO
Come spesso càpita, quando un politico fa una gaffe poi se la prende con la stampa. Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, al Turismo e al Lavoro del Comune di Roma, si comporta come un vecchio politico della Prima Repubblica. Ieri infatti Meloni è finito nelle polemiche per una serie di sue affermazioni curiose a proposito dei camion bar, prima tra tutte quella che “svolgono un ruolo importante perché permettono alla gente di dissetarsi”: sappiamo che i camion bar permettono di dissetarsi, sì, ma a carissimo prezzo e occupano postazioni “strategiche” per molto tempo senza permessi. Questo è il video in cui parla l’assessore:
Sui camion bar la Giunta Raggi proseguirà con il lavoro del Tavolo sul decoro che prevedeva, dopo il Colosseo, di allontanarli anche da altre aree storiche come Pantheon e San Pietro?
“L’idea è quella. Ma bisogna avere delle alternative ai camion bar che svolgono un ruolo anche per i turisti e i cittadini. Il decoro è quello che è, quindi non sono una bella cosa da vedere, ma se svolgono un ruolo è anche importante che la gente possa dissetarsi, per esempio quando fa così caldo. Quindi – aggiunge – non bisogna semplicemente dire ‘debelliamo tutti i camion bar’, ma trovare un modo per anche dargli la possibilità di avere un posto dove farlo. Perché ci sono delle limitazioni sul numero degli esercizi di certi tipi, quindi dietro c’è un lavoro più complesso. La volontà è di aumentare la qualità del decoro, anche sistemando questo tipo di discorso”. E dunque li sposterete? “Ancora non glielo so dire”, risponde Meloni.

Adriano Meloni non ama più i camion bar

Oggi, dopo aver evidentemente compreso di aver pestato un bell’escremento, Meloni fa dietrofront. Ma non ritratta di certo. Se la prende con le sue dichiarazioni ‘strumentalizzate’: «Francamente sorprende, e dispiace, della facile strumentalizzazione che in queste ore si sta facendo delle mie parole circa i camion bar nella Capitale. Ho sempre dichiarato che faro’ della lotta all’abusivismo un punto cardine del mio programma e in questo senso lavoreremo in stretto contatto con la polizia locale. Al contempo, ritengo fondamentale rilanciare tutte le attività produttive regolarmente autorizzate che possono contribuire alla crescita economica e allo sviluppo turistico e occupazionale della nostra città, nel rispetto del decoro urbano e della vivibilità dei cittadini romani». Come vedete, dalle sue parole scompaiono tutta una serie di frasi che invece è possibile ascoltare nel video, in primis quella dei camion bar che servono ai turisti per dissetarsi. L’Aacs di Roma, Associazione Abitanti Centro di Roma, prima del dietrofront di Meloni aveva rilasciato il seguente comunicato:
“L’assessore Meloni sembra non essersi ancora bene immerso nella realta’ romana e in quello che e’ il nodo del settore commercio: trasparenza amministrativa, decoro, legalita’. Temi che nella vicenda camion-bar hanno un grande peso. La incontrollata quantita’ di somministrazione nel centro storico ha avuto il tempo di trasformarsi in un incubo: davvero l’offerta a dissetarsi non manca e di certo a piu’ basso costo dei camion-bar. Senza contare la bevuta gratis ai ‘nasoni’. Forse avevano un significato tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, quando qualcuno diede l’insensato via libera all’immissione in aree di pregio ai camion bar senza considerazione per il rispetto dei luoghi. E’ grave ed inquietante non avere conoscenza di interventi realizzati su questa materia per il ripristino non solo del decoro, ma di legalita’ e trasparenza, atti che dovrebbero avere una continuita’ e non una rivisitazione ideologica. E questo per il rispetto dovuto a tutti quei cittadini che da anni si battono per affermare tali principi”.
Mentre Meloni aveva ricevuto l’applauso di Alfiero Tredicine, presidente di Apre Confesercenti. Tredicine: chissà se il nome all’assessore dice qualcosa.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...