domenica 24 agosto 2014

Questo articolo lo dedichiamo a Palumbo e Lucibello da Minori, due poveri ignoranti che avendo vissuto per tutta la vita in un puntino del planisfero pensano di sapere tutto del mondo. Se la cantano e se la suonano come se quello che accade nel mondo non rientra nei loro interessi. Per questi piccoli uomini il centro del mondo è Minori. E se uno straniero ricorda loro che dicono sciocchezze diventano insofferenti e razzisti. Lamentano che chi se ne andato da Minori non ha fatto niente per il suo paese. Chi va via senza certezze dice A. Sen è sempre il più coraggioso. E se chi va rinuncia a raccomandazioni per aver un posto da ragioniere è sicuramente meglio di chi rimane. Io chiedo con forza: " E voi, i vari Palumbo, Lucibello, Di Capua, Dipino, Esposito oltre a mangiarsi una bella briosce da Gambardella e guardare foto d'epoca che cosa hanno fatto per Minori. Niente di niente. Noi che siamo partiti al massimo l'abbiamo lasciata uguale. Loro certamente o l'hanno peggiorata o l'hanno portato al degrado totale. Mentre continuavano a ripetere su internet quanto siamo belli.

Il mondo sta davvero crollando a pezzi?

Esperti del Carnegie Endowment fanno previsioni sui principali conflitti, dall’Ucraina all’Iraq

(John Moore / Getty Images)

  
Parole chiave: 
Argomenti:
Sono tanti i fronti di guerra aperti in questo momento a livello mondiale. La crisi tra Ucraina e Russia non è ancora risolta, le minacce degli jihadisti dell’Isis sconvolgono il Medio Oriente, il conflitto Israelo-palestinese sta vivendo una nuova escalation. Non si ferma il conflitto per il controllo dei mari orientali. «Is the World falling apart?» si chiede il Carnegie Endowment, uno dei più noti e seguiti think thank internazionali (Il mondo sta cadendo a pezzi?,ndr).
Analisti e ricercatori prevedono il futuro delle principali zone calde rispondendo a poche semplici domande. 
 
1) L’instabilità che vediamo oggi nel mondo è storicamente significativa?
Thomas Carothers: [...] Nessuno degli attuali scontri sta minando l’ordine internazionale a livello generale. Ma sono tutti significativi perché sono manifestazione di trend di lungo termine e di profondo respiro nel sistema internazionale.  
Le tensioni nel Mare Cinese Meridionale sono un riflesso della crescita attuale della Cina e del riequilibrio dell’ordine di sicurezza di base in Asia. La crisi in Ucraina è il colpo di grazia dato agli sforzi statunitensi di costruire una ampia cooperazione con la Russia. 
La guerra civile in Iraq e in Siria sono parte di una spirale di conflitti del mondo arabo e un chiaro indice che i centri del jihadismo radicale si sono spostati da al-Qaeda di base nel Sud Asia verso nuovi gruppi in Medio oriente. Le lotte tra Israele e Gaza evidenziano che il fallimento del processo di pace tra Israele e Palestina lascia in campo non uno status quo malleabile ma un conflitto fondamentale che continuerà a sfociare in violenza [...].
 
2) Putin invaderà davvero l’Ucraina?
Andrew S. Weiss: Davvero non sappiamo quanto essere preoccupati sul rischio di una invasione russa [...]. Mosca sta rafforzando la sua presenza militare al confine con l’Ucraina e le forze di Kiev stanno facendo forte pressione sui separatisti nelle due roccaforti dell’Est Ucraina (Donetsk e Lugansk, ndr). Putin abbandonerà i suoi “delegati” (i separatisti ucraini, ndr)? Putin verrebbe umiliato se i separatisti ucraini fossero sconfitti da un nemico (Kiev, ndr) che è stato fortemente demonizzato dai media di Stato russi? 
Mosca potrebbe avere altri strumenti oltre l’invasione per prendere tempo o per mantenere l’Ucraina in subbuglio nelle regioni di Donetsk e Lugansk. C’è il sospetto crescente che Putin in realtà non voglia portarsi a casa i leader separatisti o i nazionalisti russi più radicali andati a combattere in Ucraina. Perché essi potrebbero costituire un fattore destabilizzante nel suo Paese.

LEGGI ANCHE

Il presidente ucraino Petro Poroshenko non vede l’ora di chiudere le operazioni militari nell’Est per concentrarsi sull’agenda di riforme, sulla pessima situazione economica del Paese, e sulle elezioni parlamentari del prossmo ottobre [...].
 
3) Ci sarà una fine al conflitto tra Israele e Gaza?
Marwan Muasher: Sfortunatamente non c’è in vista una fine duratura al conflitto tra Israele e Gaza. 
Israele sta perseguendo obiettivi tattici per tranquillizzare i timori dell’opinione pubblica interna e dei fondamentalisti del Parlamento israeliano, a spese dei palestinesi. Se l’obiettivo di Israele è di disarmare o indebolire Hamas, è probabile che si ritroverà a mani vuote. Tre incursioni di terra negli ultimi sei anni (e una guerra contro Hezbollah in Libano nel 2006) sono falliti nel tentativo di raggiungere l’obiettivo di disarmare e indebolire gli avversari. 
Infatti Hamas sta dimostrando di essere stata capace di rafforzare nel tempo le sue capacità militari. È chiaramente meglio preparata questa volta rispetto alle precedenti. Sebbene i lanci di razzi verso Israele non abbiano provocato danni fisici, potrebbero iniziare a frantumare il senso di sicurezza provato da molti israeliani. E soldati israeliani hanno perso la vita nei combattimenti. 
israele soldati

LEGGI ANCHE

Hamas sta raccogliendo popolarità dopo le ultime mosse Israeliane. Per la prima volta dopo anni, Hamas è più popolare di Fatah nei sondaggi. Le foto di civili uccisi, soprattutto di donne e bambini, sui network arabi sono stati raccapriccianti e hanno chiaramente spostato il sentimento pubblico a favore di Hamas. L’affermazione israeliana di muoversi con cautela per limitare le perdite di civili è stata ampiamente ignorata nel mondo arabo. 
Senza affrontare il tema chiave del conflitto, cioé l’occupazione israeliana, ci sono poche speranze che questo ciclo non si ripeterà [...]. 
4) Lo Stato Islamico continuerà la sua marcia in Siria e Iraq?
Lina Khatib: con la sua avanzata in Iraq negli ultimi mesi, lo Stato Islamico è riuscito a unire i territori sotto il suo controllo in Iraq e in Siria, cancellando la frontiera e dichiarando la nascita del Califfato. È probabile che il controllo del gruppo su entrambi i Paesi duri, ma non necessariamente si espanderà in modo significativo. 
Lo Stato Islamico usa un mix di violenza e negoziazione per conquistare i territori. La sua strategia ibrida è stata usata sia in Siria che in Iraq, compresa la decisione di siglare alleanze con i clan e le tribù locali. 
In Iraq, l’attrattiva suscitata da Isis sulle tribu sunnite (utile alla sua rapida avanzata) proviene dall’ampia insoddisfazione contro il governo iracheno. I sunniti sono stati discriminati da tutti i livelli del governo, e l’Isis ha offerto a queste tribù l’opportunità di vendicarsi. Ha deliberatamente incitato l’odio settario dei sunniti contro gli sciiti.  
Gli attacchi aerei statunitensi contro l’Isis nell’area curda impediranno al gruppo di avanzare a nord, ma non risolveranno il problema della vicinanza tra Isis e tribu locali. La formazione di un governo di unità nazionale dovrebbe essere la priorità del primo ministro iracheno. Finché il governo iracheno non si impegnerà in veri sforzi di riforma che ripensino la struttura politica del Paese, lo Stato islamico continuerà a usare la carte settaria a suo vantaggio. 

Qualcuno meno giovane si ricorderà degli aerei USA per salvare le popolazioni mussulmane della Bosnia da una banda di serbi assassini. Cosa dovremmo fare in attesa che non si vendano più armi e che le nazioni come la Cina, la Russia, gli Usa la smettano di fare affari vendendo armi a dei delinquenti? Dovremmo aspettare che l'IS ammazzi tutti? Prima si salvano le persone e poi vedremo se si potrà dialogare. Ma questa è un'operazione che lasceremo a Grillo, Casaleggio e Di Battista con il portaborse Bono da Torino.

Isis, Usa pronti a guerra di lunga durata

Obama al Congresso: «Uso della forza a tempo indeterminato». Turcomanni assediati dai jihadisti.

STRATEGIA
Per sconfiggere l'Isis serve la forza. A tempo indeterminato. È quanto il presidente degli Usa Barack Obama ha intenzione di chiedere al Congresso, per programmare una strategia «a lungo termine».
Intanto in Iraq, dopo i cristiani, i curdi e gli yazidi, il tempo della persecuzione è giunto per un'altra minoranza: migliaia di turcomanni sono strette dall'assedio dei jihadisti, e rischiano di essere massacrate.
AMERLI CIRCONDATA. La città di Amerli, nel Nord Est dell'Iraq, da due mesi è circondata dalle forze dell'Isis, ed è allo stremo, ha ammonito il 23 agosto con forza l'inviato dell'Onu a Baghdad, Nicolay Mladenov.
Amerli ha 20 mila abitanti, in gran parte turcomanni sciiti. «La situazione ad Amerli è disperata. Richiede un'azione immediata, per prevenire possibili massacri dei suoi cittadini», ha detto Mladenov, sottolineando che la popolazione locale è sottoposta a sofferenze «indicibili».
SENZA CIBO E SENZA ACQUA. A causa dell'assedio, scarseggiano cibo, acqua e molti altri generi di prima necessità. Non ci sono al momento indicazioni di una imminente azione di soccorso da parte di Baghdad, scossa peraltro il 23 agosto da un attacco suicida alla sede dei servizi segreti che ha causato otto morti. Mentre a Kirkuk, in mano ai curdi, l'esplosione simultanea di tre autobomba ha ucciso almeno 20 persone e ne ha ferite 65.
GLI USA NON INTERVENGONO. Nessuna operazione per Amerli sembra prevista per ora da parte delle forze Usa. Anche se, secondo quanto ha riferito al Washington post un alto funzionario dell'amministrazione, il team del presidente Obama sta esaminando una serie di piani per azioni più incisive contro i jihadisti dell'Isis.
Una vasta «gamma di opzioni», che riguardano anche il fronte politico, in cui gli Usa spingono affinché l'Iraq rimanga unito ma sulla base di un «federalismo che funzioni», come ha ribadito  dalle pagine del Washington post il vicepresidente Joe Biden, sostenitore della necessità di creare tre regioni largamente autonome, attribuite a sciiti, sunniti e curdi.

Verso un impegno militare in Siria

Ma sul piano politico l'amministrazione Obama deve fare i conti anche con un fronte interno. Anche perché la decapitazione del giornalista americano James Foley (per cui sarebbe sospettato un rapper di origine egiziana) potrebbe aver segnato un punto di svolta per gli Usa.
Il suo assassinio «rappresenta un attacco terroristico contro il nostro Paese», ha detto tra gli altri il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Ben Rhodes, sottolineando che, contro i tagliagola, gli Usa non si fanno «limitare dalle frontiere». Dunque lasciando intuirela possibilità di azioni anche in Siria.
LA MISSIONE SCADE A OTTOBRE. Ma i raid aerei Usa in corso dall'8 agosto, così come il fallito blitz in Siria per tentare di liberare Foley e altri ostaggi americani, avvengono sulla base della 'War powers resolution', che ha autorizzato nell'arco di 60 giorni azioni di emergenza per proteggere cittadini Usa. Di fatto, quindi, fino ai primi di ottobre.
L'amministrazione, ha detto l'alto funzionario, sta quindi considerando di avere una ampia «discussione con il Congresso» per avere l'autorizzazione a combattere contro l'Isis senza problemi di tempo. Ovvero, un semaforo verde simile a quello del 2001 contro al Qaeda e del 2002 contro Saddam Hussein. Fermo restando che di «truppe sul terreno» non se ne parla.
BAGHDAD CHIEDE UN INTERVENTO PIÙ INCISIVO. Un'azione più incisiva degli Usa e della comunità internazionale è assolutamente necessaria, ha del resto ribadito il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari. L'Isis, ha affermato, rappresenta una minaccia globale, oltre che all'integrità e alla sopravvivenza dell'Iraq. E pertanto, ha aggiunto, «noi non chiediamo aiuto solo agli Stati Uniti. Chiediamo ai nostri vicini, ai nostri alleati europei, alle Nazioni unite e al mondo arabo e islamico di unirsi a noi contro questa forza assassina che minaccia di sprofondarci nell'oscurità».
Sabato, 23 Agosto 2014

Le donne italiane sono queste. Non le olgettine né quelle pseudo intellettuali della pseudo sinistra radical chic e rifondarola. E questa metà del nostro paese non è rappresentata nei consigli di amministrazione delle banche, delle imprese, delle grandi aziende, della politica, del sindacato. Le donne in questi luoghi le vogliono come la Cantone o la Camusso. Vecchie nell'età e nelle idee. Mandiamo a casa questi vecchi e apriamo il paese ai nostri giovani migliori.

Nuoto, Europei: Pellegrini super, è sempre lei la regina dei 200 sl. Cagnotto-Dallapè, oro nel sincro da 3 metri

Ennesima eccezionale prestazione di Federica, al terzo titolo continentale in fila nei 200 sl. Bronzo anche dai 1500 con la Caramignoli. Sesto posto per la 4X200 maschile. Orsi in finale nei dei 50 sl. Nei tuffi trionfo della coppia azzurra, è la sesta volta in fila a livello continentale
Invia per email
Stampa
BERLINO – Federica Pellegrini si conferma la regina dei 200 stile libero. Agli Europei di nuoto di Berlino, la fuoriclasse azzurra conquista il terzo oro consecutivo nella manifestazione continentale, mai nessuna ci era riuscita. Una gara secondo il suo stile, condotta in rimonta e chiusa con il tempo di 1'56"01. Al secondo posto l'ungherese Katinka Hosszu in 1'56"09. Terzo posto e bronzo per l'olandese Femke Heemskerk in 1'56"81. "Questa gara mi esalta sempre molto, sono contenta di essermi riconfermata campionessa d'Europa - ha detto la Pellegrini -. Mi piace averlo fatto in casa del mio idolo da bambina Franziska Van Almsick e sono davvero contenta", ha aggiunto la campionessa veneta. Una Pellegrini protagonista assoluta e trascinatrice della squadra azzurra a Berlino: "Sì la vittoria nella  4x200 è stata spettacolare, c'è stata voglia e carattere. Tutte e quattro siamo state perfette e non capita sempre". Federica inizia anche a guardare avanti:  "Ora si entra negli ultimi due anni prima di Rio, per ora cerco di dare il massimo per essere lì, qualsiasi siano tempi e avversarie poi vedremo. Poi domani ci sono i 400, sarà un divertimento in più".

BRONZO PER LA CARAMIGNOLI - L'altra soddisfazione per l'Italia la fornisce Martina Rita Caramignoli, medaglia di bronzo nella gara dei 1.500 metri femminili. L'azzurra con 16'05"98 è giunta terza nella finale vinta dalla spagnola Mireia Belmonte Garcia (15'57"29). Secondo posto e medaglia d'argento per l'ungherese Boglarka Kapas (16'03"04). Quinto posto per l'altra azzurra Aurora Ponselè con il tempo di 16"13"20.

L'ORO ARRIVA ANCHE DAI TUFFI: TRIONFO CAGNOTTO-DALLAPE' -Grandi notizie arrivano anche dai tuffi, con Tania Cagnotto e Francesca Dallapé che dopo aver fatto la voce grossa già nel turno preliminare, dominano la  finale del trampolino sincro dai 3 metri dando all'Italia un'altra medaglia d'oro. Le due azzurre hanno chiuso con il punteggio di 328.50 per la sesta vittoria di fila nella manifestazione. Medaglia d'argento per la Germania con 313.50 e bronzo all'Ucraina a 307.20. "Ci voleva, non venivamo da un'ottima annata, visto che non ci siamo qualificate alle World Series di Shanghai", commenta la Cagnotto. "Il punteggio è un buon segnale, ci siamo allenate poco insieme e bene nelle ultime due settimane. E quando ci si allena bene, i risultati arrivano". La coppia è ormai rodata: "Abbiamo la fortuna di essere simili e si vede negli obbligatori, che hanno pagato molto, e poi c'è sintonia. Siamo due che, quando si tratta di lavorare, non ci tiriamo indietro e questo è fondamentale in una coppia sincro". "Abbiamo rifinito le ultime cose qui a Berlino - sottolinea soddisfatta la Dellapè - ed il collegiale a Trieste è servito a restare concentrate sull'obiettivo. Le insicurezze c'erano, con poco allenamento ti fai delle domande, ma tutto è andato bene. Non me l'aspettavo e sono contenta".

SOLO SESTA LA 4x200 MASCHILE - Oro per i padroni di casa della Germania nella finale della staffetta 4x200 stile libero. Backhaus, Lebherz, Rapp e Biedermann si sono imposti in 7'09"00, precedendo la Russia, seconda in 7'10"29 ed il Belgio, bronzo in 7'10"39. Solo sesta la staffetta azzurra. Andrea D'Arrigo, Damiano Lestingi, Gabriele Detti e Filippo Magnini hanno nuotato la distanza in 7'12"24.

ORO CZERNIAK NEI 100 FARFALLA - Il polacco Konrad Czerniak ha vinto la medaglia d'oro nella finale dei 100 farfalla con il tempo di 51"38, nuovo record dei campionati. Secondo posto e medaglia d'argento per l'ungherese Laszlo Cseh in 51"89. Bronzo per il bielorusso Pavel Sankovich in 51"92.

ORO POLACCO ANCHE NEI 200 DORSO - Polonia sugli scudi anche nei 200 dorso . Oro al polacco Radoslaw
Kawecki coon il tempo di 1'56"02, davanti al tedesco Christian Diner (1'57"16) e l'ungherse Gabor Balog, terzo in 1'57"42. Solo ottavo l'azzurro Luca Mencarini con 1'58"92.

NEI 50 DORSO ORO ALLA HALSALL, QUINTA LA BARBIERI - La britannica Francesca Halsall ha vinto la medaglia d'oro nei 50 dorso. Con il tempo di 27"81 ha preceduto di un centesimo la connazionale Georgia Davies. Bronzo alla danese Mie Nielsen (27"87). Quinto posto per Arianna Barbieri che ha nuotato in 28"36. Settima, invece, Elena Gemo in 28"59.

PEATY RE DEI 50 DORSO. QUINTO TONIATO - Dopo il record del mondo ottenuto ieri, Adam Peaty conquista l'oro nei 50 dorso, imponendosi in finale con il tempo di 27"00. Sul secondo gradino del podio il lituano Giedrius Titenis in 27"34, davanti allo sloveno Damir Dugonjic (27"48). Quinto posto per l'azzurro Andrea Toniato in 27"53.

50 SL, ORSI IN FINALE. FUORI DOTTO - Marco Orsi si qualifica per la finale dei 50 stile libero. L'azzurro ha ottenuto l'ottavo tempo con 22"15. Niente da fare invece per Luca Dotto, eliminato con il 12° tempo di 22"27. Miglior tempo delle semifinali per il francese Florent Manaudou in 21"57.

200 FARFALLA, POLIERI E PIROZZI IN FINALE – Stefania Pirozzi e Alessia Polieri si qualificano per la finale dei 200 farfalla . La Pirozzi ha ottenuto il quinto tempo in 2'08"96, ottavo crono per la Polieri in 2'10"31. Miglior tempo delle semifinali per la spagnola Mireia Belmonte Garcia in 2'06"53.

BENE DI PIETRO, MA RECORD AMARO
 – Silvia Di Pietro realizza il nuovo record italiano nei 50 metri stile libero con 25"04, ma per un solo centesimo fallisce l'ingresso nella finalissima europea. Fuori anche Erika Ferraioli, 14° tempo in 25"38. La più veloce è stata la svedese Sara Sjoestroem, 24"39.

CASTIGLIONI FUORI DALLA FINALE DEI 50 RANA
 – Niente da fare per Arianna Castiglioni, eliminata nelle semifinali dei 50 rana. L'azzurra ha chiuso con il 12° tempo in 31"53. Miglior crono delle semifinali per la lituana Ruta Meilutyte in 29"88. Eliminata in mattinata Giulia De Ascentis, 27esima in 32″54, fuori anche Lisa Fissneider: l’azzurra, inizialmente accreditata del sedicesimo tempo (31″85). è stata squalificata per aver usato il tape, il nastro colorato che si applica ai muscoli per fini riabilitativi, bandito dalla Fina.

RENZI FA I COMPLIMENTI A BARELLI - Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha telefonato al presidente della Federnuoto Paolo Barelli, una conversazione lunga dieci minuti per conoscere anche i particolari dei successi, le sensazioni che provano gli azzurri da giorni all'attenzione di tutto il Paese, e per comunicare alla Squadra nazionale la sua soddisfazione per i successi ottenuti. "E' eccezionale quello che state facendo. Siete l'orgoglio dell'Italia. Non sapete che piacere sto provando -ha sottolineato il premier-. State trasmettendo un'immagine bella, di giovani volenterosi e vincenti. Un esempio per il Paese e le nuove generazioni. Grazie Paolo. Abbraccia tutta la squadra da parte mia". Il presidente Barelli, amico del premier Renzi da quando era sindaco di Firenze, ha replicato: "So quanto tieni allo sport e conosco l'attenzione che rivolgi alle discipline acquatiche. Sono contento che i nostri ragazzi abbiano dato un messaggio positivo e dimostrato cosa si può ottenere con impegno. Grazie Matteo. Grazie Presidente".
 

Saviano riesce a porre all'attenzione del lettore tematiche che nessuno vuole affrontare. E questa la sua grandezza. Avere il coraggio di parlare di quello che agli altri fa paura. Come faceva P.P. Pasolini.

Mai sentito parlare di Jerry Masslo?

Fuggito dal Sudafrica dell'apartheid, ucciso da bianchi a Villa Literno. Venticinque anni fa l'Italia scopriva così gli immigrati e i razzist. "Ecco perché non va dimenticato"
Invia per email
Stampa
Avevo dieci anni quando uccisero Jerry Masslo a Villa Literno. A colpirmi non fu tanto la morte di un ragazzo sudafricano ammazzato mentre difendeva il suo salario da una rapina, quanto la fiumana dei duecentomila che per lui sfilò poi a Roma. Sfilavano per un uomo ammazzato nel casertano. La sera in casa accendevamo il telegiornale e lì dentro si parlava di Villa Literno. Per me era come se il mondo ci avesse scoperto, come se avesse d'improvviso saputo che esistevamo e che campavamo in un territorio feroce. A quella manifestazione partecipò Tommie Smith, medaglia d'oro nel 1968 a Città del Messico, quello che assieme a Lee Evans era salito sul podio olimpico senza scarpe e alzato il pugno con il guanto nero al cielo. Era venuto apposta dagli Stati Uniti per sfilare in nome di Jerry Masslo.

Il contrappunto lo dava il silenzio di Villa Literno. Spettrale. Gli immigrati scappavano certi che gli omicidi non si sarebbero fermati.
L'Italia iniziò a conoscere così l'immigrazione e il mercato dell'oro rosso. Bastava che aumentasse di pochi centesimi il costo del salario dei raccoglitori per rendere fuori mercato i pomodori meridionali. Mille lire a cassetta riempita. Oggi circa tre euro e mezzo. La raccolta si regge sui braccianti africani e slavi, turni pesanti, lunghi, a prezzi bassi. Villa Literno ha diecimila abitanti, in estate seimila in più. La piazza principale è la "piazza degli schiavi" perché è lì che si fa trovare chi vuole essere reclutato dai caporali.

Le storie di quegli anni sono state rimosse, raccolte in una pubblicistica rada e quasi tutta accademica. Poche le eccezioni, tra cui i preziosi saggi di Giulio Di Luzio Non si fitta agli extracomunitari (Eir, 2014) e A un passo dal sogno (Besa Editore, 2006). Raccontano, anche, come l'arrivo dei braccianti stranieri iniziò a mettere in crisi il meccanismo criminale. Per esempio raccontano del 4 dicembre dell'86, di quando la camorra uccide Thomas Quaye e Gorge Anang. Trucidati a Castel Volturno, i loro corpi vengono mostrati nel centro del paese a mo' di esempio: i due ragazzi - si diceva - avevano deciso di fumarsi una canna laddove questo era tollerato solo per i bianchi. Nell'agosto dell'87, sempre a Villa Literno, Fouad Khaimarouni, muratore marocchino, viene lanciato nel vuoto dalla finestra di una palazzina in costruzione dove aveva trovato riparo. Il 30 settembre 1988 il tanzaniano Juma Iddi Bayar viene ucciso a Mondragone: viveva in una proprietà di uomini vicini ai clan. Il 6 aprile 1989 Ben Alì Hassen, tunisino, ventisei anni, viene ammazzato a Casal di Principe: è accusato dai clan di organizzare il reclutamento di immigrati. Il 3 giugno dell'89 a Cancello Arnone ammazzano il trentunenne Abderrhmann Meftah e il 18 il marocchino Baid Bouchaid a Casapesenna, accusato dal pensionato che gli spara di essere andato a vivere troppo vicino alla sua villa. Eppure gli stranieri arrivano perché i caporali al servizio dei grandi gruppi conservieri offrono lavoro. Diventano una miniera anche per l'economia locale. Che inizia a speculare. Le "cucce" in vecchi casolari abbandonati vengono loro affittate a prezzi da hotel, e nelle rosticcerie i neri pagano il doppio mentre per loro nei bar ci sono solo bicchieri di plastica. Quelli portano le malattie.

Jerry Masslo viveva in una masseria abbandonata di Villa Literno quando il 25 agosto 1989 in quattro decidono di rapinare i salari dei braccianti. è un prelievo facile, che "balordi" non camorristi e spesso figli della piccola borghesia locale ogni tanto fanno. Arrivano in motorino all'alba per trovare gli africani ancora intontiti, si mettono una calza in testa e armati urlano ai "negri" di consegnare i soldi. Un ragazzo sudanese prova ad avvertire gli altri di scappare, gli spaccano la testa con il calcio della pistola e gli rubano un milione e mezzo di lire che teneva sotto il cuscino. Decine di ragazzi corrono verso le campagne. Jerry Masslo. Anche lui corre, corre e inciampa ricordano i testimoni, cade quasi in ginocchio davanti ai rapinatori, alza le mani ma non consegna i soldi. Parla in inglese, una sola domanda: "Why?", perché, e lo chiede ancora e ancora e ancora. Troppe volte. Quattro colpi lo colpiscono all'addome, i rapinatori feriscono anche un ragazzo keniota. Finiti i proiettili scappano sui motorini. Jerry Masslo resta a terra.

La sua morte non passa inosservata come quelle degli altri immigrati. Esiste un momento in cui il sangue si cumula, litri su litri, e supera la linea di invisibilità dello sguardo. L'Italia si accorge dell'immigrazione, più di un milione di persone le cui condizioni di vita sono ignorate. Masslo era un rifugiato politico riconosciuto dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite. Era fuggito dal regime razzista di Pretoria e riparato in Italia grazie all'intervento di Amnesty International che in un comunicato scriverà: "Jerry Essan Masslo è stato ucciso da alcuni bianchi che riteneva più accoglienti di quelli che aveva imparato a conoscere in Sudafrica". L'intera società civile prende posizione, preti sindacalisti amministratori ministri tutti si sentono chiamati in causa. L'indignazione porta alla legge Martelli che per la prima volta regolamenterà l'immigrazione ridefinendo lo status di rifugiato. Masslo muore che aveva trentanove anni. Prima di arrivare a Villa Literno era stato ospitato a Roma, nella casa di accoglienza "La tenda di Abramo". Aveva partecipato alla sua inaugurazione alla presenza dell'arcivescovo Desmond Tutu. Aveva cantanto Cry Freedom, inno contro l'apartheid. In Sudafrica aveva perso il padre e un figlio, Jeremy, che aveva sette anni, uccisi a Soweto durante una manifestazione. Fu allora che, con suo fratello, decise di scappare. La moglie e gli altri figli fuggono in Zambia. Loro si imbarcano a Cape Town. Il fratello si ammala. Quando la nave fa una sosta in Nigeria, Jerry scende per procurarsi i medicinali. Non lo fanno più risalire, resta lì, vende tutto ciò che ha. Un orologio, un braccialetto d'oro, riesce a comprare un biglietto aereo per l'Italia. Quando atterra a Fiumicino la polizia lo trattiene in aeroporto, ci starà un mese, il tempo di riuscire a far valere la sua condizione di rifugiato politico. L'Italia doveva essere solo una tappa nel suo progetto di nuova vita. Il vero obiettivo è il Canada, certo che laggiù ci sarà pieno riconoscimento dei suoi diritti mentre l'Italia concede l'asilo politico solo ai richiedenti dell'Est europeo. Per questo motivo il rifugiato Jerry Essan Masslo non potrà cercare un lavoro regolare. Ma potrà andare a raccogliere pomodori a Villa Literno per quattordici ore al giorno.

Venticinque anni sono passati. Non sembrano così tanti. La memoria dei sentimenti dilata se stessa incurante della dimensione temporale, vive in un continuo presente. Molte cose sono cambiate e molte sono rimaste immobili. Le accuse generiche nei confronti degli immigrati sono le stesse di allora. Lo ius soli è un miraggio. Migliaia di ragazzi nascono in Italia, studiano in Italia, vivono formandosi come italiani e ancora non hanno passaporto italiano perché figli di stranieri. Eppure. Nell'Italia del sud, cerniera tra Europa e Africa, i migranti arrivano là dove gli italiani abbandonano, costruiscono lavoro e mercato. Portano diritti. Yvan Saignet, per esempio, ingegnere camerunense, raccoglitore di pomodori in Puglia: è riuscito a ottenere che in Italia venisse introdotto il reato di caporalato. Ed è proprio dalla lotta contro razzismo e caporalato che al Sud sono nate le esperienze politiche migliori. L'impegno del vescovo Nogaro, faro di saggezza nei momenti più duri della storia del casertano. Renato Natale oggi sindaco a Casal di Principe. Dimitri Russo sindaco di Castel Volturno. Castel Volturno è la città più africana d'occidente. Dovrebbe essere un laboratorio prezioso, rischia di essere un ghetto dove anche gli amministratori perbene non riusciranno, soli, a mutare il corso delle cose.

La storia di Masslo non va dimenticata non solo per conservare il dolore per lo spreco di una vita preziosa colma di forza. Ma per mostrare che il percorso iniziato è ancora lontano da compiersi. I conflitti innescati dai flussi migratori sono naturali, innaturale è che in Italia non ci sia ancora una vera strada per stabilizzare la presenza migrante considerandola una risorsa preziosa. Siamo ancora lontani dall'avere un numero importante di imprenditori, medici, poliziotti, africani o di origine africana in grado di nutrire un nuovo percorso di integrazione. L'unica strada per risolvere le contraddizioni è quella semplice da individuare e ardimentosissima da realizzare: il riconoscimento dei diritti. E questo Jerry Essan Masslo lo aveva capito sino in fondo. 

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...