sabato 9 settembre 2017

Le chat di Marra e Sammarco. Le chat dei quattro amici al bar. Dove si parla di strategie, tattiche e persone. Le accuse di complotto con il PD nei confronti di Marcello De Vito. E le lamentele della consigliera che guadagna troppo poco
ALESSANDRO D'AMATO
Il grande ritorno delle chat dei Quattro amici al bar movimenterà la giornata di Virginia Raggi. Che oggi non sarà molto contenta nemmeno di leggere cosa dicevano Raffaele Marra e l’avvocato Pieremilio Sammarco. Le discussioni sono agli atti del processo Scarpellini, che vede Marra imputato per corruzione e oggi ne parla Repubblica in due articoli a firma di Giuseppe Scarpa e Giovanna Vitale.

Virginia Raggi e le chat di Marra e Sammarco

Sammarco sostiene Marra e parla con lui nella chat finora inedita su Telegram. Nella quale si racconta anche di Beppe Grillo:
«Beppe (Grillo, ndr) non capisce nulla — scrive Sammarco a Marra il 30 ottobre 2016 — si fa prendere in giro dai giornali. Mi sono dimenticato di dirti che giovedì Massimo F. va a Genova al ristorante con Grillo e gli dice di non rompere le palle su di te».
Ma Marra (all’epoca capo del Personale comunale) è preoccupato e invita l’avvocato ad accorciare i tempi: «Credo che giovedì sia troppo tardi. Dovrebbe farlo oggi». «Raffaele tieni duro — continua Sammarco — non mollare. Fammi sapere se posso fare io qualche cosa per agevolarti». «Prova a chiamare Massimo e digli di intervenire oggi con Beppe — insiste Marra — se veramente ne ha la forza». «Ok mi muovo ora», risponde Sammarco.
virginia raggi
La foto dei quattro amici al bar (La Repubblica, 9 settembre 2017)
Al centro delle chat tra Marra e Sammarco c’è una presunta macchinazione nei confronti di Marra che proviene, sempre secondo Marra, dal M5S: «Vogliono indebolire V. (Virginia, ndr) e sono certo che parte degli attacchi provengano dall’interno (dal Movimento, ndr) forse proprio da quelli che sto cercando di contenere, sai a chi mi riferisco», spiega Marra a Sammarco il primo agosto dell’anno scorso. «Non è casuale, ma viene da casa M5S. E immagino da chi. Sarà un cannoneggiamento costante che potrà finire solo se c’è da parte di V. la fermezza», sostiene Sammarco.

I quattro amici in chat

Poi ci sono le chat dei quattro amici al bar. Dove si parla di strategie, tattiche e persone. Come ad esempio di Stefano Vignaroli: Raggi: «Chiaramente non sono contenta di come stiano sparando sulla Muraro e su Stefano (Vignaroli, deputato 5S suo grande sponsor, OES) ma dobbiamo usare questa cosa a nostro vantaggio sul discredito che hanno gettato su Marra… “Come? Per voi non è vero e per lui sì?”». Frongia: «Vero, verissimo. Vignaroli come Marra». Marra: «Grazie cari vi voglio bene!».
stefano vignaroli m5s
Oppure si spiega come la sindaca abbia difeso Romeo ma soprattutto Marra dagli attacchi dei parlamentari 5S che li vogliono cacciare: «Accetto la vostra sfiducia, come anche accetto la vostra sfiducia su Salvatore (immagino sia a pelle, non posso farci nulla), ma se noi abbiamo fiducia in loro, se i nostri collaboratori storici la hanno, o siamo tutti vittima di un abbaglio o forse stiamo parlando di persone per bene e corrette (…) Vi abbiamo portato le referenze dei generali della Gdf, dei Carabinieri del Lazio. Ho l’atto di Pignatone (Pignatone signori, non il magistrato della Sgurgola) che dichiara che lui è pulito. Sapete bene che non c’è nulla se non le vostre rispettabili sensazioni e voci. Io devo governare per 5 anni e il mio obbiettivo come il vostro è farlo al meglio. (…) La faccia e il culo sono miei e io mi scelgo persone di fiducia. Punto. Adesso basta, avete avuto tutte le prove che potevamo darvi (lui ha faldoni di carte che non volete vedere ma che Luigi – Di Maio, OES – ha visto)».

Marcello De Vito e il PD

La parte più interessante è quella in cui i quattro dipingono il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito come la longa manus che sta muovendo le fila del complotto contro di loro. Il 15 agosto i giornali titolano sull’irregolarità della nomina Romeo. Raggi scrive che il Pd «starebbe preparando un esposto».
Frongia: «È Marcello De Vito che sta fomentando il Pd a fare esposto…».
Romeo invia un messaggio vocale (non trascritto).
Marra: «Salva mi sa che non hai capito nulla! Ieri ho fatto delle verifiche (mie fonti) tutte queste cose arrivano da parlamentari M5S altro che Pd. Poi vi dico. Fonte certa!!!».
Il 16 settembre invece Frongia avverte a Marra in Aula. Frongia: «Occhio Raffaele a non dare troppe informazioni al nemico (dietro di me i sicari di Marcello)».
Raggi: «Mamma mia».
Frongia: «Con queste zavorre…».
virginia raggi roberta lombardi paola taverna
Il direttorio di supporto a Virginia Raggi
Infine, il 16 agosto Raggi gira l’sms di una consigliera: si lamenta degli stipendi di Romeo & Co. mentre lei dovrà tirare la cinghia. Raggi: «Alessandra Agnello scrive: “Buongiorno. Allora io da settembre sarò in aspettativa senza assegno da un lavoro che sebbene fosse in part-time mi permetteva una stipendio maggiore del gettone da consigliere comunale. La mia poteva essere una brillante carriera spazzata via dallo tsunami 5 stelle. Mie decisioni che hanno messo avanti il Movimento prima di tutto per la realizzazione del sogno Grillo-Casaleggio e anche mio e dedicare più tempo a Roma. Mi domando ora per chi ho fatto tutto questo. Mi sento il diritto di chiedere per trasparenza tutti nomi ed i compensi che date e che darete per lo staff sindaca e assessori (sono stufa di saperlo dai link di giornali girati da attivisti). E inoltre mi aspetto che queste persone si mettano una mano sulla coscienza e facciano il gesto di ridursi il compenso visto che farebbero parte del progetto grillino”».

La rabbia di Grillo su Raggi: “Questa qui è pazza”. Il Movimento è pronto a levare il simbolo

Pressing per far tornare il dimissionario Minenna in Campidoglio
Beppe Grillo è il fondatore e «garante» del Movimento 5 Stelle

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Pubblicato il 09/09/2016
ROMA
«Beppe, Virginia ha bisogno di uno schiaffone». Scena 1: il direttorio incontra Beppe Grillo in un luogo segreto. Siamo a mercoledì, il giorno più drammatico per Luigi Di Maio. I 5 deputati che compongono l’organo di governo del M5S sono spaccati. Carla Ruocco quasi non guarda Di Maio. Roberto Fico è deluso. Devono pensare a salvare il deputato e il M5S dalle sue bugie, ma vogliono anche far fuori Raggi. Chiedono a Grillo di minacciarla di nuovo che le toglieranno il simbolo se non rispetterà tre condizioni. «Il no netto alle Olimpiadi entro 48 ore, basta temporeggiare. Il ritorno di Marcello Minenna al Bilancio al posto di Salvatore De Dominicis. Fuori dai piedi Raffaele Marra e Salvatore Romeo», i due funzionari a cui la sindaca ha legato il proprio destino. Il comico accetta solo l’ultima e calma i ragazzi. Ruocco non ci sta. Sale sul palco di Nettuno solo perché glielo chiede Grillo, sorride alle telecamere, poi sale in macchina e se ne va, mentre ancora parla Fico.  
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Scena 2: ieri, hotel Forum. Pare che la sindaca Raggi sia stata vista prestissimo entrare nel rifugio romano del leader pentastellato. Ruocco arriva più tardi. Alessandro Di Battista reduce dal suo show resta fino alle due di pomeriggio alla Camera. Si ragiona sulla strategia adottata la sera prima quando Grillo ha imposto la tregua e mostrato il suo volto più comprensivo. Più che altro aspettano. Il leader ha ribadito a Raggi le richieste del Movimento su Marra e Romeo. A ora di pranzo arriva il responso. Romeo resta capo di segreteria, con stipendio più basso. Marra invece non va più a occuparsi di commercio, da vice-capogabinetto finisce a guidare il personale. Un ruolo ancora pesante. Lo spiega Ruocco a Grillo: «E’ il posto che aveva Laura Benente, l’ha fatta fuori proprio lui mentre lei era in vacanza!». Ruocco è la più furiosa. Raggi li sta sfidando ancora. Il fondatore è spiazzato: «Questa qui è pazza» dice. Gli fanno eco tutti: «Sì è matta. Ora ha bisogno di uno schiaffone». Chiamano lo staff per fare ponte con il Campidoglio. Fico è netto «Beppe non possiamo mostrarci deboli e creare un precedente solo perché governa Roma. Dobbiamo essere coerenti». Inutile dire che più volte è stato evocato Federico Pizzarotti. «Lei è peggio» dicono. Fico è l’erede del garante delle regole e del metodo M5S, quello che a modo suo ha strigliato Di Maio. «Nel Movimento non c’è un leader. Forse ci siamo montati troppo la testa». È lui ancora più degli altri il sostenitore dell’arma estrema: levare il simbolo alla sindaca ribelle. In questi giorni di furore e smarrimento, l’ipotesi è sempre stata lì, sul tavolo delle estenuanti trattative con Raggi. Grillo, prima scettico, ora è più tentato.  


Intanto il mini-direttorio viene azzerato. Così voleva Raggi per levarsi di torno Paola Taverna&C. «che entravano nella stanza del sindaco anche quando non c’ero». Così decidono Grillo e il direttorio: «Accontentiamola, ma adesso è davvero sola in mare aperto». Vuole massima autonomia. Ha capito che rischia di perdere il simbolo ma va avanti. Per la sfiducia molto dipenderà dai suoi consiglieri. Il pressing del direttorio si fa più convincente. Grillo temporeggia: «Vediamo dove vuole arrivare...». Preferisce tornare al contrattacco con l’ultimatum del giorno prima. Olimpiadi e Minenna compresi. Dal Campidoglio arriva l’ok sulle Olimpiadi e una precisazione: la destinazione di Marra al personale è «temporanea». Su Minenna invece la chiusura è netta, nonostante l’improvvisa defenestrazione di De Dominicis.  



Al direttorio non basta. «E’ sotto ricatto Beppe, non si spiega altrimenti» è la tesi di tutti. Di Maio è il più taciturno, la batosta presa per le mail e gli sms, che hanno rivelato come sapesse dell’assessora indagata, lo ha fiaccato. Ma è preoccupato anche di altro. Sa che ci sono altre mail e altri messaggi. Salvarlo è stato un obbligo nel M5S, ma il vaso di Pandora potrebbe aprirsi. Di Maio sa soprattutto che molti non hanno mai gradito la sua ascesa in solitaria, la visita ai lobbisti, le continue apparizioni in tv. «Ora non è così scontato che sarà il candidato premier». Ma gli rinfacciano anche di essere stato l’unico a proteggere Raggi. «Quella è una ragazzina che dovrebbe limitarsi a tagliare nastri». Nel direttorio che sembra muoversi compatto, le voci più critiche sono quelle di Fico, Ruocco e Sibilia. Di Battista aveva preferito schierarsi con Di Maio in difesa di Raggi. Forse perché, come più di qualcuno insinua nel Movimento, anche lui sapeva.  

venerdì 8 settembre 2017

Donatella Geretto: la consigliera M5S che va in Fratelli d’Italia

Donatella Geretto, eletta con il MoVimento 5 Stelle come consigliera nel III Municipio, passa a Fratelli d’Italia. La Geretto, come già prima di lei Paolo Pace, Isabel Giorgi e Francesca Grosseto, sceglie il partito di Giorgia Meloni. “Un altro esponente di spicco del M5s a Roma sceglie lasciare coraggiosamente la maggioranza di un municipio e di aderire a Fratelli d’Italia, a dimostrazione che tante persone che in buona fede hanno creduto nella rivoluzione del movimento cinque stelle oggi si accorgono che purtroppo quella rivoluzione non esiste. Benvenuta in Fdi a Donatella Geretto, consigliera del Municipio III”, dice la Meloni. 
donatella geretto
Ovviamente l’uscita della Geretto dal M5S non è stata presa bene dai sostenitori grillini:
donatella geretto 1

“Come altri amministratori anche la consigliera Geretto, delusa dai 5 Stelle, aderisce a Fratelli d’Italia che si dimostra sempre più forza politica in grado di rispondere alle aspettative di cambiamento tradite dai cinque stelle in questi mesi di governo della Capitale”, dice invece Andrea De Priamo di FdI.

Delirio di Imposimato , il Capo di Stato 5 stelle wannabe . Ferrara ave...

La Meloni graffia l' attrice di Grillo e Casaleggio : incompetenza mist...

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grillo montanari
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BEPPE GRILLO, STEFANO MONTANARI E LA STORIA DEL MICROSCOPIO COMPRATO CON 300 MILA EURO

C’è una storia che, passata di sito in sito, è quasi diventata una leggenda dentro il Movimento 5 Stelle. Ha visto uniti e distanti due leader diversi per popoli diversi. Da una parte Beppe Grillo e un Movimento ancora da crescere, dall’altra Stefano Montanari che diverrà poi con gli anni il profilo più seguito dai free vax.
Ironia della sorte la loro storia la racconta Supernova, il libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari, in uscita questo venerdì 8 settembre (guarda caso quando M5S festeggerà il decennale del V-Day a Trieste).

LEGGI ANCHE > MARCO CANESTRARI: «SUPERNOVA È UN ATTO D’AMORE PER IL MOVIMENTO. QUELLO CONTRO LE LOGICHE DEL POTERE»

Siamo nel 2005, quando il sito beppegrillo.it è sempre più frequentato e attorno al comico ruotano tante persone che hanno qualcosa da dire: scienziati, giornalisti, politici.
Una di queste – spiega Marco Canestrari, uno dei due autori del libro – è Stefano Montanari, che seguì Grillo durante la sua tournée Incantesimi. Grillo concesse a Montanari alcuni minuti dal suo palco, per sostenere un progetto. Quale? L’acquisto di un microscopio ESEM.
Montanari, in effetti, divulgava le ricerche di sua moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, relative a quelle che venivano definite “nanopatologie”, malattie le cui cause sarebbero da imputare a particelle microscopiche dovute all’inquinamento; in particolare, era la tesi di Grillo, agli inceneritori.

Uno dei principali strumenti di lavoro, indispensabili per questa ricerca, un microscopio ESEM, era stato sottratto alla disponibilità di Gatti. Grillo lanciò una raccolta fondi dal Blog e, nel giro di un anno, il microscopio, il cui costo era 370.000 euro, fu ricomprato
Canestrari e Biondo indicano Montanari come la prima delle “vittime” di Beppe Grillo. Già, perché non fu tutto rosa e fiori.
Montanari divenne la prima vittima di una strategia che è ormai nota: due anni dopo accadde infatti qualcosa. La ONLUS a cui era stato intestato il microscopio lo sottrasse alla disponibilità del laboratorio Nanodiagnostics dei due ricercatori.
Il perché non è mai stato davvero chiarito da Grillo che pubblicò solo un’intervista al responsabile della facoltà di Urbino che prese in carica il microscopio. Montanari, nel suo libro, ricostruisce approfonditamente tutta la vicenda, ma non fa il nome di chi, secondo lui, convinse Grillo a fare marcia indietro.
Oggi Montanari è uno dei più noti antivaccinisti in Italia, tema su cui il MoVimento si è sempre dimostrato ambiguo e  contraddittorio
guarda il video: 

Come finì la storia del microscopio Grillo?

Qui viene il bello. Per raccontare occorre ripescare in rete alcuni riferimenti. L’intervista a Stefano Papa, preside della facoltà di Scienze e Tecnologie di Urbino, realtà che prese in carico il microscopio, potete leggerla qui.  Le parole di Montanari sul caso potrete trovarle invece qui. La onlus in questione, coinvolta nell’acquisto del materiale, se la prese con il professore Montanari e anche i giornali locali iniziarono a parlare dell’oramai celebre Microscopio Grillo. Partì la querelle. Pure Byoblu ne parlò sul suo sito, toccando a quanto pare un nervo scoperto sulla vicenda (correva il 2009).
Ma al di là delle parole scritte e dette contano i fatti, o meglio le sentenze di un tribunale e ancora di più le interrogazioni parlamentari. Sì, perché il microscopio Grillo è finito anche in Parlamento. Ma procediamo con ordine. C’è una sentenza di primo grado del tribunale di Reggio Emilia che cerca di mettere pace tra i contendenti. La riporta per intero Montanari sul suo sito.
Il microscopio a scansione ambientale Q200 FEG ESEM QUOTA 200 FEI fu acquistato per l’importo di 300 mila euro (soldi raccolti grazia alla raccolta lanciata da Grillo eh). Doveva esser collocato presso il laboratorio Nanodiagnostic,  sia per attività commerciale che per attività di ricerca pura. Nel febbraio 2008 la onlus che si occupò dell’acquisto realizza che non può fare altre attività al di fuori della beneficenza e decide di donare il microscopio all’Università di Urbino con atto notarile. All’interno dell’atto la stessa Università di Urbino si sarebbe impegnata a consentire l’utilizzo dello strumento agli attori (Montanari-Gatti) “almeno un giorno alla settimana”.
La Onlus, nel procedimento che riporta il professore sul sito, sostiene di aver stipulato con Gatti e Montanari una sorta di contratto di comodato d’uso con il Centro di Gebiologia dell’Università di Urbino «con assunzione totale in capo alla dott.ssa Montanari della responsabilità scientifica, e,in un secondo momento, avrebbe ricevuto la richiesta da parte degli attori di donare detto macchinario alla neocostituita “Ricerca Viva”, richiesta rigettata anche in ragione degli insoddisfacenti risultati delle ricerche comunicati dalla dott.ssa Gatti».
Cosa succede? Il Centro di Gebiologia viene soppresso. L’Associazione dona il microscopio all’Università, salva la facoltà della «dott.ssa Gatti di poter utilizzare il microscopio, anche in considerazione della ritenuta incompatibilità di detto uso con scopi commerciali». La onlus sostiene che vi sia il ‘vincolo di destinazione funzionale’: «Sarebbero stati gli stessi attori ad avere affermato, nella lettera di ringraziamento indirizzata alla Associazione, che quest’ultima sarebbe stata proprietaria del bene».
E quindi alla fine che ha deciso il giudice? Ecco il succo dell’intera vicenda.
Alla luce di quanto precede, l’associazione Carlo Bortolani deve ritenersi parzialmente inadempiente al dedotto obbligo di garanzia del “vincolo di destinazione funzionale” (come acutamente osservato dalla associazione stessa, comparsa di costituzione pagina 11), generato dal contatto sociale, non avendo messo in condizione gli attori di poter comodamente usufruire del microscopio; in considerazione di ciò, deve quindi condannarsi l’associazione Carlo Bortolani Onlus a tenere indenni gli attori per tutte le spese che gli stessi dovranno sostenere per le trasferte a Pesaro al fine di utilizzare il microscopio.
Morale della favola? Il microscopio rimane a Urbino proprio per il suo vincolo di destinazione funzionale da preservare e Montanari e Gatti devono esser rimborsati nei loro viaggi da e per Pesaro per poterlo utilizzare. Il rimborso fu quantificato nella somma forfettaria minima di 100 euro ciascuno. Fu stabilito un contratto di comodato d’uso gratuito stipulato nel 2011 tra l’Università degli Studi Urbino e l’Arpam (Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche).
L’utilizzo del microscopio è stato riservato per 3 giorni alla settimana a ricercatori delegati dall’Arpam, e per 2 giorni alla settimana a ricercatori delegati dell’Università degli Studi di Urbino, tra cui, per uno dei due giorni, i dottori Montanari e Gatti.
La coppia non ha ancora quindi un microscopio suo. E l’oggetto della discordia è finito nel 2016 anche in una interrogazione parlamentare. A farla – guarda un po’ – ex senatori M5S. Risposta per ora nessuna. La onlus, nel 2014 e 2015, si è rivolta per iscritto al direttore generale dell’Università degli Studi di Urbino per escludere l’impiego per lucro da parte dei due ricercatori. L’ateneo ha risposto picche perché non può certo quantificare se quell’uso avvenga o meno per scopo commerciale. Nel 2015 un gruppo di donatori che aveva aderito alla raccolta fondi promossa da Beppe Grillo ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Urbino e alla Corte dei conti delle Marche «denunciando l’utilizzo a scopo privato dello strumento, di cui è proprietaria l’Università degli Studi di Urbino». Così mentre Montanari parla di “laboratorio massacrato dal ragionier Giuseppe Grillo” la vicenda potrebbe non finire qui.

dipocheparole     venerdì 27 ottobre 2017 20:42  82 Facebook Twitter Google Filippo Nogarin indagato e...