domenica 6 luglio 2014

Che grande Papa.

«Non portare il pane a casa toglie la dignità»

di   - 05/07/2014 - Dal Molise Papa Francesco torna con veemenza sul tema della disoccupazione

«Non portare il pane a casa toglie la dignità»<1/7>

«Non portare il pane a casa toglie la dignità»
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Il lavoro come fonte di dignità per l’uomo e non soltanto come mezzo per sostentarsi. Da Campobasso, dove si è recato per partecipare a un incontro presso l’Università del Molise, Papa Francesco torna sul tema della disoccupazione. E sottolinea che, per l’uomo, il lavoro non deve essere inteso solo come fonte di guadagno ma di dignità: «Non avere lavoro non è soltanto non avere il necessario per vivere: no. Noi possiamo mangiare tutti i giorni: andiamo alla Caritas, andiamo a questa associazione, andiamo al club, andiamo là e ci danno da mangiare. Ma quello non è il problema. Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e questo toglie la dignità! E il problema più grave non è la fame. Il problema più grave è la dignità. Per questo dobbiamo lavorare e difendere la nostra dignità che dà il lavoro».
ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images
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«UN NUOVO PATTO PER IL LAVORO» - Dignità. Una parola ripetuta più volte da Papa Francesco nel corso del suo discorso: già qualche settimana fa, parlando con il quotidiano catalano La Vanguardia, il Pontefice aveva sottolineato come la disoccupazione stesse «scartando un’intera generazione» per far fronte alle esigenze di un sistema economico che «non si regge più». E oggi, dal Molise, Papa Francesco chiede per l’Italia un «nuovo patto per il lavoro» da attuarsi insieme alle autorità: «Ho visto che nel Molise si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali» – ha detto Francesco, auspicando la nascita di un «patto per il lavoro» che «sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee». E ancora: «Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada – ha concluso il Papa – Che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni».
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«UN GIOVANE NON PUÒ STARE FERMO» - Un tema ripreso anche più tardi, durante l’incontro con i giovani delle Diocesi di Abruzzo e Molise nel piazzale del Santuario di Castelpetroso a Isernia, seppure con una declinazione più spirituale: «Scegliere la via  - ha detto Francesco – Significa non stare fermo: un giovane non può stare fermo, un giovane deve camminare, cioè andare verso qualcosa. Perché qualcuno può muoversi ma non andare verso qualcosa, gira e gira, può non essere un camminante ma un errante. La vita non è fatta per errarla ma per camminarla: e questa è la vostra sfida. Siete alla ricerca di ciò che veramente conta».


«IL VALORE DEL RIPOSO DOMENICALE» - E le parole di Papa Francesco sulla dignità del lavoro hanno incontrato il plauso di Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, che ha commentato riprendendo anche un passaggio del discorso del Pontefice sul valore del riposo domenicale: per il Santo Padre infatti la domenica resta un giorno da dedicare alla famiglia e al riposo, un giorno in cui lavorare «non è libertà». Un concetto che Bottalico appoggia: «Parlando del rispetto del riposo domenicale ha messo il dito nella piaga di quell’economicismo esasperato a cui tutto pare subordinato. È mai possibile – domanda il presidente delle Acli – che si continui a chiedere alla fascia degli occupati che sia assottiglia sempre più, di sopportare dei carichi di lavoro eccessivi, a parità di retribuzione, se non con meno stipendio, mentre nel contempo cresce la domanda di lavoro costituita dai disoccupati e dai giovani in cerca di un primo lavoro?». – ha concluso Bottalico assicurando il supporto delle Acli all’attuazione del nuovo patto per il lavoro chiesto da Papa Francesco.
(Photocredit copertina: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Se inizia a parlare Milanese mi sa che il carcere di Voghera deve lasciare le porte aperte per una settimana per permettere l'entrata dei tanti politici locali.

Mose, Marco Milanese arrestato. In un sms la prova dell'impegno a garantire i fondi: "Al Cipe c'è la norma"

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MILANESE
Al Cipe "c'è la norma per il Mose" scrive in un sms Mario Milanese e venti giorni dopo, il 14 giugno 2010, Cvn 'paga' una mazzetta da 500mila euro. E' nell' arco di meno di un mese di quattro anni fa che, per l'accusa, si gioca la partita nell'inchiesta Mose del consigliere dell'allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Milanese è stato arrestato ieri per corruzione perché, come spiegano gli inquirenti, c'era un rischio di reiterazione del reato ai danni della pubblica amministrazione. Troppi i 'contatti' ancora aperti, simili forse a quelli tessuti con Roberto Meneguzzo,
Ad di Palladio finanziaria e faccendiere per il Consorzio Venezia Nuova. Meneguzzo, finito in carcere il 4 giugno scorso poi ai domiciliari, sarebbe stato il tramite tra Milanese e Giovanni Mazzacurati, ex presidente di Cvn e 'deux ex machina' dell' intero sistema politico-affaristico legato ai fondi neri ricavati dai lavori del Mose. Se Mazzacurati aveva l'assillo che i finanziamenti pubblici all'opera fossero sempre garantiti, Milanese, per l'accusa, sarebbe stato contattato e 'ricompensato' affinchè al Cipe ci fosse il capitolo 'Mose' Il messaggino - che è tra la mole di carte dell'ordinanza del Gip Alberto Scaramuzza - viene girato da Meneguzzo a Giovanni Mazzacurati, fugando tutte le preoccupazioni del 'gran burattinaio' che temeva che il Mose rimanesse senza i fondi necessari per proseguire nei lavori. Nel gioco dei messaggini Milanese scrive di Mazzacurati a Meneguzzo "avverti il nostro amico e tranquillizzalo".
La data del Sms è del 24 maggio 2010 e poco dopo il Cipe mette all'ordine del giorno - per opere infrastrutturali da 21 miliardi di euro - anche il Mose che ne era escluso, destinatario di una quota da 230 milioni di euro. La delibera sarà siglata il 18 novembre successivo. Per questa operazione orchestrata, secondo la procura, da Milanese, questi avrebbe ricevuto l'ormai famoso 'benefit'.
Tutta la manovra è documentata nell'ordinanza del Gip da una serie di intercettazioni peraltro cariche di dubbi e di incertezze sui tempi di attuazione da parte degli interlocutori.
In una telefonata tra Meneguzzo e Mazzacurati il 28 maggio 2010 l'Ad di Palladio dice "no, no, no. Volevo solo sapere poi come...come stava procedendo questa cosa". E Mazzacurati gli risponde "Mah, diciamo che sembra tutto a posto, io sono anche stato da...dal dottore, dal dottore stamattina e tutto sembra che, io non sono...non ho ben capito sui tempi". E Meneguzzo parlando di Milanese sottolinea "anche a me il nostro amico mi dice che è tutto a posto ma, poichè lo vedo lunedì, ecco volevo solo essere certo che" tutto fosse a posto. E Mazzacurati a sua volta ammette di non capire come funzionerà il gioco del finanziamento del Cipe e implicitamente sostiene di aver parlato con Tremonti, "anche a me il nostro amico mi ha detto guarda che è tutto a posto". E proprio sul colloquio con Tremonti che Mazzacutrati ha conosciuto tramite Milanese "quel giorno del colloquio col...col ministro, io ho suggerito, ho detto esplicitamente che c'erano parecchi di questi lavori finanziati che non partivano, che erano in ritardo di tre anni" perchè il flusso di fondi statali aveva avuto una battuta di arresto.
Che il rapporto sia ristretto tra Milanese e Meneguzzo è confermato dalla scansione dei continui contatti che il secondo ha con Mazzacurati. I due - secondo le indagini della finanza - si vedono, per esempio, all'hotel Sheraton di Padova il 7 di giugno del 2010 quando nel frattempo Milanese ha avuto modo di spiegare a Meneguzzo che i fondi arriveranno attraverso la Cassa depositi e prestiti. E Meneguzzo spiega così a Mazzacurati gli ultimi sviluppi del finanziamento del Mose, un incontro breve dopo il quale l'ex presidente del Cvn si attiva per far preparare i 500mila euro per onorare il 'lavoro' di Milanese.

E se avesse vinto le elezioni europee Grillo avrebbe espulso almeno una trentina di militanti scomodi.

Grillo «scomunica» la consigliera dissidente di Trento

di   - 04/07/2014 - Niente liste civiche trasversali lanciate da Manuela Bottamedi. Grillo punta il dito contro l'esponente: critica su Farage e da sempre orgogliosamente «antifascista»

Grillo «scomunica» la consigliera dissidente di Trento
Beppe Grillo scomunica ancora. La diffida questa volta arriva sul blog contro un’esponente “critica” del Movimento eletta nel Consiglio provinciale di Trento: Manuela Bottamedi. Cosa avrà mai fatto? Proporre «una lista civica trasversale», che nel Comune di Trento trasformi in «una forza politica realmente competitiva» quella che oggi è una «minoranza frantumata e disgregata non in grado di fare da contrappeso allo strapotere di Pd-Patt-Upt». Ma Beppe non digerisce la mossa. «Il Movimento 5 Stellenon fa alleanze elettorali con partiti o liste – tuona il leader sul blog – quindi per natura non può entrare in una lista con partitini in via di estinzione o camuffati da liste civiche. Il M5S fa accordi con i cittadini che vivono quotidianamente il territorio, non con i politicanti locali».
Eppure in passato le liste civiche aiutarono non poco a far entrare il Movimento nelle realtà comunali. Ora però, una volta arrivati in Parlamento, non si transige: «Chi – spiega Grillo – pur occupando un posto nelle istituzioni in quanto eletto con il M5S, cambia idea e afferma che “l’unica strada” sia “una grande lista civica trasversale” e si adopera per raggiungere questo obbietivo è libero di farlo, di assumersene le responsabilità e di lasciare il suo posto a chi intende portare avanti il programma del M5S». Prego insomma, quella è la porta. Ma il rapporto Trento e Genova non è sempre stato idilliaco.

PRO-VERDI E ANTIFASCISTA SEMPRE – Qualcuno lo chiamerebbe problema di identità, qualcun altro semplice gogna ortodossa. Il quotidiano L’Adige ricostruisce il pensiero della eletta in Trentino. Bottamedi, come altri eletti in Parlamento, ha fortemente auspicato una alleanza con i verdi europei. «Ogni giorno mi sveglio con l’incubo di vedermi alleata a Farage, mentre vorrei svegliarmi alleata ai Verdi», si sfogò al tempo la rappresentante su Facebook. Non ha apprezzato il matrimonio tecnico con Farage. Il Movimento per lei doveva “uscire dal bozzolo”. Una uscita che però non tutti hanno gradito. Racconta il giornale:
L’appello di Bottamedi («antifascista sempre», recita il banner del suo profilo Fb) per l’alleanza ecologista in Europa, però, non era piaciuta affatto all’ala ortodossa del movimento, che ha preteso una seduta del meet-up per un confronto con l’esponente istituzionale, rea di avere espresso pubblicamente un’opinione dissonante fornendo materiale critico ai mass media.
Una riunione, tenutasi due settimane fa, dove l’ala dura ha fortemente criticato l’ esponente locale. «Abbandoniamo l’isolamento e l’autoreferenzialità – indicava Bottamedi sui social – nelle quali ci siamo chiusi in questi due anni. Usciamo dal bozzolo e dalla presunzione che ci debbano votare a prescindere. Cominciamo a diventare interlocutori seri e credibili di associazioni di categoria parti sociali sindacati. Continuiamo a informare e comunicare». L’autocritica però non sarebbe stata apprezzata dal suo collega provinciale M5S Filippo Degasperi, più ortodosso. «Ai detrattori di sempre – spiegò lui qualche giorno fa in rete  - e a quelli che si sono scoperti tali dopo il 25 maggio dico che noi proseguiremo per la nostra strada, un passo alla volta ma con determinazione e senza incertezze. Di certo gli elettori non ci hanno votati per fare da stampelle ai partiti. Il M5s è nelle istituzioni per fare la Rivoluzione».
CONSIGLIERE A GIUDIZIO – Il problema è però rimanerci nella rivoluzione con il simbolo del Movimento 5 stelle che ora, a livello locale, rischia una frattura. Racconta l’Adige:
Una posizione che avrebbe una certa rappresentanza anche all’interno del meet-up di Trento: accanto agli intransigenti, infatti, ci sarebbero altri attivisti inclini a ragionare sulle alleanze almeno a livello locale (tema di un recente incontro dei Cinque stelle), per elaborare una proposta di governo alternativa, per esempio in vista delle comunali del capoluogo.
LISTA M5S A RISCHIO CERTIFICAZIONE – Così Bottamedi non se lo è fatto dire due volte. Ha alzato il tiro in vista delle comunali esprimendo le sue perplessità davanti alla futura certificazione della lista M5S. Non ci sarebbero i numeri: il MU trentino conterebbe solo 61 iscritti. «Durante la riunione – spiegò – avete opportunamente preso in considerazione la possibilità di creare una grande lista civica trasversale. Ritengo che questa sia l’unica strada: una forza politica civica realmente competitiva, realmente interlocutoria. Una piattaforma trasversale accomunata da valori e princìpi per noi inderogabili (trasparenza, partecipazione, merito, etica, taglio agli sprechi). Un progetto che parta da temi comuni (ambiente, acqua, servizi ai cittadini, sicurezza, diritti), intorno ai quali dialogare, confrontarsi, condividere e sviluppare idee e proposte, supportate e integrate dalle istanze dei cittadini attraverso strumenti di democrazia diretta e partecipata (“La parola ai cittadini”). È la forza dei numeri a dare forza a un progetto. Il mio invito è di ragionare insieme a chi è disposto a condividere con noi un percorso di rinnovamento profondo e di discontinuità rispetto all’amministrazione attuale».
E invece niente patti, anche quando servirebbero. Beppe Grillo non vuole: niente “alleanze”. I matrimoni tecnici in Europa invece si possono fare: quelli sì che valgono.
(Copertina. La eletta provinciale con il deputato M5S Fraccaro. Manuela Bottamedi Fb)

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