domenica 13 ottobre 2013

Per Grillo vale solo Grillo e Casaleggio. Altro che uno vale uno. Queste sciocchezze le possono credere solo Marfi da Voghera e Nanni da Pavia.


Il blog di Grillo attacca il Fatto Quotidiano: "Articoli di basso livello e mediocri"

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Il blog di Grillo attacca il Fatto Quotidiano:
Beppe Girllo e Gianroberto Casaleggio emettono una nuova afatwā. Guru e paraguru del Movimento 5 Stelle hanno aperto un nuovo fronte polemico con Il Fatto Quotidiano e il giornalista Andrea Scanzi.
Sul blog del comico genovese sono volate, oggi, accuse pesanti nei confronti del giornale di Travaglio e Padellaro, in un post firmato da Tinazzi. Il post esordisce così:
Possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l’Unità come organo del PD (menoelle, ndr), ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista…) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e all’ipocrisia del momento sul tema immigrazione
Prima di affrontare i contenuti della polemica, sarà bene specificare chi è tale Tinazzi, alias Ernesto Leone. Una buona descrizione del personaggio la fornisce Andrea Palladino su Il Manifesto di ieri: “Da tempo il gruppo 878 – con a capo l’ex manager di multinazionali Ernesto Leone – si è assunto il ruolo di “manganellatore” all’interno del M5S. Non ha una veste ufficiale e riconosciuta, ma un peso molto forte sulla rete, dove riesce a agglutinare quella base informe nata e cresciuta attorno al blog di Beppe Grillo. Gente che ha una fede assoluta e incrollabile nelle teorie cospirazioniste del signoraggio, che mal sopporta l’intera sinistra, vero obiettivo da abbattere, spesso antieuropeista. L’elenco dei 511 attivisti è blindato e accessibile solo a chi entra nel circolo”
Forse i grillini dovrebbero interrogarsi sui motivi che spingono la loro pravada (beppegrillo.it) a dare tanto spazio ad un ex manager delle multinazionali, antieuropesista, ammiratore del partito britannico anti-immigrazione Uikp e capo di un gruppetto complottista (che beneficia di uno “statuto speciale” tra le fila del movimento). Ma lasciamo stare questo aspetto e cerchiamo di capire meglio il perché dell’improvviso livore nato nei confronti de Il Fatto.
Prosegue Tinazzi nel suo post odierno:
Con articoli ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia, borghezio oriented e invito a mandare a fare in culo i garanti dell’M5S, nonchè sobillare i nostri senatori e deputati. Inutile linkare, potete andare a leggere sul loro sito. Sempre vero: meglio nemici diretti, che falsi amici. Posso solo non acquistare il fatto quotidiano; piu’ serio comprare l’Unità o nulla (come faccio da tempo), giornale di partito non mascherato che non ti prende per il culo
Insomma il giornale più letto dai militanti del movimento, considerato vicino alle sue istanze, diventa improvvisamente mediocre e di basso livello. Addirittura L’Unità risulta meno ipocrita.
La strategia di Casaleggio appare chiara: procedere a colpi di scomuniche, “buttare merda” su tutti, cercare la rissa. Il conflitto, lo scontro (sul nulla) evidentemente paga. Si riempiono le pagine dei giornali, si “costringe” l’opinione pubblica a schierarsi (sul nulla), si alimenta “la logica del perseguitato Grillo”, tipica della setta. Da una parte “i puri” intorno alla figura del leader carismatico, dall’altra i miscredenti, i corrotti e i venduti.
Perché tanto astio poi nei confronti de Il Fatto? In parte per alcune critiche arrivate in seguito alla sconfessione dell’emendamento sul reato di clandestinità da parte del blog.
Poveri, ingenui Grillo e Caseleggio, verrebbe da dire… proprio non se l’aspettavano che si alzasse un polverone, quantomeno sulle modalità con cui sono intervenuti contro i loro stessi parlamentari.
Inoltre a fare infuriare così tanto, guru e paraguru, sono state le dichiarazioni del giornalista de Il Fatto: Andrea Scanzi. Noto Grillologo della prima ora, autore di Ve lo do io Beppe Grillo, ha battuto un record di presenze nei salotti televisivi dopo il sorprendente successo dei 5telle alle elezioni. Sembrava che di mestiere, più che il giornalista, facesse il docente di ermeneutica grillina. Scanzi non è stato mai inviso ai simpatizzanti del movimento, anche se si è sempre presentato come indipendente e critico nei confronti del fenomeno Grillo.
In questi giorni anche lui è finito nella black list di Casaleggio, a causa di un corsivo dal titolo “Il post disastroso di Grillo & Casaleggio“. Ivi si ricordava una candidatura dell’esperto di comunicazione virale in una lista vicina al centrodestra.
Scanzi, per la verità, ha semplificato un po’ la vicenda, facendo intendere che Casaleggio si fosse candidato proprio nel partito di Berlusconi.
Casaleggio ha risposto piccato al giornalista dal profilo Twitter di Grillo “Non mi sono mai candidato in Forza Italia. Andrea Scanzi dice il falso“. Il giornalista, a sua volta, ha controreplicato con un un lungo post su Facebook, che termina in questo modo:
Chiedo scusa per la gravissima semplificazione: mi autopunirò guardando in loop un video qualsiasi su Gaia. Casaleggio si candidò però in una lista civica, nel 2004, a Settimo Vittone nel Canavese. Quella lista, “Per Settimo”, era capeggiata da Vito Groccia, “politico calabrese vicino a Forza Italia”. Ops. Casaleggio partecipò alla stesura del programma, si impegnò in prima persona e ottenne un risultato rutilante: sei voti e niente elezione. Sarò felice di parlarne con lui. Chissà, magari in una intervista. Quella stessa intervista che, da mesi, Casaleggio rifiuta al Fatto.

La Gelmini concorda perfettamente con Grillo. Secondo me molti funzionari della Cisl filo PDL concordano. E questo doveva essere il nuovo che avanzava? Uno che pensa le stesse cose della Gelmini non mi sembra tanto nuovo.


UN TUFFO NELLA XENOFOBIA GRILLINA

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Foto via.
L’altro ieri il Movimento 5 Stelle è riuscito a far passare un emendamento in Commissione giustizia al Senato che prevede l’abolizione del reato di immigrazione clandestina. “Siamo orgogliosi di aver eliminato il reato di immigrazione clandestina,” aveva dichiarato trionfante il senatore Maurizio Buccarella, “che portava disagi e anche dei costi, oltre ad essere una norma ingiusta.”
Ad alcuni l’emendamento non era andato giù per nulla. Mariastella Gelmini, ad esempio, subito dopo il voto aveva posto un’angosciante domanda retorica:
In un certo senso, il tweet stizzoso della Gelmini era la conferma che l’emendamento del M5S (per una volta) andava nella giusta direzione. La circostanza era stata messo in risalto anche sullapagina Facebook di Beppe Grillo: “Non lasceremo più morire nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità e più umanità.” Tuttavia, nello stesso post c’era una frase che spostava il focus dall’abrogazione di un reato odioso a qualcosa di sensibilmente diverso: “Da oggi le espulsioni dei clandestini sono più semplici.”
La contraddizione (chiamiamola così) è poi esplosa definitivamente nel famigerato post di scomunica firmato insieme a Casaleggio, in cui i due leader del M5S disapprovavano “sia nel metodo che nel merito” l’operato dei loro Cittadiniportavoce: “Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice. [...] Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”. Ad accompagnare il post, inoltre, la foto di un’anziana china a raccogliere i pomodori di scarto di un mercato, che non faceva altro che rafforzare la retorica dell’invasione allogena e rimandare ai manifesti di Forza Nuova, Casapound e camerati vari.
Come prevedibile, c’è stato un grande stupore intorno al diktat. Il deputato Pd Kalid Chaouki hadetto che Grillo, “con le sue dichiarazioni di contrarietà all’abrogazione del reato di clandestinità e il suo attacco ai senatori 5 stelle che lo hanno votato, ha finalmente gettato la maschera.” Ma davvero Grillo ha gettato la maschera una volta per tutte, mostrando il volto feroce del populismo formato nouvelle droite? Per nulla: è da parecchi anni, infatti, che in tema di immigrazione e diritti di cittadinanza il blog di Beppe Grillo è allineato su posizioni destrorse—se non apertamente xenofobe.
Il 5 ottobre 2007, all’apice della paranoia securitaria pompata al massimo dai mass media, nel blog venne pubblicato un articolo dal titolo piuttosto significativo: “I confini sconsacrati”. Grillo (o chi per lui) se la prendeva apertamente con i rom, descritti come “un vulcano, una bomba a tempo” che “va disinnescata,” e con l’Europa, che permette “migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all’altro,” senza “la conoscenza della lingua” e “senza possibilità di accoglienza.” L’ultimo bersaglio del post era (ovviamente) la Kasta, che si era macchiata del gravissimo crimine di “sconsacrazione” dei confini della Patria.
In un post del 2009 (“Lazzaretto Italia”), Grillo prima partiva con la critica di un emendamento infame della Lega Nord al Decreto Sicurezza (quello che obbligava i medici a denunciare i clandestini), poi si abbandonava a scenari degni di uno zombie-movie: “Per scoprire un clandestino si mette a rischio la salute degli italiani. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tra le malattie d’importazione vi sono tbc, scabbia, aids, colera, malaria, lebbra.” Grillo continuava prendendosela con degli imprecisati loro: “Hanno inventato le malattie clandestine. In Italia ci sono migliaia di casi di tbc, una malattia diffusa in Romania e Bulgaria, paesi comunitari.” L’allarme contagio raggiungeva l’apice alla fine del post: “I bambini italiani sono vaccinati contro il morbillo e dall'est arriva la tbc senza controlli alla frontiera. Le porte della stalla Italia sono sempre aperte ai virus e il Governo riesce sempre a peggiorare la situazione.” L’unica soluzione, proponeva Grillo, era quella di introdurre “il passaporto sanitario per gli immigrati dei Paesi a rischio.”

Il post di scomunica di ieri, dal blog di Beppe Grillo.
Nell’aprile del 2011 Grillo tornava sull’argomento “clandestini”. Il post in questione li definiva “multiuso come un coltellino svizzero”, dal momento che i migranti sono utili “ai profitti delle aziende, ai partiti, alle mafie.” Allineandosi all’emergenza del momento (cioè il flusso migratorio dovuto alla Primavera Araba), il capo del M5S sostituiva i rom con i tunisini: “In Italia sono entrati 20.000 tunisini, della maggior parte di loro non si sa più nulla, che fine abbiano fatto. Pochi sono riusciti ad arrivare in Francia. Vagano per la penisola senza sapere una parola di italiano. In nessuno Stato del mondo questo è permesso con una tale serenità d'animo, da noi sì.” Ed è per questo, chiosava Grillo, che il Paese sta “giocando con la dinamite e con il futuro della […] nazione.”
Il tema dell’invasione incontrollata e delle frontiere violate è riemerso in un articolo (“Tora, tora, tora”) di qualche giorno fa. “Le acque territoriali italiane sono un colabrodo,” denuncia Grillo. “Churchill definì l'Italia ‘il ventre molle dell'Europa’ e non a caso la prima invasione terrestre degli Alleati nel continente europeo avvenne in Sicilia nel 1943. Ventre molle? Oggi non c'è neppure più il ventre. C'è il vuoto.” Segue proposta ironica per risolvere il problema: “Aboliamo i confini, come sono ora non servono a nulla. Dichiariamo l'Italia ‘Nazione aperta’ senza frontiere in cui non entrare più di nascosto, prendendo rischi anche enormi, sarebbe meglio di questa ipocrisia che si nutre delle disgrazie di cui è colpevole e che non fa nulla per prevenirle.”
Grillo è intervenuto diverse volte, e sempre in termini negativi, su cittadinanza agli stranieri e ius soli. Nel 2012 affermò perentoriamente che “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso.” Nel maggio del 2013 Grillo precisò ulteriormente la sua posizione: “Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita.”
Fin qui le posizioni di Grillo. Quali sono quelle dei suoi deputati? L’ultimo post sullo ius soli aveva creato non pochi malumori. Alessandro Di Battista si era dichiarato favorevole allo ius soli, salvo tornare velocemente sui suoi passi dopo le polemiche: “Sono d’accordo con Beppe”. E Di Battista, essendo uno dei più ferventi fedeli del Capo, è sempre d’accordo con Beppe.
Una cosa simile è successa anche al senatore Maurizio Buccarella, altro fedelissimo e uno dei firmatari dell’emendamento sul reato di clandestinità. Intervistato dall’Huffington Post, Buccarella si dice sicuro “di non aver commesso errori” e ammette una circostanza incredibile: “Forse abbiamo sottovaluto la portata dell’emendamento, convinti che la maggioranza lo avrebbe respinto.” In pratica, i Cinque Stelle hanno presentato un emendamento che speravano fosse bocciato. Il giornalista dell’HuffPo chiede al Cittadinoportavoce, alla luce del post di Grillo, se il M5S voterà contro la sua stessa proposta. Risposta: “Be’, non so, valuteremo, vedremo il da farsi.” In serata, lo stesso Buccarella ha confermato l’intenzione di andare avanti: “L'emendamento sull'immigrazione clandestina arriverà in aula.”
Altri deputati hanno idee molto meno chiare. Il capogruppo M5S alla Camera Alessio Villarosa, ad esempio, non sa nemmeno di cosa si parli quando si parla d’immigrazione e della relativa legislazione italiana.
Ad ogni modo, la stampa e alcuni politici del Pd tendono spesso a dividere le posizioni del Capo e di Casaleggio (di destra) da quelle di deputati e attivisti (sostanzialmente di sinistra). Repubblicaparla addirittura di “base in rivolta” e riporta commenti delusi del tipo “così ci diamo le zappe sui piedi.” Andrea Scanzi, non certo uno strenuo oppositore del M5S, scrive sul Fatto che l’ennesimoukase di Grillo questa volta capita decisamente a sproposito, poiché “i parlamentari lottano pressoché isolati contro casta e gran parte dei media.”
Tuttavia, ci sono stati alcuni casi di militanti a Cinque Stelle perfettamente sintonizzati sul “para-leghismo dei due guru” (la definizione è dello stesso Scanzi). Il 31 gennaio 2012 Daniele Berti, consigliere comunale di Legnano recentemente dimessosi, decise di prendere posizione nel suoblog sullo “scottante e scomodo” problema dei rom: “I Rom non hanno alcuna intenzione di integrarsi, non è nel loro dna [la parola “dna” è stata rimossa in seguito], sono le autorità che devono intervenire con efficacia, il problema si è già perpetuato per troppo tempo, se si vuole arrivare ad applicare una parvenza di legalità, bisogna insistere: lo sgombero ad oltranza, con la riqualificazione a parco recintato è la nostra proposta, scomoda, dolorosa, disumana, tutte le critiche ci stanno, ma ci stanno anche gli anni di esasperazione di cittadini legnanesi che non ne possono più.”
Il 10 novembre del 2012, a Pontedera (Pisa), Forza Nuova fece un’irruzione all’interno di un teatro dove le autorità comunali stavano consegnando degli attestati di cittadinanza onoraria a 603 bambini nati in Italia da famiglie straniere. Una settimana dopo, varie associazioni e movimenti organizzarono una manifestazione antirazzista per rispondere alla provocazione. Il Movimento 5 Stelle locale non aderì alla manifestazione, e spiegò i motivi del rifiuto in un lungo post (poi cancellato, ma salvato nella cache di Google).
I grillini spiegavano che a Pontedera la “questione dell’immigrazione e dell’integrazione” è “molto meno rosea di quello che si vuol fare apparire.” In città ci sono “interi quartieri che ormai sono diventati dei ghetti,” e gli immigrati non trovano niente di meglio da fare che stiparsi “in appartamenti sempre più microscopici.” Le donne italiane non possono camminare tranquille la sera “per paura di essere molestate da qualcuno che magari per la sua ‘cultura’ (ma vogliamo chiamarla così?) considera le donne esseri inferiori di proprietà dell’uomo.” Africani e albanesi “si frequentano solo fra loro” e i cinesi, oltre a non volersi integrare, si limitano a comprare “a suon di denaro contante le nostre attività.”  Insomma, il M5S di Pontedera alla fine ha deciso di non partecipare alla manifestazione perché “non è a caccia di voti.”
In realtà, affrontare l’immigrazione in un certo modo conviene eccome. Lo ha riconosciuto Beppe Grillo proprio ieri: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.”

Cartellone esposto durante una manifestazione a sostegno di Grillo a Roma, giugno. Foto diFederico Tribbioli.
Non è un caso che Grillo e Casaleggio abbiano scelto proprio Francia e Gran Bretagna come esempi di paesi “molto più civili del nostro” in materia di politiche sull’immigrazione. Poco tempo fa il governo inglese, nell’ambito di una campagna contro l’immigrazione clandestina, ha mandato in giro per i quartieri più multietnici di Londra dei furgoni dotati di cartelloni non esattamente concilianti: “Andate a casa o sarete arrestati.” Alle ultime elezioni locali, un partito antieuropeo e xenofobo haconquistato il 23 percento dei voti: si tratta dell’Ukip di Nigel Farage, un politico più volte citato eospitato nel blog di Beppe Grillo, e che recentemente ha espresso le sue simpatie per il comico.
In Francia, invece, i sondaggi hanno dato per la prima volta il Front National—partito di estrema destra capeggiato da Marine Le Pen— come primo partito del Paese. Lo scorso aprile la Le Pen aveva rivolto un invito a Beppe Grillo: “Se Grillo vuole incontrarmi può chiedermelo. Dobbiamo prendere coscienza che le forze euroscettiche che vogliono il cambiamento devono incontrarsi.” È interessante notare anche come le due forze politiche usino praticamente le stesse parole d’ordine.
Nel 1996 il Front National lanciò lo slogan “Né destra, né sinistra: francesi!” con cui intendeva superare la dicotomia “destra-sinistra” che “ha dominato la vita politica francese. Oggi la scelta è tra i rappresentanti della socialdemocrazia mondialista al potere e noi, i difensori dell’identità francese.” Il 20 maggio 2013 Grillo scrisse sul blog: “Il MoVimento 5 Stelle non è di sinistra (e neppure di destra). È un movimento di italiani. Non vuole fare ‘percorsi insieme’ a chi ha rovinato l'Italia. Pesi a bordo non ne vogliamo. Pd, Sel o Pdl, questi o quelli, per me pari sono.”
L’ambiguità dei vertici del M5S sull’immigrazione, del resto, ricalca in tutto e per tutto quelle dei movimenti nazional-populisti europei. L’obiettivo di queste nuove destre, come ha scritto lo storico francese Pierre Milza in Europa Estrema, è quello di fare “incetta di consensi presso le persone che subiscono direttamente gli effetti della globalizzazione, della deindustrializzazione e dell’anomia urbana”, nonché di intercettare “la parte del corpo del corpo sociale più interessata […] all’identità nazionale minacciata dall’‘invasione straniera’, dai ‘nemici dell’interno’, dal ‘capitalismo apolide’.”
È una precisa strategia elettorale che indubbiamente, lo si sta vedendo in tutta Europa, paga. Ma quando cominci a trovarti d’accordo con Salvini, Borghezio, Le Pen, Farage & co. forse è arrivato il momento di fermarsi a riflettere.

Riportiamo un ottimo articolo del Manifesto. Qualcuno lo faccia leggere a Nanni e Marfi, i nuovi talebani grillini interessati solo a poltrone comode.


M5S - ITALIA, POLITICA
Clandestinità, il lato oscuro dei 5 stelle
ANDREA PALLADINO
11.10.2013
Meet-up 878, i manganellatori del Movimento che mettono in riga i «buonisti» di sinistra. E' il circolo di riferimento della capogruppo al senato Taverna, a caccia del voto di destra. A dare la linea è Ernesto Leone, attivo in rete col nome di Tinazzi

Buonismo. «Supercazzola di sinistra». O anche «immondizia ipocrita», sempre di sinistra. Il tam tam era partito subito, poche ore dopo il voto dei due senatori del M5S in commissione giustizia a favore dell'emendamento che abroga il reato di clandestinità. A rinserrare le fila sul «non-programma», mantenendo fissa la barra a destra, è un tale Tinazzi, alias di Ernesto Leone. Nome che dice poco a chi non mastica i social network grillini, ma che pesa - e tanto - nell'universo dei 5 stelle. E' l'organizer di un gruppo particolarissimo, conosciuto con il nome in codice «meetup 878». Senza un territorio, trasversale, contenitore ormai collaudato dei duri e puri, di quei pasdaran della linea ortodossa di Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio. Circolo di riferimento per alcuni eletti, a iniziare dalla senatrice Paola Taverna, neo capogruppo al Senato, fino al deputato Alessandro Di Battista (che partecipa spesso alle loro riunioni), leader in ascesa del movimento.
Ernesto «Tinazzi» Leone sulla bacheca del meetup 878 aveva spiegato bene qual è la linea ufficiale sul tema migrazione, molte ore prima del post di Grillo: «Con un emendamento il movimento 5 stelle abolisce il reato di clandestinità, seguito a ruota dal Pd. Questa è una scelta grave e seria che alcuni nostri parlamentari hanno compiuto in buona fede, ma che doveva essere discussa e votata sul portale del movimento, oggi chiamato sistema operativo. E' un invito a venire allegramente in Italia. Andate e moltiplicatevi in little Italy dove c'è prosperità e lavoro per tutti. Fate quello che vi pare, ma non prendetemi per il culo». E ancora, in un secondo post pubblicato mercoledì sera: «Basta con il facile protagonismo. Esiste un altro movimento M5S che fa esattamente il contrario, cavalcando un buonismo, diventato stupidismo e visto il problema immigrazione, emenda una amnistia/indulto togliendo dai reati la clandestinità».
Da tempo il gruppo 878 - con a capo l'ex manager di multinazionali Ernesto Leone - si è assunto il ruolo di «manganellatore» all'interno del M5S. Non ha una veste ufficiale e riconosciuta, ma un peso molto forte sulla rete, dove riesce a agglutinare quella base informe nata e cresciuta attorno al blog di Beppe Grillo. Gente che ha una fede assoluta e incrollabile nelle teorie cospirazioniste del signoraggio, che mal sopporta l'intera sinistra, vero obiettivo da abbattere, spesso antieuropeista. L'elenco dei 511 attivisti è blindato e accessibile solo a chi entra nel circolo. Una scelta che, all'interno del movimento nel Lazio, aveva causato qualche polemica, soprattutto prima delle elezioni. E' però chiara la direzione dell'influente gruppo. L'intervista sul blog di Grillo a Nigel Paul Farage, leader del partito antieuropeista e conservatore britannico Ukip, ha riscosso, ad esempio, un notevole successo, tanto da essere definita «brillante». Ma altrettanto dura è la loro battaglia per espellere dal movimento chi non si allinea: «La base M5S non vede l'ora di andare a nuove elezioni per liberarsi di non tanti (ma nemmeno pochi) cialtroni che ha messo dentro e che nulla c'entrano col movimento 5 stelle per processi sbagliati in parte», scrive Ernesto «Tinazzi» Leone il 13 agosto scorso. L'obiettivo dichiarato è quello di isolare chiunque non segua l'indicazione di Grillo e Casaleggio, che puntano alle elezioni anche a costo di mantenere il Porcellum, evitando con cura ogni forma di dialogo con gli altri gruppi parlamentari: «Oggi il pretesto per gente che ha vinto la lotteria delle parlamentarie è la legge elettorale, alibi per cercare di apparentarsi col Pd. Man mano vengono fuori nuove persone, emergono da riempilista, nonne, zie, mamme senatori di deputati, ex quadri direttivi di Sel, segretari di partito, ex candidati nei partiti, partecipanti a primarie Pd, che da tavolazziana memoria fottono e chiagnono per la mancanza di dibattito, democrazia interna, dialogo e politica», prosegue il leader del meetup 878.
Il nocciolo duro del M5S - ovvero quel cerchio magico stretto attorno a Grillo e Casaleggio - sta apertamente puntando a recuperare i voti in fuga della destra populista. A cominciare dalla Lega nord. L'alleanza sui temi economici che Casaleggio ha stretto con i piccoli imprenditori veneti della Confapri - think tank veneto diretto dall'imprenditore Massimo Colomban - è esemplare. Dalle commissioni parlamentari, fino ai dibattiti pubblici i fedelissimi richiamano moltissimi temi cari al centrodestra, a partire da quello delle tasse. E oggi degli immigrati. Da anni, poi, Grillo spara a alzo zero contro le rappresentanze sindacali, tanto da proporre un «non sindacato» fotocopia del «non movimento».
I militanti del nord est di stretta osservanza - come l'ex consigliere comunale di Treviso David Borrelli - non negano di puntare a raccogliere il consenso tra i leghisti delusi, che rappresentano una buona fetta dell'attuale base elettorale grillina. Chi non accetta la linea - come Paola De Pin, uscita dal gruppo del senato qualche mese fa - viene pubblicamente bastonato dal quel «popolo della rete» tanto caro al gruppo 878: «Ha tradito il suo elettorato, è un'opportunista e basta, mi auguro solo che l'abbia fatto per i soldi di cui spero abbia un estremo bisogno», è uno dei commenti sulla pagina Facebook del meetup di Tinazzi.
C'è da scommettere che a breve inizierà il linciaggio nei confronti dei due senatori che in commissione hanno votato l'abrogazione del reato di clandestinità. Il manganello della rete è dietro l'angolo, pronto a colpire.
 
Foto Luigi Mistrulli / Sintesi visiva

Proprio vero. Non è che non ci pigliano. E' proprio che non capiscono niente. Sono incapaci e incompetenti.



Beppe Grillo & co: non è che “se ne fregano”, è che non ci pigliano

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Leggi tutti gli articoli di Mino Fuccillo
ROMA – Si sono molto offesi Beppe Grillo & co, insomma tutto M5S cittadini elettori e cittadini eletti quando Giorgio Napolitano ha detto con inconsueta rabbia: “quelli se ne fregano dei problemi della gente”. In quel caso il problema della gente erano le condizioni incivili in cui si sta in galera in Italia, stanno in galera in Italia circa 70mila. Grillo & co si sono offesi, loro sono convinti che amnistia e indulto siano solo trucchi e magheggi concordati per favorire Berlusconi. Ma soprattutto si sono offesi che qualcuno insinui, anzi proclami niente meno che dalla presidenza della Repubblica che loro “se ne fregano”.
La lingua batte dove il dente duole, davvero M5S, Grillo & co se ne fregano? No, non è che se ne fregano, è che non ci pigliano. Non sono “cattivi” Grillo & co e neanche è vero che “li dipingano così, cattivi”, mentre loro sono i “buoni”. La verità, o meglio la cosa che più si avvicina alla verità è che Grillo & co sono incompetenti. Spesso letteralmente non sanno di cosa parlano. E, come sempre e ovunque accade a chi manca di competenze, saltano e dribblano questa condizione di incompetenza con il riferimento, l’omaggio e l liturgia di un sapere “altro”, ascoso, esoterico e, ovviamente, palingenetico.
Si prenda la storia dei clandestini, dei migranti, degli extra comunitari, insomma come dice la gente dei “neri”. Se Grillo & co volessero fare cosa concreta anti immigrazione, se fossero minimamente competenti, dichiarerebbero e agirebbero contro le “quote”. Cioè punterebbero ad annullare o almeno a diminuire la quota di ingressi consentiti in Italia anno per anno. Un “populismo di governo” farebbe questa concreta azione di governo. Ma “populismo di governo” è una contraddizione e populismo c’è quando arbitro rileva…incompetenza. Se non c’è incompetenza, senza incompetenza populismo non cresce, vive e lotta insieme a noi. Vale per tutti i populismi, quelli di destra, di sinistra e a Cinque Stelle.
Si prenda la storia della Germania cattiva  e della Merkel regina Grimilde. Se ci fosse competenza, chi vuol far male alla Merkel e dr fastidio ai tedeschi porrebbe il problema degli aiuti di Stato alle banche tedesche nella forma di un controllo europeo sulle banche tedesche. Ma che ne sanno della vigilanza bancaria Grillo & Co e soprattutto quale immane fatica acquisire una qualche competenza per il governo, condizionamento e indirizzo delle cose reali. E’ tanto più facile e remunerativo puntare al controllo, condizionamento e indirizzo degli umori e malumori della gente-votante. Spernacchia l’euro e saranno con te. Anche se spernacchiare l’euro non vuol dire nulla di concreto. Spiega loro la fatica redditizia e remunerativa di sottrarre alla Merkel la condizione privilegiata delle banche tedesche e la gente-votante si annoia smarrita.
O la storia dell’amnistia: un minimo di cognizione di causa consente di sapere che l’amnistia è un vestito più o meno stretto o largo, corto o lungo, colorato o grigio…L’amnistia la puoi fare in mille modi diversi e la decisione la si prende in Parlamento. Un minimi di competenza consente di sapere che dire amnistia sì o no è dire nulla in entrambi i casi perché amnistia senza dire quale e come è dire nulla. Ma chi ce l’ha o almeno la cura e trasmette questa minima competenza? Non certo Grillo & co.
Peraltro è una cultura, un gran fiume se non proprio un mare dentro il quale Grillo & co sono i classici pesci nell’acqua: a loro agio perfetto, nel loro perfetto habitat. L’opinione pubblica italiana ospita, ha concesso in comodato d’uso varie parti della sua anima e del suo animo ad una cultura che diffida e boccia al 50% della popolazione i vaccini. Ognuno si attribuisce e si arroga la competenza sulla nocività o meno dei vaccini. Il trionfo quindi dell’incompetenza. Incompetenza che si fa militante. Uno dotato di senno competente sa, dovrebbe sapere che di alcune cose non sa e che quindi giustamente delega ad altri. Ad altri diversamente competenti. No, invece il cittadino contemporaneo, un certo tipo di cittadino contemporaneo si sente in diritto di trasformare il suo umore su un processo, su un vaccino, su una scuola, su una moneta in competenza da avvocato, medico, pedagogo, economista.
Non si delega nulla, altrimenti ci fregano è l’orgogliosa motivazione esposta: i vaccini ad esempio son tutte invenzioni di Big Pharma. Sì, va bene, ma com’è che queste malefiche e divoratrici di soldi case farmaceutiche che pensano solo al denaro e ad avvelenare la gente tu che le stai mettendo sotto accusa stai campando venti anni più dei tuoi genitori e trenta più dei tuoi nonni? Mai farla questa domanda, si passa per agenti del capitalismo infame. Com’è che una generazione di vaccinati non si è ammalata e sta ancora qui, ancora non è morta?
Com’è che la competenza sul metodo Stamina viene negata ai medici, ai ricercatori, all’agenzia per il farmaco, al ministero della sanità, insomma ai laboratori e invece concessa e riconosciuta agli incompetenti giornalisti da talk-show e agli incompetenti anche se sofferenti parenti dei malati?
E’ che l’atteggiamento, l’ostilità, la diffidenza, se non addirittura il crucifige verso la scienza è sempre e dovunque infallibile metro della competenza. Dove si attacca la scienza, animalisti, Stamina, vaccini, scie chimiche nei cieli e di esmpi ne piovono a secchi ogni settimana, là scorrazzano, si accampano, fanno città e templi l’incompetenza e i suoi adepti, il suo clero e i suoi fedeli.
E’ che più o meno va sempre a finire che la massaia di Lenin che doveva governare lo Stato perché lo Stato bonificato era semplice (ricorda niente al Casaleggio del tutto davanti al web, niente fuori dal web, tutto è semplice al web?) diventa alla fine il Pcus. Si parte con la massaio e si finisce al Pcus.
E’ che come diceva qualcuno bisogna guardarsi dai propri desideri: potrebbero avverarsi. E desiderare che l’incompetente e l’incompetenza comandino si sta realizzando. Il che è il peggiore dei guai, perché, appunto, non è che gli incompetenti se ne fregano, è che, qualunque cosa vogliano, non ci pigliano.

E Nanni e Marfi cosa ne pensano. Ortodossi e talebani di Grillo. Certo senza l'appoggio di Benzi, dipendente di Casaleggio, come farebbero?


GRILLO CONTRO IL FATTO QUOTIDIANO "I FALSI AMICI" E LA RISPOSTA DI SCANZI E TRAVAGLIO

SCRITTO DA AMBRA ZAMUNER ON . POSTATO IN POLITICA

grillo contro il fatto quotidiano foto by comedenonchisciotte.org
Il post di Grillo "I falsi amici" diretto a Il Fatto Quotidiano: "ormai hanno sostituito l'Unità come organo del Pd, meglio nemici diretti che falsi amici" e la risposta pronta di Scanzi e Travaglio sulla questione dell'abolizione del reato di immigrazione clandestina. 
Scambi di fuoco, o meglio, fuoco scambiato per amico che forse amico non deve neanche essere. Il post sul blog di Beppe Grillo in riferimento all'articolo di Andrea Scanzi su Il Fatto Quotidiano ha sollevato un polverone mal sopportato anche dagli stessi sostenitori del Movimento 5 stelle. 
Andando per ordine, il sì ricevuto alla Camera all'abolizione del reato di immigrazione clandestina dai senatori del Movimento non ha riscontrato favori da parte di Grillo e Casaleggio che si sono dichiarati in disaccordo sia nel merito che nel metodo: "non faceva parte del programma non è stato discusso in assemblea con gli altri senatori". 
A questo già annoso problema interno al Movimento, si aggiunge l'opinione di Scanzi sul Fatto, che definisce il post di Grillo sulla questione "disastroso" soprattutto rispetto al lavoro dei parlamentari pentastellati, di cui riporta l'ipotetico pensiero: "Lotto, spesso contro tutti. Mi sbatto. Ci credo. E poi, di colpo, un post rovina quasi tutto”. Le parole di Scanzi includono anche riflessioni su come il problema dell'immigrazione e della clandestinità sia più politico di quanto non sembri, continuando con un monito nei confronti del leader del movimento, che si riassume in: "pensare prima di scrivere un post". 
Senza nemmeno dover spiegare il perchè, arriva pronta la risposta di Grillo nel post "I falsi amici"in cui si accusa il Fatto di aver sostituito l'Unità come organo del Pd e condannando la campagna (riportiamo direttamente): "Ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista...) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e al'ipocrisia del momento sul tema immigrazione. Con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia, borghezio oriented e invito a mandare a fare in culo i garanti dell'M5S, nonchè sobillare i nostri senatori e deputati".
A calmare gli animi, in un certo senso, arriva l'articolo di Marco Travaglio "La legge Grillo-Casaleggio" di oggi, che in toni differenti spiega il perchè del disaccordo sull'uscita contro i parlamentari ed esprime perplessità per una forse mancata informazione in materia di immigrazione. Con un consiglio che tanto strano non sembra: "Continuino a insistere per l’abrogazione del reato di clandestinità e di buona parte della Bossi-Fini, e poi propongano con che cosa sostituirle". 

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