lunedì 18 aprile 2016

Il referendum e il quorum svanito. Il pagellone della campagna

Referendum
Singolare protesta di Greenpeace in tutta Italia contro la ricerca e l'estrazione di idrocarburi nei mari che circondano la penisola. Partono oggi da 23 città i pullman turistici della "Renzi PetrolTour" con destinazione, appunto, i mari del Belpaese, "petrolizzati" dal governo. Con il premier - spiega l'associazione in una nota - uomo solo al volante, "che invita gli italiani a salire a bordo per andare ad ammirare le nostre coste punteggiate di trivelle, ascoltare le esplosioni degli air gun, fotografare le piattaforme di estrazione al tramonto, farsi ammaliare dal luccichio delle chiazze di greggio a pelo d'acqua".
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La campagna referendaria verrà ricordata come una delle più brutte della storia repubblicana. Voti bassi per tutti, ma c’è chi è riuscito a distinguersi per mediocrità
 
Del referendum sulle trivelle si ricorderà soprattutto una campagna elettorale all’insegna delle polemiche, delle schermaglie politiche, dell’invito all’astensione, della stanca mobilitazione per il Sì e delle denunce incrociate. Ciò di cui non ci si ricorderà è sicuramente il merito della questione, né tanto meno il quesito per cui milioni di italiani si sono recati alle urne. Abbiamo provato a fare della pagelle per inquadrare meglio una delle campagne referendarie più brutte di cui la storia della Repubblica abbia memoria. I voti non potevano che essere molto bassi.
Matteo Renzi: voto 6
C’è chi dice che avrebbe potuto evitare che questo referendum si svolgesse, trovando prima un accordo con le Regioni. Lui dice che sono state le Regioni stesse a non volere questo accordo. Detto questo, l’insistenza nell’invito all’astensione (legittima, s’intende) ha estremamente politicizzato una consultazione che altrimenti sarebbe filata via senza lasciare alcuna traccia. Incassa comunque il successo delle urne, dato che il quorum non si è visto neppure con il binocolo.
Ultras renziani: voto 4,5
Il livore con cui, a urne ancora aperte, si sono scagliati contro alcuni promotori del Sì e contro pezzi del loro stesso partito è stato davvero eccessivo. Le polemiche legate all’hashtag #ciaone lanciato dal deputato renziano (membro della segreteria Pd) Ernesto Carbone ne sono la rappresentazione plastica. Se è vero (ed è vero) che il referendum era del tutto inutile, allora sarebbe stato meglio portare a casa il risultato senza necessariamente sbeffeggiare gli sconfitti.
Minoranza Pd: voto 4,5
L’obiettivo, neppure troppo nascosto, era fare uno sgambetto a Renzi. Non far cadere il governo, perché su una cosa del genere non sarebbe mai caduto, ma fargli semplicemente un dispetto. Obiettivo fallito, anche perché perseguito senza alcuna convinzione. Chi invitava a votare Sì, chi invitava a votare No, chi diceva che l’astensione era immorale, dimenticandosi di aver militato in partiti che invece ne hanno fatto spesso la propria bandiera. Il referendum costituzionale è a ottobre. Il congresso, al più tardi, è tra meno di un anno. Se queste sono le premesse…
Michele Emiliano: voto 4
Ha condotto una violenta campagna per il Sì e l’obiettivo non è stato neppure lontanamente raggiunto. Ciò che ha colpito in questi mesi è stata la sua aggressività nei confronti di Renzi e della dirigenza del Partito Democratico. Per chi ha ospitato in pompa magna la manifestazione di apertura della campagna elettorale dell’allora sindaco di Firenze in occasione della ultime primarie, apostrofare il suddetto ex sindaco di Firenze come “venditore di pentole” è apparso quanto mai stonato. C’è da augurarsi che almeno fosse spinto da una reale passione politica…
Comitati del Sì: voto 3
Totalmente irrilevanti, se non fosse per l’identificazione con l’osceno slogan “Trivella tua sorella” (coniato in vero da un’agenzia di comunicazione esterna ai comitati).
Comitati del No: voto 3,5
Come sopra, senza l’aggravante dell’identificazione con l’osceno slogan.
Paolo Ferrero: inqualificabile
Da quando hanno smesso di invitarlo in televisione, è sparito anche dal dibattito pubblico, oltre che da quello politico. Ha provato a rientrare dalla porta di servizio facendosi fotografare mentre denuncia Matteo Renzi e Giorgio Napolitano per “istigazione all’astensione”. Tentativo svanito nell’indifferenza generale.
Beppe Grillo: voto 3
Della sua campagna elettorale ricorderemo due cose. La prima è il famoso invito al voto: “Non informatevi su cosa andate a votare, andate a votare Sì e basta”. L’altra, a urne a aperte, è la sua foto ai seggi, in occhiali da sole, che invita ad andare a votare “per l’Italia e la democrazia”. Portavoce ormai stanco, megafono spompato.
Matteo Salvini: voto 2
Dalla ruspa alle trivelle. Il “felpato” si riscopre d’un tratto amante del mare e seriamente preoccupato per le sorti delle nostre coste. Non ci credeva neppure lui.
Renato Brunetta: no comment
“Sono andato a votare e ho votato No. Per mandare a casa Renzi”. Quanta confusione in un uomo solo.
Gli italiani: voto 7 (d’incoraggiamento)
Riconosciamo al popolo italiano (sia a chi è andato a votare sia a chi, consapevolmente, ha scelto di non recarsi ai seggi) saggezza, moderazione e sicuramente una gran pazienza. Non arrendetevi, arriveranno tempi migliori.

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