Liberi cittadini contro il regime partitocratico, i privilegi della casta sindacale della triplice, la dittatura grillina e leghista, la casta dei giornalisti
sabato 12 ottobre 2013
Un intervento impeccabile. Su una cosa dissento: Casaleggio e Grillo non ascoltano la sofferenza del popolo. Della sofferenza degli altri a Beppe Grillo - Casaleggio non gliene può fregà de' meno. Qualcuno nel frattempo potrebbe intervistare i grillini talebani di Voghera e Pavia per chiedere cosa pensano relativamente a questo tema. Vi risponderanno certamente: " Non c'era nel programma ". Parola di Marfi, diventato consigliere comunale a Voghera utilizzando il cognome di Rubiconto.
venerdì 11 ottobre 2013
Bellissimo articolo di Antonello Caporali
M5S, VIETATO PENSARE DA SOLI (Antonello Caporale)
6 Votes
Beppe Grillo usa il mercurocromo con il suo movimento. Lo disinfetta da ogni possibile contaminazione, lo pulisce dalle abrasioni e dalle passioni della politica svuotando periodicamente (come fosse una bacinella piena d’acqua) la sua rappresentanza parlamentare di ogni senso politico.
Da deputati portavoce a cittadini portaordini. Da attuatori ed elaboratori di un programma comune a esecutori muti del disegno d’origine. Succede sempre, ed è successo anche ieri quando Grillo, leggendo forse i giornali, ha scoperto che i suoi senatori erano riusciti per la prima volta a imporre a tutta la politica di interrogarsi se la questione del secolo, il flusso dei migranti dal sud al nord del mondo, potesse essere gestita solo con il codice penale e un variegato bouquet di misure di pubblica sicurezza. Proponendo l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina (l’emendamento approvato così statuisce) il Parlamento si sarebbe trovato nella necessità di indicare e promuovere misure alternative e sperabilmente più efficaci di quel colabrodo che oggi è la legislazione di emergenza.
Grillo ha allora preso in mano il mercurocromo e disinfettato la ferita provocata dagli incapaci senatori: il tema non è nel nostro programma, non è stato discusso, dunque è fuori dal codice di comportamento dei 5Stelle. Perciò l’emendamento è nullo. La firma congiunta con Casaleggio al post ha alzato il livello di apprensione tra i parlamentari e indicato la strada, la via maestra. Cioè il dietro-front.
È possibile che l’iniziativa non sia stata concertata granché bene (come sempre più spesso accade dentro quel caotico catino dei 5Stelle) ed è possibile, anzi certo, che il registro comune preveda preventive consultazioni. Ma Grillo non ha giudicato il merito del problema (e avrebbe avuto buone ragioni per farlo: il reato di clandestinità non è una nostra esclusiva ma vige nella stragrande maggioranza dei paesi europei), né valutato l’efficacia dell’azione parlamentare che per la prima volta aveva bucato il fronte governativo dividendo i due soci di maggioranza, il Pd a favore e il Pdl contro, e aprendo un dibattito politico e culturale finalmente di un qualche peso. Grillo non ha nemmeno preso in considerazione che la misura proposta fosse contenuta nel piano di riordino delle carceri illustrato per iscritto al Quirinale. Non ha aperto la discussione e il confronto. Semplicemente l’ha chiusa.
A Grillo interessava e interessa altro. L’ha confessato quando ha specificato: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto risultati da prefisso telefonico”. Ecco il punto: la questione si fa unicamente elettorale. I voti si contano, non si pesano. Per contarli e moltiplicarli il Movimento deve rinunciare ad alimentare un’istanza di cambiamento, eccezion fatta per quella basica e preliminare (non rubare), ma piuttosto fungere da aggregatore di proteste, a volte disparate e contrastanti. E il cittadino parlamentare non porta con sé una propria intelligenza, dei valori, un modello di vita, ma è solo il supporto tecnico di un meccanismo elettronico di selezione delle istanze.
Egli non è né di destra né di sinistra. Sta al centro (infatti in Parlamento siede nel mezzo) ma solo come punto geografico di equidistanza da ogni passione, connessione sentimentale con chi l’ha eletto. Egli non sta sopra ma sotto, non progetta ma esegue. Cosa esegue? L’abecedario della rete, anzi di quella piccola parte, un’oligarchia, che influenza e decide, vota e approva o fa decadere. Non tutti gli elettori ma soltanto coloro che hanno guadagnato con la militanza il bollino blu della fedeltà, quelli con l’asterisco, portatori esclusivi della capacità di validazione o di sconfessione. Se questo è lo schema, nell’attesa grillina che tutto salti per aria non è necessario promuovere istanze di cambiamento perché non esiste un fronte da combattere.
È tutto da far saltare in aria. Poi ci sarà la palingenesi. Come? Vattelapesca! Non è indispensabile indicare le vie del buon governo perché l’altrove è una indistinta e comune pratica di malgoverno. Bisogna dunque attendere che tutto scoppi e magari assistervi con l’inerzia. E perciò nel Parlamento non servono menti, ma braccia disciplinate che producano il minimo, senza far casini. E il Porcellum è perfetto a selezionare la truppa fedele. Il leader sceglie chi tenere in vita e chi far perire. Anche questa, forse, è la ragione perché questa legge elettorale, a ben riflettere, non fa poi così schifo. Meglio tenersela ancora un po’, vero Grillo?
Bellissimo articolo di Antonello Caporali
M5S, VIETATO PENSARE DA SOLI (Antonello Caporale)
6 Votes
Beppe Grillo usa il mercurocromo con il suo movimento. Lo disinfetta da ogni possibile contaminazione, lo pulisce dalle abrasioni e dalle passioni della politica svuotando periodicamente (come fosse una bacinella piena d’acqua) la sua rappresentanza parlamentare di ogni senso politico.
Da deputati portavoce a cittadini portaordini. Da attuatori ed elaboratori di un programma comune a esecutori muti del disegno d’origine. Succede sempre, ed è successo anche ieri quando Grillo, leggendo forse i giornali, ha scoperto che i suoi senatori erano riusciti per la prima volta a imporre a tutta la politica di interrogarsi se la questione del secolo, il flusso dei migranti dal sud al nord del mondo, potesse essere gestita solo con il codice penale e un variegato bouquet di misure di pubblica sicurezza. Proponendo l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina (l’emendamento approvato così statuisce) il Parlamento si sarebbe trovato nella necessità di indicare e promuovere misure alternative e sperabilmente più efficaci di quel colabrodo che oggi è la legislazione di emergenza.
Grillo ha allora preso in mano il mercurocromo e disinfettato la ferita provocata dagli incapaci senatori: il tema non è nel nostro programma, non è stato discusso, dunque è fuori dal codice di comportamento dei 5Stelle. Perciò l’emendamento è nullo. La firma congiunta con Casaleggio al post ha alzato il livello di apprensione tra i parlamentari e indicato la strada, la via maestra. Cioè il dietro-front.
È possibile che l’iniziativa non sia stata concertata granché bene (come sempre più spesso accade dentro quel caotico catino dei 5Stelle) ed è possibile, anzi certo, che il registro comune preveda preventive consultazioni. Ma Grillo non ha giudicato il merito del problema (e avrebbe avuto buone ragioni per farlo: il reato di clandestinità non è una nostra esclusiva ma vige nella stragrande maggioranza dei paesi europei), né valutato l’efficacia dell’azione parlamentare che per la prima volta aveva bucato il fronte governativo dividendo i due soci di maggioranza, il Pd a favore e il Pdl contro, e aprendo un dibattito politico e culturale finalmente di un qualche peso. Grillo non ha nemmeno preso in considerazione che la misura proposta fosse contenuta nel piano di riordino delle carceri illustrato per iscritto al Quirinale. Non ha aperto la discussione e il confronto. Semplicemente l’ha chiusa.
A Grillo interessava e interessa altro. L’ha confessato quando ha specificato: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto risultati da prefisso telefonico”. Ecco il punto: la questione si fa unicamente elettorale. I voti si contano, non si pesano. Per contarli e moltiplicarli il Movimento deve rinunciare ad alimentare un’istanza di cambiamento, eccezion fatta per quella basica e preliminare (non rubare), ma piuttosto fungere da aggregatore di proteste, a volte disparate e contrastanti. E il cittadino parlamentare non porta con sé una propria intelligenza, dei valori, un modello di vita, ma è solo il supporto tecnico di un meccanismo elettronico di selezione delle istanze.
Egli non è né di destra né di sinistra. Sta al centro (infatti in Parlamento siede nel mezzo) ma solo come punto geografico di equidistanza da ogni passione, connessione sentimentale con chi l’ha eletto. Egli non sta sopra ma sotto, non progetta ma esegue. Cosa esegue? L’abecedario della rete, anzi di quella piccola parte, un’oligarchia, che influenza e decide, vota e approva o fa decadere. Non tutti gli elettori ma soltanto coloro che hanno guadagnato con la militanza il bollino blu della fedeltà, quelli con l’asterisco, portatori esclusivi della capacità di validazione o di sconfessione. Se questo è lo schema, nell’attesa grillina che tutto salti per aria non è necessario promuovere istanze di cambiamento perché non esiste un fronte da combattere.
È tutto da far saltare in aria. Poi ci sarà la palingenesi. Come? Vattelapesca! Non è indispensabile indicare le vie del buon governo perché l’altrove è una indistinta e comune pratica di malgoverno. Bisogna dunque attendere che tutto scoppi e magari assistervi con l’inerzia. E perciò nel Parlamento non servono menti, ma braccia disciplinate che producano il minimo, senza far casini. E il Porcellum è perfetto a selezionare la truppa fedele. Il leader sceglie chi tenere in vita e chi far perire. Anche questa, forse, è la ragione perché questa legge elettorale, a ben riflettere, non fa poi così schifo. Meglio tenersela ancora un po’, vero Grillo?
giovedì 10 ottobre 2013
Questo tema non era nel programma di Grillo e Casaleggio. Perchè c'era un programma scritto da qualcuno diverso da Totò e Peppino?
Reato di clandestinità. Grillo e Casaleggio contro gli eletti: “Non era nel programma”
I due fondatori del Movimento 5 Stelle attaccano i senatori che con la presentazione dell'emendamento per l'abolizione del reato di clandestinità sarebbero andati contro il programma elettorale grillino: "La loro posizione", scrivono in un post sul blog firmato da entrambi, "è del tutto personale. Non siamo d'accordo sia nel metodo che nel merito"
I due fondatori del Movimento 5 Stelle non appoggiano l’azione dei “portavoce” eletti in Parlamento. Lo stop al “reato di clandestinità” approvato in Commissione giustizia grazie all’emendamento di due senatori grillini (Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella) non era nel programma. Così scrivono nel post pubblicato sul blog e firmato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: “La posizione espressa dai due eletti in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori, non faceva parte del programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno”.
E’ rottura con il gruppo da parte dei due leader, contrari ad un’iniziativa che secondo i vertici sarebbe stata presa in totale autonomia dai parlamentari senza consultare la base. E questa sera, intorno alle 19, si incontreranno in assemblea congiunta per discutere la posizione da tenere. La notizia arriva a sorpresa, dopo che solo poche ore prima durante la conferenza stampa dei 5 Stelle per presentare la loro controproposta per risolvere il problema delle carceri in Italia, l’abolizione del reato di clandestinità era stato presentato come una soluzione per diminuire il numero di detenuti. Il primo a reagire pubblicamente è il deputato Alessandro Di Battista, da sempre molto vicino alla linea ufficiale di Grillo e Casaleggio, ma che non si risparmia qualche critica: “Noi ci dobbiamo riunire in assemblea congiunta e parlarne, perché ognuno di noi ha sensibilità diverse. Ma l’errore più grande che ha fatto Beppe è che non è stato presente, in questi mesi lo è stato sempre meno. Beppe si deve fare vedere di più“. Chi non si aspettava la reazione di Beppe Grillo è lo stesso Fabrizio Buccarella: “No, me l’aspettavo. Per ora non rilascio dichiarazioni”.
Del resto, non è la prima volta che gli eletti del Movimento 5 Stelle presentano disegni di legge, mozioni o interpellanze che non sono presenti nel programma. Il primo ddl depositato al Senato ad esempio, è stato quello relativo a diritti degli omosessuali e omofobia. Oppure nella lista c’è la mozione contro gli F-35, che nei “20 punti per uscire dal buio” (il programma a 5 Stelle) non viene mai menzionata. Ma questa volta, il tema è troppo delicato secondo Grillo e Casaleggio, che scrivono: “Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
Poche ore prima, il blog pubblicava il comunicato stampa del gruppo al Senato per “spiegare l’approvazione dello stop in commissione”, con un titolo già esplicativo delle posizione del vertice: “Da oggi le espulsioni dei clandestini saranno più facili“. Un tentativo di piegare a destra un provvedimento che ha visto votare insieme al Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà e Scelta civica e con l’appoggio del governo. “Sostituirsi all’opinione pubblica”, continua il post di Grillo e Casaleggio, “alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità. Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice: ‘La clandestinità non è più un reato’. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”.
E su questo argomento come si esprimono i talebani grillini Nanni, Marfi, Barbieri e Benzi? Si esprimono come talebani. Non c'era nel programma. Scommettiamo?
Beppe Grillo: i parlamentari M5s attaccano i post del leader: "Ha preso un abbaglio"
Pubblicato: 10/10/2013 20:15 CEST | Aggiornato: 10/10/2013 20:15 CEST
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Ore 17.00, Senato della repubblica. Lo staff del Movimento 5 stelle è in apprensione: "Che ne pensate voi giornalisti, come la vedete?". Non era bastato il post della mattina, che sconfessava i fedelissimi Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, 'rei' di aver presentato un emendamento (approvato), sull'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Sul blog di Beppe Grillo altra stangata ai suoi parlamentari. Viene precisato il "metodo": che prevede che qualunque proposta al di fuori dal programma, anche se approvata dalla rete, non possa essere portata in Parlamento prima della prossima legislatura.
Quando il testo inizia a girare a Roma, lascia sconcertati la maggior parte degli stellati. Il filo diretto che la comunicazione tiene con la Casaleggio&associati non basta a schiarire il campo dalle perplessità. "Quindi le proposte che ho presentato su discariche e inceneritori non vanno più bene?", si domanda Stefano Vignaroli, che etichetta il post con parole irripetibili. Il fatto è che, fino a metà pomeriggio, anche lo staff ha difficoltà a sentire il leader: "Non sappiamo bene quale sia la strategia". Nicola Biondo, capo della comunicazione, arriva a Palazzo Madama, e si chiude con l'omologo del Senato in una riunione fiume di oltre tre ore. All'uscita bocche cucite.
Alla fine trapela che Casaleggio aveva avvertito i suoi uomini della tempesta che stava per scatenarsi. "Ma noi non lo abbiamo sentito", spiegano i due autori dell'emendamento. Buccarella ai suoi ragiona sul fatto che "potrebbe essere una strategia per recuperare voti, ma a mio avviso ne perdiamo di più in questo modo". Cioffi dice di non capire, ma tira dritto: "Sono cose che mi scivolano via". I senatori sono compatti nello stringersi accanto ai loro colleghi. La comunicazione se ne accorge, inizia a gettare acqua sul fuoco: "Rimanete freddi e tranquilli, non incendiate i ragazzi della Camera". Già, perché il barometro della riunione congiunta in serata (Buccarella aveva chiesto lo streaming, proposta respinta) vira su tempesta. L'ipotesi che circola al Senato è quella di ragionare su un pacchetto complessivo di misure sull'immigrazione da sottoporre poi alla rete, ma i toni e le argomentazioni dei post proprio non vanno giù. "Ci siamo sparati sui c......i", sintetizza Vincenzo Caso. La senatrice Maria Mussini mantiene l'aplomb, ma è netta: "C'è una bella differenza tra discutere e rilasciare una dichiarazione. Il nostro elettorato ha voglia di confrontarsi, quella di Grillo è una dichiarazione". Il fedelissimo Alberto Airola non nasconde le sue perplessità: "Secondo me Beppe ha preso un abbaglio questa volta, bisognerà spiegarglielo, chiarirgli le idee".
Giuseppe Vacciano entra anche nel merito della questione. Pubblica su Facebook il verbale della riunione dei senatori alla quale era stato sottoposto l'emendamento, e spiega che è stato "approvato con acclamazione".
Arriva anche il parere pesante di Luigi Di Maio: "Personalmente sono per l'abolizione del reato di clandestinità, va abolito e non serve a niente. Decideremo tutti insieme". Le parole di Manlio Di Stefano, solitamente tra i più vicini alle posizioni dell'ex-comico, sintetizzano bene l'umore della giornata: "Nel merito detesto il reato di clandestinità per il semplice fatto che l'Italia non è la Francia, noi subiamo sbarchi continui e questo reato non fa altro che complicare i rimpatri e affollare le carceri". Elena Fattori usa l'arma dell'ironia: "il Movimento 5 stelle è talmente democratico, che persino Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio possono esprimere la propria opinione con un post sul blog. Uno vale uno". Peccato che sia solo una battuta.
Domani mettetevi il colbacco. Ripeto domani mettetevi il colbacco. Parola d'ordine di Grillo e Casaleggio per domani.
Beppe Grillo sconfessa i suoi: “I migranti non devono arrivare”
Pubblicato il 10 ottobre 2013 11.45 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2013 17.11
di Warsamé Dini Casali
ROMA - Beppe Grillo sconfessa i suoi: “I migranti non devono arrivare”. Sul reato di clandestinità qual è la posizione del Movimento 5 Stelle? Ieri due suoi senatori hanno presentato in commissione Giustizia l’emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità. Oggi Beppe Grillo e Casaleggio li attaccano frontalmente sul blog: “L’M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo”.
Per i leader M5S l’emendamento è un invito ad imbarcarsi per l’Italia: “Il messaggio che riceveranno sarà interpretato nel modo più semplice: ‘la clandestinità non è più reato’. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”
In tema di immigrazione sono note le posizioni diGrillo, per esempio la sua contrarietà allo ius soliautomatico per chi nasce in Italia. Del resto, la composizione stessa di M5S, con una buona parte di elettori delusi dai partiti di sinistra ma sensibili alle istanze di apertura e accoglimento, alimenta la frattura interna sulla questione. Vertici contro base, real-politik contro cambiamento?
La sconfessione dall’alto dei senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi è senza se e senza ma : “La loro posizione in commissione Giustizia è del tutto personale, non faceva parte del programma. Non siamo d’accordo sia nel metodo e nel merito”.
Anche perché, al di là del merito, da un punto di vista elettorale la questione scotta: ”Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
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