sabato 24 maggio 2014

Riceviamo epubblichiamo

Grillo rifiuta di parlare con tre disabili e butta la maglietta che gli hanno regalato

beppe grillo-Redazione- E' Comunicato stampa a rivelarlo
«Beppe Grillo è arrivato in piazza Montecitorio, era diretto al palazzo del Governo. Con le nostre carrozzine, e aiutati dai nostri accompagnatori, abbiamo cercato di avvicinarlo. Ma lui non ha voluto assolutamente parlare con noi, ci ha evitati e fatti allontanare».
Chi parla è Sandro Biviano, un giovane di Lipari, affetto da distrofia muscolare, che dal 22 luglio dello scorso anno è accampato insieme al fratello Marco, anche lui con la stessa malattia, e Roberto Meloni, anche lui disabile, a piazza Montecitorio.
Questi tre disabili da mesi vivono sotto la pioggia, sotto il sole, esposti alle intemperie per chiedere di poter accedere alle cure compassionevoli con cellule staminali mesenchimali adulte. Ma i politici, i parlamentari, gli esponenti delle istituzioni passano davanti alla loro tenda e non si fermano neanche a guardarli, tantomeno ad ascoltarli. E anche per i media, giornali e Tv, Rai in primis, sono «invisibili».
Quando il 20 maggio, hanno visto l’auto con Beppe Grillo, Sandro, Marco e Roberto hanno sorriso. Loro, che in questi mesi hanno avuto anche l’appoggio di molti attivisti del Movimento 5 Stelle, davvero ci credevano: erano convinti che il leader del Movimento si sarebbe fermato se non altro per ascoltarli. Non chiedevano di più che essere ascoltati, e magari anche una parola di conforto. In questi mesi, da quando sono accampati sull’asfalto, le loro condizioni di salute si sono molto aggravate. E i fratelli Biviano sono gravati anche dalla consapevolezza di aver lasciato a casa, a Lipari, le loro due sorelle, anch’esse affette da distrofia muscolare, anche esse in pericolo di vita.
«Invece Grillo non solo non si è fermato e ci ha impedito di avvicinarci, ma quando è uscito, da una porta di servizio, ci ha guardati malissimo. Una delle ragazze che ci hanno accompagnati, è riuscita ad avvicinarsi un po’ di più inseguendo la sua auto, e gli ha dato una delle nostre magliette con scritto “Non ho più voglia di morire”. Ma lui l’ha buttata via», racconta Sandro Biviano, che aggiunge: «Mi chiedo come possa un uomo non fermarsi di fronte alla sofferenza dei suoi simili. Pensavamo che Grillo fosse diverso, molti di noi avevano creduto nel cambiamento che aveva promesso nella sua campagna elettorale. È questo il cambiamento? Non guardare in faccia i malati? Sono deluso, molto deluso. Anche lui, come gli altri, fa solo parole. Ma non ho intenzione di fermarmi: la nostra protesta continuerà. Abbiamo deciso di andare a seguire Grillo durante uno dei suoi comizi in piazza, e questa volta la nostra voce si leverà alta. Questa volta ci sentirà».

Riceviamo e pubblichiamo

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10202997598494477&substory_index=0&id=1639881792

Riceviamo e pubblichiamo.

Riceviamo e pubblichiamo.

Ragionare con un grillino

Riceviamo e pubblichiamo

Vota il Movimento 5 Stelle da Lisbona e si fa il selfie su Facebook
„

Vota il Movimento 5 Stelle da Lisbona e si fa il selfie su Facebook

Prime "follie" da elezioni: questo elettore del Movimento 5 stelle ha ignorato il divieto di fare foto in cabina
Nonleggerlo24 maggio 2014
1
ROMA - Un selfie nel seggio elettorale. Questo elettore del Movimento 5 stelle è la prova provata che mantenere la segretezza del voto nell'epoca dei social network e nel momento di maggior esplosione della moda degli autoscatti non è affatto facile.
Nonostante gli avvertimenti e le raccomandazioni sull'evitare di scattare foto nel seggio - visto che è vietato - il signor Giancarlo da Lisbona dichiara sorridente di aver già votato e si fotografa con la scheda, con la croce sul simbolo del Movimento 5 Stelle e con le tre preferenze espresse (tutte e tre ben visibili, per Laura Agea, Massimo Castaldo e Silvia Fossi).
Il selfie di Giancarlo, che ha già votato dal Portogallo come possono fare tutti gli italiani iscritti all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) è stato ripreso dal blog Nonleggerlo e subito ricondiviso su Facebook con i cognomi oscurati. I commenti, va da sé, sono molto ironici.
giancarlo da lisbona-3
“

Potrebbe interessarti:http://www.today.it/rassegna/selfie-voto-elezioni-europee-m5s.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

Riceviamo e pubblichiamo.

Grillo, il suo blog e quel mix tra politica e pubblicità

Con i banner pubblicitari sul sito il confine tra la comunicazione istituzionale del MoVimento e la produzione di post “strappa clic” è piuttosto labile

Grillo, il suo blog e quel mix tra politica e pubblicità
di Paolo Ribichini ed Emilio Fabio Torsello
IL GRAFFIO – È l’organo di informazione per eccellenza del MoVimento 5 Stelle: il blog di Beppe Grillo, dal quale il comico genovese lancia invettive, insulti, campagne. È intorno ad un “non-giornale” che ruota tutto. Ruota la comunicazione politica, ruota la “contro-informazione” a 5 stelle, ruota ogni aspetto della vita pubblica del MoVimento. Insomma, un blog che è allo stesso tempo sede virtuale del partito, organo di stampa e macchina per raccogliere pubblicità. In ultimo: l’indirizzo web è presente
Quel blog è un organo ufficiale. Precisiamo subito che non c’è nulla di male o di illegale a finanziare un partito, con qualsiasi mezzo permesso dalla legge. Quindi, visto che il MoVimento ha rinunciato al finanziamento pubblico (a eccezione di quello a uso dei gruppi parlamentari e consiliari), è più che lecito che possa chiedere soldi attraverso sottoscrizioni volontarie. Ma Beppe Grillo, però, non si limita a questo. Il suo blog, che è organo ufficiale del MoVimento (la sua pagina /movimento5stelle è indicata nello statuto firmato dal comico, suo nipote e il suo commercialista il 18 dicembre 2012 a Cogoleto (Ge), come luogo virtuale di riferimento per le comunicazioni del MoVimento stesso) non appartiene ai 5 Stelle, bensì, si legge sempre nello statuto firmato oltre un anno fa, a lui. “Giuseppe Grillo, in qualità di titolare effettivo del blog raggiungibile dall’indirizzo www.beppegrillo.it, mette a disposizione della costituita Associazione […] la pagina del blog www.beppegrillo.it/movimento5stelle […]. Spettano quindi al Signor Giuseppe Grillo […] titolarità e gestione della pagina del blog www.beppegrillo.it/movimento5stelle”. Eppure, controllando i dati di registrazione, il blog di Grillo è stato registrato non dal comico, bensì da un certo Emanuele Bottaro di Modena. Co-fondatore di una società specializzata nella realizzazione di siti internet, la HCE, di recente,è stato querelato con l’accusa di diffamazione a mezzo internet per un post pubblicato sul blog. Come mai Grillo non si assume la responsabilità civile e penale di ciò che compare sul suo blog?
Pubblicità e marketing politico. Ecco la prima anomalia. La seconda invece riguarda la pubblicità presente sul sito web. Nulla di illegale, è chiaro. Ma certamente una scelta poco opportuna, soprattutto perché gestita con modalità aziendalistiche più che politiche. Perché è chiaro che il confine tra la comunicazione istituzionale del MoVimento e la produzione di post “strappa clic” è piuttosto labile. Il sistema che genera visite sul blog di Grillo è stupefacente: Facebook gioca un ruolo centrale. Qui, infatti, lo staff del comico produce un elevato numero di post che vengono visualizzati dai suoi 1,3 milioni di fan. Si tratta di post che non danno quasi mai una notizia o un’informazione in modo completo da subito (con titolo e didascalia esaustivi), ma sono scritti in modo da incentivare il clic sul link: “È accaduto nei corridoi del Parlamento! Ecco chi c’era ad aspettare il pd: [link] Smascheriamoli!” oppure “il video che nessun tg vi ha mostrato. E’ successo a Milano: [link] Diffondete!”. Sono questi alcuni esempi di post “strappa clic” che lo staff di Grillo diffonde quotidianamente. Inoltre, il blog ospita sulla colonna di destra alcuni post di TzeTze, piattaforma di Gianroberto Casaleggio che raccoglie gli incipit di articoli scritti in rete (accostandoli ad un banner pubblicitario) e che a sua volta riprende alcuni post pubblicati sul blog di Grillo.
Cavalcare il sentiment della rete. Insomma, quando Beppe Grillo scrive un post, lo fa scrivere ad altri o ospita contributi come quelli del professor Paolo Becchi o di Claudio Messora, lo fa come politico o come editore che si deve confrontare con le esigenze del mercato della comunicazione sul web? E quanto, in questo, è libero di scrivere ciò che pensa piuttosto che cavalcare ilsentiment della Rete? Perché, pur trattandosi di un blog, la sua struttura ha un costo. Grillo assicura che gli introiti pubblicitari servono a mala pena a coprire le spese di gestione. Ma poco importa. Sia che questo blog sia fonte di ingenti guadagni, sia che lotti per la sopravvivenza economica, resta il fatto che dipende dall’aspetto economico. Forse lo strumento meno adatto per fare politica, con la P maiuscola.
ARGOMENTI

Riceviamo e pubblichiamo.

Marcelle Padovani: “Falcone vicino a Fiandaca” e poteva risparmiarselo

marcelle padovani-Redazione- La polemica  non poteva mancare, perché questa memoria si intreccia con la cronaca.
Tutto nasce da un giudizio tranciante. Giovanni Falcone non avrebbe condiviso la linea giudiziaria dalla quale è scaturito il processo sulla trattativa Stato-mafia.
E' stato netto  il parere della scrittrice Marcelle Padovani intervenuta al palazzo di giustizia di Palermo per il ricordo organizzato dall'associazione nazionale magistrati.
Con il giudice ucciso nella strage di Capaci, Marcelle Padovani aveva scritto nel 1991 il libro "Cose di Cosa nostra" nel quale Falcone esponeva il suo punto di vista sull'evoluzione della mafia e sugli strumenti per contrastarla.
Dopo avere parlato della sua amicizia e della collaborazione con il magistrato, Padovani ha spostato l'intervento sulla "eredità" di Falcone.
E a questo punto ha criticato l'impostazione del processo sulla trattativa sostenendo che, se uomini dello Stato hanno avvicinato Vito Ciancimino e boss mafiosi per fermare le stragi, "hanno fatto bene".
Il giudizio cambierebbe se fosse dimostrato che hanno commesso reati o tradito lo Stato.
 La scrittrice francese ha poi criticato quei magistrati e danno una autorappresentazione del proprio impegno che "si lasciano prendere la mano dal protagonismo " con una "mediatizzazione eccessiva".
Seguirebbero "teorie di complotti, retroscena e trame che probabilmente esistono solo sulla carta". Per questo, secondo Marcelle Padovani, oggi la posizione di Falcone sarebbe "più vicina al pensiero del giurista Giovanni Fiandaca", autore con lo storico Salvatore Lupo del libro "La mafia non ha vinto".
A Marcelle Padovani, che ha criticato il "protagonismo" di alcuni giudici e l'impianto del processo sulla trattativa, ha replicato a caldo il procuratore aggiunto Vittorio Teresi: "Non ha il diritto di tranciare questi giudizi" ha detto, lasciando l'aula magna del palazzo di giustizia, il magistrato che coordina i pm del processo. "Marcelle Padovani – ha detto il magistrato – avrebbe dovutoleggere gli atti del processo e non solo il libro di Giovanni Fiandaca e Salvatore Lupo. E' grave che esprima i suoi giudizi mentre c'è un dibattimento in corso. Finisce così per presentare come l'unica verità alternativa quel libro che peraltro utilizza degli atti processuali solo una quindicina di pagine".

Riceviamo e pubblichiamo

Le favole sull’Unione Europea

di   - 23/05/2014 - Un fact-checking su cetrioli, dittatura UE e il rincaro dell'euro tornati protagonisti in questa campagna elettorale dal variegato partito "anti Bruxelles"

L’Unione Europea? Un mostro burocratico, che impone le sue regole agli Stati in modo dittatoriale, con un processo decisionale oscuro, e con una moneta comune, l’euro, che ha reso tutto più caro oppure ha distrutto le nostre economie, come spesso è stato raccontato in questi ultimi mesi di campagna elettorale per le elezioni europee. Miti perlopiù infondati, come dimostra un’analisi puntuali dei fatti relativi a queste credenze diffuse tra le popolazioni degli stati membri dell’UE.
US-LIFESTYLE-FOOD-FRUITS AND VEGETABLESIL CETRIOLO E LA BUROCRAZIA DELL’UE – L’Unione Europea è un mostro di burocrazia, che impone ai suoi cittadini regole assurde che complicano la vita invece di occuparsi dei veri problemi della gente. Un concetto sentito chissà quante volte, radicato nella fetta non piccola di popolazione che è sempre stata opposta all’integrazione dell’Europa, e che si è via via diffuso in questi anni di crisi. Uno degli esempi più citati riguarda il regolamento (CEE) n. 1677/88 della Commissione che stabilisce norme di qualità per i cetrioli. All’epoca l’UE non era ancora nata, ma c’erano tre diverse comunità – Comunità economica europea, Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio e l’Euratom relativa all’energia atomica – che erano governate da un unico organismo di governo, la Commissione. Questo regolamento è diventato molto citato visto che disciplinava la lunghezza dei cetrioli. Ecco un paio di passaggi in merito presi dal comma III del regolamento, disposizioni relative alla calibrazione.
La calibrazione è determinata dal peso unitario.
i) Il peso minimo dei cetrioli coltivati in pieno campo è stabilito in 180 grammi.
Il peso minimo dei cetrioli coltivati in coltura protetta è stabilito in 250 grammi.
ii) I cetrioli coltivati in coltura protetta delle categorie Extra e I devono inoltre possedere:
- una lunghezza minima di 30 cm per quelli di peso pari a 500 grammi almeno,
- una lunghezza minima di 25 cm per quelli con peso compreso tra 250 e 500 grammi.
Come rimarca il fact checking di Die Zeit, questo regolamento è stato sì elaborato dalla Commissione, ma su iniziativa di diversi stati membri. Le disposizioni sul mercato agricolo sono competenza tradizionale dell’Europa unita, e furono i governo nazionali dell’epoca a spingere perché ci fosse un regolamento che chiarisse quali tipi di cetriolo potessero essere commercializzati. Questo regolamento è stato in realtà superato nel 2009, anche se in questi anni ci sono stati altri famosi esempi di eccesso burocratico. Uno di esse, il divieto di tenere l’olio di oliva nella tradizionale oliera nei ristoranti fu proposto e poi ritirato dopo le proteste, anche se anche in questo caso l’idea era partita dai governi.

LA DITTATURA UE – L’ordine di Bruxelles sulla lunghezza dei cetrioli in realtà non esiste perché l’UE non può dettare nulla ai suoi 28 stati membri senza che essi stessi siano d’accordo, quantomeno in maggioranza. All’epoca dell’introduzione del regolamento (CEE) n. 1677/88 le istituzioni comunitarie funzionavano in modo diverso, e prevedevano l’unanimità degli stati in quasi tutti gli ambiti di competenza della Cee, della Ceca e dell’Euratom. Con i successivi trattati che hanno dato origine e poi sviluppato l’Unione europea sono state introdotte maggioranze qualificate in molti più ambiti, così come l’Ue ha acquisito nuove competenze. A chi però crede nella dittatura UE va però rimarcato come essa semplicemente non esiste. Ogni decisione di tipo legislativo, ovvero regolamenti o direttive, viene presa con l’accordo degli Stati e con l’intesa dei rappresentanti eletti dai cittadini UE, ovvero i parlamentari europei. Bruxelles, ovvero la Commissione, ha solo potere di proporre una direttiva oppure un regolamento, ma essa diventa norma valida anche per gli stati membri, e di conseguenza per la sua popolazione, solo con il consenso diConsiglio e Europarlamento. Il trattato di Lisbona ha reso più fluido il processo di adozione dei testi normativi, prevedendo una doppia maggioranza, ovvero un atto legislativo viene approvato quando raggiunge il 55% dei voti all’interno del Consiglio dell’UE che a sua volta deve valere il 65% della popolazione. Ogni stato vale un numero di voti in seno al Consiglio ponderato per la sua popolazione. L’Italia ne ha 29 come la Germania e la Francia, lo stato che ne ha meno è invece Malta con soli 3. Il rapporto tra voti e popolazione effettiva favorisce in realtà i paesi più piccolo, e con il nuovo sistema di doppia maggioranza ci sarà un riequilibrio in favore delle nazioni più grosse.
FRANCE-EU-PARLIAMENT
L’UE E LA TRASPARENZA - L’accusa di essere un mostro burocratico che schiaccia le vite dei cittadini senza alcuna o quasi legittimazione democratica è un tema ricorrente degli attacchi delle forze populiste. Le istituzioni comunitarie, dominate dai “poteri forti”, sono spesso accusate di prendere decisioni in modo oscuro. Una critica per lo più basata su punti senza fondamento, anche se esiste un deficit democratico nelle istituzioni UE, a cui però è stata data una risposta in questi anni, con modifiche ai Trattati che hanno dato più potere ai cittadini e al Parlamento eletto col nostro voto. Col Trattato di Lisbona è stata introdotta ad esempio l’iniziativa dei cittadini europei. Essa è una sorta di legge di iniziativa popolare da presentare alla Commissione previa la raccolta di un milione di firme, con un numero minimo di sottoscrizioni diverse per almeno 7 paesi, perchè essa la proponga nelle sue linee guide a Consiglio e Parlamento dell’UE, i due organismi comunitari dotati di potere normativo. Il diritto di iniziativa dei cittadini europei è stato utilizzato con grande efficacia l’anno scorso, quando in particolare dalla Germania e dall’Austria è partita la raccolta firme contro la direttiva che voleva privatizzare la gestione dei servizi idrici. L’iniziativa ha portato ad un ripensamento della proposta della Commissione. Il Trattato di Lisbona ha introdotto altre modifiche, che hanno rafforzato il ruolo del Parlamento, così da valorizzare l’unica istituzione UE eletta col voto dei suoi cittadini. Il fondamentale peso del Consiglio Europeo, l’organismo che riunisce i capi di stato e di governo dei paesi membri, rimarca come le decisioni più rilevanti dell’UE non sia prese da forze oscure, bensì dai governi democraticamente eletti.
A huge symbol of the is placed in front
IL CARO EURO E IL FISCAL COMPACT - Dal 2008 fino ad oggi la crisi finanziaria scoppiata negli Stati Uniti ha scosso l’Europa tramutandosi nella crisi del debito sovrano, che ha colpito diversi paesi della periferia dell’unione monetaria. La valuta comune, l’euro, è tornata sul banco degli imputati. Uno dei miti più diffusi sull’euro è il forte rincaro del costo della vita che l’introduzione di questa moneta avrebbe provocato. Come mostra questo grafico, elaborato con il dato finale dell’inflazione degli ultimi 20 anni, la moneta comune dell’UE, introdotta nel 2002, non ha determinato nessuna crescita dei prezzi. Al contrario, è stata registrata una graduale discesa, accentuatasi in questi anni di difficoltà economiche. Le sensazioni iniziali avvertite da larghi strati della popolazione, italiana così come di altri paesi, erano stati causati da rincari anche significativi in settori specifici, come i beni alimentari, energetici oppure i prezzi delle abitazioni, che erano provocate da dinamiche specifiche. L’euro ha favorito, grazie al suo relativo apprezzamento nel corso degli anni – la sua quotazione a inizio 2002 sul dollaro si collocava a 0,89, ora invece si assesta a 1,37 – la discesa dei beni importati, per esempio quelli tecnologici come TV, computer o tablet.
Un altro mito che riguarda l’euro e la crisi è il Fiscal Compact. Nel nostro paese si è diffusa la convinzione, più volte reiterata da politici ed esperti, di diversi campi, che esso imponga tagli al debito pubblico da 50 miliardi di euro l’anno per i prossimi 20. Questo dato, diffusosi in modo virale, si potrebbe dire, viene desunto dalla Debt brake rule che impone una riduzione di un ventesimo del debito pubblico fino ad arrivare alla quota del 60% per i paesi che superano questo paramentro. Siccome il debito pubblico italiano era collocato attorno ai 2000 miliardi quando è stato effettuato il calcolo del costo del Fiscal Compact – l’autore originario è rimasto sconosciuto – e riportarlo al 60% significava dimezzarlo, quindi mille miliardi, il taglio da fare sarebbe per l’appunto un ventesimo di questa somma, i famosi 50 miliardi all’anno. Questo calcolo è errato per diversi motivi. Il primo è che il Fiscal Compact impone una riduzione del debito relativa al Pil nominale, ovvero il valore aggiunto creato dall’economia più l’inflazione, e non rispetto al valore totale del debito in numeri assoluti. In mancanza del dato relativo alla ricchezza nazionale nominale non è possibile stimarne con precisione il costo. Una crescita del Pil nominale potrebbe teoricamente portare ad un riduzione del rapporto tra debito e Pil nominale senza alcun taglio. L’ipotesi che questo scenario si realizzi è piuttosto difficile, anche in ragione della bassa crescita e della bassa inflazione che attanagliano l’eurozona. Inoltre, il Fiscal Compact impone una riduzione della media di un ventesimo del debito pubblico, che dovrà essere dettata dalla Commissione europea. L’organismo di governo dell’UE però, come spiega l’articolo 2 del trattato sui bilanci europei, dovrà tenere in considerazione molti fattori, come sostenibilità dei conti pubblici e così via, per segnalare l’infrazione del Fiscal Compact. La decisione finale spetterà poi al Consiglio Europeo, e di conseguenza la decisione sull’eventuale sanzione da violazione del trattato diventerà pienamente politica. Senza contare che lo stesso Fiscal Compactscatta solo se uno stato è fuori dalla procedura di deficit eccessivo, un altro meccanismo che renderà ancora più lenta e farraginosa l’eventuale applicazione di questo trattato.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...