martedì 29 luglio 2014

I giacobini della rivoluzione francese nelle fila dei grillino sarebbero stati moderati. Se Grillo potesse introdurrebbe la pena di morte per tutti quelli che la pensano diversamente da lui.

Il Movimento 5 stelle e l’addio di Manuela Bottamedi: «Progetto fallito»

di   - 28/07/2014 - Dopo la «scomunica» sul blog arriva una lunga nota. «Per il mio pensiero sono stata oggetto di minacce e insulti», scrive la consigliera di Trento. Ma gli attivisti non ci stanno: «Non rendicontava e non era in linea con il programma nazionale»

Il Movimento 5 stelle e l'addio di Manuela Bottamedi: «Progetto fallito»
Vi ricordate la polemica sulle liste civiche trasversali lanciate da Manuela Bottamedi (oramai ex consigliere provinciale di Trento)? Ebbene, dopo il distacco del leader Beppe Grillo sul blog, ora è ufficiale: Bottamedi lascia ilMovimento 5 stelle. Lo fa con un comunicato amaro, diffuso sui media, parlando di “fallimento” del progetto pentastellato in Trentino: «Un giorno di fine luglio ti alzi e scopri che, dal primo settembre, non sarai più la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio provinciale. Chi l’ha deciso? 16 attivisti del Meetup, il 3% degli iscritti, che senza alcuna investitura democratica hanno deliberato su una materia che non gli compete». Gli attivisti però non ci stanno e punto per punto rilanciano in queste ore un “controcomunicato” diffuso adesso su Facebook dal loro rappresentante nazionale Riccardo Fraccaro.

m5s trenitno

LA VERSIONE DI BOTTAMEDI: «IO LIBERA SOTTO INSULTI E MINACCE»– Due giorni fa è arrivata la rottura locale. Bottamedi racconta un climax dentro il Movimento tutt’altro che sereno. «Da un anno, però – spiega in una nota – il Meetup è concentrato quasi esclusivamente su polemiche interne e, nelle assemblee che vengono convocate mensilmente, si parla solo in chiave critica dell’operato dei consiglieri, senza fornire alcun contributo costruttivo sulle tematiche oggetto del lavoro che stiamo svolgendo in Consiglio. In particolare, la sottoscritta è stata attaccata ferocemente sia sul Meetup, sia in Assemblea, sia su Facebook». I motivi? Li elenca lei stessa:

aver firmato il disegno di legge sulle quote rosa;
aver scritto sulla propria pagina Facebook di non gradire l’alleanza europea con Farage;
aver proposto al Meetup che alle elezioni comunali di Trento -qualora non si fosse raggiunto il numero minimo di candidati per presentare una lista a 5 stelle- si poteva pensare ad una lista civica in cui far confluire tutta la cittadinanza attiva e i gruppi politici che condividevano con noi temi e valori, anche al fine di dare maggior peso politico alla nostra azione;
non aver partecipato a due assemblee negli ultimi mesi.
Per queste ragioni sono diventata oggetto di incessanti e inutili polemiche, ma anche di minacce e insulti, che mi hanno progressivamente impedito di mantenere la giusta concentrazione e la necessaria serenità per affrontare il mio lavoro.

L’eletta nel Consiglio Provinciale appella gli attacchi pasdaran come «facironosi». «Credo sia una battaglia di leadership – ha replicato lei – nata per banalissimi motivi di potere, gelosia e invidia, fisiologicamente connaturata all’animo umano e per questo presente in tutte le forze politiche e in tutti i partiti, ma che nel Movimento 5 Stelle non ha freni, confini e paletti in quanto è un Movimento liquido, privo di una struttura e di una gerarchia. Anche lo stesso rapporto tra Movimento di Grillo e Meetup non è mai stato chiarito fino in fondo».


QUESTIONE CAPOGRUPPO – La (ex?) 5 stelle cita il caso Sardegna e la rissa fiorentina proprio per spiegare le enormi contraddizioni dentro il Movimento. «Ne consegue che la decisione assunta l’altro ieri da 16 attivisti all’assemblea del Meetup Trentino (ossia la rotazione annuale del capogruppo provinciale in seno al M5S Trentino, a partire dal primo settembre) è gravissima perché impone ai consiglieri una scelta che non ha alcun fondamento democratico e giuridico». Una “dittatura della minoranza” che «provoca una spaccatura insanabile all’interno del Gruppo consiliare, dal momento in cui il mio collega Degasperi “si è reso disponibile a fare quello che gli viene chiesto dal Meetup” (cito testualmente dal verbale dell’assemblea, pubblicato stamattina sul sito del Meetup)». Secondo Bottamedi la decisione su chi fosse capogruppo (tra due eletti) era già stata affrontata a novembre. «Chi riveste il ruolo di Segretario questore all’interno dell’Ufficio di Presidenza (e Degasperi è stato votato dal Consiglio per rivestire qual ruolo), non può contemporaneamente esercitare le funzioni di Capogruppo».
LA VERSIONE DEGLI ATTIVISTI: «NON RENDICONTAVA ED ERA ASSENTE» -Di altro avviso sono invece gli attivisti che in base ad un documento «concordato» in assemblea rispediscono le accuse al mittente. «Bottamedi si rifiuta di adempiere alla “rotazione semestrale del capogruppo” stabilita dal Codice di comportamento da lei firmato, affermando erroneamente che sono pochi attivisti a richiederla», spiegano in una lunga lettera diffusa sul Meetup. Punto per punto fano emergere le «accuse» sulla eletta. «Il Codice di comportamento – raccontano – prevede anche la “rendicontazione spese mensili per l’attività consiliare”, cosa che la consigliera si è finora rifiutata di pubblicare». Si cita l’assenza della rappresentante nei mu e una «forte resistenza della consigliera a mettersi in discussione». Eppure, come spiega l’eletta stessa nella nota la situazione pare differente: «Io non mi sono mai sottratta al confronto, ho subìto due Assemblee in cui mi si processava per le quote rosa e per Farage, ma non me ne sono andata sbattendo la porta come sarebbe stato logico fare. Ho chiarito, ho risposto alle critiche, ho difeso con passione le mie ragioni». E ancora: «Non ho partecipato a quell’Assemblea perché l’ordine del giorno non era consono e aderente ai poteri e alle funzioni del Meetup, che sono ben altri. Ho cercato in tutti i modi di parlare con l’organizer del Meetup, Cristiano Zanella, i giorni antecedenti all’assemblea, ma senza risultati. Zanella, disponibile a parole, non si è mai presentato all’incontro». Contrasto con la base? Quello che emerge nel documento dei militanti sono sopratutto gli ostacoli con il “programma” nazionale:

Bottamedi ha firmato un disegno di legge (DDL Maestri sulle quote rosa) in palese contrasto con la linea portata avanti a livello nazionale e senza un confronto con la base locale, espressasi in maniera critica. Il Meetup le aveva proposto di votare pure a favore della legge (libertà di pensiero), ma di non contribuire a far nascere un DDL a nome M5S. La consigliera ha rifiutato, abdicando così al proprio ruolo di “portavoce”.

e ancora…

In netta contraddizione con il programma nazionale e quello provinciale che prevedono l’azzeramento dei contributi alle scuole private, Bottamedi ha dichiarato che “vanno finanziate solo quelle che (…) gestiscono in modo trasparente i soldi pubblici e posseggono uno standard qualitativo pari o superiore alla scuola pubblica”. Ciòcontrasta con il Codice di comportamento, secondo cui “l’’obiettivo principale dei consiglieri eletti è l’attuazione del Programma depositato insieme alla lista”.

infine…

Nel suo comunicato, Bottamedi fa riferimento a percentuali esigue di attivisti che criticano il suo operato. Smentisce così il principio cardine della democrazia diretta (uno vale uno, chi partecipa decide, quorum zero) nonché il modus operandi del Meetup – piattaforma di confronto online e di persona, dove da sempre le assemblee decidono a maggioranza indipendentemente dal numero dei presenti – con il quale lei stessa ha lavorato negli ultimi due anni.

«CONVINTA CHE NON FOSSE MOVIMENTO DAL PENSIERO UNICO» - Chi avrà ragione? I militanti stessi invitano la consigliera ad un «confronto di persona». «Confidiamo – hanno concluso – che anche Bottamedi non voglia che il M5S diventi, come è il caso di altri gruppi politici, il Movimento delpromettere una cosa in campagna elettorale e poi fare il contrario una volta eletti». Ma la rottura sembra ancora insanabile. Bottamedi, spiega, di aver fatto tutto «senza pretendere di convincere nessuno, e senza pretendere che fossero le più giuste in assoluto». «Nella convinzione – ha concluso l’eletta – che il Movimento 5 Stelle non fosse il Movimento del Pensiero Unico, bensì ilMovimento del Pluralismo e della Pluralità di Voci. Forse sbagliavo. Ora lo verificheremo».
(Copertina. La eletta provinciale con il deputato M5S Fraccaro. Manuela Bottamedi Fb)

FORTAPASC

Le cose da fare a Voghera
Una delle prime cose da fare a Voghera per chi vincerà le prossime elezioni comunali sarà quella di eliminare qualche dirigente troppo servile rispetto ai politici al potere sostituendolo con qualche serio e onesto giovane con curriculum di eccellenza.
Dirigenti che, come “missione istituzionale” dovrebbero organizzare la vita della città nell’interesse dei cittadini, a Voghera, eseguono con zelo le istruzioni clientelari impartite dai vari assessori.
E così favorire l’insediamento di abitazioni in quello che avrebbe dovuto essere un parco, rendere possibile la penetrazione di capitali inquinati della ‘ndrangheta nel tessuto produttivo, sistemare il figlio o l’amico del politico locale nell’ASM diventa possibile grazie alla fitta rete di connivenza tra i potentati partitico-mafiosi ed i servili dirigenti.
Pochi sanno che il “buon vecchio segretario comunale” dei tempi passati oggi viene scelto dal sindaco. Lascio immaginare ad ogni cittadino quali saranno i criteri che adotteranno alcuni sindaci in odore di mafia quando “dovranno nominarsi” un dirigente con stipendio di 130 mila (minimo) euro all’anno. Certamente lo sceglieranno tra le migliori famiglie mafiose.
Anche in questo caso chi vincerà le elezioni dovrà licenziare immediatamente l’attuale “ segretaria comunale” sostituendola con un giovane con un curriculum di almeno 300 pagine, che abbia studiato o lavorato all’estero, sia in grado di usare le nuove tecnologie e sappia parlare almeno tre lingue straniere.
Noi se vinceremo le prossime elezioni faremo tutto questo. Qualcuno provi a chiedere ai consiglieri del PD di Voghera se faranno la stessa cosa.
In tutta Italia il PD sta creando una nuova classe dirigente tranne che a Voghera. Qui certamente gli attuali consiglieri comunali, se rieletti, lascerebbero tutti al posto attuale. Lascerebbero gli dirigenti in servizio negli stessi posti di potere. Perpetueranno la “peggiocrazia”. Non penseranno certo a sostituire la vera causa della paralisi italiana con giovani capaci e competenti.
E allora agli elettori del PD che hanno creduto, come me in Renzi, non resta che mandarli a casa questi incapaci consiglieri comunali del PD di Voghera che dai loro banchi fanno la finta opposizione insieme al grillino militante nelle file del Generale Pound al motto di “Obbedire o espulsione”.
Ma queste persone vecchie, come i consiglieri della maggioranza, non riusciranno mai a vincere le elezioni a Voghera né a governare la città. Aveva proprio ragione il regista Nanni Moretti.
Lì, Minori 29 luglio 2014

lunedì 28 luglio 2014

Io mi chiedo: " Oltre a fare pagliacciate tutti i giorni in parlamento ed in senato che cosa hanno fatto o ottenuto fino ad adesso i grillini?" Niente di niente. Ecco perché malgrado il malcostume e la corruzione imperante tra i politici italiani i grillini e Grillo scompariranno.



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Contrariamente a quanto pubblicizzato, il costo effettivamente sopportato dal  contribuente per far funzionare la Camera nel 2013 è diminuito in modo permanente di un’ inezia, 4 milioni. E la spesa per deputati è aumentata di ben 10 milioni.   
L’ufficio di Presidenza della Camera ha appena deliberato il consuntivo del 2013. Ci sono stati dei piccoli passi avanti. Contrariamente a quanto avevo scritto nell’ottobre del 2012,  le spese per il cerimoniale  sono diminuite di 300 mila euro nel 2013, da 570 mila a 280 mila euro: errore mio.  Altre voci di spesa sono diminuite. Recentemente, come è noto, è stato imposto un tetto di 240 mila euro sugli stipendi dei dipendenti, a cui però può aggiungersi  una indennità di posizione da determinarsi. Il risparmio da questa misura non è noto.
Ma secondo i calcoli che presento in questo articolo (con maggiori dettagli nell’ebook che può essere scaricato qui) , il peso effettivo della Camera sul contribuente è diminuito nel 2013 in modo permanente di soli 4 milioni, circa lo 0,5 percento (1). Niente, di fronte allascandalosa situazione di partenza. Quando serve l’accetta, usare il cesello può essere pericoloso, perché può generare l’illusione che si stia risolvendo il problema.
IL COSTO NETTO DELLA CAMERA
L’anno scorso, in sede di bilancio di previsione per il 2013, la Camera dei deputati annunciò con una grande operazione di marketing che aveva ridotto la richiesta per la dotazione che riceve ogni anno dallo Stato di 50 milioni di euro. L’interpretazione ovvia e naturale di questa affermazione è che dal 2013 la Camera avrebbe pesato sul contribuente 50 milioni meno che nel 2012. Ma non è così,  nemmeno lontanamente.
Per dimostrarlo,  è necessario  calcolare esattamente il costo netto della Camera per il contribuente. Questo costo non è la dotazione che lo Stato trasferisce alla Camera ogni anno, per tre motivi:
(i) La Camera usa la dotazione per pagare le indennità e gli stipendi lordi.   Ciò che conta dal punto di vista del contribuente sono però le indennità ai deputati e gli stipendi ai dipendentinetti da tasse.
(ii) La Camera ha altre, seppur piccole, entrate,  quali gli interessi attivi, le entrate dalla vendita di atti e pubblicazioni, da servizi di ristorazione etc.
(iii) Infine, la Camera può decidere di “restituire” allo Stato delle somme, cioè parte della dotazione.
Tutte queste tre voci – tasse, altre entrate non da trasferimenti statali, e somme restituite allo stato – devono essere sottratte dalla spesa totale. La cifra così ottenuta può esser chiamata il costo netto della Camera. Questa cifra rappresenta quanto pesa la Camera sul contribuente.
IL COSTO NETTO È DIMINUITO?
La riga 1 della Tabella 1 riporta il costo netto della Camera effettivamente pagato nel 2012 (colonna a) e nel 2013 (colonna b), e la differenza (colonna c). Secondo questo dato, il costo netto nel 2013 è diminuito di 67 milioni, ancor più dei 50 milioni di cui si è ridotta la dotazione statale. Un risultato apparentemente eccezionale, una riduzione di quasi il 10 percento del costo netto in un anno.
Tabella 1: Il costo netto della Camera, 2012 e 2013
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Fonti: Consuntivo della Camera 2012 e 2013
La stragrande maggioranza di questo miglioramento è tuttavia apparente, per due motivi. Ci sono  due modi universalmente utilizzati per abbellire i conti di un’ azienda: ridurre i contributi netti ai fondi di riserva, per esempio al fondo per i crediti in sofferenza in una banca; e rimandare i pagamenti agli esercizi futuri. Il primo metodo è anche noto come“raiding the fund”, cioè usare i fondi di riserva come bancomat temporaneo per tappare le falle; il secondo genera residui passivi, cioè somme che ci si è impegnati a pagare ma che non vengono effettivamente pagate nell’esercizio in corso.
I 67 milioni di riduzione del costo netto nella riga 1 sono frutto di entrambi questiescamotage.
IL PRIMO ESCAMOTAGE…..
Il primo escamotage riguarda  un fondo molto poco noto, il Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati, di cui troverete pochissime notizie su internet. Questo fondo è destinato a pagare parti delle pensioni e dell’assistenza ai deputati e ai loro superstiti. Il fondo è alimentato da contributi versati  dai deputati, circa 15 milioni l’anno nel 2012 e nel 2013. Nel 2013, come già avevo denunciato nell’ottobre 2012, si è deciso di “ritirare” 40 milioni da questo fondo  per finanziare le spese della Camera. Questo è equivalente a ridurre i contributi netti al fondo, in questo caso da 15 milioni a -25 milioni. Un classico caso diraiding the fund.
Con un raid di 40 milioni all’ anno, il Fondo sarà esaurito nel 2016,  secondo lo stesso consuntivo della Camera (p. 6). A quel punto, il contribuente sarà chiamato a pagare di nuovo. In altre parole, il raid è solo un costo differito per il contribuente (pe runa dioscussione più approfondita, si veda l’ ebook). Quello che sappiamo con certezza è che a fronte di questo raid temporaneo non vi sono misure  strutturali di riduzione della spesa.Se dunque non si tiene conto degli effetti di questo raid, il costo netto totale pagato diminuisce nel 2013 di 27 milioni invece che di 67 milioni (riga 2). Molto meno, ma sempre un risultato rispettabile.
….. E IL SECONDO ESCAMOTAGE
Ma anche questi 27 milioni di riduzione sono in gran parte apparenti. La ragione è che sono in gran parte frutto del secondo escamotage tipico, l’aumento dei residui passivi.Come abbiamo visto, questo  consiste nel ridurre i pagamenti ma non gli impegni, cioè nell’aumentare i residui, ammontare che ci si è impegnati a pagare ma il cui esborso effettivo viene rimandato agli anni successivi.
Ma quello che è rilevante per il contribuente sono gli impegni (a meno che non si abbia intenzione di cancellarli, ovviamente): che essi siano pagati entro il 31 dicembre del 2013, o il 1 gennaio del 2014 per abbellire i conti del 2013, non fa nessuna differenza per il contribuente.
Un aumento sostanziale dei residui passivi  è esattamente ciò che è avvenuto: come mostra la riga 3, essi sono aumentati di ben 17 milioni. Il risultato finale è che gli impegni di spesa che formano il costo netto sono diminuiti di soli 10 milioni (riga 4) , circa un settimo dei 67 milioni da cui siamo partiti.
RISULTATO: IL COSTO NETTO E’ SCESO IN MODO PERMANENTE DI POCHI MILIONI…..
Ma anche questa riduzione di 10 milioni è una sovrastima della riduzione permanente effettiva. Essa è il risultato di due eventi fortuiti che non dipendono dalle azioni della Camera. Primo, le elezioni del 2013, che hanno chiuso la Camera per qualche tempo e hanno causato una riduzione della spesa per collaboratori esterni di circa 4 milioni.   Secondo, il raddoppio degli interessi attivi da 2 a 4 milioni.
Se si tolgono questi due eventi fortuiti, il  costo netto della Camera si è ridotto nel 2012 di 4 milioni, al netto del trasferimento dal Fondo di Solidarietà. Una riduzione dello 0,5 percento. Decisamente poco, o niente, a fronte della scandalosa situazione iniziale.
….. MENTRE LA SPESA PER I DEPUTATI E’ AUMENTATA DI 10 MILIONI
Che non vi sia stata alcuna misura strutturale di riduzione della spesa è evidente dalla vocepiù politicamente e mediaticamente visibile e dibattuta dell’ intero bilancio della Camera:la spesa per i deputati (indennità e pensioni). Come mostra la Tabella 2, i pagamenti per indennità  sono aumentati di 2 milioni nel 2013; vi  è stata una diminuzione di  9 milioni nei pagamenti per pensioni (riga 2). Ma anche questa riduzione è illusoria. Essa è dovuta a un fortissimo aumento dei residui, di ben 16 milioni (riga 4), dovuti a un aspetto tecnico (discusso nel’ ebook).  Il risultato è nelle righe 5 e 6: gli impegni di spesa su questa voce sono aumentati complessivamente di 10 milioni (3 per le indennità e 7 per le pensioni).
Come si può parlare di riduzione strutturale della spesa della Camera quando la voce più importante è aumentata di ben 10 milioni?
Tabella 2: Spesa per deputati, 2012 e 2013Cattura
Dati in milioni di euro. Fonti: Consuntivo della Camera 2012 e 2013

A questa Route parteciperanno anche bravissimi ragazzi di Minori che onorano con la loro presenza il nostro paese. Queste sono le cose buone che occorrerebbe raccontare più spesso su Minori altro che gli uccelli, il sole e il mare della nostra candidata al premio nobel per l'ignoranza tale Adriana Contaldo.

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/07/27/foto/route_2014_agesci_foto_storiche_1975_1986-92391262/1/?ref=HREC1-29#1

Solito ignorante e solito razzista. ha cercato di sottrarre i voti a Renzi adesso riprova con la destra.

Beppe Grillo sull’emergenza immigrazione: “Pietismo peloso”

Pubblicato il 27 luglio 2014 da Massimo Borrelli  
“Il pietismo peloso verso gli immigrati clandestini che muoiono annegati, che fuggono dai loro Paesi verso l’ignoto nasconde sempre le motivazioni per cui delle persone sono costrette ad abbandonare le loro Patrie, i loro affetti per un salto nel buio”. La denuncia è di Beppe Grillo, che affida ad un post pubblicato sul suo blog il suo pensiero in merito all’emergenza immigrazione.
ATTEGGIAMENTO SBAGLIATO - “Noi siamo allo stesso tempo carnefici e salvatori dal cuore di pietra, che fanno mostra di sè a Lampedusa o con discorsi sull’accoglienza sempre disattesi” è l’accusa di Beppe Grillo. Che aggiunge: “quando infatti questi poveri cristi arrivano, non vengono accolti, ma lasciati a sè stessi o rinchiusi in qualche centro”. L’accusa è, dunque, di non andare a fondo al problema: “non sono mai discusse le cause di questi esodi, ma fotografati solo i loro effetti perchè fa comodo e anche molto radical chic (quanto ci sentiamo più buoni…)”.
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GOVERNI E MULTINAZIONALI - Le domande da farsi, secondo Beppe Grillo, sono altre: “chi vende armi ai Paesi di questi fuggitivi? Chi li bombarda allegramente? Chi ne sfrutta le risorse (spesso enormi)?”. E’ lo stesso leader del Movimento Cinque Stelle a tracciare l’identikit dei responsabili: “Governi, multinazionali, aziende produttrici di armi. Sono queste le cause, ed è qui che bisogna intervenire, non sugli effetti, non sui barconi, ma nessuno apre bocca. Pecunia non olet”. E aggiunge: “le persone che muoiono annegate nel Mediterraneo, muoiono due volte, la prima in mare, la seconda per la nostra ipocrisia”.

Certamente è una bufala. Ma se fosse vero il contenuto di questo articolo Rifondazione Comunista è proprio messa male.

Ex consigliere di Rifondazione shock: "Riaprire subito i campi di sterminio per gli ebrei"

È il contenuto di un post pubblicato su Facebook da Lanfranco Lancione, ex consigliere di Rifondazione comunista a Teramo
Redazione 27 Luglio 2014
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"Riaprite i campi di sterminio, subito!" con tanto di foto dell'entrata di Auschwitz con la scritta 'Arbeit macht frei', il lavoro rende liberi.
È il contenuto di un post pubblicato su Facebook daLanfranco Lancione, ex consigliere di Rifondazione comunista a Teramo.
La vicenda non è certo passata inosservata e il quotidiano locale "Il Centro" ha fatto da megafono.
Ma a differenza di quanto pensavano in tanti, non era una provocazione quella di Lancione, che infatti ha persino alzato il tiro: "Raccontare la verità è proibito per legge! Non è affatto una provocazione...e per favore cominciamo a dire le cose come stanno! Gli ebrei con la storia dell'antisemitismo hanno stufato. Non si può dire ne fare nulla contro di loro, sono autorizzati a fare tutto, da 50 anni stanno massacrando un Popolo che ha come unica colpa quella di essere stato invaso e costretto ad abbandonare la propria terra".
Si dissocia ovviamente la segreteria nazionale di Rifondazione comunista, che: "L'ex-consigliere comunale Lanfranco Lancione non è iscritto al nostro partito almeno dal 1998quando aderì alla scissione del PdCI di Cossutta e Diliberto. Se fosse un iscritto a Rifondazione apriremmo immediatamente una procedura per l'espulsione perché posizioni di questo genere sono incompatibili con i nostri principi antifascisti e anti-razzisti e quindi con l'appartenenza al nostro partito".

Il Generale Pound, come lo chiama Santoro, scende a Roma per mettere sull'attenti chi cerca di ragionare con il proprio cervello. Un chip a Crimi ed un microchip a Di Maio.

Beppe Grillo a Roma per ridimensionare Di Maio sulla legge elettorale. E sulle riforme...(FOTO)

Pubblicato: Aggiornato: 
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La trattativa sulla legge elettorale, negli ultimi giorni, gli è sfuggita di mano. Dunque Beppe Grillo domani arriva a Roma con l'intento di rimettere ogni cosa al suo posto. Dopo una settimana di passi in avanti e poi di retromarce ("trattiamo con il Pd", "no, tempo scaduto, non trattiamo più"), si tireranno le somme.
Il leader M5S è atteso nella Capitale dopo pranzo per incontrare i gruppi parlamentari di Camera e Senato, ma prima dell'assemblea congiunta con i deputati e i senatori, è con Luigi Di Maio che avrà un faccia a faccia. Con quello considerato da tanti il suo delfino, scelto per dialogare con il premier perché tra tutti è colui che ha un profilo più istituzionale, ma che adesso è stato delegittimato dallo stesso Grillo e da Casaleggio, che non hanno gradito la decisione di fissare un nuovo appuntamento con i democratici per continuare a trattare sulla legge elettorale.
Così domani bisognerà stabilire la nuova strategia da mettere in atto e soprattutto cosa fare in quella che si prospetta una settimana di fuoco. "Faremo iniziative fuori e dentro il palazzo", fanno sapere i pentastellati reduci dalla "marcia democratica" sul Quirinale. "Dobbiamo sensibilizzare le persone e sopratutto far capire loro che noi non vogliamo bloccare le riforme. Vogliamo una riforma fatta bene nel rispetto delle regole democratiche".
Ed è di regole democratiche che i grillini vogliono parlare accusando il premier e il governo tutto di essere autoritari. In fondo, fanno notare, "noi abbiamo presentato 200 emendamenti, non è giusto aver contingentato i tempi". La battaglia è contro il premier reo di aver definito la protesta di giovedì scorso "una passeggiata". "La nostra manifestazione sotto al Quirinale, contro gli attacchi alla democrazia e alla Costituzione da parte del governo Renzi, deve aver spaventato quest'ultimo ancora più di quanto credevamo", scrive su Facebook il senatore M5S Nicola Morra. Il premier ha usato "arroganza per declassare la nostra protesta pacifica. Passeggiatina? Sembravamo pochi, certo. Pero' Renzi forse non considera i milioni di cittadini al nostro fianco dei quali siamo portavoce! Hanno cercato di minimizzare chiamandola 'Rivoluzione Selfie' per via delle foto che abbiamo pubblicato sui social network. Si chiama informazione (altra cosa che non piace a chi disprezza la democrazia)", attacca ancora Morra mentre allo studio ci sarebbe altre azioni eclatanti. Sicuramente preteste in Aula. abbandono dei lavori e manifestazioni in piazza.
Domani però, durante l'assemblea congiunta, non si parlerà solo di riforme. Bisognerà eleggere il nuovo direttivo dei gruppi e anche il tesoriere. Mentre Federico D'Incà dovrebbe subentrare a Riccardo Nuti come presidente giuridico del gruppo a Montecitorio. Infine, secondo quanto viene raccontato, in agenda, ci sarebbe un altro tema che scotta e che ancora non è stato toccato: "il licenziamento", secondo alcuni, "l'abbandono", secondo altri, di Nicola Biondo, responsabile comunicazione del gruppo alla Camera. In tanti, tra i parlamentari, si pongono domande senza ricevere risposte. Grillo e Casaleggio dovrebbero dare spiegazioni anche su questo. Ma il condizionale, si sa, è d'obbligo.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...